Piper-Heidsieck: un’inedita verticale ne svela il vero valore

piper-heidsieck

Amicizia a parte, ritengo Régis Camus uno dei più valenti chef de cave della storia dello champagne e della Champagne tutta. Allievo di Daniel Thibault, ne ha prima ricevuto di fatto il testimone alla guida di Piper-Heidsieck nel 1995 e successivamente, a seguito della prematura scomparsa di questi, è anche diventato chef de cave di Charles Heidsieck. Régis ha mantenuto questa carica, tra l’altro portando il Brut Réserve all’oramai celebre evoluzione del 2007, fino al 2012, mentre ha mantenuto la carica di chef de cave di Piper fino a dicembre 2016, quando ha passato il testimone a Séverine Fresnon. Però, poiché Régis è intimamente legato a Piper, non può abbandonarla dall’oggi al domani, pertanto è rimasto come consulente di questa maison, tra le più antiche (è, cronologicamente, la nona, essendo stata fondata nel 1785) e tra le più importanti (anche per numeri, con oltre 5 milioni di bottiglie), oggi di proprietà del Groupe EPI insieme a Charles Heidsieck (e Biondi-Santi…).

Régis Camus e Séverine Fresnon
Il mitico Régis Camus e chi ne ha ricevuto l’eredità come chef de cave di Piper, Séverine Fresnon.

Negli anni ho avuto la fortuna di fare diverse bellissime degustazioni Piper con Régis e, pur trovando diversi champagne di eccellente livello, ho sempre nutrito dubbi sul non millesimato, oltre a sospettare un dosaggio troppo presente. Così, anche alla luce di quanto ottenuto da Piper in Grandi Champagne 2018-19, Régis mi ha invitato per una nuova degustazione che sviscerasse il mondo Piper, in particolare la Cuvée Brut, lo champagne più importante di Piper, il classico sans année della maison. Appuntamento la mattina dello scorso 18 dicembre, da un lato Régis, Séverine e Céline (responsabile export per l’Europa), dall’altra parte il sottoscritto, Federico Angelini, Pascal Tinari (Villa Maiella) e Amedeo Pasquino (AIS Lecce).

Intuendo l’argomento principale della degustazione, avevo chiesto a Régis di farmi trovare una Cuvée Brut priva di liqueur, invece… abbiamo trovato un’intera verticale di questo champagne! Vediamo subito.

Piper-Heidsieck Cuvée Brut
L’impressionante batteria di Cuvée Brut che abbiamo avuto la fortuna di assaggiare. Un vero e proprio viaggio nel tempo dal 2014 al 1980.

Cuvée Brut

55% Pinot Noir, 15-20% Chardonnay, 20-25% Meunier;
15-20% di vins de réserve da soli Pinot Noir e Chardonnay; uve da un centinaio di Cru di tutta la Champagne, in media 2 anni sui lieviti e dosaggio 9-10 g/l

La degustazione è iniziata con il prossimo Brut, che arriverà a breve sul mercato, e quello attualmente in commercio. Il primo era privo di liqueur, mentre il secondo normalmente dosato a 9,5 g/l.

Base 2014

Fresco, croccante, molto legato all’uva nera. Bocca dolce di frutto all’inizio, poi minerale e sapida, con una bellissima lunghezza. Molto, ma molto buono. Una declinazione “più maschia” di questo champagne per Régis.
(90)

 

Base 2013

Naso fumé, leggermente tostato, delicato, ma generosamente fruttato e dolce. Bocca… siamo alle solite, il dosaggio la comprime, la frena e c’è una dolcezza di confetto. Il tutto nonostate la texture cremosa. Champagne facile per il grande pubblico.
(85)

Degustazione champagne Piper Heidsieck

Dopo questi due Brut, abbiamo iniziato un vero e proprio viaggio nel tempo di questo champagne, con tutte le bottiglie degorgiate il giorno prima appositamente per questa degustazione. Pertanto, tutti gli champagne erano senza liqueur.

 

Base 2012

Gran naso, energico, di struttura, polvere da sparo, spezie, agrumi, frutto molto fresco. Bocca sempre fresca e minerale, molto, ma delicata, al limite di una certa diluizione. Però lascia una bella sensazione e si beve… alla grande! Per Régis è “più femminile”.
(89)

 

Base 2011

È il precedente in versione più esile. Ma rivela una freschezza a dir poco sorprendente… Filo vegetale che rispetta le caratteristiche dell’annata.
(88)

 

Base 2001

Salto di ben 10 anni e… caspita che naso! Sentori di caffè, note iodate, tanta mineralità, freschezza. Bocca gustosa, sapida, leggera, ma da intendersi come eleganza e non certo come mancanza di concretezza. La gustativa va forse un po’ a sfumare, ma lo fa con rimarchevole lunghezza. Una sorpresa. Soprattutto se si considera l’annata disastrosa…
(91)

 

Base 2000

Naso molto maturo, giocato tra note di fungo, di sottobosco e di mela ossidata. Bocca pervasa quasi unicamente da frutta secca. Non convince proprio.
(82)

 

Base 1999

Assemblaggio con una minima quota di vins de réserve, ma Régis non la dichiara. A ogni modo, sfodera un bel naso, equilibrato, elegante, minerale e agrumato (mela verde). Bocca incredibilmente fresca, molto speculare con il naso. Bello champagne, al limite dello stupefacente pensando all’annata (calda) e all’età (18 anni al momento dell’assaggio).
(91)

 

Base 1998

Approccio olfattivo molto maturo, pervaso da note di formaggio. Bocca salina all’attacco, ma poi amara sul metallico nello sviluppo. Per Régis è una bottiglia non perfetta…
(S.V.)

 

Base 1997

Naso un po’ tendente al maturo, ma ha fascino. C’è la frutta secca, ma ci sono pure la mineralità e gli agrumi, oltre a note fruttate di prugna e un tocco di pasticceria. A questa bella complessità fa seguito una bocca rotonda, di bella materia, succosa, molto minerale. Forse si fa un po’ ruvida sul finale, ma… ci è piaciuto parecchio.
(91)

 

Base 1995

Ci aspettavamo tanto e così è stato! Magnifico. Naso molto minerale (di roccia più che di craie) e agrumato, nonché tostato. Bocca elegante, di una freschezza spiazzante, fine, agrumata, arricchita da un tocco di ananas e solidamente minerale. E poi si distende con souplesse e lunghezza fino alla chiusura piacevolmente sapida. Bellissimo: delicato, ricco, sottile, sofisticato.
(93)

 

Base 1994

Vino un po’ strano (peraltro in linea con l’annata…). È in ottima forma, ha anche più materia di quanto ci si sarebbe aspettati, ma è un po’ troppo lineare. Però, per carità, per essere un non millesimato di 23 anni è sorprendente. Media bene tra una certa vinosità e l’essere champagne, per questo potrebbe piacere ai più.
(89)

 

Base 1991

Altra annata al limite del disastroso e… purtroppo si sente!
(S.V.)

 

Base 1990

Régis spiega che quest’annata fu molto importante in quanto fece da cerniera tra il non svolgere la malolattica e il passaggio sistematico a questa. Champagne disegnato da un naso di austerità e maturità, imperniata su un frutto che ricorda l’ananas maturo. Bocca più vivace, fresca, rotonda, caratterizzata da una certa mancanza di slancio che, però, riporterebbe per certi versi all’opulenza dell’annata. Un 1990 inusuale, buono, per carità, ma…
(90)

 

Base 1989

Olfatto animato da una ‘giusta’ maturità, con note di frutta tropicale (papaya matura), mineralità e frutta secca; denota una confortante freschezza diffusa che delinea il vino come in perfetta forma. Bocca speculare, un po’ tendente al vinoso, sì, e forse non proprio incisiva nella progressione, però alla fine è nel complesso molto buono. In sintesi: uno champagne completo.
(90)

 

Base 1989 in magnum

Differenza enorme, al punto da sembrare quasi un altro vino! Ha freschezza, eleganza, integrità, tensione. Molto, molto vicino al 1995, ma alla fine resta un filo dietro…
(92)

 

Base 1985

Olfatto fitto, profondo, denso, quasi concentrato, ma mai insistente o statico. Ha un filo di maturità, ma questa è bella, affascinante, evidenziata più che altro dalle note di frutta secca. Bocca energica, animata da una netta acidità di stampo agrumato, succosa, persistente. Finale agrumato e minerale. Champagne integro e integrato, valorizzato da una grande finezza. Colpisce perché il naso non sembrava molto espressivo, ma poi la bocca ha conquistato. Ottimo nel complesso, ‘raggiunge’ il 1995.
(93)

 

Base 1980

Naso maturo sul frutto e grasso sulla frutta secca (arachidi), oltre alle erbe aromatiche, al tabacco, perfino la corteccia umida. Bocca ancora più avvincente: fresca, scattante, minerale, sapida. Anche stavolta il naso non convincente del tutto, ma la bocca si rivela poi molto, ma molto bella. E che persistenza! Altra bellissima sorpresa.
(92)

Momento della degustazione
Régis durante la degustazione. Se non ricordo male, ci stava spiegando la differenza tra bottiglia e magnum…

Bene, alla fine cosa ci ha detto questa degustazione? Diverse cose. Innanzitutto, che pure un non millesimato di qualità può avere una tenuta al tempo a dir poco sorprendente. Infatti, anche se rimaste a lungo sui lieviti, queste bottiglie hanno comunque sfoderato una vitalità stupefacente. E non è una cosa scontata: uno champagne meno che eccellente potete tenerlo per sempre sui lieviti, ma non arriverà mai ai medesimi risultati. È una questione di qualità intrinseca, i lieviti non fanno miracoli: non lo dimenticate!

Però, l’aspetto più importante di questa degustazione – almeno per me… – è stata la definitiva conferma di una mia intuizione, che aveva preso forma con una precedente degustazione di Vintage: gli champagne Piper sono eccellenti, ma hanno un ‘problema’ di dosaggio. Senza dubbio. D’altronde non potevo proprio credere che un grande chef de cave come Régis non desse vita ad assemblaggi men che ottimi. Dunque? Beh, come detto, è un problema di dosaggio, o meglio di liqueur, perché non è solo una questione in assoluto di quantità di zucchero, bensì di liqueur nel suo insieme, che personalmente ho definito di ‘un po’ di vecchia scuola’. D’altronde, proprio la suddetta degustazione di millesimati mi aveva fatto capire che il Vintage inizia a rivelare il suo valore dopo 4-5 anni, la Rare addirittura dopo una ventina! Così, nonostante la Rare 2002 sia oramai sul mercato da qualche anno, dà tuttora la netta sensazione di essere abilmente cesellata da una materia di prim’ordine, ma ancora ‘frenata’ dalla liqueur. E se i millesimati hanno poi tutto il tempo per assorbire questa liqueur e portare in evidenza la loro bontà, invece i sans année, per via della veloce rotazione sul mercato (uno, massimo due anni), non hanno questo tempo e quindi restano ‘limitati’ dal dosaggio.

Tutto questo sono sicuro che Régis e Séverine lo sappiano benissimo, ma probabilmente non si sentono ancora pronti per un drastico cambiamento, oppure il marketing della maison vuole che si continui su questa linea per non spiazzare i clienti storici di questo champagne. Che sul mercato fa registrare numeri importanti, seppure unicamente presso un pubblico non appassionato. E proprio per conquistare anche questo, a settembre 2013 fu lanciato l’Essentiel, ovvero lo stesso assemblaggio, ma con una maturazione sui lieviti più lunga (circa quattro anni) e un dosaggio da extra-brut (5-6 g/l a seconda dell’annata base). E, come avvenuto con le degustazioni di Grandi Champagne 2018-19, la differenza con il classico Brut si avverte nettamente, in positivo ovviamente.

Piper-Heidsieck Essentiel Cuvée Réservée
La Cuvée Brut con una maggiore maturazione sui lieviti e un dosaggio minore, il tutto ben evidenziato in etichetta e con tanto di firma di Régis: ecco l’Essentiel.

Alla fine, siamo usciti dalla degustazione tutti e quattro convinti di una cosa: l’attuale Brut dovrebbe essere dosato com’è l’Essentiel ora, mentre l’Essentiel dovrebbe subire un’ulteriore riduzione (a nostro avviso a 0 g/l sarebbe perfetto, come ha dimostrato la verticale…) in modo da conquistare definitivamente anche gli appassionati più esigenti. Non vogliamo peccare di arroganza, ma la degustazione ha parlato chiaro e l’impressione in tal senso è stata nettissima. Lo abbiamo detto senza mezze misure a Régis e Séverine, andando via, poi chissà…

Sarebbe interessante sapere, a questo punto, cosa ne pensate voi lettori, qualora vi sia capitato di assaggiare Cuvée Brut ed Essentiel di Piper. Raccontate la vostra esperienza nei commenti, vi aspetto!

Gli champagne Piper-Heidsieck sono distribuiti in esclusiva da:
Onesti Group – tel. 0523/245511 – www.onestigroup.com

9 commenti su “Piper-Heidsieck: un’inedita verticale ne svela il vero valore”

  1. Ciao Alberto,
    come ormai sai, io sono particolarmente affezionato ai vini di Piper, saranno “vecchia scuola” ma a me piacciono! Però… hanno bisogno di tempo, tanto tempo, forse, troppo tempo specie per un brut sans année. Lo stesso Essentiel, secondo me, ha bisogno di quasi due anni di cantina per dare il meglio di se; prova fatta lo scorso Natale con due bottiglie una “nuova” e una fatta riposare per più di un anno in cantina: un abisso. Lasciamo perdere i millesimati e la Rare che li devi dimenticare per anni…
    Che dire: concordo con quanto da te scritto (visti i punteggi del brut non dosato), sicuramente una diversa liqueur lo renderebbe più pronto, più “moderno”. In attesa di cambiamenti in Piper, per ora, non ci resta che lasciare a riposare questi ottimi Champagne nelle nostre cantine in attesa che diano il meglio di se.

    1. Esatto Claudio! Però, se con una Rare sei pure disposto a dimenticarla in cantina, un sans année è solitamente di rapido consumo, quindi una revisione della liquefar sarebbe auspicabile tanto nel Brut quanto nell’Essentiel, sì da dare a questi champagne la risonanza che meritano. Vedremo…

  2. Alberto salve, concordo con quanto espresso dal sig. Claudio; giusto la settimana scorsa ho ribevuto un “Essentiel” ed ho notato una notevole differenza con un paio di bottiglie stappate circa otto mesi fa…sono rimasto veramente stupito dall’evoluzione in cosi poco tempo…secondo me se si lascia riposare ancora un po’ farà davvero la differenza. A presto

  3. Salve Alberto,
    come al solito mi trovo pienamente d’accordo con quanto scritto da lei.
    Non sono un amante di Piper e quindi non ho molta esperienza riguardo alle sue bottiglie, sopratutto su bottiglie con qualche anno alle spalle, ma comunque mi è capitato di assaggiarle svariate volte (ultima volta all’evento allo Champagne Experience a Modena).
    Trovo la liquer un po tanto invasiva e pesante, come dice lei un po figlia della “vecchia scuola”.
    A mio parere e gusto personale credo sia decisamente più la liquer a “frenare” questi champagne.
    Questo uso della liquer lo trovo un po stancante, un po pesante che va troppo a incidere sulla bevibilità, anche se il mio è un commento da amante di champagne al naturale, dove il vino è libero di esprimersi da solo, senza “trucco”.
    Sono dell’idea che la liquer deve segnare con leggerezza, essere allo stesso tempo ben amalgamata e quasi non farsi riconoscere, non condizionare l’espressione della bottiglia.
    Spesso questo è un aspetto trascurato e di poca trattazione, anche se molto importante.
    Sottolineo che questo è puramente un parere e un gusto personale.
    Grazie Alberto per lo splendido articolo.
    Saluti

  4. Buongiorno, come si inserisce tra questi champagne l’Heidsieck Piper Blue Top Monopole?
    Lo vedo sempre in GDO ad un prezzo pari o addirittura inferiore a un Franciacorta di media qualità….
    L’ho sempre considerato uno champagne da scansare….
    Anche sul Piper in generale,…beh, ben vengano gli articoli come il suddetto, perchè avrei fatto di tutta l’erba un fascio!

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