Bollinger e il… rosé ‘diverso’

Nonostante la marcia di avvicinamento all’uscita della nuova edizione (2018-19) della guida Grandi Champagne prosegua spedita, sono necessarie ancora alcune settimane di pazienza, ma, senza proclami e sparate, siamo sicuri che alla fine questa quarta edizione lascerà il segno. Anche se, ovviamente, poi sarete voi lettori a confermarlo o meno… Ma veniamo allo champagne di oggi, che, però, non viene direttamente dalle degustazioni della guida.

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Champagne: cinque consigli per la settimana di Ferragosto

Come nostra consuetudine, in occasione di periodi particolari dell’anno proponiamo una piccola selezione di champagne che rappresentano un consiglio spassionato per passare, se possibile, questi momenti in maniera ancora più coinvolgente, per non dire più piacevoli. Già, perché – e non lo dimentichiamo mai! – lo champagne è prima di tutto piacere! In questo caso, come nei precedenti, la selezione è frutto di recenti assaggi che mi, anzi ci hanno favorevolmente colpito, ma possono anche essere champagne che durante le degustazioni della guida Grandi Champagne (edizione 2018-19, naturalmente) hanno lasciato il segno.

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Ancora la (grande) annata 1995. Con Bollinger…

(II PARTE) Proseguiamo, come annunciato nella scorsa puntata, la scoperta di alcune perle targate 1995, annata eccezionale che si sta giustamente prendendo la rivincita con la prepotente ascesa sul gradino più alto del podio dell’annata. E, a tal proposito, l’ennesimo indizio sull’eccellenza dell’annata ce lo fornisce stavolta Bollinger, non con uno, ma con ben due champagne.

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Carbonara: ecco la ricetta della migliore (e 3 champagne in abbinamento)

Quando devo valutare la qualità di un ristorante romano, dove magari mi hanno portato decantandone mirabilia, sapete cosa ‘uso’ come cartina da tornasole? La Carbonara. Se è ottima, sarà di livello più che buono anche tutto il menu, diversamente… Infatti, in teoria questa pasta romana è un piatto molto semplice, con pochi ingredienti, ma in realtà è difficile da fare, ancor più difficile da fare molto bene, perché servono abilità e sensibilità.

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Bollinger Vieilles Vignes Françaises: ancora tu…

…ma non dovevamo non vederci più? Così Lucio Battisti in una celeberrima canzone che, per fortuna, non vorrei proprio si applicasse al sottoscritto! Infatti, eccomi incrociare fortunatamente ancora una volta questo champagne d’eccezione, giustamente mitico e mitizzato. Anticipo che la nuova annata 2006 del Vieilles Vignes Françaises sarà nella nuova edizione (2018-19) della guida Grandi Champagne, mentre nel corso della mia ultimissima visita da Bollinger è stata la volta del 2000. Inaspettatamente.

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Bollinger Special Cuvée: genesi di un capolavoro di champagne

Bollinger è senza dubbio un mito grazie ai suoi millesimati, da La Grande Année all’R.D. e fino al VVF, ciò nonostante, alla fin fine, è il non millesimato Special Cuvée il suo champagne più importante. Ricordo ancora la mia prima visita one-to-one alla maison, con il mitico Ghislain de Montgolfier… Fu proprio lui a dirmi, a proposito della Special Cuvée, “è la nostra prima preoccupazione, lo champagne che ci permette di vivere e prosperare!”. Altro aneddoto.

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Vieilles Vignes Françaises 1985: grazie Bollinger!

Come ho avuto modo di dire più volte, non esiste il miglior champagne. Almeno non per me. Però, qualora mi si punti una pistola alla tempia e mi si chieda di indicare almeno quello che a mio avviso rappresenta il mito, che incarna appieno la storia, la tradizione e il savoir-faire champenois, allora un nome potrei pure farlo: Vieilles Vignes Françaises! Sorpresi? Beh, anch’io, soprattutto perché non amo i blanc de noirs. Però, come detto, non stiamo parlando di ‘migliore’, del ‘più buono’, ma di quello che sa fondere alla perfezione eccellenza, unicità, tradizione.

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Il racconto di una giornata a dir poco memorabile da Bollinger: 1969-1830!

Ci son cose che capitano, forse, una volta nella vita. E capitano a pochissimi fortunati. Ecco, nel mio (fortunato) caso mi riferisco all’evento che Bollinger ha organizzato la settimana scorsa e che, se permettete, ve lo racconto, sperando di non suscitare cattivi pensieri nei miei confronti… Facciamo un passo indietro nel 2010, quando in Bollinger, a seguito della scoperta di una cantina di cui si era persa memoria, anche perché allagata, si rendono conto di avere un patrimonio di bottiglie che sarebbe a dir poco un peccato perdere.

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Bollinger R.D. ancora tu… È la volta del 1996!

Beh, gli amici di Bollinger mi stanno proprio viziando: ogni volta che passo da loro non solo mi stappano un R.D. del 2002, ma anche uno più vecchio. Nel corso dell’ultima visita, però, visto che era previsto anche un bellissimo pranzo, i ‘vecchi’ R.D. aperti sono stati ben due (grazie!), un 1996 e addirittura un 1973. Di quest’ultimo vi dirò presto, intanto vorrei parlare del 1996, perché i diversi dégorgement influenzano parecchio – giustamente – questo grande champagne.

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Onore al merito: 100/100 all’R.D. 1988 di Bollinger!

E fanno cinque: ecco il mio quinto 100/100! Troppi? Non credo, perché dopo quindici anni di ‘militanza’ nello champagne e così tante degustazioni credo proprio ci stia. E poi uno champagne del genere il massimo punteggio lo merita eccome. Qualcuno dirà che a questo R.D. avevo già dato 99/100 nella degustazione orizzontale dei 1988 e avrà ragione, ma il vino è qualcosa di vivo, evolve, cambia, spesso migliora, a volte peggiora.

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