Piper-Heidsieck: un’inedita verticale ne svela il vero valore

Amicizia a parte, ritengo Régis Camus uno dei più valenti chef de cave della storia dello champagne e della Champagne tutta. Allievo di Daniel Thibault, ne ha prima ricevuto di fatto il testimone alla guida di Piper-Heidsieck nel 1995 e successivamente, a seguito della prematura scomparsa di questi, è anche diventato chef de cave di Charles Heidsieck.

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Novità in casa Duval-Leroy e… quanto è buono questo champagne!

Tra le sorprese positive dell’edizione 2018-19 della guida Grandi Champagne va annoverata senza dubbio Duval-Leroy. Non che non conoscessimo bene la maison di Vertus o nutrissimo dubbi sul suo savoir-faire, no, per carità, però dobbiamo confessare che negli ultimi anni Duval-Leroy ha dovuto completare quella ‘messa a punto’ necessaria a seguito di un cambiamento importante come quello dello chef de cave (da Hervé Jestin a Sandrine Logette) e dell’ammodernamento della cantina.

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Pascal Agrapart: “le pape du Chardonnay”

Siamo al rush finale delle lavorazioni della guida Grandi Champagne 2018-19 (a questo link trovate ancora la promo per la versione Limited Edition) e a questo punto posso sbilanciarmi e dire che non sarà semplicemente la naturale evoluzione delle precedenti, bensì una vera e propria ‘opera’. Qualche dato? Più di 500 pagine, nuovo formato, grafica rinnovata e, soprattutto, ben 106 produttori recensiti.

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Jacquesson Cuvée 736: è in arrivo l’attesissimo DT!

Gli champagne Dégorgement Tardif hanno da sempre rappresentato un piccolo tesoro in casa Jacquesson, trattandosi di vecchie bottiglie rimaste più a lungo sui lieviti. Quando Jean-Hervé e Laurent Chiquet lanciarono questa linea, scelsero ovviamente bottiglie antecedenti al loro ingresso campo (1988), ma da allora in poi sono man mano arrivate le loro creazioni, quindi Avize e Millésime. Almeno fino al 2014, quando a sorpresa i due fratelli hanno presentato una novità in seno alla linea DT, la Cuvée 700 in questa particolare riedizione.

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Veuve Clicquot EBEO: vogliamo riparlarne?

Non ha neanche fatto in tempo ad arrivare sul mercato, che l’EBEO ha già creato un bel po’ di discussioni. Discussioni, attenzione, non polemiche o dubbi. Ricordo che si tratta del nuovissimo champagne di Veuve Clicquot, il suo primo ‘multimillésime’, il suo primo a basso dosaggio. Non a caso, il nome sta per Extra Brut Extra Old. Qui su LeMieBollicine Vania ce l’ha da poco raccontato, ma, alla luce delle suddette discussioni e della chiara necessità di un assaggio in condizioni ottimali (cosa che molto difficilmente accade durante le presentazioni), abbiamo deciso di riassaggialo.

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Bevibilità premiante con gli champagne di Trousset-Guillemart

Posso dire che scoprire nuovi produttori di champagne degni di nota è oggi piuttosto complicato. Quelli di valore, infatti, sono tutti già importati in Italia, o quasi, mentre eventuali sorprese positive hanno una produzione talmente piccola da essere, di fatto, inesistenti, oppure hanno ancora bisogno di mettersi a punto del tutto. A quest’ultima categoria faceva evidentemente parte Trousset-Guillemart, piccolo produttore (è un RM da circa 70.000 bottiglie annue) quel di Les Mesneux, nella cosiddetta Petite Montagne.

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Attacco al vertice: il sofisticato Brut Réserve di Charles Heidsieck

Mentre scrivo questo pezzo, la Champagne (e gran parte delle zone vinicole d’Europa) è stata duramente colpita dalle temibili gelate primaverili, con una perdita media della vendemmia potenziale intorno al 20-25%. Speriamo solo che, come accadde nel 2012, poi l’annata sarà di qualità eccelsa… Veniamo a noi.

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Quando la Grande Réserve di Gosset sfida il tempo…

L’altro ieri, nell’ambito delle degustazioni della nuova edizione (2018-19) della guida Grandi Champagne, era il turno di Gosset. Per il panel erano presenti, oltre al sottoscritto, Federico Angelini, Alessandro Scorsone, Laura Paone e Marcello Bergonzini; ebbene, assaggiato il cavallo di battaglia della maison, la Grande Réserve, che posso anticipare esserci piaciuta veramente tanto, Federico propone non tanto un confronto, quando la degustazione curiosa dello stesso champagne, ma più vecchio. Era una bottiglia della sua riserva personale, con almeno sette anni sulle spalle, visto che aveva ancora il vecchio habillage.

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Lanson XA Blanc de Blancs: è la volta del secondo assemblaggio

Nel 2010, per festeggiare nel migliore dei modi il 250° anniversario, Lanson lanciava un nuovo champagne. Era l’Extra Age Brut, che man mano, anno dopo anno, ha fatto finalmente e definitivamente valere la sua eccellenza. Anche perché, con il passare del tempo e dopo i primi dégorgement, è stata prolungata la maturazione sui lieviti da ‘oltre 5 anni’ a 9-10 anni, con un inevitabile beneficio sul fronte della complessità e pure della piacevolezza (non è mica detto che i due aspetti debbano essere per forza antitetici!).

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