Trousset-Guillemart: quando lo champagne significa piacere

Champagne Trousse Guillemart Créme Brut

Non è la prima volta che si parla di Trousset-Guillemart su questo sito e non è la prima volta che si parla di questa etichetta: lo ha già fatto Alberto tempo fa. Allora? È uno champagne spensierato, primaverile… forse anche per questo, ritorno a scriverne. Un infuso di freschezza, briosità, vitalità e altissimo nitore olfattivo. Invita all’assaggio, ti porta a finirne la bottiglia in un men che non si dica… Oltre agli champagne cerebrali, vini che richiedono silenzio, tempo e lo stato d’animo giusto per soffermarsi e riflettere, esistono piccole aziende che propongono, nella loro gamma, anche vini più gioiosi, immediati, dalla bevibilità estrema e dall’indiscutibile piacevolezza. Champagne che sposano il gusto di chiunque, grazie all’estrema pulizia ed energia del sorso. Liquidi che, inesorabilmente, finiscono presto. Nel giudizio di un’etichetta, al di là dei risvolti sensoriali e tecnici, dovrebbero meritare attenzione anche concetti come questi, aspetti peraltro auspicati dagli stessi produttori. Spesso, nella loro totalità, rendono il vino più avvincente di altri più articolati, difficoltosi, spesso incostanti.

Jean-Philippe Tousset
Jean-Philippe Tousset, erede di un’antichissima famiglia di vigneron, nel 2007 ha lasciato la tranquillità della cooperativa per mettersi in discussione in prima persona l’anno seguente. Facendo centro. E siamo solo all’inizio…

È importante tuttavia rilevare come lo champagne, negli ultimi tempi, faccia soprattutto parlare, discutere, contemplare. È testimonianza del passato, racconta una storia, sprigiona suggestioni letterarie, risveglia desideri. Fa sognare. Questo è assolutamente di buon auspicio, veniamo da troppi anni di fraintendimento critico, dove lo champagne era visto più come un brand, simbolo del glamour, del lusso e delle feste anziché un vino proveniente da una regione ben precisa, dalla storia incredibile e che, da sempre, investe in ricerca e terroir. Parola, quest’ultima, dalla grande forza espressiva ma che significa tutto e niente se non è accompagnata dalla piacevolezza.

Diceva M.me Bollinger: “bevo Champagne quando sono felice e quando sono triste. Talvolta lo bevo quando sono sola. Quando sono in compagnia penso sia mio dovere proporlo. Se non ho fame, provo a farmi stuzzicare l’appetito bevendolo e lo bevo copiosamente quando ho fame. Altrimenti non lo tocco, salvo quando ho sete”.

Mai citazione fu più appropriata per il vino di cui andrò a parlare!

Bottaia
Uno scorcio della bottaia: di anno in anno, Jean-Philippe sta aprendo sempre più al legno.

Il Créme Brut di Trousset-Guillemart è uno di quei vini che apro con un’insolita nonchalance e davanti al quale, probabilmente complice l’ottimo rapporto qualità/prezzo (nel senso più positivo del termine, eh!), non riesco proprio a resistere. A volte scatta una scintilla tra il vino e la persona, ed è esattamente quello che mi accade con questo champagne. Un vino di nerbo, quasi elettrico, sicuramente più fresco e tonico che generoso e strutturato.

Trousset-Guillemart, è un piccolo RM di Les Mesneux, nella cosiddetta Petite Montagne, che ha iniziato l’esportazione in Italia solamente l’anno scorso, e devo dire che già dal giorno, due anni fa, che ebbi modo di assaggiarli, ho visto i loro Champagne migliorare sempre più. Jean-Philippe Trousset è un vigneron di lunghissima tradizione familiare e sta dimostrando di saperci fare. Con la sua famiglia coltiva la vite a Sacy da secoli. Negli anni ‘50 del secolo scorso, tuttavia, i Trousset entrano nella locale cooperativa, fino al 2008, quando proprio Jean-Philippe decide di uscire per diventare RM con il nome di Trousset-Guillemart. La sede, nell’adiacente Premier Cru di Les Mesneux, è sorprendentemente moderna e curata in ogni minimo dettaglio, così come la sala degustazione, dove anche il calice ha la sua importanza (cosa non sempre scontata in Champagne…). Le stesse etichette, che rompono gli schemi con il, passato, sono disegnate dalla moglie Karine e sono straordinariamente ricche di informazioni: una manna per gli appassionati!

Una filosofia produttiva molto innovativa, efficiente, sempre nel pieno rispetto della tradizione champenoise. Le uve provengono dai 7,60 ettari di proprietà, tutti Premier Cru, e la produzione si articola sulle 70.000 bottiglie annue, ripartite su sette champagne, o meglio, cinque di cui due con dosaggio diverso (ma è attesa una nuova cuvée probabilmente il prossimo anno). La fermentazione avviene prevalentemente in acciaio, ma il legno (barrique, tonneaux e botti) si sta facendo sempre più largo, nella vinificazione come nella conservazione delle riserve, anche in Solera; la malolattica è per ora svolta in gran parte, ma già con la vendemmia 2017 Jean-Philippe ha iniziato a ridurla drasticamente. Dopo il tiraggio, gli champagne maturano sui lieviti dai circa due fino ai cinque anni. Può sembrare poco e ne è conscio lo stesso Jean-Philippe, così, molto onestamente, confessa che in questo momento ha bisogno che i suoi champagne raggiungano presto il mercato, mentre prossimamente cercherà di passare a un minimo di tre anni. I dosaggi, infine, sono tutti dall’extra-brut allo zéro.

Ma andiamo a conoscere il Créme Brut, il biglietto da visita della maison. È basato sui vini della vendemmia 2015 più il 45% di vins de réserve delle due annate precedenti (2014 e 2013); il 10% del totale è vinificato in tonneaux. Lo champagne ha maturato 22 mesi sui lieviti prima di essere dosato a 5,6 g/l.

Bottiglia Trousse Guillemart Créme Brut
L’assaggio, anzi… la bevuta è stata fatta, come di consueto, con ‘il’ bicchiere per lo champagne, lo ‘Champagne Wine Glass’ di Riedel.

Crème Brut

50% Pinot Noir, 19% Chardonnay, 31% Meunier
Un olfatto gratificante, che propone immediatamente note fresche e minerali di roccia bianca, cenere, fiori d’arancio, gelatina di agrumi, cedro e nocciolina salata. Il sorso è freschissimo, dallo sviluppo gustativo equilibrato e con una dinamica dritta, asciutta e gustosissima. È saporito, agrumato, sempre fresco, teso al punto giusto, dalla bollicina finissima e carezzevole che si discioglie nello sviluppo cremoso, regalando un finale di mandarino e sale che lascia un palato piacevolmente pulito, asciutto. E il tempo, ne sono certa, potrà consegnargli un’ulteriore dose di ricami. A un soffio, proprio a un soffio dall’eccellenza (e senza considerare il prezzo…), ma, soprattutto, trovo sia uno champagne perfetto da godere ora, sì, in questo momento in cui l’inverno passa il testimone alla primavera…
Voto: 89/100

Lo champagne dev’essere, soprattutto, un vino di piacere” ripete spesso Alberto… In sintesi, è un po’ quello che affermava M.me Lily. E, dopo aver assaggiato il Crème Brut di Trousset Guillemart, a noi non rimane che dar loro ragione!

Gli champagne Trousset-Guillemart sono distribuiti da:
Massucco Import – Tel. 0124/518555 – www.massuccoimport.it

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