Champagne Pol Roger, tra riassaggi e novità

maison Pol Roger

Sulla prestigiosa Avenue de Champagne a Epernay ha sede anche Pol Roger, una delle maison che gode della più alta reputazione. Anzi, i suoi vini sono sempre molto apprezzati, soprattutto nel Regno Unito (mercato storico per la maison, anche grazie a Churchill) e… in Italia, in questo caso grazie all’opera dell’importatore Heres. Non solo. Pol Roger è rimasta tra le sole quattro grandes marques ancora familiari e indipendenti, nel senso che sono tuttora di proprietà dei discendenti del fondatore (insieme a Billecart-Salmon, Bollinger, Louis Roederer). E che, guarda caso, figurano tutte e quattro ai primissimi posti della classica stilata recentemente della nota rivista La Revue du Vins de France.

Laurent d’Harcourt
La maison di Epernay è guidata con non comuni abilità a passione da Laurent d’Harcourt.

Nel corso di una mia recente visita, sono passato da Pol Roger per un saluto e, soprattutto per portare l’ultima edizione (2014-15) della guida Grandi Champagne a Laurent d’Harcourt, il bravissimo presidente. Mi aspettavo che il buon Laurent non fosse completamente soddisfatto della votazione (93/100) del Sir Winston 2000 (uno champagne eccezionale che, e a nostro avviso, in quell’occasione si è dimostrato un po’ inferiore alle superbe annate precedenti…), invece è rimasto soltanto sorpreso dal fatto che lo avessimo trovato piuttosto maturo. Diversamente, è rimasto male dagli 86/100 del brut sans année, non tanto dal punteggio in sé, quanto dal distacco dai migliori della categoria. Devo confessare che se trovo eccezionali tutti i millesimati di Pol Roger, la Extra Cuvée de Réserve non mi ha mai conquistato. Gusti personali a parte, però, va detto che durante le degustazioni della guida ho sempre avuto un approccio oggettivo e non di certo soggettivo, inoltre eravamo in cinque ad assaggiare, ragion per cui da un lato ero certo della bontà della valutazione, ma dall’altro mi sono anche detto che avrei dovuto riassaggiare al più presto questo champagne.

Questo Réserve è prodotto con uve di 35 Cru selezionati e una componente di vins de réserve del 20-30% su 3 annate; seguono non meno di 36 mesi sui lieviti nelle profonde e fredde cantine di Epernay e, al termine, dopo rémuage rigorosamente manuale e dégorgement, viene applicato un dosaggio intorno ai 10 g/l. Ebbenne, sono riuscito a riassaggiarlo giusto una settimana fa insieme a Federico Angelini e Daniele Tagliaferri (purtroppo Alessandro Scorsone e Luca Boccoli non hanno potuto) ed ecco il risultato.

La cantina di vinificazione Pol Roger
La cantina di vinificazione, recentemente rinnovata, prevede piccole ‘cuve’ di acciaio inox termoregolate.

pol roger Extra Cuvée de RéserveExtra Cuvée de Réserve
34% Pinot Noir, 33% Chardonnay, 33% Pinot Meunier
Il primo approccio olfattivo conferma un grande classico di Champagne, ma conferma anche un’impostazione giocata principalmente sulle dolcezze. Esprime, comunque una buona cremosità, grassezze di frutta secca e la tipica mineralità. La bocca è subito gradevole all’attacco, ovvero prima dei netti ritorni dolci, stavolta su un versante agrumato, e con la mineralità che non solo sostiene la gustativa, ma cerca anche di mitigare questa netta dolcezza. Tutte queste impressioni, però, sono quasi un lampo, nel senso che il vino non denota quella profondità che si vorrebbe…
Uno champagne certamente piacevole per i più, però siamo più che mai convinti di quanto scritto in guida.
Il riassaggio del brut sans année, comunque, ha anche rappresentato l’occasione di provare in anteprima il Blanc de blancs millésime, giunto all’annata 2004. Curioso notare come una maison fortemente legata al Pinot Noir possieda invece vigneti prevalentemente a Chardonnay (nella Côte des Blancs), per questo motivo un blanc de blancs in gamma ci sta benissimo e ci sta stabilmente sin dagli anni ‘60. D’altronde, in Pol Roger ritengono che lo Chardonnay sia “lo scheletro dello champagne, apportando acidità, quindi longevità”, da qui l’idea di racchiudere in bottiglia i vigneti di proprietà di Avize, Cramant, Le Mesnil, Oiry e Oger. Lo champagne rimane a maturare sui lieviti per 8 anni.

pol roger 2004 blanc de blancsExtra Cuvée de Réserve Blanc de blancs 2004
100% Chardonnay
Naso imperniato prima di tutto sulla mineralità, una mineralità crayeuse, ma anche su un frutto (pera) piuttosto maturo e un agrume dolce. Così, sembra un 2004 inusuale in quanto denota una maturità, una cremosità, una grassezza di nocciola tipiche dei grandi Chardonnay, ma fuori dal solco dell’annata, altrimenti giocata sull’eleganza. Ma è solo l’impressione olfattiva, perché, invece, la bocca rimette le cose a posto: è fresca, scattante, tesa, ritorna la netta mineralità, ritorna anche l’agrume ma non dolce, bensì secco, pulente, rinfrescante. È più ampio che profondo, ma molto persistente e pulito. Soprattutto, è uno champagne che più lo bevi e più ti piace, invogliandoti continuamente a riberlo, e questo è certamente un elemento di valore. Che va premiato…
Voto: 90/100

Insomma, alla luce di questa degustazione sono più che mai convinto che abbiamo visto giusto, visto che il Réserve da un lato e la nuova annata di Blanc de blancs dall’altro (in guida c’era la 2002, ma questa 2004 ne rappresenta la coerente prosecuzione) confermano pienamente il nostro giudizio. Semmai è la cuvée de prestige ad averci letteralmente spiazzato. Sì, perché alla fine abbiamo riassaggiato anche il Sir Winston Churchill 2000 e allora sono iniziati i ‘guai’…

champagne pol roger 2000Sir Winston Churchill 2000
Pinot Noir, Chardonnay
Accidenti che champagne! O meglio, ecco ritrovare la ‘tipica’ grandezza di questa etichetta: opulenta ed elegante allo stesso tempo, in altre parole tremendamente affascinante. Si muove sinuosamente tra tostature, mineralità, fini grassezze, polposità fruttate e… tanta freschezza. La bocca è elegantissima già nella bollicina, anzi sembra posare delicatamente la sua ricchezza proprio su questa prima di farsi nuovamente ricca e spessa, ma sempre molto fine, via via esaltata da uno sviluppo acido perfetto, continui ritorni minerali e un frutto gustosissimo. E che profondità, che persistenza, che chiusura appagante! Un grande, forse il miglior 2000 di Champagne…
Voto: 96/100

Parlavo di ‘guai’, ma in senso buono, ovviamente. A distanza di un anno, infatti, questa cuvée è migliorata drammaticamente, rivelando tutto il suo valore. O meglio, ponendosi assolutamente in linea con le aspettative e il suo blasone. Devo confessare – e lo ricordo benissimo – che quando la assaggiammo per la guida, rimanemmo un po’ sorpresi dalla sua maturità, dalla sua ‘pesantezza’, ma poi ci siamo detti “beh, è una 2000, quindi ci può stare” e così abbiamo chiuso a 93/100. Per carità, è un gran punteggio, ben superiore alla media dei grandi champagne di questa vendemmia, ma, come detto, sotto le aspettative dell’etichetta top di Pol Roger. Sarà stata una bottiglia non perfetta? Sarà stato il dégorgement recente? No, credo piuttosto che, come tutti gli champagne di razza, avesse bisogno di un po’ di tempo per rivelarsi, così devo recitare il mea culpa perché, nell’occasione, il fatto di essere un 2000 ci ha portato un po’ fuori strada. Succede, però ora sono proprio contento di aver ritrovato il classico, eccellente Sir Winston Churchill, che, posso affermarlo senza timore, condivide con il Vintage di Krug il gradino più alto del podio dell’annata. È, quindi, il miglior 2000.

rémuage manuale dello champagne
Uno dei punti di forza di Pol Roger è il rémuage rigorosamente manuale.
Gli champagne Pol Roger sono distribuiti in esclusiva da:
Heres, tel. 055/5341093, www.heres.it

0 commenti su “Champagne Pol Roger, tra riassaggi e novità”

  1. Stranamente, è l’unico (purtroppo) produttore di cui abbia bevuto il top (1999) il b.de b. (2002) e ovviamente il base.
    Eccellenti i primi due – ovvio, con le dovute proporzioni – e anche l’ultimo, è vero, il prototipo dello “champagne”, se dovessi iniziare un neofita, non avrei esitazioni, il brut sans année di Pol Roger; l’unico “difetto”, se così si può dire, è molto giocato sulla dolcezza, e se lo ammette anche Lei…..
    E, infatti, dopo diversi assaggi in passato, l’ho abbandonato, personalmente cerco bollicine meno dosate.
    Però, ho nostalgia del suo fine gusto agrumato, veramente rinfrescante!

    1. Perché… stranamente?
      A ogni modo, provi a riassaggiare il Réserve di Pol Roger, che ora è un po’ meno dosato. D’altronde, le è piaciuto tanto e lo rimpiange…
      Però, vorrei parlare un attimo del dosaggio. Mai scartare a priori uno champagne solo perché il dato del dosaggio può sembrare un po’ alto. Infatti, è un problema di come questo viene assorbito dal vino e del tempo necessario perché questo accada.

  2. Mah, sa, a volte, per fortuna, il fisico si difende e adatta il gusto alle sue esigenze….
    Il vino – inteso come “zuccheri” – è l’unico lusso che mi concedo – ormai non potrei rinunciarvi….
    Ma certamente c’è anche una preferenza di carattere gustativo, è per questa ragione che accanto agli champagne apprezzo alcuni spumanti italiani, in generale meno dosati; tra l’altro nella categoria “pas dosé”, come ha riconosciuto lei stesso tempo fa, i risultati sono più convincenti che negli champagne.
    Anzi, mi permetto di segnalare alla sua attenzione, se già non lo conosce, il pluripremiato (se questo può contare) brut Zero Alta Langa 2007 di Enrico Serafino – davvero buono, anche per il prezzo più che interessante.

    1. No, non lo conosco. Effettivamente, dovrei aprire un po’ di più alle… bollicine italiane, come mi ripete spesso l’amico Alessandro Scorsone.

  3. La mia opinione e’ che oltre ad un dosaggio forse leggermente troppo marcato, questa bottiglia soffra di un’alta percentuale di pinot meunier, uvaggio che quando viene usato in dosi importanti per le sue caratteristiche organolettiche “arrotonda” molto il finale, tant’e’ che il questo cepage e’ lavorato in purezza solo da pochissimi esperti i quali spesso oculatamente non dosano (uno su tutti “La Closerie” di Jerome Prevost, per mio gusto personale il migliore in assoluto)

    1. Opinione interessante e costruttiva, però ho dei dubbi. Sul dosaggio e la quantità di Meunier, ad esempio, prendiamo il Brut Réserve di Charles Heidsieck: assemblaggio praticamente identico e dosaggio addirittura più “alto”. Però, lo champagne risponde meglio e alla fine risulta molto più gradevole e cremoso. Pertanto, credo sia una questione di Cru impiegati e, soprattutto, di vins de réserve. Ecco, in questo caso il CH non ha Meunier, che è solo dell’annata base. Non a case, il Meunier come vino matura molto più velocemente delle altre due varietà. Comunque, ho un appuntamento con lo staff di Pol Roger per una serie di assaggi a tema, anche e soprattutto con bottiglie che hanno maturato più di un anno.
      Per il Pinot Meunier in purezza, invece, vorrei ricordare il più grande interprete di questa varietà, René Collard, che dosava parecchio… Comunque, concordo su Prevost (che però è un extra brut e non un pas rosé), ma senza dimenticare l’ottimo Vignes de Vrigny di Egly-Ouriet.
      Argomento interessante, comunque, ne riparleremo…

  4. Chissa’, forse entra in gioco anche una vendemmia leggermente tardiva, le componenti possono essere diverse e molteplici, comunque tutto a conferma di quanto sia affascinante questa passione che coltiviamo! Per Egly-Ouriet non mi ero espresso perche’ sono talmente “corrotto” e innamorato dal loro eccezionale Blanc de Noir tanto da tralasciare sempre nelle mie menzioni gli altri vini che indubbiamente apprezzo (V.P. in primis)

  5. Salve vorrei cortesemente sapere quanto potrebbe valere un don perignon del 1966, solo bottiglia senza custodia.

    Grazie mille.

    Fabrizio.

    1. Premettendo sempre le ottimali conduzioni di conservazione (quindi temperatura costante di cantina e assenza di luce), questo grande Dom Pérignon si attesta tra i 500 e i 600 euro la bottiglia.

  6. Ahh Pol Roger la mia passione quando cerco la finezza con il Blanc de Blanc (ho una cassa di 2002 ) da usare smoderatamente 🙂 la potenza con il Winston (con molta moderazione) e la classe con il vintage 2002 rigorosamente in magnum .
    La cuvee base la porto alle feste con gli amici che non sono intenditori e fa sempre un figurone e poi piace pure a me , il discorso zuccheri io lo vedo piu’ complesso di quello che e’ in apparenza avendo fatto praticamente la strada dai dosaggi classici ai pax dose’ e ora sono tornato a preferenze da 3,5 di Jaquesson su Dt (altra parentesi) ai 56 di altri produttori , dipende molto a mio modesto parere dal momento champagne .
    Ho sentito nominare lo sboccatura tardiva di Serrafino preso qualche mese fa sulla fiducia e messo in beva in un paio di serate nella mischia con gente che arrivava da Ambonnay e Le Mesnil Sur Oger , dove putroppo ha fatto figuracce per via del suo carattere estremamente extra brut , bevuto ultimamente da solo si sta rivelando una grande sorpresa.
    Saluti.

    1. Aggiungo che la mia camera da letto del Parva Domus in Avenue della Champagne a Epernay era proprio di fronte alla Maison Pol Roger 😉

    2. Che dirle se non che è un grande appassionato? Lasciando perdere gli altri temi ai quali accenna (e che meriterebbero approfondimenti a parte), vedo che siamo d’accordo sul fatto che in casa Pol Roger c’è uno stacco nettissimo tra i millesimati e il brut sans année, che mi conferma conquistare immancabilmente il grande pubblico non propriamente appassionato per via del suo gusto, diciamo rotondo se non proprio tendente al dolce. A mio avviso, comunque, il Sir Winston è uno dei grandissimi in assoluto, ma forse il vero valore di Pol Roger è racchiuso nel Vintage, uno champagne ingiustamente meno conosciuto (ma è il “problema” di tutti i millésime…) ma di valore eccezionale. E con stupefacenti capacità di invecchiamento…
      A presto

      1. Grazie allora che rimanga fra di noi , che il vintage rimanga sconosciuto ai piu’ tutta la vita perche’ purtroppo la legge del mercato e’ spietata e se fa il salto nell’olimpo (delle vendite) perche’ della qualita ci sta ampiamente i prezzi vanno alle stelle !!!! oggi una magnum di vintage va quanto un dp da 0,75 tanto per fare il nome di un millesimato che tira .
        Saluti.

  7. Mi consola, sig. Stalla, che lei abbia rivalutato Serafino brut zero….
    Se ha occasione, provi anche Haderburg mill. 2009 pas dosé e anche la riserva 2004 (però di difficile reperibiltà), non sono da meno, anzi…….; questi metodi classici altoatesini danno filo da torcere alla maggior parte dei Franciacorta, una vera sorpresa, d’altra parte tra gli appassionati di bollicine non è certo un nome sconosciuto.
    Per concludere: i pas dosè italiani – per non parlare degli extra brut – nulla hanno a che vedere con gli omologhi francesi, hanno una ricchezza e piacevolezza tale che uno non si sognerebbe mai che non sono stati dosati!
    Del resto, la latitudine e quindi la maturità delle uve, qualcosa vorrà dire…

  8. ho una bottiglia di champagne Pol Roger extra cuveè reserve del 1961 conservata perfettamente, vorrei venderla che valore ha?

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