Brilla una stella in Champagne, è Laurent Champs (Vilmart)

Degustazione Grand Cellier d’Or 2013

Qualcuno dice che oggi non ha più senso parlare di ‘champagne de maison’ e ‘champagne de vigneron’. Forse è in parte vero per i primi, visto che alcune Grandes Marqueshanno iniziato a fare vini sempre più legati alla micro-territorialità, ma sui secondi non sono d’accordo. La media degli RM, infatti, ha certamente compiuto un bel passo in avanti sul piano della qualità, ne ha compiuti due, se non addirittura tre, su quello della personalità, ma rimane il tallone d’Achille della costanza di anno in anno. Fermo restando che ci sono eccezioni che confermano la regola, quindi ci sono vigneronche sono semplicemente grandi produttori di champagne, quindi senza alcun dubbio fuori da ogni classificazione, da ogni distinguo. Senza scomodare mostri sacri del calibro di Anselme Selosse e Francis Egly, chi segue questo sito avrà capito che considero produttori d’eccellenza, veramente senza se e senza ma, Pascal Agrapart, Erick De Sousa, per certi versi, nel suo piccolo, Fabrice Gass e, naturalmente, Laurent Champs. Sì, Monsieur Vilmart, a cui forse va riconosciuta la più alta media di valutazione nel corso delle varie edizioni della guida Grandi Champagne.

Laurent Champs
Dal 1990 Vilmart è Laurent Champs, mente e braccio di questa bellissima realtà fatta di una perfetta fusone tra rigorosa tradizione champenoise, rispetto della natura e, soprattutto, estremo piacere.

La scorsa settimana ho fatto una velocissima puntata in Champagne e mi sono ritagliato un po’ di tempo per passare a salutare Laurent Champs, visto anche che mi aveva detto di avere pronte le nuove annate. Non potevo certo esimermi, ma, curiosità professionale a parte, è sempre un piacere passare da questo produttore della parte nord della Montagne de Reims che si definisce egli stesso un “paradosso”, visto che è molto più legato allo Chardonnay che al Pinot Noir. Ma c’è un altro aspetto da sottolineare: a differenza della media della Champagne, per sua natura estremamente frammentata, gli 11 ettaridi vigneti di Vilmart sono tutti contenuti in un diametro di 800 metri, tanto che potremmo parlare di domaine, se non proprio di monopole. Ah, c’è un altro aspetto di Vilmart di cui spesso mi dimentico: è biodinamicoda decenni, avendo iniziato alla fine degli anni Sessanta con il papà René. Ecco, il fatto che non me ne ricordi la dice lunga su quanto Laurent segua questa pratica di coltivazione ma senza cadere mai nel benché minimo estremismo, vista la bontà, la piacevolezza dei sui champagne. Che sono un monumento alla tradizionechampenoise: fermentazione in legno, niente malolattica, maturazioni sui lieviti non troppo lunghe.

La degustazione ha ovviamente visto in campo tutta la gamma, che ho trovato in forma straordinaria, tanto da aver detto a un certo punto a Laurent: “ma cosa hai fatto? Oggi i tuoi champagne mi sembrano più buoni…”. Nel dettaglio, la Grande Réserveha dalla sua una schiettezza, una freschezza, una facilità (intesa come piacere) di beva encomiabili, mentre il Grand Cellier… accidenti! Si trattava dell’assemblaggio 2012-2013-2014, con dégorgementdicembre 2017: fresco e croccante, molto legato allo Chardonnay al punto da richiamare i bianchi di Borgogna, ma con il plus di una scattante salinità che in bocca si fa piacere allo stato puro! Lo colloco agevolmente a 91/100.

Tra i millesimati, abbiamo iniziato con il Grand Cellier d’Or 2013che racconto qui, seguito dal Cœur de Cuvée 2010di cui parlerò in un’altra occasione e, infine, dal Grand Cellier Rubis 2011che trovate in Grandi Champagne 2018-19. Ricordo che il Grand Cellier d’Orè il classico (eccellente, visto che non sbaglia un colpo!) millesimato di Vilmart, frutto delle vigne più vecchie, di almeno 45 anni d’età e certificate Ampelos, fermentazione in barrique di Borgogna usate, dove il vino rimane per circa 10 mesi senza svolgere la malolattica, poi, dopo l’imbottigliamento, tre anni esatti sui lieviti e dosaggio ora a 7 g/l.

Controetichetta
La controetichetta riporta non solo la data del dégorgement, ma anche informazioni utili per l’appassionato.

 

Grand Cellier d’Or 2013

Bottiglia di Grand Cellier d’Or 201320% Pinot Noir, 80% Chardonnay
dég. giu. 2017– Dopo un Grand Celliera dir poco magnifico, ecco la nuova annata del fratello maggiore, che si presenta con un naso che sa essere raffinato ma intenso, denso ma leggero, con una tensione legata a doppio filo alla mineralità. Ciò nonostante sa marcare anche il frutto, profondo, insinuante. E poi ha una fine energia, una fine croccantezza, una fine complessità e sembra più immediatamente coerente con lo stile dell’etichetta dopo un 2012certamente eccellente, ma oggi ancora un po’ troppo legato a concentrazione e vinosità. Paradossalmente. Bocca succosa, molto fresca, ancora con questa impressione di sottigliezza, ma solo perché il vino è croccante e sapido, teso e pulito, molto elegante dovrei dire, nettamente minerale e ora più legato agli agrumi. Finale intenso su queste note con sapidità a sfumare. Molto, ma proprio molto buono, con una bevibilità al limite del travolgente. L’ennesimo asso calato da Laurent…
Voto: 94/100

Champagne notevole a dispetto dell’annata. Mi riporta a quella sorpresa che fu, giusto due anni fa, il Grand Cellier d’Or 2011per prontezza e piacere di beva, ma questo ha maggiore eleganza, oltre che profondità e precisione su un piano diverso. L’aspetto più clamoroso, però, è che, a mio avviso, in questo momento stacca il fratello maggiore (Cœur de Cuvée 2010), che ho trovato un passo indietro solo perché nettamente bisognoso di tempo. Ma ci sta.

Gli champagne Vilmartsono distribuiti in esclusiva da:
Teatro del Vino– tel. 055/8811394 – www.teatrodelvino.it

6 commenti su “Brilla una stella in Champagne, è Laurent Champs (Vilmart)”

  1. Buongiorno, uno sguardo alla recensione del Coeur de cuvèe 2008, mi ha suggerito l’aggettivo che cercavo a proposito del V. Grande Resèrve, unico purtroppo abbordabile per le mie tasche….
    Lo conosco abbastanza e, per carità pur buonissimo, mi ha il più delle volte dato l’impressione di un’eccessiva potenza, è squillante, il sapore molto marcato; non sempre, forse dipende dall’annata base.
    Un periodo di permanenza in bottiglia in più forse non guasterebbe…
    Ha anche lei la stessa impressione?
    Grazie

    1. Più assaggio champagne e più mi convinco che l’annata base conta e si fa sentire anche a fronte di massicci impieghi di vins de réserve. A volte si tratta di sfumature, a volte di qualcosa in più. ma ci sta, l’importante è che la qualità non ne risenta e i più bravi ci riescono senza problemi.
      Nel caso di Vilmart, visto che non svolge la malolattica, una maggiore permanenza sui lieviti gioverebbe senza dubbio, ma ancor più sarebbe benefico il riposto post dégorgement. Ciò nonostante, l’ultimo Grand Cellier, quello che menziono brevemente nell’ultimo articolo (Grande Cellier d’Or 2013) l’ho trovato stupefacente già ora.

      1. Non dubito…..
        Ma, siamo sempre lì, i vini d’ingresso sono una cosa, le selezioni, i millesimati ecc., sono un’altra, anche chez i più titolati vignerons!
        Con le dovute eccezioni, naturalmente…

        1. È il vino. Anzi, è soprattutto lo champagne. Ma per questo motivo non mancano sans année di una piacevolezza appagante… No?

          1. Altrochè, ma, a mio modesto avviso più che di sans annèe, si tratta proprio dei vini d’ingresso,,,,faccio i primi nomi che mi vengono in mente: De Sousa col Tradition e proprio Gosset, col brut excellence, bene questi champagne alquanto modesti, nulla hanno a che vedere con i diretti superiori che pure non sono millesimati ma sono eccellenti – Gran cru rèserve (De Sousa) e grande rèserve (Gosset).

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