Deutz Vinothèque e la rivincita del Millésime

A dare ulteriore lustro alle varie maison de champagne negli ultimi anni hanno certamente contribuito le vecchie annate. Spesso e volentieri bottiglie di dégorgement recente, sono state proposte ovviamente in quantità estremamente limitata e prezzo non trascurabile, ma hanno rappresentato degli autentici pezzi d’opera che hanno definitivamente fatto capire perché lo champagne sia amico del tempo. Tra gli ultimi produttori ad accodarsi a questa ‘felice iniziativa’ dobbiamo annoverare Deutz, che, invero in sordina, lo scorso anno ha lanciato la sua linea Vinothèque.

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Krug cala l’asso: Collection 1990!

Muovevo i primi passi nel meraviglioso mondo dello champagne quando mi imbattei per la prima volta nel Krug 1990. Nonostante la limitata esperienza dell’epoca, fu amore a prima vista e, da allora, ogni incontro con questo champagne magnifico è sempre stato foriero di soddisfazioni, piacere, esaltazione. Gli ho tributato 99/100, punteggio stratosferico, giusto un gradino sotto la perfezione, toccata invece dal Krug 1988 e dal Krug Collection 1985 in magnum.

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Nella controversa annata 1996 emerge con forza Lanson

Ho detto più volte come l’annata 1996 sia stata mitizzata in alcuni Paesi (Italia soprattutto: “mitica”, “eccezionale”, “del secolo” e chi più ne ha più ne metta), mentre in Champagne nessuno l’ha mai definita tale, bensì, più semplicemente, “estrema”. Infatti, in 300 anni di storia, non era mai capitato di avere oltre 10° alcolici potenziali e oltre 10 g/l di acidità. Così, quando arrivarono sul mercato, questi champagne colpirono per l’oggettiva ricchezza e l’acidità sferzante che dava tensione e freschezza.

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Eh sì, il Comtes de Champagne è proprio il miglior blanc de blancs!

Nel 1945 François Taittinger, secondogenito del fondatore Pierre, prende le redini della maison di famiglia e ne fissa lo stile legato allo Chardonnay. Non solo: recupera definitivamente le strutture sotterranee (cripte dei monaci e crayères) sotto quella che fu l’abbazia di Saint-Nicaise e ne fa le cantine per la maturazione dei migliori champagne Taittinger.

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Fresnet-Juillet: un ‘piccolo’ di valore tutto da scoprire

Vincent Fresnet, produttore in quel di Verzy, è a suo modo un personaggio. Molto riservato e con un carattere particolare, è però un valente enologo. Così, quando ha preso in mano la realtà di famiglia, l’ha fatta crescere dando vita a champagne tra l’ottimo e l’eccellente. Non a caso, le cuvée Fresnet-Juillet hanno sempre molto ben figurato in tutte le edizioni della guida Grandi Champagne, in particolar modo il Rosé e lo Special Club.

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L’ottimo EBB de Il Mosnel in verticale

  L’Italia può vantare un’offerta di vini Metodo Classico talmente diversificata da non avere eguali al mondo. Non sempre il desiderio di spumantizzare, però, porta a risultati degni di nota, ma oramai si sono consolidate ottime etichette sia tra le novità (bollicine da varietà mai spumantizzate prima e/o in zone vitivinicole affacciatesi da poco alla spumantizzazione ‘classica’), sia tra le cantine di tradizione.

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I Lunelli e la luce dello Chardonnay

Siamo ancora una volta a parlare di Ferrari, incontestabile nome di vertice della spumantistica italiana, orgoglio nazionale, ambasciatore nel mondo delle nostre bollicine. D’altronde, è difficile resistere dopo il recente assaggio del Riserva Lunelli 2008, ultimo nato della maison di Ponte Ravina. Per i Lunelli, oltre che la stessa Ferrari, ovviamente, lo Chardonnay è una passione da sempre.

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Con l’annata 2007 Philipponnat fa non uno, ma due centri!

Non molto tempo fa, ho presentato in anteprima la nuova annata dello champagne più importante di Philipponnat, quindi il Clos de Goisses 2007. Ebbene, ora tocca a un’altra cuvée della maison di Mareuil lasciare il segno con l’annata 2007, una cuvée tra le ultimissime nate da Philipponnat e voluta da Charles per onorare l’antico e strettissimo legame tra la famiglia e questa terra. I Philipponnat, infatti, vivono in Champagne dal XVI secolo, anzi dal 1522 per la precisione, ed è in quell’anno che Apvril Philipponnat ha acquistato un vigneto ad Aÿ denominato Léon.

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Champagne Mumm: ancora tu con la Lalou…

Fa quasi rima, ma anche lo scorso anno abbiamo rispettato quella che è nel frattempo diventata una piacevolissima tradizione ogni fine d’anno: la degustazione con Didier Mariotti, chef de cave di Mumm, e il successivo pranzo insieme per celebrare le feste di fine anno. Il tuo, come sempre, abilmente organizzato da Laura Sileo, Brand homes & education director di Martell, Mumm e Perrier-Jouët.

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