Dom Pérignon 2003: tutto, ma proprio tutto sulla “provocazione” di Richard

Ho assaggiato il nuovo Dom Pérignon 2003 poco più di un mese fa, ciò nonostante, prima di postarne le impressioni, ho voluto riassaggiarlo a distanza e, soprattutto, confrontare le mie impressioni con Richard Geoffroy, l’oramai mitico chef de cave. D’altronde, un Dom Pérignon figlio di un’annata come la 2003 rappresenta un vero evento… Richard Geoffroy con il sottoscritto all’Abbazia di Hautvillers, luogo di nascita e attuale “sede” di Dom Pérignon.

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Ripensaci Laurent!

Adoro la maison Vilmart e ritengo Laurent Champs, sua anima, l’astro nascente della Champagne. Già diversi anni fa Tom Stevenson definiva questo piccolo (circa 100.000 bottiglie annue) produttore di Rilly la Montagne “il mini Krug”, ma ritengo che sia solo l’eccellente uso del legno e ad accomunarli, perché invece i due hanno stili e identità ben diverse.

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Essi Avellan, la signora dello champagne

Oramai da anni, in quel gruppo di 10-12 persone che si ritrova puntualmente ai grandi eventi in Champagne, oltre a un mostro sacro come Tom Stevenson o un autentico fenomeno come Richard Juhlin (non ho mai visto una persona in grado di individuare, assolutamente alla cieca, maison, cuvée e annata!) incontro sempre anche Essi Avellan, con la quale man mano si è instaurato un rapporto di stima e amicizia. Essi è affascinante, preparatissima ed è anche una Master of Wine; anzi è la prima donna MW scandinava.

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40 anni di Belle Èpoque

È uno degli champagne più raffinati ma, purtroppo, non così noto, almeno in Italia, e nonostante la bottiglia finemente decorata lo renda molto riconoscibile. È la Belle Èpoque, la cuvée de prestige di Perrier-Jouët, caratterizzata dalla tipica bottiglia con anemoni ideata nel 1902 da Emile Gallé, esponente dell’Art Noveau. L’idea di una cuvée de prestige in casa Perrier-Jouët è, infatti, relativamente recente, ma poi il progetto di questo nuovo champagne top de gamme fu accantonato.

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Anteprima: Philarmonica distribuisce Charles Heidsieck

Era nell’aria: con il passaggio della distribuzione di Ruinart a Moet-Hennessy Italia, che avverrà il prossimo aprile nell’ottica di una standardizzazione di tutte le filiali del Gruppo, Philarmonica sarebbe rimasta “scoperta” sul fronte champagne. Ma la dinamica azienda bresciana con Guido Folonari al timone non si è certo fatta trovare impreparata e si è mossa per tempo per far fronte a questa mancanza.

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San Valentino: all’insegna dello champagne, ma senza follie…

Foto emblematica ripresa dal sito Vitisphere.com, il primo a dare la singolare notizia, poi ripresa da molti altri, anche in Italia. Il fatto che lo champagne sia, oltre che il “re dei vini”, anche un simbolo del lusso, della festa, delle celebrazioni ha portato a diverse bizzarrie, per non dire vere e proprie storture. Ma quando pensavo di averle viste proprio tutte, comprese le “frizzanti” esternazioni di rapper & Co, eccone una nuova: in occasione di San Valentino, pare che l’hotel extra lusso di Londra Cadogan proponga un esclusivo “bagno di champagne”.

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La Grande Anné Rosé 2002: squisito capolavoro

Meno male che Bollinger non ha il rosé nella sua tradizione, perché altrimenti non oso immaginare cosa sarebbe stata capace di fare! Infatti, le proposte in rosa della maison di Aÿ si sono sempre mosse su livelli di eccellenza, tanto il millesimato La Grande Année Rosé, quanto il non millesimato Spécial Cuvée Rosé. E pensare che finché al timone di Bollinger c’era M.me Lily, il rosé era visto con molto scetticismo, quindi non prodotto.

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Voglia di vecchi millesimati? Con Henriot è possibile

Per la maison di famiglia, gli Henriot hanno avuto il coraggio di non rincorrere ossessivamente una produzione sempre maggiore anno dopo anno, bensì di incrementare nettamente il livello qualitativo dei propri champagne. E lo hanno fatto prima di tutto in vigna, con una produzione inferiore alla media non per diradamenti o altri motivi, bensì per il ricorso a una coltivazione la più naturale possibile, tanto in proprio quanto chiedendo di fare lo stesso ai conferitori.

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Philipponnat Clos des Goisses: le nuove annate 2001 e 2002, ma non solo…

Non è stata un’annata facile la 2001 in Champagne. Anzi, a guardare quanti hanno millesimato (si contano sulle dita di una mano) e alla quantità di vins de réserve impiegati dalle varie maison nei brut sans année si capisce che l’annata è stata un mezzo disastro. A dispetto di tutto ciò, però e paradossalmente, un paio di grandissimi champagne hanno visto la luce: il Cœur de Cuvée di Vilmart, oramai esaurito, e il Clos des Goisses di Philipponnat invece appena giunto sul mercato, seppure in quantità ridotta.

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Louis Roederer a gonfie vele

Frédéric Rouzaud, Presidente della Louis Roederer, insieme allo chef des caves, il bravissimo Jean-Baptiste Lécaillon. “Un anno eccellente, anzi un anno record che ha battuto il precedente del 2010”, così Frédéric Rouzaud, Presidente della Louis Roederer  e discendente diretto del fondatore. “Per noi sta andando molto bene – continua Rouzaud – con un primo semestre euforico e un secondo più nella media, visto che non avremmo mai potuto seguire il ritmo di vendite del primo.

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