Champagne Bollinger: arriva l’annata 2005 per La Grande Année

La Grande Année 2005 e Rosé 2005, Bollinger

Giovedi scorso, presso la propria bella sede (l’ex convento della Monaca di Monza) e alla presenza della direttrice export di Bollinger Dorothée Bonnaire, Meregalli ha presentato la nuova annata de La Grande Année, la 2005, sia la blanche, sia la rosé. In seno alla celeberrima maison di Aÿ, se la Special Cuvée è “la nostra prima preoccupazione, l’etichetta che ci permette di prosperare”, invece La Grande Année rappresenta non semplicemente il loro millesimato, ma il loro “grande champagne”. Non a caso, La Grande Année è prodotta con le migliori uve classificate Premier e Grand Cru quasi esclusivamente dei vigneti di proprietà ed è la materializzazione dei cinque pilastri dello stile Bollinger, che poi sono la naturale evoluzione di quella che era la “Charte d’Éthique et de Qualité Bollinger”: 1) vigneti di proprietà (che coprono circa il 60% del fabbisogno) a garantire la continuità di stile, 2) Pinot Noir alla base di tutti gli assemblaggi (minimo 60%), 3) fermentazione in legno, 4) conservazione dei vins de réserve in magnum, 5) lunga maturazione sui lieviti.

fermentazione in legno, Bollinger
I migliori vini, quelli destinati ai millesimati e ai vins de réserve, sono fermentati in legno. Barrique e tonneaux sono prodotte e riparate dalla tonnellerie all’interno della maison.

Come il nome lascia intuire, La Grande Année è prodotta solamente in occasione delle vendemmie di alto livello e costituisce appena il 10% della produzione totale di Bollinger. Le uve sono almeno per il 70% di proprietà (contro il 50% dei sans année), classificate minimo Premier Cru e fermentate esclusivamente in piccole botti di rovere (barrique e tonneaux), che Bollinger riceve, dopo un opportuno periodo di ‘rodaggio’ di 4-5 anni, dalla Borgogna, nello specifico dal loro domaine Chanson Père et Fils. Nel legno i vini vi rimangono per circa 6 mesi e vi svolgono pure la malolattica. Dopo l’assemblaggio, invece, lo champagne va a maturare nelle cantine sotterranee a contatto con i lieviti, dove riposa per non meno di 6 anni prima del rémuage e del dégorgement rigorosamente manuali. Questo perché le bottiglie sono chiuse con il tappo di sughero (bouchon liège) e non di metallo: per Bollinger questa soluzione assicura un’ossidazione controllata ideale che favorisce l’ottimale autolisi dei lieviti. Nel caso della Rosé, l’assemblaggio è leggermente diverso, oltre all’aggiunta di vino rosso prodotto esclusivamente con le uve del celebre vigneto Côte aux Enfants di Aÿ (mentre le due parcelle nel villaggio di Verzenay sono riservate al rosé non millesimato). A ogni modo, tutti questi vigneti ‘da rosso’ sono coltivati con una cura particolare, come si fa in Borgogna.

 

Rémuage e dégorgement manuali per La Grande Année Bollinger
La Grande Année ha rémuage e dégorgement rigorosamente manuali.

Ebbene, dopo la fantastica La Grande Année 2004, è la volta, invero un po’ a sorpresa, della 2005. Di quest’annata ho parlato e riparlato, non avendo mai omesso di dire che non mi convince proprio, per non dire che non mi piace… Da Bollinger fanno sapere che “è stata calda e secca, caratterizzata da una maturazione veloce, poi risultati pesanti e corposi”. La vendemmia è iniziata il 17 settembre e i vini hanno fatto registrare un valore di 10° per l’alcol potenziale e 6,6 g/l per l’acidità, con un pH pari a 3,12.

controetichetta Bollinger La Grande Année 2005
Come sempre, in controetichetta è riportata la data la data del dégorgement: novembre 2014 per La Grande Année 2005, due mesi prima La Grande Année Rosé 2005.

La Grande Année 2005

bottiglia Bollinger La Grande Année 200570% Pinot Noir, 30% Chardonnay; dosage 6 g/l
(uve da 13 Cru, per il 95% classificati Grand)
Il naso è assolutamente coerente con lo stile dell’etichetta, nonché sorprendentemente molto generoso, quasi caldo, ma mai pesante o molle, beninteso. Esprime dolcezze di pasticceria, fiori di agrumi e mineralità. Gran bel palato, elegante, fresco, setoso, gustoso…
L’annata si sente perché il certo bocca non è molto strutturato, ma il vino si rifà con un finale molto persistente. Una Grande Année subito molto espressiva, assolutamente rispettosa dello stile Bollinger (nonostante l’annata…), soprattutto bevibilissima.
Voto: 93/100

La Grande Année Rosé 2005

bottiglia Bollinger La Grande Année rosé 200572% Pinot Noir, di cui il 5% in rosso, 28% Chardonnay; dosage 6 g/l
(uve da 13 Cru, per il 95% classificati Grand)
Olfatto brillante, certamente identificativo di un rosé, molto fresco, forse più del bianco, e minerale. Man mano emergono note mature, oltre a una sfaccettatura che significa spunti di arancia scura, speziature, in particolare modo pepe rosa, fiori secchi. La bocca è vinosa e strutturata, meno grassa del solito, ma soprattutto meno “rosa” di quanto si sarebbe pensato al naso. Anche questa è fresca e minerale, ma pure austera e insolitamente, asciutta, con uno sviluppo più ampio che profondo. Però fuga ogni dubbio con un bel finale lungo di frutto, non propriamente rosso, ma quasi di mela. Ricordando altre La Grande Année, questa 2005 appare meno opulenta, ma credo che lo chef de cave abbia fatto questa scelta per eliminare i ‘difetti’ dell’annata. Il risultato è uno champagne severo e ‘rosé-non-rosé’, ma questo lo rende molto bevibile. Oltre al fatto che lascia una bella bocca. Se la sorella bianca è molto pronta, questa rosé chiede tempo, quindi dovrebbe avere ampi margini di miglioramento.
Voto: 91/100

Si tratta in entrambi i casi di impressioni, in quanto figlie di un assaggio in anteprima, tra l’altro svoltosi nel corso di una presentazione. Ma se il buongiorno si vede dal mattino… A ogni modo, La Grande Année 2005 e la sorella Rosé saranno recensite con maggiore precisione nella nuova edizione della guida Grandi Champagne, quindi… ne riperlerò presto! 

Gli champagne Bollinger sono distribuiti in esclusiva da:
Gruppo Meregalli – tel. 039/2301980 – www.meregalli.it

9 commenti su “Champagne Bollinger: arriva l’annata 2005 per La Grande Année”

  1. Buonasera Alberto,
    Riprendendo il post sulla degustazione dell’annata 1988, le posso chiedere un parere sui bicchieri da degustazione per le “bollicine”? Ho visto che avete usato il Riedel Veritas (e se Reitano e la Pergola se ne sono dotati tendo a credere che sia un bicchiere validissim0) che su altre piattaforme è stato criticato, le è piaciuto? Cosa ne pensa infine del bicchiere Franciacorta? Sbaglio o il bicchiere utilizzato per le degustazioni ufficiali dai produttori top è più simile al Franciacorta?
    Grazie,
    Giovanni

    1. Buonasera,
      argomento spinoso quello dei bicchieri. Non a caso, a breve pubblicherò un articolo sul bicchiere Elisabeth di Bollinger, messo a confronto con altri bicchieri specifici. Per quanto riguarda lo Champagne della linea Veritas di Riedel, a noi è sembrato molto, molto interessante, al punto che, personalmente, lo vorrei riprovare con maggiore calma. Ma se il buongiorno si vede dal mattino… Per questo, mi stupisce che sia stato criticato, anche se vorrei verificare “l’autorevolezza” di questi critici…
      Il calice Franciacorta si rifà a una forma piuttosto classica, ma più in auge da noi che in Francia. Non è male, ma chiude poco, quindi concentra poco gli aromi all’olfatto. Tra i produttori top di champagne, moltissimi si affidano a diversi modelli Riedel, ma diversi iniziano ad avere il proprio (Krug, Veuve Clicquot, Bollinger, ecc).
      Ne riparleremo più dettagliatamente.

  2. Caro Alberto,
    a proposito di 2005, lo scorso venerdì ho avuto il piacere di degustare la mia prima bottiglia di Dom Perignon 2005…Ha già avuto l’occasione?

    1. Certo, pochi giorni fa insieme allo stesso Richard Geoffroy! Ho pubblicato qualche foto su Facebook…
      Com’è? Inizialmente, pur rivelandosi come DP, mi ha lasciato perplesso e ho pensato “ecco il solito 2005”. Invece, dopo una decina di minuti, eccolo aprirsi e farsi veramente piacevole. Non è il 2004, certo, ma anche stavolta Geoffroy ci ha stupiti!

  3. Salve, cosa ne pensa della grande anne 1997? Partendo ovviamente dal presupposto che sia stata ben conservata.
    Grazie e buona giornata

  4. Buongiorno Sig. Lupetto,

    Pochi giorni fa ho assaggiato la Grande Année di Bollinger, millesimo 2005 con sboccatura gennaio 2016.
    All’apertura il tappo non presentava difetti, la bollicine era setosa ed elegante, il colore era un bel dorato carico. All’olfattazione però il vino era chiuso, all’assaggio risultava decisamente meglio ma in sottofondo ho percepito una nota ossidativa (quasi di marsalatura per capirci).
    A questo punto le chiedo: mi sono trovato al cospetto di una bottiglia con difetti o la nota ossidativa da me rilevata è tipica dell’etichetta ed è il mio palato, ignorante sui vini di questa Maison, a non essere “sulla giusta frequenza”?
    Grazie
    Cordiali Saluti
    Marco

    1. Chiedo scusa, mi accorgo solo dopo aver postato che il correttore automatico ha storpiato il suo cognome: intendevo scrivere Sig. Lupetti naturalmente.
      Chiedo perdono.
      Grazie
      Marco

    2. Da quanto dice, si trattava senza dubbio di una bottiglia difettosa. Le LGA di Bollinger possono avere una lieve nota ossidativa, ma di certo non verso il ‘marsalato’. Non solo, pur non essendo una LGA da annali, la 2005 è comunque tra le migliori espressioni in assoluto di quest’annata non facile.
      Quindi propendo per un bottiglia non ottimale. Peccato…

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