Onore al merito: 100/100 all’R.D. 1988 di Bollinger!

Bollinger R.D. 1988

E fanno cinque: ecco il mio quinto 100/100! Troppi? Non credo, perché dopo quindici anni di ‘militanza’ nello champagne e così tante degustazioni credo proprio ci stia. E poi uno champagne del genere il massimo punteggio lo merita eccome. Qualcuno dirà che a questo R.D. avevo già dato 99/100 nella degustazione orizzontale dei 1988 e avrà ragione, ma il vino è qualcosa di vivo, evolve, cambia, spesso migliora, a volte peggiora. Stavolta è migliorato e, a pensarci bene, è normale: sappiamo bene che uno champagne che ha passato dieci anni e più sui lieviti ha bisogno di almeno due anni di ‘riposo’ post dégorgement. Almeno. L’R.D. 1988 assaggiato è stato degorgiato a ottobre 2013, pertanto all’epoca della degustazione dei 1988 aveva poco più di un anno: un po’ poco. Ciò nonostante, l’R.D. si era fatto valere, eccome! Quest’altra volta, invece, assaggiando il medesimo champagne, il tempo post dégorgement era salito a oltre due anni. Meglio. Infatti…

Dorothée Bonnaire
Dorothée Bonnaire, Area Manager per il Sud Europa, mentre ci accoglie nella nuova sala di degustazione della maison.

Per ‘quest’altra volta’ intendo dicembre dello scorso anno, quando sono passato da Bollinger insieme all’amico Pascal Tinari di Villa Maiella per un saluto prima delle feste e, soprattutto, per portare alla maison la nuova edizione della guida Grandi Champagne, dove i suoi champagne sono presenti al completo, fino al mitico Vieilles Vignes Françaises. Ci accoglie la bravissima Dorothée Bonnaire, poi scendono per un saluto (che onore!) i vertici della maison: Jérôme Philipon (Presidente), Guy de Rivoire (Direttore Commerciale), Clément Ganier (Direttore Marketing) e, naturalmente, Gilles Descôtes (chef de cave). Terminati i saluti, rimaniamo con Dorothée, che dice di aver preparato una piccola degustazione. La ringrazio e le dico che siamo di corsa, quindi le chiedo di stappare una sola bottiglia. Conoscendo i miei gusti, Dorothée prende un R.D. 2002, che si rivela ancora una volta uno champagne oggi eccezionale e fantastico domani. Ma, mentre io e Pascal ci gustiamo un sorso ancora, Dorothée mi guarda e dice “veramente avevo preparato per te anche un’altra cosa, che so ti piace tanto…” e tira fuori una bottiglia di R.D. 1988: a quel punto ho dovuto seguire i dettami di Oscar Wilde e cedere alla tentazione!

Cantine champagne Bollinger
Le cantine di Bollinger: qui riposano i vari champagne anche per decenni nel caso dei grandi R.D. come questo 1988.

Ricordo che in Bollinger l’R.D., lanciato nel 1967, rappresenta l’essenza della maison, racchiudendo in sé i concetti di temps, rareté e audace. Tecnicamente, è l’estremizzazione de La Grande Année, essendo questa stessa rimasta più a lungo sui lieviti, ma, come amano ricordare in Bollinger, “tutti gli R.D. sono stati La Grande Année, ma non tutte La Grande Année saranno R.D.”. È, dunque, uno champagne che vede la luce solo nelle annate migliori ed è prodotto con quasi tutte uve di proprietà classificate Grand e Premier Cru, vinificato in legno, tirato bouchon liège, remuato e degorgiato a mano e poi, a differenza de La Grande Année, dosato da extra-brut.

Etichetta con dégorgement Bollinger RD 1988
L’R.D., così come La Grande Année, riporta sempre la data di dégorgement. Questo 1988 ha passato ben 24 anni sui lieviti!

Bollinger R.D. 1988

Bottiglia Bollinger R.D. 198872% Pinot Noir, 28% Chardonnay
dég. 25 ott. 2013 – Appena metti il naso nel bicchiere rimani stupito dalla freschezza di questo champagne. Una freschezza certamente figlia dell’annata, ma anche della tipica, sorprendente vitalità di questa etichetta. Si avverte il forte legame con il Pinot Noir, con questo profondo, scuro, nobile, ma mai pesante o eccessivamente protagonista, e, soprattutto, si avverte l’affascinante personalità Bollinger. Nello specifico, è fruttato e speziato, teso ma anche grasso, minerale, sempre freschissimo al punto da poterlo definire ‘energico’. E in bocca questa freschezza, questa energia, questa tensione esplodono letteralmente, nel pieno rispetto di quanto riscontrato al naso. Ferma restando l’eleganza, la nobiltà, peraltro richiamata dalla bollicina finissima. Così, alla fin fine, questo champagne non lo degusti, ma lo bevi e lo bevi per piacere, perché non riesci proprio a resistergli ed è per questo che in teoria sarebbe appagante, ma in pratica lo vorresti ancora e ancora. Finale infinito a sugellare un equilibrio perfetto tra acidità e densità della materia, nonché gustoso, secco, addirittura rinfrescante. Un pezzo d’opera dell’art champenoise. Appunto.

Voto: 100/100

Ventiquattro anni sui lieviti sono tanti, per questo – e non mi stancherò di ripeterlo – dopo il dégorgement bisogna dare tempo allo champagne di ritrovarsi, di riequilibrarsi, di esprimersi. Lo dimostra questo R.D. 1988, notevole già prima del tempo, perfetto adesso, passati quei due anni che rappresentano una sorta di messa a punto. A questo punto aumenta la curiosità di riprovare annate come la 1982, la 1990, la 1995, la 1996, ma poiché tanto la prossima settimana, quanto a giugno sarò nuovamente da Bollinger, speriamo di ‘incappare’ in uno di questi champagne…

Gli champagne Bollinger sono distribuiti in esclusiva da:
Meregalli Giuseppe – tel. 039/2301980 – www.meregalli.it

12 commenti su “Onore al merito: 100/100 all’R.D. 1988 di Bollinger!”

  1. Buona giornata Alberto … E ancora una volta siamo tutti rapiti da questo 1988 …. Credo che difficilmente si ripeterà un annata così ” PERFETTA” …. ??????? Io personalmente non ho trovato nessuno Champagne di questa annata che mi abbia deluso, anzi i più blasonati (Krug. Bollinger. Roederer. D.P ecc..) si sono rivelati delle vere perle…. Mi sono perso il Caudalies di De Sousa ( che tra l’altro non so neanche se l’abbia prodotto ma immagino di sì )….. complimenti ancora sia per i libri sempre utili e piacevoli da consultare che per questo spazio che ormai è diventato un immancabile momento della giornata ……

    1. Grazie!
      Molti osannano la 1990 come la ‘grande annata’, qui in Italia siamo impazziti per la 1996, ma la 1988 è a mio avviso l’annata ‘perfetta’, come fa giustamente notare lei! Ad averne di champagne di quell’annata!
      Sì, il Millesimato 1988 di De Sousa fu prodotto, anche se non si chiamava ancora Caudalies, però non lo ricordo nitidamente… Era l’ultimo di una lunghissima degustazione in cantina fatta con Erick che iniziò a degorgiare à la volée a partire del 2004! Dovevo essere proprio stanco…

      1. Concordo in pieno che per ora 88 è superiore sia al 90 che al 96 … Io personalmente amo moltissimo la 95 (sempre per ora naturalmente) …. Le volevo fare una domanda … Secondo la sua esperienza la Special Cuvèe di Bollinger per quanti anni può migliorare ( naturalmente in condizioni ideali di invecchiamento ) perché io ho nella mia cantina delle bottiglie che riposano sicuramente da almeno 4 anni …. Grazie

        1. Siamo perfettamente sulla stessa linea per quanto riguarda 1998 e 1995!
          Special Cuvée: certo che può invecchiare, anzi… deve! Quanto? Direi che a 4-5 anni siamo quasi al top della sua espressività, ma siamo di fronte a uno champagne che può anche superare i 10 anni…

  2. Egr Alberto Lupetti, perdoni la mia ignoranza in merito, ma ho recentemente messo gli occhi una bottiglia di R.D. del 2002 che ho, ovviamente, trovato in enoteca. Mi chiedevo come fosse possibile che il 2002 si trovasse già in commercio. O meglio ci sono bottiglie di R.D. Che vengono sboccate dopo 10 anni ed altre dopo 24? La prego chiarisca questo mio dubbio da neofita.
    Grazie.
    Giacomo

    1. Allora, l’R.D. viene messo sul mercato dopo 8-10 anni di maturazione sui lieviti. Ciò nonostante, la maison non degorgia tutta la produzione, ma tiene in cantina, sempre sui lieviti, un certo numero di bottiglie. Che poi degorgia di volta in volta – dopo 15, 20, 25 o più anni, non c’è una regola – per verificare l’evoluzione dello champagne e per piccole degustazioni interne. Infatti, per ora Bollinger non ha in programma di mettere sul mercato questi “super” R.D…

      1. Egregio Alberto, su di lei si può sempre contare: chiaro, conciso, esaustivo. Le rinnovo i miei complimenti per la sua competenza. La stimo e, in tutta onestà , la invidio anche un po’.
        Continui ad allietarci.
        Saluti
        Giacomo

  3. Ciao Alberto
    volevo sapere se avevi letto questo:
    Bere champagne fa bene alla salute. Secondo uno studio condotto dall’ Università di Reading e diffuso su Metro, bere tre bicchieri di champagne a settimana aiuterebbe nella prevenzione dell’insorgere della demenza senile e dell’Alzheimer.
    Un elemento trovato nel Pinot Nero e Pinot meunier, utilizzati nella produzione dello champagne, sarebbe in grado di aumentare la memoria spaziale e scongiurare malattie cerebrali.

    Per ora gli esperimenti sono stati condotti sui topi, ma gli scienziati sono ottimisti: «Questa ricerca è emozionante perché illustra per la prima volta come il consumo moderato di champagne possa influenzare le funzioni cognitive come la memoria», ha spiegato il dottor Jeremy Spencer, uno degli autori della ricerca.
    Volevo augurarti Buona Pasqua
    Luca Arisi

    1. Chissà, ma sono piuttosto scettico. Certo è che lo champagne regala piacere, questo sì.
      A ogni modo, qualora fosse vero, per quanto mi riguarda allora sono ben protetto…

  4. Caro Sig. Lupetti,
    oltre che per il valore dell’annata anche per i Suoi commenti nella Guida, ho messo in cantina una buona scorta di Lanson-Pol Roger-Roederer 2008. Vorrei fare una serata di blind tasting e Le chiedo du suggerirmi la sequenza.
    Ho recentemente aperto una Magum di Lanson bl e sono rimasto (assieme agli altri presenti) letteralmente sbalordito dal plus qualitativo rispetto alla bottiglia normale.Mi piacerebbe conoscere la Sua opinione in merito.
    Grazie per la Sua gentilezza.
    Cordiali Saluti Giampaolo.

    1. Ottimo investimento! Immagino che Lanson si riferisca al Gold Label per Pol Roger al Blanc de blancs, non essendo ancora uscito altro del 2008, ma per Roederer quale dei tre Vintage? Credo il Brut, giusto?
      Se le mie ipotesi sono giuste, farei: Pol, Roederer e Lanson.
      Poi, Lanson è una maison di eccellenza, come ho avuto modo di dire diverse volte e, nonostante gli ultimi anni “movimentati”, è rimasta su questi livelli, quindi non può che farmi piacere riscontrare la sua soddisfazione in tal senso.
      Magnum, infine: a parità di etichetta, la magnum è sempre migliore. In termini di qualità e capacità di invecchiamento.
      Mi faccia sapere…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *