Champagne Alexandre Filaine: eccellenza inossidabile

Alexandre Filaine

Due anni fa, in occasione delle lavorazioni della precedente edizione della guida, iniziavo a conoscere (e apprezzare…) uno dei produttori di champagne in assoluto più coinvolgenti: Alexandre Filaine. Oggi posso affermarlo con certezza e senza timore di smentita, ma all’inizio i dubbi li avevo. Mi spiego. Da qualche anno, sembra che bere champagne di grandi maison o di nomi conosciuti sia quasi un crimine e pare non esistano altro se non i piccoli. Anzi, sembra che siano degni d’attenzione sono gli champagne di vigneron sconosciuti. Nell’Italia del vino siamo maestri a creare fenomeni, salvo poi renderci conto di quanto siano stati effimeri, fondati sul nulla se non la moda passeggera. Ora, in parte è vero che il sottoscritto sia un fan delle maison, anche perché le vette raggiunte da alcune cuvée di queste sono inavvicinabili, non raccontiamoci frottole (quanti ‘talebani’ si inchinano poi davanti a un Krug, un DP, un Cristal che teoricamente sarebbero i ‘mostri cattivi’? Suvvia, un po’ di coerenza!), ciò nonostante non ho problemi ad ammettere che ci sono alcuni RM, alcuni vigneron di assoluta eccellenza. Non sono molti, ma ci sono e sfogliando la guida avrete capito quali sono…

Fabrice Gass
Il grande Fabrice Gass, persona squisita e produttore a dir poco geniale.

Però, attenzione, perché il problema non è parteggiare per una categoria di produttori o l’altra, così, per partito preso, per schierarsi, per pura ideologia (oddio, l’ideologia è arrivata nel vino? Dopo che in politica è morta…), invece si tratta di una più concreta questione di costanza qualitativa. Mi spiego. Può capitare un anno di assaggiare uno champagne di questi ‘piccoli’ e rimanerne stregato. Però, poi, l’anno seguente, ci si aspetta le medesime sensazioni, invece… cocente delusione! Il motivo? Semplice: il vigneron è fortemente territoriale e non ha grosse strutture in cantina, quindi risente moltissimo dell’andamento dell’annata in loco e non può sempre gestire perfettamente i vins de réserve, da cui questa ‘qualità’ per forza di cose altalenante.

Ovviamente neanche considero quegli appassionati che ti vogliono convincere a tutti i costi della bontà di questo o quello champagne (o vino), solo perché ‘piccolo e bio’, nonostante sia, de facto, palesemente improbabile…

Champagne Alexandre Filaine
La forza di questo produttore? Fare champagne eccellenti, piacevolissimi, coinvolgenti, e farli sempre tali, anno dopo anno… Non è cosa da tutti. Soprattutto tra i ‘piccoli’.

Vabbè, questa lunga premessa per far capire con quale spirito mi sia avvicinato la prima volta ad Alexandre Filaine: “accidenti quanto è buono, ma vediamo se è un caso sporadico o meno”. Quindi, come si suol dire, ci sono andato con i piedi di piombo. Man mano, però, sono diventato amico di Fabrice Gass, persona a dir poco eccezionale, non solo come vigneron, ma come umanità, generosità, modestia, e, pur non avendo tuttora capito come diavolo faccia a fare champagne così ‘buoni’, mi sono invece reso conto che la sua qualità non è affatto episodica, ma costante. Rocciosamente costante. Inossidabile. Nel corso di una quindicina di visite, con Fabrice ho assaggiato di tutto, dai primissimi esperimenti in assemblaggio con lo Chardonnay del suo amico Pascal Agrapart, ai suoi primi tiraggi del 1992, dalle magnum e le bottiglie, ai vini con liqueur e senza. Ebbene, con una leggera e ovvia influenza dell’annata, gli champagne Alexandre Filaine si muovono sempre in una dimensione di eccellenza. L’unico limite di questo produttore è la produzione: solo 5.000 bottiglie annue. Ho chiesto a Fabrice perché non producesse un po’ di più, magari smettendo di vendere parte delle uve (in fin dei conti possiede pur sempre un ettaro e mezzo) e lui, molto onestamente, mi ha confessato: “non ce la faccio fisicamente, soprattutto con i soutirage!”. Già, perché Fabrice Gass ‘è’ Alexandre Filaine in tutto e per tutto: coltiva la vigna, vendemmia (con l’aiuto di alcuni parenti), pressa (con l’aiuto del cugino, in un clima a dir poco festoso), vinifica, travasa le barrique, sviluppa gli assemblaggi, effettua i tiraggi, fa il rémuage, degorgia à la volée, aggiunge la liqueur, tappa… Ecco, solo nell’etichettatura è aiutato dalla moglie, altrimenti fa tutto lui, Fabrice.

Fabrice che è anche una sorta di libro vivente della Champagne, della sua storia, delle sue tradizioni, vanta ovviamente un’enorme esperienza nell’art champenoise, avendo lavorato per 27 anni da Bollinger, prima come caviste (cantiniere), poi come tonnelier, infine come dégorger. Non a caso, lo stile dei suoi champagne strizza l’occhio a quelli della maison di Aÿ e le barrique (che lui chiama tonneaux…) sono in larga parte quelle dismesse dalla stessa Bollinger.

Barrique Alexandre Filaine
Tutti i vini sono fermentati in vecchie barrique (anche più di 50 anni) senza svolgere la malolattica.

Comunque, dicevo, che non sono riuscito a capire come questi champagne di assoluta piacevolezza siano così incredibilmente costanti nella qualità. Forse è proprio l’assoluta coincidenza tra maison e uomo, forse è l’eccezionale savoir-faire di Fabrice, forse, come dice lo stesso Gass, sono le vigne (anche se, per quanto buone, a dispetto della classificazione ‘solo’ all’89%, non possono valere tanto da sole…), forse… non so, ma ogni volta lo champagne Alexandre Filaine significa piacere. Tutti. Dall’irresistibilità della Spéciale alla complessità del DMY (ex Cuvée Confidence: il povero Fabrice è stato costretto a cambiare nome perché non l’ha mai registrato e gli è stato ‘scippato’ da una cooperativa dell’Aube!), fino alla raffinatezza del Sensuum Vertigo Millésime (a onor del vero, un imbottigliatore italiano ha turpemente tentato di contestare anche questo nome: no comment!).

A breve assaggeremo in anteprima per l’edizione 2018-19 della guida Grandi Champagne i prossimi tiraggi di Fabrice, ma nel frattempo, anche per festeggiare la nuova distribuzione in Italia, vorrei raccontare di un recentissimo assaggio.

Era l’ultimo viaggio in Champagne, quello di neanche venti giorni fa con Federico, Amedeo e Marcello. Passiamo da Fabrice per un saluto e si inizia con una delle primissime bottiglia di DMY del prossimo tiraggio ad andare sul mercato. È buonissimo, addirittura più fresco e scattante del solito, finisce in un baleno. Allora Fabrice annuncia che scenderà in cantina a degorgiare una magnum del 2002, così, per fare un aperitivo ‘adeguato’…

Il video del dégorgement à la volée della magnum di 2002 da parte di Fabrice…

È giusto chiarire. Fabrice parla di annata, ma non si tratta del Sensuum Vertigo, nato solo con la vendemmia 2007, bensì dell’attuale DMY, al quale Fabrice fa riferimento sempre come annata base. Quindi si tratta di uno champagne frutto soprattutto della vendemmia 2002 (l’altra annata ‘pesa’ solo per il 15% circa). Inoltre, pur se DMY e Spéciale praticamente condividono l’assemblaggio, il primo rimane molto più a lungo sui lieviti (almeno cinque anni) e lo fa con la bottiglia chiusa con il tappo di sughero (bouchon liège). In questo caso, poi, oltre al formato magnum, abbiamo beneficiato di un lunghissimo (14 anni) riposo sui lieviti e dell’assenza di dosaggio, contro i soliti 4-5 g/l per questa etichetta. Vediamo…

DMY

Bottiglia Alexandre Filaine45% Pinot Noir, 30% Chardonnay, 25% Pinot Meunier
(magnum, dég. à la volée il 14 maggio 2017, 0 g/l)
Già al primissimo naso la ‘firma’ di Fabrice è evidente, ma, oltre alla nettissima freschezza, ecco una mineralità importante fusa a una netta componente di idrocarburi. Spiazza, ma ha fascino. E, via via, ecco farsi largo una sensazione di profondità, di fittezza, di complessità. Il naso marca anche la tipica opulenza e il legame con le uve nere, ma in un contesto vivace, brillante, mai eccessivamente opulento, oltre agli spunti di frutta secca, di agrumi canditi, di spezie. Soprattutto, l’evoluzione è sottile, sussurrata, al punto che non puoi proprio dire si tratti di uno champagne di tre lustri! La bocca è tesa e vibrante, agile e scattante, molto ricca ma ben bilanciata dalla grande freschezza, minerale e agrumata nei ritorni, finemente salina, sapida e gustosa nel lungo finale. Ma stordisce l’equilibrio di questo champagne, l’equilibrio perfetto, che ti fa sgranare gli occhi quando ricordi che è senza dosaggio, ma… non sembra. Notevole. L’ennesima conferma dell’abilità, del genio di Fabrice. Grazie.
Voto: 95/100

Gli champagne Alexandre Filaine sono distribuiti in esclusiva da:
Falesco – tel. 0744/9556 – www.falesco.it

 

8 commenti su “Champagne Alexandre Filaine: eccellenza inossidabile”

  1. In effetti anche solo lo “Spéciale” dopo il vs 91 in guida a poco meno di 40€ è uno di quelli che mi sono dimenticato di acquistare (dopo averlo finalmente trovato in distribuzione), ma anche perché per gli RM in genere mi scatta come una sorta di idiosincrasia su queste tipologie di prezzi che sono gli stessi di colossi come Charles Heidsieck e Louis Roeder, per non dire Bollinger…. e per non parlare di un Black Label che oggi, intorno ai 27/28€ può fregiarsi di un rapporto prezzo/qualità decisamente alto…
    Grazie

    1. Alexandre Filaine, come si sarà capitolo colloco tra i migliori produttori di champagne. Solo perché, dopo assaggi e riassaggi, ho capito che non sa fare solo qualità, ma anche costanza di questa! E il 91/100 della scorsa edizione fu un punteggio conservativo: all’epoca non avevo se quella qualità fosse episodica o meno…
      Capitolo prezzo grandi e piccoli: semplice. Il grande ha un listino export che vale un po’ per tutti i paesi, quindi il prezzo è finale è bene o male sempre quello. Il piccolo, invece, ha un solo prezzo, che vale per l’asporto in loco cosìcome per l’export: ovvio che, in quest’ultimo caso, il costo a scaffale ne risente.
      Assolutamente d’accordo sui tre brut sans année, infine: Roederer al top, CH a insidiarlo pericolosamente, Lanson molto, molto buono. Ma se si considera il prezzo…
      A presto, allora!

  2. Buongiorno,
    mi saprebbe dire chi è il nuovo distributore di Filaine al posto di Cavalli? Non sono riuscito a trovarlo…
    Le chiedo anche cosa ne pensa dello Zero Brut Nature e del Brut Reserve di Tarlant, che non ho trovato in guida.Dal momento che non li “regalano”, meritano di essere acquistati o ci si può orientare meglio su altri vini? Diciamo che, per farle capire i miei gusti, come brut base, io stravedo per Charles Heisieck e Roederer…

    1. Buongiorno.
      A partire dal primo giugno 2017 lo champagne Alexandre Flaine è distribuito dalla cantina umbra Falesco, come peraltro indicato alla fine dell’articolo…
      Tarlant Zéro? Molto buono, sarà nella prossima edizione della guida. ma molto, molto diverso dai due citati, per stile , ovviamente, secchezza. Ma i due citati rimangono i riferimento della categoria…

  3. Complimenti per tutte le sue iniziative e per la sua bella guida, ho recentemente acquistato un paio di bottiglie di Speciale dell ultima (credo) sboccatura e devo dire che sono rimasto stupito, una acididita elevata quasi fastidiosa . Avendola acquistata con alcuni amici mi sono confrontato con loro, Stessa spremuta di limone. Le altre due le dimentico in cantina e spero che il tempo faccia un buon lavoro. Non è mia abitudine bere le ultime sboccature ma purtroppo molti produttori non scrivono nessuna informazione, quanto ci aiuterebbe nella scelta della bottiglia ideale. Grazie ancora per le sue belle recensioni

    1. Grazie.
      A proposito di A. Filaine: posso pure capire che ad alcuni da giovani questi champagne possano sembrare un po’ acidi (non fanno la malolattica), ma che siano nettamente agrumeti proprio no! Son ben lontani dalle caratteristiche tipiche dei blanc de blancs.
      Non mi piace fare commenti ‘tranchant’, in più il vino ha le sue bizzarrie, ma ‘spremuta di limone’ faccio veramente fatica.
      Fermo restando che ha perfettamente ragione sulla necessità di invecchiamento e sull’auspicare l’indicazione del dégorgement…

      1. Buonasera e complimenti
        È un vero piacere leggere i suoi articoli.
        Vorrei sapere come e quanto puo sostare uno champagne dopo essere stato degorgato
        Grazie

        1. Grazie!
          Beh… dipende. Dal tipo di champagne ed eventualmente dall’annata. In linea di massima, molto di massima, diciamo 5-7 anni un buon sans année, 15-30 anni un buon non millesimato. Ma ho ricordi incantevoli di bottiglie anche degli anni ’40 e ’50…

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