Personaggio dell’anno LeMieBollicine 2016: Régis Camus

Régis Camus

Con questo articolo, in seno alla rubrica Il Personaggio, alla fine di ogni anno riconosceremo pubblicamente, come una sorta di ‘premio’, il valore di un grande personaggio, simbolo dello champagne e della Champagne per l’anno che si sta concludendo.

Personaggio del 2016 per LeMieBollicine è Régis Camus!

Régis Camus
Régis Camus, oltre vent’anni da Piper e Charles Heidsieck, di cui la metà come chef de cave.

Ricordo la mia prima visita da Charles e Piper Heidsieck, oramai diversi anni fa. Si assaggiano un po’ di vins clairs e poi l’intera gamma, fino alla sorpresa finale di un monumentale Charlie 1981. Alla fine si chiacchiera dei vari champagne, si parla di Cru, di maturazioni sui lieviti, di dosaggi… Avevo in mano il bicchiere di Brut Réserve e dico a Régis “molto buono, accidenti, ma qual è il dosaggio?”, Règis “11 g/l”, io “ah, ma è parecchio…”, lui “com’è lo champagne?”, io “beh, l’ho detto, buono, molto buono, anzi ottimo!” e Régis “allora ho ragione io!” e ride. Ecco Régis Camus, enologo di capacità e talento straordinari, persona simpaticissima, sempre pronto alla battuta, a volte ironica, a volte pungente, ma sempre azzeccatissima. A proposito di dosaggi, Régis non ama troppo parlarne perché sa che il valore in sé può essere fuorviante e sa altrettanto bene che per il grande pubblico quel grammo in più di zucchero può risultare alla fin fine vincente. Per non parlare del fatto che il dosaggio permette allo champagne di affrontare il tempo in maniera addirittura spensierata, regalando autentiche sorprese dopo diversi anni… Provare per credere.

Comunque, se oggi gli champagne di Piper e anche di Charles sono quelli che sono, lo dobbiamo a lui, che in vent’anni ne ha cristallizzato i cardini stilistici e, cosa più importante, ne ha fatto champagne di assoluto piacere, tanto per il grande pubblico, quanto per gli appassionati esigenti.

Gamma champagne piper-heidsieck
L’attuale gamma di Piper deve moltissimo a Régis: è sua l’evoluzione del Brut, suoi gli ultimi Vintage, è stato lui ad aver creato l’extra-brut Essentiel, porta la sua firma la Rare 2002, ed è ancora sua la paternità dei due rosé, la recentissima Rare 2007 e il Sauvage.

Régis è originario della Thiérache, regione nel nord-est della Francia a due passi dalla Champagne. Dopo aver studiato biologia, cambia tutto e va a diplomarsi in enologia a Reims, iniziando poi a lavorare in una cooperativa prima di entrare da Piper & Charles Heidsieck nel 1994 su chiamata dello stesso Daniel Thibault. Ben presto assurge a braccio destro del mitico e compianto chef de cave, e, con la scomparsa prematura di questi nel 2002, Régis diventa a tutti gli effetti chef de cave delle due maison, anche se, di fatto, operava come chef de cave di Piper già dal 1995. È in quell’anno, infatti, che ne incrementa sensibilmente lo stock di vins de réserve e introduce la vinificazione per Cru, ragion per cui convince la proprietà a costruire una nuova cuverie, più grande. Qualche anno più tardi, nel 1999, introduce – e, dopo Lanson, è tra i primissimi a farlo – il 30-35% di Pinot Noir dell’Aube nell’assemblaggio, al fine di dare un tocco di vinosità agli champagne: da qual momento, questo assemblaggio Marne-Aube diventa il cardine dello stile Piper-Heidsieck. Anzi, il lavoro sul Brut è stato addirittura ossessivo al fine di assicurarne la massima coerenza stilistica di anno in anno, anche perché, giustamente, lo stesso Régis ricorda che “c’est indispensable de faire un brut sans année très régulier, stylé et irréprochable car il représente 85% des ventes de la maison”.

Non è finita, perché a seguire si ‘scatena’ letteralmente: nel 2001 propone il demi-sec Sublime e l’anno dopo essere diventato ufficialmente chef de cave, nel 2003, prima impone inderogabilmente di prolungare le maturazioni sui lieviti del non millesimato ad almeno 24 mesi e poi lancia il Rosé Sauvage, primo rosato di Piper-Heidsieck, caratterizzato da una proporzione insolitamente elevata di vino rosso. Nel 2007, con la presentazione ufficiale proprio in questa parte finale del 2016, crea anche il secondo rosé della maison, stavolta come declinazione in rosa della Rare. Da notare che, a partire dal 2004, la International Wine Challenge l’ha eletto per ben otto volte, di cui sette consecutive, ‘Sparkling Winemaker of the Year’

Charles Heidsieck Brut Réserve
Anche in Charles Régis ha lasciato il segno: ha firmato la ormai celebre evoluzione del Brut Réserve (e Rosé Rèserve) del 2007.

Ovviamente, anche in Charles Heidsieck Régis ha fatto sentire la sua opera. Anzi, ha saputo perfettamente evolvere, senza rinnegarne minimamente la personalità, i due non millesimati, il Brut Réserve, vero simbolo della maison, e il suo omologo Rosé Réserve. È il 2007 quando lo chef de cave rivoluziona l’assemblaggio, sviluppandolo non più su 120 ma su 60 Cru, in modo da renderlo “più preciso”, fermo restando Ambonnay, Oger e Verneuil, pilastri dello stile Charles. Contestualmente, viene anche cambiata la bottiglia, dalla classica champenoise alla nuova che riprende la forma di una delle crayères e assicura un miglior contatto tra vino e lieviti. Infine, nel 2012, a seguito del cambio di proprietà tra i gruppi Remy-Cointreau ed EPI, Régis viene nominato Direttore della Produzione e Responsabile dell’approvvigionamento delle uve di entrambe le maison, ma cede il titolo di chef de cave di Charles, mantenendo però quello di Piper.

Il 31 dicembre 2016, come già anticipato, si ritira in maniera ufficiale da ogni incarico. Ma rimane dietro le quinte di Charles e Piper come consulente. Già, perché non si può fare a meno da un giorno all’altro di una figura come Régis…

Régis Camus
Dopo una carriera strabiliante, a fine 2016 Régis si ritira ufficialmente. Ma il suo savoir-faire rimarrà al servizio delle due maison dietro le quinte… noblesse-oblige!

I suoi grandi millesimati, quindi quelli fisicamente creati da lui, sono usciti negli ultimi anni (Rare 2002 e Vintage 2004-2006-2008 per Piper, Vintage 2005 e Vintage Rosé 2006 per Charles), ma tanti ancora ne dovranno arrivare, per questo ci sarà da divertirsi. Anche se saranno presentati dai nuovi chef de cave, Severine per Piper e Cyril per Charles. A proposito di Rare, ho capito con gli anni che se c’è uno champagne, tra tutti quelli che ha creato in oltre vent’anni, nel cuore di Régis, è proprio la cuvée de prestige di Piper. E se da giovane questo champagne può essere fuorviante, poi il tempo gli dà ragione, come hanno puntualmente dimostrato diversi assaggi.

Pertanto, la super-degustazione che ha portato alla ribalta le più grandi annate di champagne (2002-1982), tenuta pochi giorni fa alla Stella d’Oro di Soragna, ha visto a mio avviso assoluta protagonista la Rare 1985, che ha prevalso, non con poca sorpresa, nei confronti di autentici ‘mostri’ come R.D. 1995, La Grande Dame 1989, lo stesso Charlie 1982 in magnum… Bene, eccone la degustazione, dedicata idealmente proprio a Régis!

 

Rare 1985

Rare 1985

30% Pinot Noir, 70% Chardonnay
L’olfatto è incredibile per eleganza e ricchezza allo stesso tempo, quindi per un equilibrio che potremmo definire perfetto. È un’esplosione di idrocarburi che, in fusione con le note di agrumi, ricordano quasi un Riesling della Mosella. Ma è solo la primissima impressione, perché ecco, a seguire, note di crema pasticcera, di fiori, di spezie, anche spunti balsamici e fumé, con gli agrumi e la mineralità sempre a recitare il ruolo primario. È uno champagne che dà la netta sensazione di potenza e raffinatezza, di levigatezza e soprattutto tanta freschezza, grazie probabilmente alle caratteristiche dell’annata (tra le più fredde della storia). E se il naso si rivelava stupefacente, la bocca fa, come si dice, alzare il sopracciglio: innanzitutto brillante nella sua freschezza, è scattante all’attacco, piena ma tesa, densa ma leggera, con una progressione portentosa nella sua naturale grandezza, poggiata su una bollicina finissima e carezzevole. È uno champagne raffinato, perfettamente equilibrato, asciutto, che si distende, più che ampliarsi, con ritmo fino al lunghissimo finale, asciutto e salino, ancora agrumato, soprattutto gustosissimo. Un capolavoro.
Voto: 99/100

Beh, in Francia avranno pure avuto un professore di scienze naturali in meno (perché tale doveva essere Régis…), ma, per fortuna, hanno avuto uno chef de cave d’eccezione in più. Una ‘star’, se non fosse per il suo carattere schivo, a dispetto della simpatia unica che lo contraddistingue…

Ad maiora!

Alberto Lupetti con Régis Camus
La celeberrima simpatia di Régis l’ho vissuta anche attraverso simpatici siparietti…

(ha collaborato alla scheda di degustazione Vania Valentini)

 

Auguroni a tutti i lettori e gli amici di LeMieBollicine di Buon Anno!

E che il 2016 sia molto più ‘spumeggiante’ del 2017…

 

9 commenti su “Personaggio dell’anno LeMieBollicine 2016: Régis Camus”

  1. Ciao Alberto, innanzi tutto volevo ringraziare te e Vania per la magnifica serata alla Stella d’oro. All’inizio, come ti ho detto, sono rimasto colpito da La Grande Dame 1989 perché non me l’aspettavo così in forma ma poi, ripensandoci il giorno dopo, effettivamente il vero capolavoro della serata è stata proprio la Rare 1985. Rileggendo le note sulla scheda di degustazione mi sono tornate in mente tutte quelle sensazioni provate degustandola. Che dire, ancora una volta hai ragione tu: un capolavoro.
    Buon anno!

  2. Salve Sig. Lupetti,
    prendo spunto da questo articolo per chiedere un Suo parere su quello che esporro’.
    Ieri sera con 5 amici abbiamo organizzato una serata con salmone selvaggio d’alaska,culatello della Buca,torta salata di carciofi e parmigiano 48 mesi.
    Abbiamo bevuto : Comtes d C. 2006–Rare 2002–Noble cuvee’ 2002 con il salmone.
    Brunello Casanova di Neri Tenuta Nuova 2010 con culatello.
    Dom R rose’ 1996 per chiudere.
    Tutti i miei amici hanno trovati superbi il Comtes ed il Rare ed un bel gradino sotto il Lanson. Io non concordo con loro e considero il Lanson piu’ complesso e meno “beverino” ma forse piu’ interessante e con piu’ potenziale.
    Tutti abbiamo poi concordato che il Brunello ed il Ruinart ci hanno dato emozioni stupende. Probabilmente il top nelle loro tipologie. Apprezzerei molto un Suo commento. Cordialita’ e Buon Anno. GB.

    1. Bella serata, complimenti! Anche se non riesco proprio a vedere il Brunello con il Culatello…
      Parliamo di tre champagne d’eccezione, ma permetta una domanda: i suoi amici sono grandi appassionati di champagne? Lo chiedo perché un’idea me la sono fatta: la Noble è l’unico dei tre a non svolgere la malolattica, a differenza degli altri due, che sono anche dosati più alti (9 e 10 g/l rispettivamente), quindi possono sembrare più morbidi, più facili. Inoltre, la Noble è il vino più giovane dei tre, con un dégorgement molto recente, e questo ne limita l’espressività.
      Questa una mia ipotesi: ci si ritrova?
      Vista l’annata, con il tempo Rare e Noble saranno strepitosi, comunque, ma ci vuole pazienza.
      Nulla da dire su Brunello (anche se pure il tenuta Nuova vuole tempo… sembra una litania, ma con i grandi vini bisogna saper aspettare), mentre sono un po’ sorpreso vi sia piaciuto tanto il DRR 1996: buono, buonissimo, per carità, ma non certo al top.
      Mi faccia sapere.
      Auguroni

    1. come al solito gentilissimo.La Sua risposta e’ sicuramente centrata ma Le assicuro che il DRR 96 era veramente spettacolare.Ancora Auguri..

  3. Buongiorno Sig.Lupetti uso questo articolo per chiederle un consiglio su ina bottiglia di Dom Perignon 1992 che ho acquistato da poco. La bottiglia ha dire del venditore è rimasta sempre coricata e al riparo da luce. La temperatatura non credo sia stata costante. Io l’ho tirata fuori il livello del vino è poco sotto la carta che racchiude il collo della bottiglia. Secondo lei è da ritenersi ancora valido? Ma soprattutto sapendo che comunque il 1992 non sia stata un annata buona, cosa dovrei aspettarmi da un vintage come questo? Grazie mille e aspetto una sua risposta e complimenti vi segui sempre. M.B.

    1. Buongiorno. Curioso che una bottiglie del 1992 presenti già un calo di livello, seppure minimo. A ogni modo, da quanto ricordo dall’ultimo assaggio di un OE (quindi, a maggior ragione, lo sarà il Vintage…), dovrebbe trattarsi di uno champagne piuttosto maturo, ma non ‘morto’, beninteso. Anzi, pure con un ceto fascino, per quanto l’annata possa aver detto in termini di espressività…
      Se decide di aprirla, poi mi faccia sapere!

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