Marco Dallabona: il lato più bello dello champagne (ma non solo…)

Ci sono mete che valgono il viaggio. Senza se e senza ma. Dal punto di vista enogastronomico, uno dei miei pochissimi posti che posso definire veramente del cuore è la Stella d’Oro di Soragna, in quella Bassa Parmense dove nascono salumi a dir poco straordinari. La Stella d’Oro significa Marco Dallabona, autentico genio dietro ai fornelli, abilissimo anfitrione in sala, simpaticissimo prototipo di ‘oste emiliano’, straordinario degustatore, soprattutto, caro amico. Lo conobbi nella notte dei tempi grazie ad Andrea Grignaffini e da allora non l’ho più ‘mollato’.

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I grandi anni ‘80: è la volta del sorprendente Moët Grand Vintage Collection 1983. In magnum…

Ricordo la cena di Natale di due anni fa, quella consueta fatta con alcuni grandi (amici) chef de cave della Champagne. Ebbene, capitarono diversi champagne del 1983, quella sera, e il buon Régis Camus ebbe dire che si trattò di una “très belle année, mais oublié par la plupart”. Forse perché veniva dopo l’eccezione 1982 e fu seguita da ‘mostri’ come 1985, 1988 e 1989, pertanto con il tempo finì nel dimenticatoio. Però, a vederla oggi, si sta prendendo la sua rivincita.

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Una grande annata (2002) secondo un grande (Anselme Selosse)

Nonostante i neanche quarant’anni di storia professionale al timone del domaine di famiglia, Anselme Selosse può essere giustamente collocato tra i miti di champagne. “Anselme è stato il primo a dimostrare che un vigneron poteva fare grandi vini” ha fatto notare molto acutamente Pierre Larmandier. Tra l’altro, nonostante il piccolo patrimonio vitato (7,5 ettari totali), il buon Anselme vanta una gamma di champagne eccezionalmente ampia, composta da ben 12 etichette (o, se preferite, 11 di cui una con due dosaggi diversi), distribuite su un totale di circa 60.000 bottiglie annue.

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Deutz Vinothèque e la rivincita del Millésime

A dare ulteriore lustro alle varie maison de champagne negli ultimi anni hanno certamente contribuito le vecchie annate. Spesso e volentieri bottiglie di dégorgement recente, sono state proposte ovviamente in quantità estremamente limitata e prezzo non trascurabile, ma hanno rappresentato degli autentici pezzi d’opera che hanno definitivamente fatto capire perché lo champagne sia amico del tempo. Tra gli ultimi produttori ad accodarsi a questa ‘felice iniziativa’ dobbiamo annoverare Deutz, che, invero in sordina, lo scorso anno ha lanciato la sua linea Vinothèque.

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Krug cala l’asso: Collection 1990!

Muovevo i primi passi nel meraviglioso mondo dello champagne quando mi imbattei per la prima volta nel Krug 1990. Nonostante la limitata esperienza dell’epoca, fu amore a prima vista e, da allora, ogni incontro con questo champagne magnifico è sempre stato foriero di soddisfazioni, piacere, esaltazione. Gli ho tributato 99/100, punteggio stratosferico, giusto un gradino sotto la perfezione, toccata invece dal Krug 1988 e dal Krug Collection 1985 in magnum.

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Nella controversa annata 1996 emerge con forza Lanson

Ho detto più volte come l’annata 1996 sia stata mitizzata in alcuni Paesi (Italia soprattutto: “mitica”, “eccezionale”, “del secolo” e chi più ne ha più ne metta), mentre in Champagne nessuno l’ha mai definita tale, bensì, più semplicemente, “estrema”. Infatti, in 300 anni di storia, non era mai capitato di avere oltre 10° alcolici potenziali e oltre 10 g/l di acidità. Così, quando arrivarono sul mercato, questi champagne colpirono per l’oggettiva ricchezza e l’acidità sferzante che dava tensione e freschezza.

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Eh sì, il Comtes de Champagne è proprio il miglior blanc de blancs!

Nel 1945 François Taittinger, secondogenito del fondatore Pierre, prende le redini della maison di famiglia e ne fissa lo stile legato allo Chardonnay. Non solo: recupera definitivamente le strutture sotterranee (cripte dei monaci e crayères) sotto quella che fu l’abbazia di Saint-Nicaise e ne fa le cantine per la maturazione dei migliori champagne Taittinger.

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Fresnet-Juillet: un ‘piccolo’ di valore tutto da scoprire

Vincent Fresnet, produttore in quel di Verzy, è a suo modo un personaggio. Molto riservato e con un carattere particolare, è però un valente enologo. Così, quando ha preso in mano la realtà di famiglia, l’ha fatta crescere dando vita a champagne tra l’ottimo e l’eccellente. Non a caso, le cuvée Fresnet-Juillet hanno sempre molto ben figurato in tutte le edizioni della guida Grandi Champagne, in particolar modo il Rosé e lo Special Club.

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L’ottimo EBB de Il Mosnel in verticale

  L’Italia può vantare un’offerta di vini Metodo Classico talmente diversificata da non avere eguali al mondo. Non sempre il desiderio di spumantizzare, però, porta a risultati degni di nota, ma oramai si sono consolidate ottime etichette sia tra le novità (bollicine da varietà mai spumantizzate prima e/o in zone vitivinicole affacciatesi da poco alla spumantizzazione ‘classica’), sia tra le cantine di tradizione.

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