Eh sì, il Comtes de Champagne è proprio il miglior blanc de blancs!

Taittinger Comtes de champagne 1998 Blanc de Blancs

Nel 1945 François Taittinger, secondogenito del fondatore Pierre, prende le redini della maison di famiglia e ne fissa lo stile legato allo Chardonnay. Non solo: recupera definitivamente le strutture sotterranee (cripte dei monaci e crayères) sotto quella che fu l’abbazia di Saint-Nicaise e ne fa le cantine per la maturazione dei migliori champagne Taittinger. Nel frattempo, è affiancato nell’opera dal fratello minore Claude (che riceverà il testimone a seguito della scomparsa prematura di François nel 1960), che nel 1952 ha un’idea: estremizzare il legame tra gli champagne Taittinger e lo Chardonnay attraverso un blanc de blancs inedito. Un blanc de blancs di altissimo livello che sarà anche la cuvée de prestige di Taittinger.

Era nato il Comtes de Champagne, che sarà poi lanciato cinque anni più tardi.

Cantine sotterranee Taittinger
Il primo livello delle cantine sotterranee sotto la sede di Taittinger, costituite da quelle che erano le cripte dei monaci dell’abbazia di Saint-Nicaise: è qui che matura il Comtes de Champagne.

Da allora, questo champagne è un riferimento e se oggi il sottoscritto arriva a dire che è “il miglior blanc de blancs”, è bene sapere che all’epoca Ian Fleming faceva dire a James Bond nel primo romanzo ‘Casino Royale’ “Taittinger blanc de blancs is probably the finest champagne in the world…”. In effetti, il Comtes fu una rivoluzione: fino ad allora gli champagne erano nella stragrande maggioranza assemblaggio di diverse uve? Bene, il Comtes è fatto di una sola, lo Chardonnay. Anticipo subito la domanda… Sì, esisteva il Salon, ma si trattava di uno champagne a dir poco di nicchia. Tornando al Comtes, nel dopoguerra gli champagne erano caratterizzati da un gusto corposo? Bene, questo punta invece a leggerezza e finezza. Più d’ogni altra cosa, però, il Comtes è una fotografia della miglior Côte des Blancs, perché impiega le uve di cinque straordinari Grand Cru: Chouilly, Cramant, Avize, Oger e Le-Mesnil. È tuttora l’unico champagne del genere ed è rimasto immutato negli anni se si eccettua che, con la vendemmia 1989, si decise di fermentare una piccola parte (il 5%) dei mosti in barrique (di cui il 20% nuove, il 20% di secondo passaggio e così via) al fine di conferirgli maggiore struttura, maggiore grassezza. Le uve sono per la stragrande maggioranza di proprietà (non dimentichiamo che, con ben 288 ettari, Taittinger vanta il più grande patrimonio vitato familiare) e, dopo il tiraggio, il Comtes matura non meno di 8 anni nelle cantine sotterranee di Saint-Nicaise. Anzi, queste cantine sono riservate proprio a ‘lui’, remuage (manuale) compreso, se si eccettua la presenza di grandi formati (da jeroboam in su) delle altre cuvée Taittinger. Il dosaggio è 9 g/l, tipico della maison, e la produzione è di circa 250.000 bottiglie (dalle 150.000 alle 300.000 a seconda della vendemmia, per essere precisi) unica eccezione l’annata 1995, quando la produzione raggiunse addirittura le 500.000 bottiglie!

Famiglia Taittinger
Una maison, una famiglia: Pierre-Emmanuel Taittinger, nipote del fondatore e attuale presidente, insieme ai figli Vitalie (marketing) e Clovis (export).

Oggi è sul mercato il Comtes de Champagne 2006, molto importante, addirittura simbolico in quanto è la prima annata dopo la riacquisizione della maison da parte di un ramo della famiglia, quello che fa capo a Pierre-Emmanuel Taittinger, ma voglio raccontare di un’annata un po’ più vecchia, la 1998. Ci troviamo per fare una degustazione della nuova edizione (2018-19) della guida Grandi Champagne e il buon Marcello Bergonzini si presenta proprio con questa bottiglia, “per concludere al meglio” ci dice. Meglio di così!

Comtes de Champagne 1998

Bottiglia Taittinger Comtes de champagne 1998 Blanc de Blancs100% Chardonnay
Gran bel naso, assolutamente vivo, con un’affascinante maturità giocata sulla torrefazione, un po’ anche sul sottobosco e la frutta secca. Ma è anche un naso evidentemente grasso, burroso come i grandi Mersault, arricchito da fini dolcezze di crema pasticcera e con la mineralità invero nascosta da questa opulenta grassezza. A dirla tutta, l’olfatto potrebbe sembrare più vecchio di quello che è in realtà, ma non perché lo champagne sia ‘avanti’ nella maturazione, bensì perché esprime questi affascinanti sentori solitamente propri di champagne più vecchi. Quasi spiazzante, invece, la bocca, per la vivacità della bollicina e, soprattutto, per la freschezza, stavolta propria di champagne ben più giovani. Tornano gli aromi di torrefazione, ma soprattutto un’acidità di stampo agrumato e, finalmente, la mineralità. Bellissimo il finale, sapido, croccante, ancora fresco. Anzi freschissimo. Già, perché la ‘regola dell’8’ colpisce ancora regalandoci uno champagne complesso, ma anche in pieno divenire. Non uno champagne ancora giovane, no, ma uno che non ha detto ancora tutto…
Voto: 95/100

(non è indicato l’importatore in quanto la maison di Reims è in corso di cambiamento. Il nuovo distributore esclusivo per il mercato italiano dovrebbe essere ufficialmente annunciato a giugno)

www.taittinger.com

6 commenti su “Eh sì, il Comtes de Champagne è proprio il miglior blanc de blancs!”

  1. Illustre Alberto salve, sono assolutamente d’accordo con lei, è un grande (!!!) champagne…..l’ho bevuto nelle tre annate 88, 99 e 05 e pur con le notevoli ovvie differenze ha sempre lasciato il segno! È sempre un gran piacere leggerla….a presto.

    1. Mi fa molto piacere!
      1988? Straordinario! 1999? Sorprende. 2005? Interlocutorio, ma per essere un 2005 si fa valere…
      A presto

  2. Caro Alberto, non posso che ribadire quanto scritto già altre volte: il comtes de champagne rientra assolutamente tra i miei bdb preferiti (almeno tra quelli assaggiato finora). Ne approfitto per ringraziarla per il consiglio datomi qualche tempo fa: a proposito di bdb ho assaggiato quello di de sousa e mi ha davvero colpito!

  3. Buongiorno Alberto, Le scrivo poiché, se non Le darà noia, avrei bisogno di un consiglio riguardo la scelta di uno Champagne. Mi è stato regalato in enoteca un buono in “carta bianca” del valore di 200 euro con il quale vorrei scegliere una bottiglia, possibilmente rappresentativa di una un’annata favorevole, direi in corso, espressiva del valore del territorio e non pregiata per il solo nome che porta in etichetta. Il mio palato è ancora “giovane”, ma mi rivolgo a Lei poiché vorrei un prodotto da intenditori e appassionati, lontano dal voler essere messo in mostra. Ho letto alcune recensioni riguardo alla Winston Churchill di Pol Roger, al Comtes de Champagne di Taittinger come in questo Suo ultimo post, agli Champagne di Jacquesson e, anche, al Rosé Belle Epoque di P. Jouet. La ringrazio anticipatamente se vorrà aiutarmi. Le auguro una buona giornata, Francesca.

    1. Nessun problema, ci mancherebbe!
      Non mi parla se preferirebbe un’annata vecchia o recente, pertanto farò riferimento all’ultima sul mercato.
      Parla di tutti champagne eccellenti, quindi la risposta alla sua domanda è facile: quello che le piace di più!
      Toglierei da questi, però, la Belle Èpoque Rosé in quanto fuori budget (siamo sui 250 euro), mentre Jacquesson immagino pensi a uno dei Lieux-Dits, giusto? Se sì, andrei sul Vauzelle Terme, veramente notevole.
      Comtes e Sir Winston, invece, sono due capolavori tanto in assoluto quanto nelle rispettive categorie, quindi scelga quello con il quale ha maggiore feeling. Non sbaglierà in nessun caso…
      Mi faccia sapere.

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