Dom Pérignon: dalla durezza della pietra nasce il suo contrario

Torniamo a parte di Dom Pérignon Vintage in verticale, con ancora maggiore profondità e soprattutto con giusto un anno in più di invecchiamento. E le sorprese non sono mancate… Ma lascio la parola a Vania per il suo racconto. Alberto Lupetti La scorsa settimana ho avuto il grandissimo onore di essere ospitata all’Abbazia di Hautvillers per una memorabile degustazione con il mitico, insuperabile per estro e genialità, Richard Geoffroy.

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Anteprima: arriva il Dom Pérignon P2 2000!

Il Vintage 2000, primo Dom Périgon del nuovo millennio, ritorna dopo 10 anni come Plénitude Deuxième. Il 2017 è un anno a dir poco… spumeggiante per Dom Pérignon. Infatti, dopo il debutto ufficiale del Rosé 2005 è la volta delle altre etichette: in autunno vedremo il Vintage 2009 (anche se è arrivato in sordina in magnum, ma per le bottiglie bisogna aspettare. Com’è? Eccezionale, ma lo troverete nella prossima edizione, della guida Grandi Champagne), mentre ora arriva l’atteso P2 2000.

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Dom Pérignon e le cinque annate di Rosé

Nel 1971, lo Scià di Persia festeggiava i 2.500 anni dell’Impero Persiano con uno champagne esclusivo (bontà sua…), un Dom Pérignon assolutamente esclusivo. Si trattava di uno champagne mai prodotto prima sotto l’egida della cuvée de prestige di Moët, un rosato, millesimato 1959 e tirato in sole 306 bottiglie. Da quel momento in poi, Dom Pérignon sarà declinato non più come solo Vintage, ma anche come Rosé. Facciamo un salto di oltre 45 anni e veniamo ai giorni nostri, quando Dom Pérignon presenta, diversi mesi dopo il Vintage 2006, il Rosé 2005.

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Scontro tra titani, ovvero Annamaria, Giulio e Dom 2004 side by side

Da tempo mi affascinava l’idea di mettere a confronto tre delle bottiglie che forse amo più in assoluto e che periodicamente, quando capita in visita l’amico del cuore, mi concedo. Mai fino a oggi, tuttavia, ho avuto l’occasione di assaggiarle tutte insieme, in un intrigante scontro ad armi pari. Questa occasione, così, me la sono creata: ho invitato un paio di amici appassionati e, alla cieca, ci siamo abbandonati alla grandezza di questi vini, scegliendo nondimeno uno dei millesimi che in questo caso prediligo, il 2004.

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Dom Pérignon e la cinquina di Richard: 2002-2006

Vale soprattutto per me: sono talmente ben abituato a quei ‘mostri’ di P2 e P3 da dimenticarmi troppo spesso il classico Dom Pérignon, il Vintage (che poi è il vino da cui derivano i suddetti ‘mostri’…). Nato nel 1936 con l’annata 1921, ha poi conquistato la sua piena identità nel 1947 per spingersi fino all’attuale 2006, per un totale di 40 annate ‘dichiarate’ finora. Che poi significa aver millesimato quasi cinque volte per decade, in media. Poco o tanto? Dipende.

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Dom Pérignon: chi ricorda il Vintage 2005?

Oggi ci stiamo godendo uno dei Dom Pérignon a mio avviso più ‘buoni’ degli ultimi anni, il Vintage 2006. E ‘buono’ lo è già ora, da poco uscito, quindi figuriamoci in seguito. E poi, considerando anche che la 2006 è stata un’annata calda, vuol proprio dire che il buon Richard Geoffroy si è superato un’altra volta! Trovate la recensione di questo splendido Dom Pérignon nell’ultima edizione di Grandi Champagne.

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Il mio terzo champagne da 100/100: Dom Pérignon Œnothèque Rosé 1988 magnum!

Prima o poi doveva capitare… Sì, dopo il 100/100 tributato al Dom Pérignon Œnothèque 1990 (che, sì, ora dovrebbe essere P3…) e poi quello riservato al Krug Vintage 1988, beh, era ovvio che non potevo fermarmi lì. Posso dirvi che ci sono andato, anzi ci siamo andati vicinissimi, ma proprio vicinissimi con il P2 Rosé 1995, che troverete nella prossima edizione della guida Grandi Champagne, ma mancava ancora un filo, anzi un punto.

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Dom Pérignon Vintage 2004: il vero capolavoro di Richard

Era da un po’ che volevo ritornare sul Vintage 2004, l’annata corrente di Dom Pérignon. Infatti, ogni volta che ho avuto modo di riassaggiare questo grande champagne, mi sono sempre più convinto della sua eccellenza, conquistato dalla sua piacevolezza, confortato dal suo essere indiscutibilmente Dom Pérignon. E l’ho detto anche a Richard Geoffroy: “per me, il tuo vero capolavoro è questo Vintage 2004, perfetto equilibrio tra piacere e complessità”. Lui mi ha osservato sornione, ma non ha detto nulla: forse non se l’aspettava. Ma credo proprio che gli abbia fatto piacere.

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