Ancora la (grande) annata 1995. Con Bollinger…

Tappo champagne bollinger

(II PARTE)

Proseguiamo, come annunciato nella scorsa puntata, la scoperta di alcune perle targate 1995, annata eccezionale che si sta giustamente prendendo la rivincita con la prepotente ascesa sul gradino più alto del podio dell’annata. E, a tal proposito, l’ennesimo indizio sull’eccellenza dell’annata ce lo fornisce stavolta Bollinger, non con uno, ma con ben due champagne. O meglio, con due diverse declinazioni dello stesso vino…

Qual è lo champagne di punta di Bollinger, o, se preferite, qual è la sua cuvée de prestige? Molti potrebbero dire Vieilles Vignes Françaises, ma non è così, perché si tratta di una particolarità, un clos, un’eccezione. Altri risponderanno senza dubbio “R.D.!”, ma anche in questo caso non è corretto, perché si tratta di una ‘estremizzazione’ di quello che è sì lo champagne di riferimento per la maison di Aÿ. Esatto, perché è La Grande Annéela storica cuvée de prestige” di Bollinger e non il semplice millesimato come molti potrebbero erroneamente pensare. È, infatti, la materializzazione in bottiglia della tradizione e del savoir-faire della maison, nonché l’esempio della migliore tradizione champenoise: fermentazione in legno, tiraggio con il tappo di sughero (bouchon liège), lunga maturazione sui lieviti, rémuage e dégorgement manuali. A tutto questo, poi, Bollinger ‘aggiunge’ che è prodotta solo nelle annate ritenute straordinarie dalla maison (dalla maison, non dalla media della Champagne, il che giustifica annate apparentemente singolari come la 1997, la 1992, la 1981 e così via), e che è fatta con uve di proprietà per almeno il 70% e queste uve sono classificate almeno Premier Cru, ma soprattutto Grand Cru. Il nome Grande Année arrivò nel 1976 a sostituire la classica denominazione Bollinger Vintage, mentre nel 1997 è diventata definitivamente La Grande Année.

Gilles Descôtes
Oramai lo conoscete e avete imparato ad apprezzarlo: Gilles Descôtes, lo chef de cave di Bollinger.

Nel corso della mia ultima visita da Bollinger, lo chef de cave Gilles Descôtes aveva organizzato una splendida degustazione culminata trionfalmente con il VVF 2000, ma prima ci ha fatto assaggiare diverse annate de La Grande Année, tutte estremamente interessanti, per non dire eccezionali. Però, di fronte alla 1995

A proposito di 1995, ebbe un inverno mite e umido, mentre la primavera fu freddina e decisamente piovosa. Il progredire della stagione vide alternarsi giornate calde e fredde, fino alle temibili gelate del 20 e 21 aprile. Finalmente, la metà di giugno ha visto arrivare il bel tempo (la fioritura fu ritardata, tra il 25 e il 27), fino alla vendemmia, nonostante diversi temporali… Nel caso di Bollinger, arrivò addirittura a effettuare la ‘vendemmia verde’ e iniziò a raccogliere le uve il 20 Settembre. Eccellenti uve, con valori di alcol potenziale a 9,2° e acidità a 8,7 g/l per quanto riguarda specificamente Bollinger (valori simili alla 1988, guarda un po’…), a fronte di una resa di 11.000 Kg/ettaro.

Per l’assemblaggio di questo 1995 furono scelti vini da uve selezionate in 17 Cru, di cui ben l’82% classificati 100% e il 18% from Premier Cru; tra i villaggi di maggior rilievo Aÿ, Bouzy, Louvois, Verzenay e Mareuil per il Pinot Noir, Le-Mesnil, Cramant, Oger, Cuis e Chouilly per lo Chardonnay. Da notare che, all’epoca, i vini non svolgevano la malolattica, mentre lo champagne ha maturato sei anni sui lieviti prima di esse dosato a 7 g/l.

Controetichetta Bollinger Grande Année 1995
Le controetichette di qualche anno fa, come, appunto, quella de La Grande Année 1995, non solo riportavano nel dettaglio l’assemblaggio, ma ricordavano tutto il savoir-faire che è racchiuso dentro la bottiglia. Il dégorgement, però, non era ancora indicato…

 

La Grande Année 1995

Bollinger La Grande Année 199563% Pinot Noir, 37% Chardonnay
Basta accostare il naso al calice per capire immediatamente di essere di fronte a qualcosa di eccezionale. È, infatti, di una complessità straordinaria, ma questa complessità non significa un solo istante osticità perché è, invece, tremendamente coinvolgente, fatto di albicocca secca, fiori di camomilla, miele, canditure, grassezze, dolcezze di panettone, perfino latte di cocco. È un naso anche e certamente maturo, ma in maniera affascinante e, comunque, impensabile per un vino, di fatto, di 22 anni. Vabbè, senza tirarla per le lunghe, è un naso che disegna uno champagne attraente, sofisticato e raffinato. La bocca, invece, appare ben diversa, ma… in meglio! È fresca, sapida, tesa, gustosa, profonda, levigata, insomma perfetta, anche per via di un’integrità, di un’integrazione encomiabili, risultando perfino asciutta e, quale ciliegina sulla torta, va a culminare in un finale elegante, rinfrescante, talmente lungo da essere infinito nella sua sapidità. Pazzesco. Un mostro.
Voto: 98/100

Quando lo chef de cave decide che è giunto il momento di degorgiare una La Grande Année, non tutte le bottiglie vengono rimosse dalle cataste sur lattes, ma ne rimane una buona parte ferma in cantina. Sia per andare a costituire la vinothèque della maison, sia perché alcune di esse dovranno un giorno diventare R.D.. Tre, cinque, dieci anche vent’anni più tardi. Ma non sempre, perché “tutti gli R.D. sono stati La Grande Année, ma non tutte La Grande Année saranno R.D.!”. Per fortuna, La Grande Année 1995 ha poi dato vita all’R.D. 1995

 

 

R.D. 1995

Bollinger R.D. 199563% Pinot Noir, 37% Chardonnay; dosage 3 g/l
dég. 25 ott. 2013 – A differenza de La Grande Année da cui deriva, questo R.D. (che ha passato la bellezza di 17 anni sui lieviti!) non ti colpisce alla prima olfazione. Si nasconde, ti stuzzica e poi scappa, pretende che sia tu a corrergli dietro, a dedicargli tempo e attenzione. Allora inizia a concedersi, prima di tutto con una freschezza diffusa di origine boscosa, che rivela anche profili tartufati e fungini. Via via cresce di intensità e avvolgenza, emergono le fave di cacao, le foglie secche, gli aghi di pino finanche il frutto rosso (lampone). Verrebbe da dire sia autunnale, scuro, se non fosse per questa freschezza incredibile che ti cattura. L’attacco al palato è anch’esso freschissimo, l’acidità piacevolmente tagliente, sulla quale danzano note erbacee, terrose, autunnali e di agrume scuro che ti avvolgono rivelando da un lato un’energia senza pari e, dall’altro, impedendo alla gustativa di risultare austera. E poi lascia la bocca tesa, sottile e dalla profondità inarrivabile. Una meraviglia che rasenta la perfezione…
Voto: 99/100

Gli champagne Bollinger sono distribuiti in esclusiva da:
Meregalli Giuseppe – tel. 039/2301980 – www.meregalli.it

3 commenti su “Ancora la (grande) annata 1995. Con Bollinger…”

    1. Giusta domanda! Insomma, che differenza c’è tra un 99/100 e un 100/100?
      Il secondo è quello champagne che non appena metti il naso nel bicchiere capisci che è eccezionale, un capolavoro. Ti fa saltare dalla sedia… E l’assaggio non è poi che la conferma di questa primissima impressione.
      Il primo, quindi il 99/100, è parimenti eccezionale, ci mancherebbe, ma questa eccezionalità non arriva immediatamente ed evidentemente, ma va quasi cercata, scoperta man mano.
      Ecco, io la vedo così e, nel caso dill’r.D. il 1998 è 100/100, il 1995 99/100.
      Anche se stiamo spaccando il capello in quattro…
      Buon Ferragosto

  1. Buonasera, una curiosità. Con quale frequenza viene effettuato il remouage di queste tipologie di cuvée de prestige? Concordo pienamente sulla grandezza dell’ annata 1995. Conosce la maison Jean Pierre Marniquet di Venteuil? Due millesimati eccezionali 1989 e 1995. Buon lavoro

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