Champagne 1996: imperdibile degustazione

champagne annata 1996

Prima Parte

In Italia basta pronunciare “1996” a un appassionato di champagne perché questo sgrani gli occhi e inizi pensare a bottiglie straordinarie. Eppure, in Champagne, nessuno chef de cave vi dirà che è stata un’annata straordinaria. La 1988 e la 1990 lo sono state, sì, mentre della 1996 vi diranno immancabilmente che è stata un’annata “estrema”. Diversa anche dalla mitica 1928, perché nella Regione, in quasi tre secoli di storia, non c’è mai stata una vendemmia che abbia dato valori a due cifre sia sul fronte dell’alcol potenziale, sia dell’acidità, per questo la 1996 è ricordata come l’annata del 10/10. Ma Richard Geoffroy, il geniale chef de cave di Dom Pérignon, parla addirittura di 11/11, visti i valori più vicini a quest’ultima cifra che al 10…

Per dare un’idea concreta di questi numeri, in Champagne con un valore pari a 8,5 per l’alcol potenziale l’uva è considerata matura e con 10 super-matura (tenete presente che, in altre regioni vinicole, con 10,5 Pinot Noir e Chardonnay sono considerati non maturi…), mentre con 8,3 g/l di acidità l’annata è considerata eccellente e con 9,3 straordinaria. Da cui si capisce benissimo l’eccezionalità, in senso di fuori dal comune, della 1996, le cui prime bottiglie sono arrivate sul mercato tra il 2001 e il 2002 e le ultime lo scorso anno, parlando di produzioni regolari, anche se come dégorgement tardivi (ad esempio, nel 2011 è stata la volta dell’Œnothèque di Dom Pérignon e dell’N.P.U. di Bruno Paillard, mentre il finire dello scorso anno ha visto il DT di Jacquesson), ed escludendo le produzioni speciali che potremmo vedere negli anni a seguire.

bottiglie per questa degustazione di champagne annata 1996
Grande degustazione dedicata all’annata 1996, con 14 top cuvée: si inizia con le cinque totalmente (o fortemente) legate allo Chardonnay.

Ma un’annata come la 1996 non ha dato necessariamente champagne parimenti eccezionali. Anzi, chi non ha saputo interpretarla, o meglio gestirla, ha avuto vini già in fase decrescente dopo neanche 10 anni dalla vendemmia. E c’è anche una spiegazione: è vero che un grande champagne nasce da vini con almeno 9,5° alcolici potenziali e un’elevata acidità, come abbiamo visto, ma a patto che i vins clairs siano piuttosto neutri: saranno poi la seconda fermentazione, l’autolisi dei lieviti e successivamente la maturazione dopo il dégorgement a sviluppare la finezza e la complessità. Invece, i vins clairs del 1996 erano già piuttosto caratterizzati, marcati, da qui la necessità di sensibilità e bravura nell’interpretare l’assemblaggio. E chi è stato in grado di farlo ha avuto champagne eccezionali, questi sì, con una longevità che si prospetta straordinaria. Così, se oggi molti grandi champagne di questa annata sfoderano un fascino cui è impossibile resistere, altri dimostrano di non aver ancora “assorbito” pienamente la sferzante acidità, chiedendo pertanto altri anni di cantina. E questo diventa imprescindibile con i dégorgement tardif… A onor del vero, ritengo che tutti i 1996 avranno una longevità eccezionale, ma in quelli riusciti “meno bene”, come dicevo poco sopra, rimarrà solo questa acidità, con, invece, il profilo aromatico completamente contratto su questa.

Da queste considerazioni sull’annata 1996, ho pensato di mettere in piedi un’orizzontale unica, chiedendo alle stesse maison di aiutarmi a reperire la loro cuvée più rappresentativa per questa degustazione, cosa che è puntualmente avvenuta e di questo sono infinitamente grato a tutte loro. Naturalmente, assaggiare insieme 14 champagne di tale importanza è follia, così ho diviso la degustazione in tre sessioni, con la prima dedicata ai blanc de blancs o ai “quasi tali”, la seconda agli assemblaggi più o meno paritetici, la terza alla cuvée con predominanza di Pinot Noir. E anche per pubblicare la degustazione sul sito seguirò questo frazionamento…

Voglio solo anticipare che la prima degustazione ci ha sorpreso, tanto che era praticamente impossibile non assegnare punteggi altissimi. La seconda, invece, ci ha portato verso note più mature, così come la terza, pertanto perfettamente in linea con quanto mi aveva detto Richard Geoffroy quando gli chiesi la bottiglia e parlammo dell’annata: “la 1996 è stata un’annata da Chardonnay”, disse.

Champagne 1996

I parte, lo Chardonnay

champagne Dom Ruinart 1996Ruinart – Dom Ruinart
100% Chardonnay
Naso elegante, di materia abbondante e freschissima (simpaticamente, Marco Reitano se ne esce con un: “e che je voi dì?”), soprattutto una trama mineral-gessosa asciutta e tesa che man mano vira verso il salino-minerale, poi anche sul vegetale, infine sul frutto. Ha pure spunti di tostature, ma è una tostatura grassa che ricorda le nocciole Macadami.
Bocca succosa, tesa, vibrante, secca più che asciutta, con l’acidità perfettamente integrata con la materia a disegnare un vino di grandissimo equilibrio. Ha uno sviluppo verticale e profondo, anche a discapito dell’ampiezza, ma rimane talmente persistente da dare un tocco caldo al palato, sui ritorni minerali e soprattutto aromatici (verbena).
Champagne progressivo e di grande equilibrio, che sorprende per la vitalità eccezionale. A tal punto che si vorrebbe qualcosa in più…
Voto: 95/100

champagne salon 1996Salon – Cuvée S
100% Chardonnay
Naso ricchissimo, fitto fitto, ma anche incredibilmente maturo per essere un ’96. È innanzitutto curiosamente fruttato (di bosco), ma poi vira man mano verso la macchia mediterranea (timo e rosmarino) e una fine speziatura. È carnoso, acidulo più che acido. L’assaggio spiazza completamente: la materia è grassa, anzi cremosa, ma talmente vivacizzata dall’acidità da essere potente. Non è solo verticale, ma sembra che il vino sia spinto da un’energia agrumata che porta a una chiusura sapida quasi infinita. Champagne molto singolare per la dicotomia tra naso e bocca, certamente monumentale per la sua importanza, tanto da essere concentrato nella sua essenza e, così, risultare alla fine addirittura difficile. Più che altro, oggi, con oltre 15 anni sulle spalle, appare talmente giovane da far sentire in colpa chi l’ha aperto… (perde in equilibrio, eleganza e beva, mancando di quella dinamica da grande vino).
Insomma, non è ancora nel suo momento migliore.
Voto: 96/100

champagne Taittinger Comtes 1996Taittinger – Comtes de Champagne
100% Chardonnay
Approccio olfattivo straordinario, ovvero fantastico: è non solo paradigmatico dello Chardonnay, ma anche molto borgognone.
Ha una splendida ed evidente tostatura, un’attraente piccantezza (pepe bianco), una mineralità che va verso la pietra focaia e splendide note di torrefazione. E se il naso cattura, la bocca lascia letteralmente di stucco: è denso, levigato, monolitico, salato, con un ampio spettro erbaceo, ma anche letteralmente slanciato da un’acidità travolgente, ancorché mai sgraziata. Anzi, alla fine lo champagne è fine, elegante, gustoso, appagante.
Insomma, non ha un attimo di cedimento ed è una tensione continua.
Perfetto da bere oggi per via del suo equilibrio, ma con una gran vita davanti. E la cosa più clamorosa è che non rivela mai una punta di dolcezza pur essendo dosato a 10 g/l, segno della straordinarietà del vino…
Voto: 98/100

champagne paillard 1996Bruno Paillard – Blanc de blancs
100% Chardonnay
dég. lug. 2007 – Gran naso, accidenti! La florealità bianca rappresenta semplicemente la porta d’ingresso a un insieme profondo e nobile, complesso per via delle freschezze agrumate, della mineralità di pietra calcarea, fino alla polpa fruttata (riporta ai toni della pera) e pure di spunti fumé. Ma questo insieme è sobrio, non grida mai la sua indiscutibile grandezza…
La bocca è semplicemente maiuscola, ripropone perfettamente le note olfattive, ma lo fa con un’autorevole piacevolezza che permea l’assaggio e porta alla chiusura appagante, saporita, appena e giustamente matura, finanche con un’inusuale e gradevolissima nota vegetale che ricorda l’alga marina. E che finale, sapido, gustoso, lunghissimo!
Eccellente e in magnum è addirittura commovente.
Voto: 97/100

champagne Duval Femme 1996Duval-Leroy – Femme de Champagne
79% Chardonnay, 21% Pinot Noir
Approccio olfattivo acidulo ma intrigante, piuttosto asciutto, con note di frutta secca che riportano alla noce, ma anche finissime dolcezze fruttate che lo arrotondano, oltre a un fondo di tostature.
È un “classic champagne”. Attacco palatale sui ritorni dolci, ma è solo un momento, perché poi sale in cattedra l’acidità tipica dell’annata che rende il vino tagliente e dritto, complice anche la componente agrumata, anche se questa risulta piuttosto sottile, rimanendo quasi in secondo piano.
Probabilmente non eccelle per complessità, ma lo sviluppo minerale, il finale pulito, la correttezza complessiva rendono questo champagne gradevolmente bevibile da parte di tutti, appassionati e non.
Voto: 93/100

Chi li distribuisce in Italia:
Bruno Paillard – www.cuzziol.it
Duval-Leroy – fino al 31/12/2012 Classica
Ruinart – www.moethennessy.it
Salon – www.ceretto.it
Taittinger – www.pescarmona-importatori.it

0 commenti su “Champagne 1996: imperdibile degustazione”

  1. Molto interessante come comparativa. L’unico di questi che ho bevuto è Dom Ruinart, che ho trovato un po’ “magro” per i miei gusti, più riuscito il 1998. Di Taittinger invece ho bevuto il 1999 e 2000 preferendo il primo. Di Paillard non ho mai bevuto niente, devo trovare l’occasione giusta…

    1. Vittorio, grazie, vedrai poi con le altre puntate… Quando l’hai bevuto il Dom Ruinart? Te lo chiedo perché è migliorato sensibilmente, come tutti i 1996, con gli anni. Comunque, nel suo essere ben diverso, anche il 1998 è eccellente (d’altronde in guida ha preso 95/100), ma a quel punto diventa la “solita” questione di gusti. A ogni modo, piazzare 95/100 con due annate consecutive è un gran risultato e il 2002 promette di non essere da meno. Lo assaggiai in anteprima a dicembre 2011 e lo ricordo ricco, gustoso, opulento, ma lo vedremo in dettaglio nella seconda edizione della guida, però…
      Il Comtes è un grande sempre, poi, mentre ti consiglio di provare assolutamente il Paillard BdB 1996, che è strepitoso. Senti Cuzziol, magari ne ha ancora qualche bottiglia…

      1. Il Dom Ruinart 1998 l’ho bevuto a giugno 2012, il 1996 a ottobre. Devo dire però che nel primo caso me lo sono gustato in una cena con abbinamenti ed era il primo della lista con crudi di mare, nel secondo caso il 96 in degustazione alla cieca è rimasto un po’ schiacciato tra un DomPè 83 e un Enchanteleurs 98.

  2. Veramente un panel di bottiglie interessanti, dagli stili differenti, ma con un’annata tanto straordinaria da essere in grado di soddisfare anche i gusti più difficili. Ho assaggiato il Dom Ruinart 1996 nella versione con l’etichetta precedente, quindi con una sboccatura più “anziana” visto che fanno 4 degorgement in Maison. Credo che il tempo in bottiglia possa solo giovare a certi vini nati per essere un po’cristallizzati in una prima fase dopo il degorgement. La prova è stata proprio lo straordinario 1996 del Blanc de blancs di Bruno Paillard, uno Champagne che specie in magnum dà oggi prova di personalità unica e carattere raffinato ed è veramente stupefacentei. Mi darò come obiettivo-degustazione una bottiglia di Taittinger: Comtes de Champagne ha uno stile che amo, quindi sono certa che sarà meraviglioso.

  3. Scusate la nota stonata, ma stasera stapperò un brut prestige targato Serge Mathieu, RM nell’Aube.
    E’ una buona bottiglia che si attesta sui 33 euro, ma SUPPONGO nulla a che vedere con la materia dei vostri assaggi per accedere ai quasi è necessario investire diverse migliaia di euro, non ha infatti alcun senso disporre di “qualche” bottiglia di “qualche” annata dei top gamma solo per togliersi lo sfizio…..
    E così, molti amatori sono tagliati fuori dall’ESPERIENZA di questi vini, e ignorano la differenza che corre tra uno champagne da 40 euro – pur ottimo – e uno da 150.
    Sarò scontato, ma è scoraggiante, per fortuna nel vino fermo italiano, che conosco abbastanza, e frequento ancora non è così, con 30/40 euro si può fare esperienza di grandi assaggi di diverse tipologie e denominazioni…

  4. Perché nota stonata? Il bello dello champagne è proprio la sua diversificazione, le sue numerose sfaccettature in grado di incontrare i gusti più svariati, di sposare al meglio momenti diversi e piatti diversi, finanche di proporsi a prezzi su una scala talmente ampia da incontrare le varie possibilità di spesa.
    Passando a questa batteria di 1996, comprende etichette top dei grandi nomi e, come tali, costose, però, come detto, anche queste rappresentano uno dei numerosi volti di questo grande vino. Nello specifico, l’ho organizzata come analisi di questa vendemmia unica e non come orientamento di acquisto, anche perché molte sono orami molto, molto difficili da reperire. Però credo che, potendo disporre di “qualche” bottiglia di “qualche” annata dei top, anche della stessa 1996, possa rappresentare non un mero sfizio, bensì un’esperienza da regalarsi. Parlando da apapssionato, ovviamente.
    Poi, per carità, c’è anche un’altra faccia del mondo champagne rappresentata da bottiglie molto meno costose ma anch’esse valide. Certo, non paragonabili alle cuvée de prestige, ma nessuno si sognerebbe mai di paragonare un’ottima Peugeot 208 con una Porsche 911, giusto?
    Infine, se mi permette, non sono d’accordo nel paragone con il vino fermo. Mi spiego: una bottiglia di champagne da 40 euro non ha lo stesso valore assoluto di una di vino da 40 perché lo champagne è molto più costoso da produrre, a partire dal costo dell’uva (la più cara in assoluto), per passare alle più complesse fasi della lavorazione e, infine, all’immobilizzazione in cantina.

  5. Io ho bevuto il “belle epoque” del 96 e mi è sembrato molto interessante e la grande dame del 95 che mi sembro’ eccellente, almeno per il mio allora giovane palato.

      1. Beh, la Belle Èpoque 1996 è grande, così come La Grande Dame, che però ha dato eccellente prova di sé pure con la 1995, soprattutto Rosé. Anzi, la 1995 è l’annata che alla lunga potrebbe riservare piacevolissima sorprese in quanto inizia a venir fuori ora, pian piano. Quindi anche il suo, palato, allora giovane, come dice, non ha faticato ad apprezzarle…
        Curioso, invece, che non le sia piaciuto il St. Vincent 1996, perché lo ricordo molto, molto buono.

        1. in merito al saint vincent ricordo una” nota acidula” esageratamente spiccata, mi sono ripromesso di riprovare appena la trovo

          1. Capisco, ma consideri questo: tutti i 1996 hanno un’acidità potente, addirittura scalpitante ancora oggi. È la caratteristica dell’annata… Il bello dello champagne è proprio l’acidità, ma ovviamente, quando un po’ più elevata, può non piacere a tutti.

  6. Si concordo i 96 (per ora) tendono ad avere uno squilibrio in un eccessiva acidità, ho degustato alcuni giorni fa un Krug 96 e l’ho trovato assolutamente non pronto….. Ho paura che bisognerà scordarselo in cantina per anni…. La cosa incredibile è che alla presentazione di questa annata era quasi più morbido …… È una cosa possibile ….???? Oppure ho preso un abbaglio…..????

    1. Il paradosso della 1996 è che alcuni champagne sono oggi già sul viale del tramonto, mentre altri, i gradi, sono ancora da attendere… D’altronde, come ho detto, non è stata una grande annata, ma un’annata estrema!

  7. Illustre Alberto salve, finalmente ho avuto modo di riprovare il “Saint Vincent” del ’96… Assolutamente rivalutato; la nota acidula un po’ aggressiva del primo assaggio ha lasciato il posto ad una maturità che ha, a mio modesto avviso, ridato grande equilibrio. Ottimo!

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