La miglior annata dei ’90 in Champagne? La 1995, senza dubbio!

Lanson Vintage Collection 1995 Degustazione

(I PARTE)

Con questo articolo inizierà la recensione di tre, anzi quattro (poi vedrete…) champagne consecutivi targati 1995. Già, perché più assaggio questi vintage e più rimango piacevolmente colpito dalla loro eccellenza, convincendomi allo stesso tempo che è questa la grande annata della decade. E come la mettiamo con la 1990? E con la tanto celebrata 1996? Beh, di quest’ultima ho avuto modo di parlare non molto tempo fa in occasione della degustazione del Lanson Gold Label 1996, oltre a ricordare che non c’è champenois che abbia parato di “annata eccezionale”, bensì di “estrema”, mentre della 1990 posso dire che è stata sì eccezionale, ma oggi, nel confronto con la 1995, appare più opulenta, mentre l’altra più equilibrata sull’acidità e decisamente più elegante.

Hervé Dantan, chef de cave di Lanson
Hervé Dantan, chef de cave di Lanson da gennaio del 2015. È lui ora a curare la ‘vinothèque’ e, pertanto, la selezione delle magnum per la Lanson Vintage Collection.

Insomma, la 1995 è per me sul podio più alto della decade, come la 1988 lo è del suo, e i tre (quattro…) champagne presentati a seguire ne sono solo l’ennesima conferma. A cominciare da questo – guarda un po’… – Lanson, il classico millesimato, quindi il Gold Label, ma non quello ‘standard’, bensì quello della prestigiosa Lanson Vintage Collection, LVC per gli amici. Lanciata nel 2013 su iniziativa del mitico Jean-Paul Gandon, è una selezione di vecchi millesimati provenienti dalla vinothèque della maison, dove sono rimasti per anni e anni sur pointe (quindi remuati ma non degorgiati). Le annate vanno (per ora) dalla 1976 alla 1998 (anche se si aggiungerà presto la 2002), tutte in magnum e degorgiate secondo necessità su input dello chef de cave Hervé Dantan, che provvede di persona, o affida a un enologo del suo staff, all’assaggio di ogni singola magnum al momento del dégorgement; a seguire viene applicato un dosaggio da extra-brut, pari a 3 g/l.

Infine, ricordo che questo champagne fu assemblato nella primavera del 1996 da Jean-Paul Gandon con vini che non avevano svolto la malolattica e provenivano dai villaggi di Avize, Cramant, Chouilly, Oger e Le Mesnil per lo Chardonnay, Verzenay, Verzy, Bouzy e Aÿ per il Pinot Noir (tutti Grand Cru) e fu poi commercializzato dopo sei anni con un dosaggio di 9 g/l.

Controetichetta con il dégorgement
Su ogni esemplare è ovviamente indicata la data del dégorgement. In questo caso, meno di un anno, il che limita ancora l’espressività dello champagne, ma…

Lanson Vintage Collection 1995

Magnum Lanson 199553% Pinot Noir, 47% Chardonnay
Il naso rivela inizialmente una certa maturità, ma dietro questa sensazione – che via via si dissipa – si avverte croccantezza, energia. Così ecco emergere una mineralità pietrosa, poi la frutta matura fino alla mela cotogna, un tocco di agrumi, un po’ di spezie. A dirla tutta non è un naso molto espressivo, ciò nonostante è profondo, ha fascino e sembra più legato al Pinot Noir di quanto non lo sia in realtà. Continui ad attenderlo e a un certo punto ti sorprende per la freschezza e gli agrumi che si fanno sempre intensi, ma l’aspetto più stupefacente è che questo naso al limite del serrato sia sintomo di un ‘mostro’ ancora in letargo… Non a caso, la bocca all’attacco è succosa, tesissima, sapida, concentrata di materia ed energia, di sviluppo agrumato e finale lungamente sapido, arricchito da ritorni minerali e agrumati. Però, ancor più che il naso, appare decisamente chiusa nel suo essere concentrata, quindi ancora molto giovane. Champagne elegante, ricchissimo, ma neanche all’inizio del suo lungo cammino…
Voto: 95/100

 

Tappi Lanson

Vi aspettavate un punteggio più alto? Beh, anch’io… Oddio, non che 95/100 sia una votazione bassa, ma da un “mostro” ci si aspettava di più. Ma c’è una spiegazione: oltre all’oggettiva giovinezza riscontrata all’assaggio, questo champagne ha solo 10 mesi di dégorgement, pochi, troppo pochi. Ricordo, infatti, che bottiglie rimaste 10 anni e più sui lieviti (e questa magnum c’è rimasta ben 20 anni!) hanno bisogno di almeno 2 anni prima di iniziare a esprimersi da par loro. Quindi, son sicuro che se Hervé Dantan e Olivier de la Giraudière mi daranno la possibilità di assaggiare nuovamente questo LVC 1995 tra 1-2 anni (stesso dégorgement, ovviamente), beh, mi farà certamente saltare dalla sedia… Dunque, au revoir!

Gli champagne Lanson sono distribuiti in esclusiva da:
Duca di Salaparuta – tel. 091/945201 – www.duca.it

10 commenti su “La miglior annata dei ’90 in Champagne? La 1995, senza dubbio!”

  1. Ciao Alberto, una curiosità! quando dici “dove sono rimasti per anni e anni sur pointe (quindi remuati ma non degorgiati)” che cosa si ottiene con questa tecnica? immagini che effettuando il remuage i residui dei lieviti saranno concentrati vicino al tappo per anni e non più a contatto con il vino, serve per caso per avere una maturazione più lenta?

    ciao
    Claudio

    1. Si ottiene che lo champagne rimane comunque a contatto con i lieviti, quindi con una maturazione estremamente lenta, però la bottiglia è pronta per il dégorgement senza la necessità di procedere prima al rémuage. I lieviti sono oramai esauriti e anche l’effetto dell’autolisi è molto limitato dopo parecchi anni, ciò nonostante quei lieviti accumulati sotto il tappo svolgono comunque un’azione ‘protettiva’.

  2. Molto interessante (come di consueto) questa segnalazione, Alberto. Penso sarebbe davvero una bella esperienza poter provare questa LVC 1995 accanto alla Gold Label originale, con molti più anni dal degorgement alle spalle e al tempo stesso con un dosaggio sensibilmente più elevato.
    In attesa delle…prossime puntate, confermo due bellissime esperienze recenti con l’annata 1995. Una Grande Dame straordinaria per integrità, eleganza e equilibrio, con pure ancora tanta freschezza (una seconda bottiglia, stesso lotto e conservazione, era decisamente più evoluta…) e un meraviglioso Blanc des Millenaires di Charles Heidsieck, di cui anche lei ha scritto nel recente passato. Mentre per quanto riguarda la (qui da noi) celebratissima ’96, mi succede un po’ come con la 2001 per il Barolo: annata senz’altro sulla carta eccezionale, ma poi nel calice ho trovato vini ancora troppo indietro, chiusi e monolitici (e che forse non si apriranno mai) alternati a vini che erano di colpo troppo avanti. Ad oggi, a parte per un meraviglioso William Deutz Rosé, tipologia che in genere frequento poco, non è mai scattata davvero la scintilla (anche se ammetto di non aver avuto ancora occasone di sentire Dom Oeno) e mi consolo bevendo dei ’98 che oggi trovo goduriosissimi…

    1. Analisi perfetta e assolutamente condivisibile!
      Posso solo aggiungere:
      – confronto Gold vs LVC 1995: sì, potrebbe essere molto interessante. Ci provo. Anche perché, solitamente, nei primi 20-25 anni (a seconda dell’annata, l’originale spesso conserva un certo ‘vantaggio’). È un argomento complicato, magari ci tornerò in occasione del Cristal Vinothèque…
      – Mi sgolo a ripetere che La Grande Dame ha bisogno di parecchi anni ma, dopo, si rivela veramente straordinaria…
      – BdM 1995: appunto. E il prossimo, che annuncio sarà in guida come anteprima mondiale, sarà ancora più sorprendente…
      Saluti

  3. Si, discorso molto interessante, ma anche “spinoso” (in senso buono, pungolante) poiché apre a molte possibilità e/o sfacettature. E’ chiaro che gli “organi” che decretano la qualità del millesimo, lo fanno per una serie di rilevamenti metereologici (temperature medie, piovosità, gelate, caldo, ecc.) che determinano diverse caratteristiche “tecniche” (tempistiche di vendemmia, rese per ettaro, acidità e possibile grado alcolico) che assommate ed unite al “giudizio dei tecnici” danno il risultato del millesimo. Poi però abbiamo imparato che la questione può anche leggermente cambiare da territorio a territorio e addirittura da uvaggio ad uvaggio (anche a parità di territorio).
    Poi c’è anche quello che è la “magia” ossia il lavoro degli Chef de Cave che equilibrano ed armonizzano le differenze di cui sopra. Ed infine il fatto che un vino assaggiato ieri, oggi e domani (inteso negli anni) da quasi SEMPRE delle risposte differenti anche da ciò che ci si aspettava.
    Ma quanti e quali siano, delle diverse sopra elencate, le componenti che più hanno causato la buona o la meno buona riuscita, in un vino come lo Champagne è veramente cosa ardua da comprendere realmente. Mi vien da dire proprio da pochi eletti e/o super esperti (come Lei, ovviamente) che a furia di studiare e degustare fanno della sensibilità e dell’esperienza il mezzo (o il metodo ?) per discernere e quindi giudicare. Per noi comuni mortali è impresa ardua….. di consegunza è chiaro che dobbiamo rifarci ai cliché della normale nomenclatura. Diversamente rischiamo di perderci !!!
    Non so se ho reso l’idea. A Lei il 2005 non l’ha mai convinta, eppure, per caratteristiche, è affiancato al ’95. Mi chiedo : ma questo ’95 lo sta giudicando ottimo solo ora oppure già alla fine dei ’90 aveva intuito queste odierne possibilità ? Sarà quindi possibile che Lupetti apprezzi di più il 2005 fra altri otto anni ?
    🙂
    La saluto molto cordialmente !

    1. Mi dà sempre ottimi spunti di discussione…
      Analisi perfetta e, per sottolineare quanto ha detto, prendo spunto da Montalcino. Un notissimo (e non meno bravo produttore) mi ha detto più volte come sia folle decretare la qualità dell’annata già nella primavera successiva alla vendemmia, quando, invece, sarebbe più giusto aspettare almeno la messa in commercio, quindi 5 anni dopo la vendemmia. Ricorda la tanto osannata 1997? Ecco…
      In Champagne sembra siano un po’ più precisi: iniziano a fare un previsione all’assaggio dei vins clairs, ma solo dopo qualche anno danno giudizi più netti. Non solo, salvo rari casi che hanno visto l’unanimità, c’è che preferisce un’annata chi un’altra, anche in casi clamorosi come 2008 e 2009.
      La 2005? Mi mancava il paragone con la 1995, perché sul fronte della analisi sono state ben diverse… E anche sui vini. Soprattutto sui vini. E non credo proprio che nel 2025-2030 i 2005 saranno come i 1995 oggi, sono pronto a scommetterci!
      D’altro canto, nessuno chef de cave mi ha parlato di buona annata, anzi ho sentito parlare di “difficile”, se non addirittura di “non buona per millesima”.
      Invece, molti mi hanno parlato alla grande della 1995 e di come sia stata sottostimata dopo arrivo della 1996.
      Per quanto mi riguarda, agli inizi del 2000 avevo capito che si trattava di un’ottima annata, ma non avevo capito che a distanza di oltre vent’anni potesse essere ‘tanto buona’. ma vedo che quando parlo in champagne di 1995=eccellenza, oggi in Champagne mi danno sempre ragione…
      Soddisfatto?

  4. Molto, molto soddisfatto !
    Mi sta facendo capire che “imparare sul campo” va oltre qualsiasi “tabella”.
    D’altronde sia il CIVC sia il Syndacat des Vigneron, per non dire dell’Union des Maisons hanno mai pubblicato una “tabella ufficiale dei millesimi dell’appellation”.
    Ogni guida, ogni associazione sommelier, ogni “altro” sito ha la sua !
    Io in genere mi rifaccio a quell’Enciclopedia che è Vin-vigne.com che ho sempre trovato molto completo. E li, il ’95, è addirittura un gradino sotto il nostro famoso 2005…. (laddove il ’96, insieme al ’90 sono al Top).
    Ma ho capito che è solo chi lavora sul campo, come Lei, che può avere realmente il “polso” della situazione (per bocca degli stessi produttori…). A me va bene a patto che Lei ci dispensi sempre il suo sapere !!!! 🙂
    D’altronde, ci sarà un motivo se ho scelto (anzi, “abbiamo”, che immagino siamo in tanti) di tenermi maggiormente informato quasi esclusivamente tramite questo sito….
    Saluti

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