Mumm e il grande lavoro di Didier Mariotti: ne vedremo delle belle!

(I PARTE)

didier mariotti

Qualche giorno fa, mi è caduto l’occhio su un post di FB con i commenti di un ‘talebano’ e dei suoi 2-3 seguaci che sparavano a zero sul Cordon Rouge. Ora, non sono certo stipendiato da Mumm (magari…) e, anzi, sono stato tra i suoi critici più feroci quando era giusto criticare, ma adesso mi sembra una profonda ingiustizia dire che questo brut sans année non valga neanche i 19,90 euro del prezzo al quale è stato venduto in promozione sotto le feste appena passate. Per carità, ci sta tutto dire “a me non piace”, perché diventa una questione di gusti, ma non si può proprio affermare che sia fatto male, perché negli ultimi quattro anni lo chef de cave ha veramente stravolto questo champagne. E non è che l’inizio, perché il lavoro di Didier Mariotti darà nei prossimi ben altri frutti, sullo stesso Cordon Rouge, nonché su altri champagne della gamma Mumm. Una prima verifica concreta dell’opera di Didier avevo già avuto modo di farla giusto due anni fa, insieme a Federico Angelini e Giacomo Neri, ma ora ho voluto farne una nuova e così, una ventina di giorni fa, sono stato a Reims per una degustazione esclusiva: ho passato una giornata con lo chef de cave tra chiacchiere e assaggi e vi racconto cosa è emerso.

botti champagne mumm champagne mumm botti di legno

Le botti

Prima di passare in sala degustazione, Didier mi ufficializza la grande novità: il ritorno al legno. Tempo fa, lo chef de cave mi aveva mandato sul cellulare una foto dell’installazione delle botti, ma mi aveva fatto anche giurare il silenzio. Ora, invece, mi mostra un locale al livello -1 della cuverie, quello dove una volta si trovavano i tini murati in cemento e che ora è stato completamente rinnovato. Rinnovato per accogliere le botti (10 foudre da 110 hl ciascuna, più una più piccolina da 10 hl) e le barrique. Mi spiega che le botti servono per i vins de réserve dei sans anné, argomento che approfondiremo successivamente in sala degustazione, mentre le barrique vengono impiegate esclusivamente per i vini d’annata, i millesimati. Ricordo che in questi fusti venivano affinati i vini per la liquer d’éxpedition della R.Lalou e Didier mi conferma che è ancora così, ma non solo. Chiedo, allora, se ci sarà mai un Mumm sous bois… Didier sorride, nicchia, dice che per ora sta facendo esperimento e un domani vedremo. Scopro che in barrique ci vanno solo i vini di Cramant (Chardonnay) e Bouzy (Pinot Noir) da uve di proprietà in quanto per Didier sono i migliori per essere affinati in legno, con i primi che non svolgono la malolattica e i secondi sì. Inoltre, le barrique, proprio nell’ottica di sperimentare, provengono da diverse tonnellerie, hanno diverse tostature, il legno è di diverse foreste, anche quelle champenoise, però non di Argonne come ci si aspetterebbe, ma addirittura di Avize e Verzy, inoltre, questi legni non sono soltanto quercia ma pure di acacia. Rimango invece un po’ spiazzato quando Didier aggiunge che vinifica comunque in acciaio ed effettua il solo élevage in legno: è una pratica decisamente inusuale, per non dire contraria alla tradizione champenoise. Beh, lo chef de cave mi spiega che non tutti i vini di tutte le annate possono ‘sopportare’ il legno, che lui impiega non certo per ricercare un gusto boisé, bensì per avere maggiori struttura e complessità, per questo motivo prima assaggia i vins clairs e poi decide quali possano andare nel legno. Nel suo caso, con così tanti vini a disposizione ogni anno, credo che abbia ragione, vedremo all’assaggio.

degustazione mumm 

Vendemmia 2014

Passiamo in sala degustazione, insieme alla brava e simpatica Laura Sileo-Pavat (responsabile del patrimonio Mumm e PJ), che mi accoglie sempre in maniera a dir poco splendida. Didier mi propone di iniziare con l’assaggio dei vins clairs dell’ultima vendemmia: per lui, la 2014 è stata un’ottima annata, con valori medi di alcol potenziale di 9,94° (poco sopra la 2013, ma inferiori alla 2012) e acidità totale di 8,29 g/l (poco sotto la 2013, ma ben sopra la 2012, stavolta), quindi indice di ottimi bilanciamento e potenzialità. Nello specifico Chardonnay e Pinot Noir hanno svettato, anche se quest’ultimo ha sofferto un po’ di acido gluconico (101 contro solo 12 dello Chardonnay: è un dato che indica l’attacco di muffe); buono il Pinot Meunier.

L’assaggio ha confermato tutto ciò: ottimi Chardonnay, Pinot Noir molto interessanti, ma chiaramente bisognosi di tempo, buono il Meunier. Nel dettaglio, per fare qualche esempio, il vino di Cramant (CH) è apparso teso e dritto, ma soprattutto tremendamente espressivo del carattere del Mumm de Cramant, ops… del Blanc de blancs, come lo chiamano ora; sarà mantenuto – sulle fecce e non filtrato – anche come vin de réserve. I Pinot Noir: Ay è complesso strutturato, soprattutto freschissimo, un grande, mentre Verzenay appare più fine e minerale, ma con uno splendido finale, “rilancia” dice Didier; anche questi diventeranno per buona parte vins de réserve per via dell’elevato potenziale di invecchiamento e dell’equilibrio. Tutti e tre, inoltre, rappresenteranno il plus dell’assemblaggio del Brut Sélection.

Cordon Rouge Mumm

Cordon Rouge

Se questo champagne è già migliorato tanto, non è che a metà strada della sua evoluzione, come detto prima. Nei primi anni lo chef de cave ha lavorato sulla selezione e la percentuale dei vins de réserve, sul periodo di maturazione sui lieviti e sul dosaggio, ma ora è pronto un nuovo step che migliorerà ancora questo champagne. Con la vendemmia 2008, Didier ha iniziato a fare un volume di assemblaggio del Cordon Rouge il 30% maggiore del fabbisogno per il tiraggio effettivo (pari a circa 10.000.000 di bottiglie) e questa eccedenza l’ha messa via come vins de réserve per il successivo. L’anno seguente farà la stessa cosa e così via, quindi con il tempo questi vins de réserve diventeranno una sorta di Solera, mentre l’assemblaggio del Cordon Rouge sarà un assemblaggio di assemblaggi diversi, quasi un multimillésime

Ho assaggiato alcuni di questi assemblaggi relativi agli ultimi Cordon Rouge attualmente sui lieviti: 2012 vivace, ricco ed equilibrato al naso, semplice ma molto piacevole al palato: 2010 naso più fine e complesso, palato rotondo e supportato da ottima freschezza, finale molto pulito; 2009 un po’ evoluto, cade un po’ sul finale, forse il meno riuscito dei tre.

Il secondo step, invece, è il legno, anzi le botti. Dalla vendemmia 2014, parte dell’assemblaggio di cui sopra è andato nelle foudre, così il tiraggio di quest’anno (2015) vedrà anche una parte (il 5% su una quota totale di 30-35%) di vini di riserva affinati in legno.

Ho fatto un accenno al cambio di dosaggio… Beh, in passato c’era un solo vino da utilizzare come liqueur d’expedition per tutti gli champagne Mumm e a cambiare a seconda dell’etichetta era solo la quantità di zucchero; ora, invece, è fissa la quantità di zucchero (8 g/l per il Cordon Rouge, 6 g/l per tutti gli altri), ma cambiano di volta in volta i vini, non solo di vendemmia in vendemmia e a seconda delle varie cuvée, ma addirittura nella stessa etichetta tra bottiglia e magnum (“perché evolvono diversamente” sottolinea Didier)! E se non è indice di attenzione, di serietà, di voglia di qualità questo!

bottiglie degustazione champagne mumm 

Quale bottiglia?

A un certo punto Didier mi mette davanti due bottiglie, una classica champagnotta e una come quella di Cramant/Verzenay/Sélection; sull’etichetta vedo scritto “MI 2006 – non dosé”: ovvio si tratti del millesimato 2006 senza dosaggio, ma… Chiedo a Didier se stia sperimentando un Mumm nature, invece prima mi dice di essere contrario all’assenza di dosaggio nello stile Mumm (ed effettivamente, assaggiando lo stesso vino con e senza, come vedremo nella prossima puntata, ha ragione lui!), quindi che si tratta di un esperimento con le bottiglie sul millesimato, la classica, com’è ora, e quella della cosiddetta “expert range”. L’assenza del dosaggio è dovuta solo al fatto che si tratta di bottiglie degorgiate per l’occasione, mentre l’esperimento è finalizzato non solo al diverso contatto tra vino e lieviti, ma anche della quantità di ossigeno con la quale il vino viene a contatto, visto che la prima bottiglia ha un’apertura di 26 mm, la seconda ia 23 mm e il collo è ben diverso. Beh, nella bottiglia tradizionale lo champagne è più preciso e più espressivo al naso, oltre a dimostrarsi più lineare all’assaggio, nella “espert”, invece, ci troviamo di fronte a uno champagne più largo, nel senso di morbido, ovvero un vino di maggior volume, ma meno omogeneo all’assaggio. Un altro indice della maniacale voglia di Didier di fare un discorso non semplicemente di qualità, ma addirittura di eccellenza! Naturalmente anche grazie al fatto che la proprietà gli ha dato carta bianca e, purtroppo, è una cosa tutt’altro che scontata, soprattutto nelle grandi maison…

Nella prossima puntata vedremo altri esperimenti di Didier, ma soprattutto andremo a conoscere le prossime Cuvée R.Lalou, l’imminente 2002, ma pure le successive 2006 e 2008!

Gli champagne Mumm sono distribuiti in esclusiva da:
Pernod-Ricard Italia – tel. 02/205671 – www.pernod-ricard-italia.com 

0 commenti su “Mumm e il grande lavoro di Didier Mariotti: ne vedremo delle belle!”

  1. Ero parecchio scettico dopo aver letto un Suo articolo di dicembre a proposito dell’evoluzione di Mumm e del loro entry level Cordon Rouge.
    Sono rimasto piacevolmente sorpreso.
    Persistente e di buona beva.
    Non sono un intenditore ma di certo è un prodotto sottovalutato e dal prezzo stra-concorrenziale, anche troppo.
    Grazie
    Pietro

    1. Mi fa molto piacere. Anzi, è la più grande soddisfazione scrivere e poi vedere riscontri positivi!
      Grazie a lei…

  2. Effettivamente nella mia ignoranza mi è sembrato molto più buono di tanti altri champagne da milioni e milioni di bottiglie, ho comprato anche 2 bottiglie del millesimato 2006 e devo dire che sono rimasto folgorato! Buonissimo! La seconda bottiglia la tengo da parte perchè merita davvero.

    1. Premesso che mi fa piacere, consideri che anche il Cordon Rouge è tirato in diversi milioni di bottiglie… Ma questo, forse, gli dà ancora maggior valore: qualità e quantità.
      Poi, sì, il millesimo, soprattutto questo 2006, è veramente molto buono. Purtroppo, spesso i millesimati della grandi maison sono trascurati, invece sono particolarmente validi e non costano una cifra elevata.
      Saluti

  3. Noto che il cordon rouge che si trova attorno ai 20 euri e’ denominato “couvè privilege” ma nel sito ufficiale di Mumm non c’e’ traccia di tale denominazione..si tratta sempre del cordon rouge classico o di una variante piu’ economica?

    1. Il Cordon Rouge è etichettato Cuvée Privilege per il canale Horeca, come avviene anche per Moet (Réserve Impériale), Veuve Clicquot (Cuvée St. Petersburg), Taittinger (Cuvée Prestige), ecc, ma praticamente è lo stesso champagne…

  4. mo fa piacere che Mumm stia facendo questa evoluzione. Ho venduto Mumm e Perrier Jouet per molti anni e non posso dire di avere avuto grandi emozioni da Mumm se non per il Cramant. Il percorso di Mumm per entrare nei segmenti alti dello champagne è molto complesso proprio per il suo sistema di distribuzione. Il lavoro nel legno comporta una conoscenza importante delle tostature dei legni e del tempo di permanenza in botte. Dalle barrique viste dalle foto si tratta di barrique normali di discreti produttoti di legni provenienti dalla massiccio centrale ma di legni misti. Auguro all’enologo di fare esperimenti sui tempi di tostatura, di velocità di tostatura del trattamento delle barrique dopo la tostatura. Sui vini di riserva quella usata è una prassi dei piccoli produttori che proprio perchè manipolano masse molto piccole curano molto i loro vini di riserva che spesso però sono di difficile comprensione per il bevitore di champagne non preparato. Auguro a Mumm ancora più successi nel suo segmento abituale perchè li è sul serio il nr. 1.

    1. Buonasera,
      come ho detto, non è facile risalire la china… O meglio, non è facile vincere le perplessità, ci vogliono tempo e tanto impegno. Ma sono sicuro che Mumm ci riuscirà, perché lo chef de cave è veramente molto bravo. Per questo motivo – e da quanto ho avuto modo di vedere – ha le idee molto chiare sul legno e sulla sua migliore gestione. Per non dilungarmi eccessivamente, nel testo ho solo fatto un accenno alle tostature, ma le posso dire che sono di tre tipi. Stesso discorso per legni e tonnellerie: ho pubblicato solo un paio di foto, ma i legni sono del Massiccio Centale e della Champagne, di quercia e di acacia, mentre i produttori, se non ricordo male sono almeno quattro diversi.
      Comunque, la ringrazio per le sue costruttive osservazioni e per la testimonianza di affetto nei confronti della maison.
      Saluti

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