Il 2017 inizia alla grande: Cristal 1996 in magnum!

Bentrovati e Buon Anno! Il 2017 si prospetta come un anno più spumeggiante che mai, non foss’altro perché a brevissimo partiranno le degustazioni della nuova edizione della guida, Grandi Champagne 2018-19. Ma non solo. Vedremo… La prima recensione dell’anno nuovo è dedicata a un grandissimo champagne, assaggiato nel corso di quell’irrinunciabile appuntamento che è ‘Le Dîner de Noël’ e addirittura in magnum. Tra l’altro, targato 1996… Un millesimo mitizzato da alcuni, soprattutto qui in Italia, ma non in Champagne, dove non è stata ritenuta una grande annata, bensì un’annata estrema.

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Anteprima Cristal 2009: dopo il ‘blanc’ è la volta del Rosé!

In Italia è stato da poco ufficialmente presentato il Cristal 2009, peraltro gi analizzato in anteprima su questo ben in anticipo, e, seguendo questa mia idea di anticipare, ho pensato bene di avvantaggiarmi e andare a scoprire in anticipo pure la sua versione in rosa. È successo nel corso della mia ultima visita alla Louis Roederer neanche due settimane or sono, ma stavolta non è stato facile.

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Anteprima: l’annata 2007 del Clos des Goisses

Qualcuno l’ha definito “il Romanée-Conti della Champagne” a sottolinearne l’esclusività e l’eccellenza. È il Clos des Goisses, vigneto certamente unico di cui abbiamo avuto modo di parlare in diverse occasioni. Stavolta per via della nuova annata, la 2007, in uscita proprio in quest’ultimo scorcio dell’anno.

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Bergère 38-40: un indirizzo sicuro per lo Chardonnay

Iniziamo con questo assaggio la conoscenza della maison A. Bergère, che può vantare la propria sede sulla prestigiosa Avenue de Champagne a Epernay. Il nome sta per Albert Bergère, che nel 1949 inizia a produrre i propri champagne dai vigneti di proprietà. Con il matrimonio del figlio il patrimonio vitato si estende e oggi comprende diversi villaggi della Côte des Blancs e della zona a sud di questa, fino a Congy. Pertanto è lo Chardonnay a farla da padrone, senza mancare, ovviamente, Pinot Noir e Meunier.

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Grande anteprima: Piper-Heidsieck lancia la Rare Rosé!

Tra i grandissimi chef de cave della Champagne, un posto di primo piano spetta senza dubbio a Régis Camus. Non a caso, gli inglesi, che di champagne ne sanno un bel po’ più noi, non foss’altro per ragioni storiche, lo hanno eletto per ben sette volte ‘Winemaker of the Year’. In Charles e Piper Heidsieck è stato prima a fianco del compianto Daniel Thibault, poi ne è diventato chef de cave. Meritatamente. E dimostrando un grandissimo savoir-faire.

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Krug e l’annata 2002: è la volta del Clos du Mesnil

Tra le varie annate di Krug, la 2002 è stata senza dubbio la più attesa dalla maggior parte degli appassionati (personalmente, invece, aspetto con ansia la 2008, ma c’è tempo…). Non a caso, il Krug 2002 (mi ha detto Olivier che si dice così e non Vintage 2002…) è di fatto già esaurito e gli esemplari in giro vedono il prezzo salire costantemente, per buona pace della maison che non voleva capitasse tutto ciò.

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Champagne Vilmart e lo strepitoso Cœur de Cuvée 2008!

Ho avuto modo di dire più volte che ritengo Laurent Champs (alias Vilmart) uno dei produttori in assoluto più interessanti. No, meglio: uno dei migliori. Così, ogni volta che riesco, passo a trovarlo, anche solo per un saluto. Stavolta (la scorsa settimana) sono letteralmente piombato, insieme a Vania e, per l’occasione, anche Thomas Rossi, a Rilly-la-Montagne mentre andavamo a Chigny, proprio per salutare Laurent, che, nonostante dovesse scappare a Parigi, si è fermato con noi una mezz’oretta. Chiedendoci, naturalmente, cosa volessimo assaggiare. Non volendolo disturbare più di tanto, gli ho detto.

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Anteprima: ecco la Belle Èpoque 2008!

Un’altra anteprima, sì! D’altronde, con l’approssimarsi della fine dell’anno, sono diversi gli champagne che debuttano sul mercato. È ora la volta della nuova annata della cuvée de prestige di Perrier Jouët, quella celeberrima Belle Èpoque di cui su questo sito abbiamo avuto modo più volte di parlare, della sua storia, delle sue più vecchie annate.

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Vieilles Vignes Françaises 1985: grazie Bollinger!

Come ho avuto modo di dire più volte, non esiste il miglior champagne. Almeno non per me. Però, qualora mi si punti una pistola alla tempia e mi si chieda di indicare almeno quello che a mio avviso rappresenta il mito, che incarna appieno la storia, la tradizione e il savoir-faire champenois, allora un nome potrei pure farlo: Vieilles Vignes Françaises! Sorpresi? Beh, anch’io, soprattutto perché non amo i blanc de noirs. Però, come detto, non stiamo parlando di ‘migliore’, del ‘più buono’, ma di quello che sa fondere alla perfezione eccellenza, unicità, tradizione.

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Bollinger R.D. ancora tu… È la volta del 1996!

Beh, gli amici di Bollinger mi stanno proprio viziando: ogni volta che passo da loro non solo mi stappano un R.D. del 2002, ma anche uno più vecchio. Nel corso dell’ultima visita, però, visto che era previsto anche un bellissimo pranzo, i ‘vecchi’ R.D. aperti sono stati ben due (grazie!), un 1996 e addirittura un 1973. Di quest’ultimo vi dirò presto, intanto vorrei parlare del 1996, perché i diversi dégorgement influenzano parecchio – giustamente – questo grande champagne.

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