Collard-Picard: un nome da tenere d’occhio

Se dar vita a una cantina è un’operazione tutt’altro che facile, con l’ipotetico risultato che si fa realmente tangibile dopo non meno di un decennio, questo diventa ben più difficile in Champagne, anche se tuo padre e ancor più tuo nonno sono essi stessi produttori. La maison Collar-Picard si trova nella parte nord di Villers-sous-Châtillon, villaggio della Vallé de la Marne. Però c’è chi è riuscito sorprendentemente bene in questo, dimostrando oggi di saper produrre champagne di eccellente qualità ma, soprattutto, evidenziando una prospettiva di crescita nei prossimi anni davvero rimarchevole.

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Cristal, la qualità (eccezionale) oltre l’immagine

Mi dà particolarmente fastidio vedere la faccia dei più, professionisti del settore compresi, quando parlo loro del Cristal, cuvée de prestige di Louis Roederer, di quanto questo champagne si collochi tra l’eccellente e lo straordinario a seconda dell’annata. Questo perché lo champagne Cristal soffre oramai di un’immagine di champagne da esibizionisti, scelto puntualmente da chi vuole ostentare la propria ricchezza: volenti o nolenti, tutto ciò diventa una vera e propria tara per chi lo assaggia, che finisce per maldisporsi inconsapevolmente.

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Krug, ecco le nuove annate

Sono appena state presentate anche in Italia, alla presenza dello stesso Olivier Krug, le nuove annate della mitica maison di Reims, ovvero il Vintage 2000, il Clos du Mesnil 2000 e il Clos d’Ambonnay 1998. Per tutti anche una nuova grafica delle etichette (che ha interessato pure Grande Cuvée e Rosé), che ha il merito di sapere mantenere il “family feeling” tradizionale con un tocco di stile moderno. Olivier Krug, figlio del grande Henri, è oggi il rappresentante della famiglia all’interno della maison omonima.

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Moët & Chandon Grand Vintage Collection 1975: chapeau!

Ho avuto modo di parlare della linea Grand Vintage Collection di Moët & Chandon, in altre parole gli œnothèque della maison di Epernay. Torno sull’argomento per raccontare un altro di questi eccezionali champagne, uno di quelli del secondo rilascio, però, avvenuto in concomitanza con il lancio del Grand Vintage 2002: i Collection 1992, 1982, 1975 e 1964.

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Jacquesson: Cuvée 7xx in verticale completa

Forse – e mi ci metto io per primo – quando apriamo una bottiglia di champagne non millesimato siamo un po’ troppo frettolosi. L’idea comune, infatti, è che questi rappresentino il gradino di ingresso della maison e che la loro produzione importante impedisca il raggiungimento di un elevato livello qualitativo.

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Abbinamento fenomenale: Strolghino e champagne Alain Réaut

Champagne e salumi è uno degli abbinamenti meglio riusciti, per non dire addirittura goduriosi. Salumi di qualità, ovviamente, e soprattutto alcuni: la Mortadella (possibilmente qual capolavoro della Favola dei Fratelli Palmieri: ne parleremo presto…) e, ancor più, il Culatello e suoi parenti, quindi tutte le altre prelibatezze che ci regala sua maestà il Maiale (sì, merita lettera maiuscola e titolo regale!) nella Bassa Parmense. Angelo Capasso, deus ex machina del salumificio Squisito a Diolo di Soragna.

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Delamotte Collection 1988: un capolavoro

Pochi lo sanno, ma Delamotte è la quinta maison più antica di champagne, essendo stata fondata nel 1760 a Reims da François Delamotte, proprietario viticolo e magistrato della città. Alla fine del XVIII secolo, il nipote Alexandre Delamotte acquista una villetta nel villaggio di Le-Mesnil-sur-Oger sotto la quale costruisce le cantine: l’idea è di essere vicino ai fornitori delle uve più preziose, quelle di Chardonnay. Didier Depond guida con passione, bravura e simpatia Salon-Delamotte (foto Michel Jolyot).

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Champagne, i dati export del 2011

Puntuale, il CIVC ha ufficializzato i dati relativi alla bottiglie di champagne che hanno lasciato le cantine delle maison nel corso del 2011. Ci si aspettava un ottimo risultato e, in effetti, sono state vendute complessivamente circa 323 milioni di bottiglie, per un valore di 4,4 miliardi di euro e una crescita quantitativa del 7% rispetto all’anno passato.

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Dom Pérignon 2003: tutto, ma proprio tutto sulla “provocazione” di Richard

Ho assaggiato il nuovo Dom Pérignon 2003 poco più di un mese fa, ciò nonostante, prima di postarne le impressioni, ho voluto riassaggiarlo a distanza e, soprattutto, confrontare le mie impressioni con Richard Geoffroy, l’oramai mitico chef de cave. D’altronde, un Dom Pérignon figlio di un’annata come la 2003 rappresenta un vero evento… Richard Geoffroy con il sottoscritto all’Abbazia di Hautvillers, luogo di nascita e attuale “sede” di Dom Pérignon.

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Ripensaci Laurent!

Adoro la maison Vilmart e ritengo Laurent Champs, sua anima, l’astro nascente della Champagne. Già diversi anni fa Tom Stevenson definiva questo piccolo (circa 100.000 bottiglie annue) produttore di Rilly la Montagne “il mini Krug”, ma ritengo che sia solo l’eccellente uso del legno e ad accomunarli, perché invece i due hanno stili e identità ben diverse.

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