Veuve Clicquot EBEO: vogliamo riparlarne?

bottiglie in degustazione di Veuve Clicquot Extra Brut Extra Old

Non ha neanche fatto in tempo ad arrivare sul mercato, che l’EBEO ha già creato un bel po’ di discussioni. Discussioni, attenzione, non polemiche o dubbi. Ricordo che si tratta del nuovissimo champagne di Veuve Clicquot, il suo primo ‘multimillésime’, il suo primo a basso dosaggio. Non a caso, il nome sta per Extra Brut Extra Old. Qui su LeMieBollicine Vania ce l’ha da poco raccontato, ma, alla luce delle suddette discussioni e della chiara necessità di un assaggio in condizioni ottimali (cosa che molto difficilmente accade durante le presentazioni), abbiamo deciso di riassaggialo. Ma facciamo un passo indietro.

Veuve Clicquot Extra Brut Extra Old
Cos’è veramente l’EBEO? Non un upgrade del Carte Jaune, ma molto in più. Ecco, questa foto ufficiale è stata uno degli elementi che hanno generato confusione nella presentazione di questo nuovo champagne…

A gennaio capito da Veuve Clicquot con un gruppo. Mentre gli altri fanno la visita d’obbligo, io mi fermo a fare due chiacchiere con lo chef de cave che sta facendo un gran lavoro sui vini della maison (ed è solo all’inizio…). A un certo punto, porta una bottiglia anonima, priva di habillage, e con l’aria di chi la sa lunga mi chiede di assaggiare e digli cosa ne penso. Metto il naso nel bicchiere e trovo lo stile VCP, evidente, ma anche qualcosa di diverso. Una sensazione di pulizia, di nettezza, che poi si conferma all’assaggio. Mentre Dominique mi osserva interessato, mi viene in mente la rivelazione di un celeberrimo chef de cave giusto un mese prima: “sai che in Clicquot si sono messi perfino a fare un extra-brut?”. In un lampo faccio 2+2 e mi dico “vuoi vedere che proprio questo?”, ma non voglio rovinare la festa a Dominique, così gli dico: “buono, molto buono, ma è Clicquot a dosaggio ridotto?”. Vengo così a sapere che si tratta di uno champagne inedito, che sarà lanciato ad aprile, che è effettivamente un extra-brut (3 g/l), è tirato a pressione minore (5 atm.) ed è un vero e proprio ‘multimillésime’, visto che è fatto unendo 6 grandi annate. Non solo, queste grandi annate sono selezionate nella straordinaria collezione di vins de réserve della maison: nella cantina di produzione di rue Albert Thomas a Reims sono conservati vini fino a 20 annate indietro, tutti sulle proprie fecce, a 10°C in tini di acciaio. Ricorderete che una parte importante della vendemmia in Veuve Clicquot è destinata proprio ai vins de réserve e che questi sono la prima preoccupazione dello chef de cave. A ogni modo, questo nuovo champagne mi sembrò veramente buono, capace di conquistare sorso dopo sorso, ma, poiché mi fu chiesto di non prendere appunti né fare foto, ed essendo ‘sotto osservazione’ da parte di Dominique, non riuscii ad andare oltre queste primissima, ma positive, sensazioni. Una cosa però a Dominique la dissi: “non fate passare il messaggio dell’extra-brut come primo! Sarebbe un errore e vedrete visti come quelli che inseguono la moda. Invece, sottolineate l’eccellenza dell’assemblaggio e che il basso dosaggio è solo una conseguenza di questo…”.

Dominique Demarville
Dominique Demarville, lo chef de cave di Veuve Clicquot. È lui che ha voluto, ideato, sviluppato questo champagne. Dimostrando ancora una volta talento, sensibilità, nessun timore di mettersi in discussione.

Passano quattro mesi e lo champagne viene presentato ufficialmente in Italia, a Milano. Presenzia Vania, ma tra ritardi di inizio lavori e la naturale confusione di questi eventi, anche lei va poco oltre le prime impressioni. Ciò nonostante, ha l’abilità di riuscire a prendere appunti e a preparare un articolato pezzo di presentazione. Prima della pubblicazione ci confrontiamo sul punteggio: per Vania, l’EBEO vale 92-93 punti, io la consiglio di tenersi certamente sopra i 90/100, ma non troppo, così decidiamo di chiudere a 91/100. Oggi, con il senno di poi, confesso di essere stato troppo conservativo, ma, alla luce del mio ricordo vago, mi sembrava comunque un bel punteggio.

Arriviamo alla pubblicazione dell’articolo a firma di Vania e iniziano le discussioni. Soprattutto, diversi appassionati fanno notare un prezzo dell’EBEO ben più alto del Vintage 2008 della stessa maison, ma un punteggio inferiore. Non solo. Leggo la recensione di un noto critico inglese di lungo corso e vedo un punteggio di ben 95/100! E, per concludere, percepisco come alcuni appassionati vedano l’EBEO come una mera operazione di marketing. Mentre altri lo inquadrino addittura come un Carte Jaune rimaneggiato, quando, invece, non c’entra proprio nulla!

Veuve Clicquot Extra Brut Extra Old
L’EBEO è il primo VCP dichiarato come extra-brut, ma questo basso dosaggio non rappresenta il suo punto di partenza, bensì di arrivo.

Insomma, mi adopero per riassaggiarlo, insieme a Vania, con i bicchieri giusti (gli oramai insostituibili ‘Champagne Wine Glass’ di Riedel, linea Veritas) e tutta la calma necessaria. L’assaggio avviene mercoledi scorso alla Stella d’Oro di Soragna, di buona mattina (meglio di così!) a margine delle degustazioni della prossima edizione (2018-19) della guida Grandi Champagne. Quindi, alla degustazione partecipa anche Marco Dallabona.

Scatola di Veuve Clicquot Extra Brut Extra Old

EBEO

47% Pinot Noir, 27% Chardonnay, 26% Meunier
dég. giu. 2016 – Naso assolutamente coerente con lo stile VCP, fruttato, pure affumicato, quindi floreale, man mano grasso di nocciola, arricchito da note di zenzero, su una base mineral/salina. È ampio, ricco, ma anche molto verticale, per non dire sottile nella sua eleganza, nella sua freschezza. Per non parlare dell’equilibrio, virtualmente perfetto perché non c’è veramente una nota fuori posto. Anche l’attacco al palato è immediatamente fresco, con una gustativa succosa, salina già all’attacco. Ma l’aspetto più sorprendente è che nella sua levigatezza, nella sua polposità, lo champagne risulta perfettamente equilibrato, a costo di apparire leggero. Naturalmente, tale non è proprio, perché è invece brillante, raffinato, tale da danzare letteralmente sul palato, facendosi ora agrumato e nuovamente minerale. E non si può parlare di dosaggio basso o meno, perché è perfetto così, né dolce né secco. Se proprio vogliamo spaccare il capello in quattro, gli manca un filo di profondità, ma è pur sempre all’inizio del suo cammino…
Voto: 93/100

Per dare un’idea ancora più articolata di questo champagne, dopo la scheda frutto della degustazione condivisa di tutti e tre, ecco anche un nostro commento finale presi singolarmente:

Alberto: l’esaltazione dello stile VCP a fronte di grande finezza. Lo ricordavo più secco, invece sono rimasto colpito da un equilibrio a dir poco stupefacente. E, in questo contesto, il dosaggio da extra-brut va visto come una conseguenza e non come un obiettivo. Bravo (Dominique)!

Marco: una ballerina che si muove perfettamente sulle punte. Soprattutto, tolta La Grande Dame, non ricordavo un VCP tanto buono! E siamo solo al debutto…

Vania: freschezza e raffinatezza ai massimi livelli. Se si tratta del primo esempio di nuovo, ipotetico new deal della maison, beh… ben venga!

controetichetta Extra Brut Extra Old
In controetichetta troviamo tanti elementi: le annate in assemblaggio, il tiraggio, il dégorgement…

Tiriamo le somme.

Un gran bello champagne, senza dubbio. Fu criticata la definizione di ‘capolavoro’ Vania, ma un capolavoro lo è. Per eleganza, freschezza, finezza, equilibrio. Per non parlare della maestria con la quale è stato creato. Poi, può un capolavoro fermarsi a 93/100? Beh, a parte che si tratta di un gran bel punteggio (da 90/100 siamo nell’eccellenza e ogni punto in più è particolarmente pesante, per noi. Poi se altri, soprattutto una certa critica americana, snocciolano i 95-97/100 come niente fosse non possiamo farci niente), ma è pur sempre un giudizio dato al debutto, quindi ancora non conoscendo l’evoluzione di questo champagne e la tradizione che porterà con sé, ovvero la validità degli assemblaggi che verranno. Certo, potranno essere anche di livello inferiore, ma sono pronto a scommettere sul contrario.

Andiamo avanti.

Costo: è uno champagne fatto con soli vins de réserve, il più vecchio targato 1998, il più giovane 2010, che sono pur sempre 7 anni fa. Avete un’idea di quanto sia oneroso e complesso gestire alla perfezione una simile mole di vini? Per carità, un’incidenza del marketing sul prezzo ci sarà pure, ma questo champagne è costoso da fare. Molto. Ben più di un ‘semplice’ Vintage.

Confronto: sulla Grandi Champagne 2015-16 il Vintage 2008 è a 94/100 quindi è meglio. Capisco che il grande pubblico possa limitarsi a 2+2=4, ma la cosa è un po’ più complicata, se permettete. Il Vintage 2008 è frutto di una sola, grandissima annata, l’EBEO di una serie di annate, alcune mostruose, altre buone. Il Vintage 2008 è più incisivo, l’EBEO più raffinato. Però perché confrontarlo con il 2008? Solo perché adesso c’è questo sul mercato? Un po’ limitativo… Ad esempio, limitandoci al solo punteggio, sarebbe molto ‘meglio’ del Vintage 2004… allora? Prendete l’EBEO per quello che è, assaggiatelo se potete e fotografatelo in solitaria. I paragoni verranno semmai in seguito.

Pressione minore: come ho detto a un appassionato su LeMieBollicine, è una scelta unicamente di Dominique, il marketing non c’entra. Veuve Clicquot è una maison che si rivolge a un pubblico eccezionalmente ampio, quindi non può permettersi champagne ‘elitari’. Con l’EBEO Dominique ha già osato abbastanza, quindi doveva fare in modo che il carattere più asciutto non apparisse ‘duro’ ai meno appassionati. Ecco perché le 5 atmosfere anziché le consuete 6, per evitare ogni sensazione di aggressività. Vista la degustazione, posso dire che l’obiettivo è stato perfettamente centrato!

Comunicazione: non me ne voglia la maison, ma credo non abbia saputo comunicare nel migliore dei modi l’EBEO. Come dimostra puntualmente dal fatto che il mercato non ha capito di cosa si tratta e dove si colloca. Ci provo io, riassumendo in parte quanto detto. È il frutto della ricerca di Dominique Demarville, volta a esaltare il vero tesoro di VCP, la sua eccezionale collezione di vins de réserve. Ne sono stati scelti alcuni, di diversa espressività e assolutamente perfetta conservazione per racchiudere in bottiglia l’esaltazione dello stile VCP. Poi, al termine, ci si è resi conto che, per completare questo lavoro, serviva un dosaggio diverso, non il solito, ma più basso, per esprimere tutto ciò con la massima purezza. E, a seguito di numerosi assaggi, è stato scelto quello a 3 g/l. Quindi, è uno champagne alto di gamma, nello sviluppo di cantina anche superiore al classico Vintage.

Le cose stanno così. Oggi. Il tempo ci dirà chi avrà avuto ragione.

Per eventuali altri dubbi o pareri diversi vi aspetto nello spazio commenti…

Gli champagne Veuve Clicquot sono distribuiti in esclusiva da:
Moët-Hennessy Italia – tel. 02/6714111 – www.moethennessy.it

7 commenti su “Veuve Clicquot EBEO: vogliamo riparlarne?”

  1. Ok, facciamo così…. Lei/voi giustamente difendete il prodotto ed io, prima comunque di poterlo bere e sicuramente apprezzare…, aggiungo ancora un pò di “pepe” alla discussione (giustamente vista come sano scambio di opinioni/vedute).
    Quando dico “marketing” non voglio per forza dare un’accezione negativa al termine, ma semplicemente “rivoltare il calzino” e tirar fuori tutto quello che c’è dietro.
    Questo, come era già stato paventato, è ne più, ne meno che un Multi-Vintage. Non di più e niente di particolarmente diverso di un Extra Age di Lanson che, nell’ultima versione di cui ho riferimenti (del 2015 quindi toglieremo 2 anni di differenza) presenta cuvée del 2000, 2003 e 2004. L’EBEO è una cuvée dei vini di riserva del Carte Jaune (è “solo” questa l’accomunanza, ricordando che oggi quasi il 50% del CJ è fatto di “vini di riserva”) principalmente delle annate : 2010 (Meunier), 2009 (Noir) e 2008 (Chardy) piu…., diamo a Cesare quel che è di Cesare, il “tocco dell’artista” delle annate più vecchie 2006, 1996, 1988 (Noir, Noir, Chardy).
    Dunque è ben chiaro che i Pinot siano ancora “giovani” se rapportati alla qualità delle locations dei crus (Ville Dommange, Ay) per non parlare dello Chardonnay. Ciò nonostante “il vino s’ha da fare” (potete capire : è un “affaire” da almeno 10mln di € !!! Supponendo una produzione di almeno 200mila bottoglie/anno) ed ecco che allora Demarville tira fuori dal cilindro l’operazione perfetta. Il multi Vintage rischia di essere troppo “giovane” e scorbutico all’assaggio e volendolo creare già Extra Brut (come da sua stessa ammissione) è stato costretto ad “arrotondarlo” in demi-mousse…. Cioè, va bene, per l’amore, ci mancherebbe ! In fondo l’imprinting è una cosa molto importante per i Colossi della Champagne e non solo.
    Insomma, lui il suo lavoro lo sa fare e bene….. e non è semplice con tutto quel ben di dio a disposizione. Dunque ecco come un colosso tira fuori un fatturato senza alcuna “sovraproduzione” e/o ulteriore “conferimento di altre uve”.
    Se non è Magia questa…. allora è Marketing (e con la M maiuscola !) o forse anche tutte e due 😉
    La saluto molto cordialmente (però temo di dover far passare l’estate torrida prima di poter prendere almeno una bottiglia di EBEO, ho già “altro” da consumare prima…sigh…).

    1. Ci aggiorniamo nel weekend… Sono giornate di fuoco e lo scambio di opinioni si fa sempre più interessante!
      Grazie

    2. La discussione si fa sempre più interessante. E, soprattutto, costruttiva. Bene!
      Ma andiamo con ordine.
      – Difesa del prodotto: oddio, magari fossi stipendiato da VCP! Lo chef de cave è un amico, so quanto si è dedicato a questo progetto, però solo dopo aver assaggiato e riassaggiato l’EBEO, avendolo trovato ottimo (beninteso), lo ‘difendo’ perché mi spiace vederlo non adeguatamente valorizzato e/o apprezzato. Fermo restando il gusto personale, perché… a quello non si comanda!
      – Marketing: è importante, ma in Champagne ha creato (e crea) non poche storture, per non dire veri grattacapi agli chef de cave.
      – Multivintage: per me si tratta di veri e propri assemblaggi di annate. Spesso, però (e non mi faccia fare i nomi), si spaccia per tali i classici sans année, quindi quegli champagne nei quale la componente di vini di riserva è sì elevata e particolarmente ‘profonda’, ma sempre tale è. Vero che gli XA di Lanson sono dei multivintage, così come il Grand Siècle di L-P, ma le annate sono solo tre, mentre nell’EBEO sono sei. Sei annate diverse, scelte con cura. Quindi, mi permetta, una certa differenza c’è!

      – EBEO: attenzione che la pressione ridotta è stata decisa a monte, quindi in fase di tiraggio! (tecnicamente la pressione la decido all’imbottigliamento, non posso fare altrimenti) Quindi non si tratta di una correzione finale. Dosaggio: si pensava a qualcosa di più basso, certo, ma i 3 g/l sono frutto di una decisione presa all’assaggio.
      Dovremmo riassaggiare l’assemblaggio attuale tra almeno altri due anni per avere un quadro qualitativo più completo di questo champagne, ma credo che un ottimo livello qualitativo ci sia già tutto, no? Sempre gusti personali a parte…

      Poi, credo anch’io che abbiano chiesto a Demarville di creare uno champagne inedito per dare una ‘smossa’ al brand e credo allo stesso tempo che Demarville abbia fatto una gran cosa, intuendo abilmente di sfruttare l’enorme patrimonio di vins de réserve. Siamo alle solite: VCP soffre troppo un’immagine legata al Carte Jaune e alla sua diffusione universale. I Vintage, nonostante l’operazione Cave Privée, non decollano, La Grande Dame non riesce a entrare in competizione con DP, Cristal e compagnia bella. Purtroppo, dico, perché poi chi li assaggia cambia idea, soprattutto se gli champagne hanno avuto tempo e modo di maturare.

      Insomma, per concludere: VCP è una maison d’eccellenza, ma non è capace di comunicare questa eccellenza. E, in tal senso, il marketing ha le sue colpe.
      Io la vedo così…

      A presto

  2. Grazie !
    Tutto più che condivisibile.
    Ritorno solo sulla questione 6 annate, perchè lo stesso Demarville ha detto che le tre più vecchie sono solo una piccolissima percentuale (per quello l’ho chiamata “il tocco dell’artista”). Quindi, di fatto, sono 3 (proprio come un Sans Anée avendo la maggior parte dell’annata corrente non è un multivintage) e più giovani di quello che ci si aspetterebbe, dunque ho scritto che è stato “costretto” al demi-mousse, ma non ho parlato di correzione (chiaro che già “sapevano”….).
    Bè, insomma, mareketing o meno, “ruffiano” o meno…. ne stiamo parlando !
    Questo vuol dire che, almeno in parte (e spero di più…) il buon Demarville e VCP abbiano centrato l’obbiettivo (adesso mi sta crescendo l’ansia da “acquisto ancora non effettuato” !!!).
    Ancora saluti.

    1. Sì, non è un 16,6% ciascuno, ma le proporzioni sono un po’ più ampie a favore dei vini più giovani. D’altronde, i vecchissimi vini di riserva sono come le spezie…
      E, giusto, ne stiamo parlando e riparlando. A questo punto, toccherà raggirarci dopo che l’avrà assaggiato…

  3. Buondí Lupetti, ora che l’EBEO ha potuto riposare nella piccola cava d’acciaio ove è stato riposto…, mi consiglia, cortesemente, abbandonata l’ipotesi del confronto/sfida col Vintage 2008 e volendolo quindi degustare in “solitaria” come da Lei suggerito, un degno menu “casalingo” anche tenendo conto che al massimo si va su due portate (antipasto+primo o antipasto+secondo o secondo+formaggi) ???
    Grazie 🙂
    D.

    1. Bentrovato! Avevo ragione a sconsigliare il confronto, perché ho riassaggiato il Vintage 2008 per la guida e sta crescendo in maniera entusiasmante!
      Anche l’EBEO è ancora giovane, ma mi viene il dubbio possa avvicinare il 2008… Fermo restando che è un ottimo champagne, come detto, che gioca sulla pulizia, sulla precisione, per certi versi sulla leggerezza. Quindi, a tavola lo vedo con piatti di pesce non saltati, meglio se crudi… Forse antipasto e primo. Formaggi no.
      Mi faccia sapere

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