Annamaria Clementi: il top secondo Ca’ del Bosco

Ci eravamo lasciati a metà febbraio parlando della Cuvée Prestige e, come promesso, ritorniamo a Erbusco per parlare stavolta dell’ultimo capolavoro di casa Ca’ del Bosco, ovvero la Annamaria Clementi, con il nuovo millesimo 2008 che avevamo già scoperto come Rosé ma non ancora in bianco. Etichetta di punta di Ca’ del Bosco, la Annamaria Clementi è una bottiglia dalla storia affascinante perché, come sappiamo, è stata dedicata da Maurizio Zanella, a partire dal 1989, a sua mamma, fondatrice dell’omonima azienda e, in un certo senso, deus ex machina del futuro del figlio.

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Ma quanto è buono il Blanc de Blancs di Besserat!

Non è la prima volta che parlo di Besserat de Bellefon su questo sito, d’altronde non è solo stata una maison costantemente in primo piano sulla scena champenois, ma da quando è entrata in orbita BCC nel 2006, grazie a Philippe Baijot, ha vissuto una grandiosa operazione di rilancio, tecnica e umana, tanto che oggi può giustamente vantare il raggiungimento di nuovi e più ambiziosi traguardi qualitativi.

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Lini, il Lambrusco e quello che non ti aspetti proprio

Scrivo queste righe reduce da una bellissima degustazione che mi ha veramente colpito, quindi mi perdonerete alcune esternazioni un po’ filosofico/riflessive prima di entrare nel vivo… Primo: il vino è piacere. Non lo dimenticate mai. A volte questo piacere può essere inteso come immediata accessibilità, e ci sta, specialmente nell’ottica del grande pubblico; altre volte, invece, può diventare complessità, articolazione, ovviamente nel caso degli appassionati. Secondo: l’Italia vinicola è veramente strana.

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Jacquesson e la terza (e ultima…) annata del Clos

Nel corso dell’ultimo viaggio in Champagne non potevo non passare a salutare due cari amici come i fratelli Chiquet, alias Jacquesson, soprattutto per approfondire la loro decisione improvvisa di puntare l’anno prossimo sull’annata 2008 per i Lieux-Ditse rimandare ulteriormente l’uscita dei 2009. Mi spiegano che da loro la 2009 è stata superiore alla più blasonata 2008, proprio come avvenne con la 1989, migliore della 1988 nel caso di Jacquesson, da cui la decisione.

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La rinascita di Leclerc-Briant è ben lungi dall’essere terminata: ecco un altro nuovo champagne!

Chi ha introdotto la biodinamica nella Marne? Leclerc-Briant, nel 1989. Chi ha lanciato la prima linea di champagne lieux-dits? Leclerc-Briant, nel 1993. Chi ha stabilito il record da Guinness dei Primati della più grande piramide di bicchieri? Pascal Leclerc-Briant, nel 2004. Poi, purtroppo, sappiamo com’è andata: Pascal è scomparso prematuramente nel 2010 e gran parte dei vigneti sono stati venduti. Insomma, nessuno avrebbe scommesso sul futuro della maison, invece… Non solo soci, ma la vera anima di Leclerc Briant oggi e i fautori della sua rinascita travolgente: Frédéric Zeimett ed Hervé Jestin.

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Un grande rosé (Elisabeth Salmon) secondo un’annata tanto amata dagli italiani (1996)…

Quando Anselme Selosse mi disse che il suo rosé preferito era l’Elisabethdi Billecart-Salmon inizialmente rimasi spiazzato, non me l’aspettavo, ma poi c’ho riflettuto un attimo e ho pensato “beh, ci sta. D’altronde è indiscutibilmente tra i migliori cinque rosé in assoluto…”. Non a caso, è un rosé che ci ha fatto saltare dalla sedia con una grande annata (2002, in Grandi Champagne 2014-15), ma ha anche saputo stupirci a fronte di annate meno incisive (2000 nell’edizione 2012 e 2006 in Grandi Champagne 2018-19), tanto per parlare solo delle ultime uscite di questo champagne.

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Champagne Alfred Gratien: passione e tradizione

Inizio con un ‘mea culpa’: su Grandi Champagne 2018-19 abbiamo tributato solo 89/100 al Blanc de Blancs 2009 di Alfred Gratien. Troppo poco. Lo dico alla luce di un ulteriore riassaggio fatto un paio di settimane fa presso la maison, con la visita abilmente coordinata da Emilie Jeangeorges e la presenza del Présidente Director Général Olivier Dupre. E attenzione perché la bontà di questo riassaggio non è certo figlia del cosiddetto ‘fattore maison’, no, ma di uno champagne nettamente cresciuto nell’arco di un anno e che non fatico ad ammettere non riuscimmo a leggere al meglio.

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Aveva ragione Olivier: Krug è piacere! Il 2004, ad esempio…

Da qualche anno, Olivier Krug ripete con tale perseveranza un concetto che è diventato una sorta di mantra: “Krug non è uno champagne per esperti, per conoscitori. No Krug è uno champagne ideato da un tale Joseph, mio antenato, che voleva dare piacere a tutti”. Da ‘vecchio krugista’, quando ho sentito questa frase per la prima volta sono quasi saltato dalla sedia e ho pensato all’ennesima trovata di quei demoni del marketing, che poi hanno costretto il povero Olivier a ripeterla ossessivamente.

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Champagne Lanson: il 1985, il 1989, il ‘bio’ e… la Masterclass a Roma!

Tra le ultimissime degustazioni della guida Grandi Champagne 2018-19, ricordo ci fu Lanson. Era settembre e la tappa era d’obbligo per assaggiare in anteprima il nuovo nato, il Green Label. Ma lo chef de cave Hervé Dantanè particolarmente generoso oppure mi vuole veramente bene (o, forse, entrambe le cose…), perché ci fece riassaggiare tutta la gamma e, al termine, degna conclusione con due magnum di Lanson Vintage Collection, nella fattispecie 1979 e 1985.

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Champagne Salon e… la ‘regola’ del sette!

Lo scorso anno, un po’ a sorpresa, Salon ha rimesso sul mercato alcune bottiglie di 1997 grazie a una splendida idea del suo presidente Didier Depond: solo 2.017 (guarda caso…) bottiglie rimaste sui lieviti ben 19 anni. Salon non aveva mai fatto operazioni di dégorgement tardif, ma personalmente trovo che una maturazione sui lieviti molto più lunga abbia giovato tanto, tantissimo a Salon, perché è stato uno dei più buoni che abbia mai assaggiato.

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