I grandi anni ‘80: è la volta del sorprendente Moët Grand Vintage Collection 1983. In magnum…

Ricordo la cena di Natale di due anni fa, quella consueta fatta con alcuni grandi (amici) chef de cave della Champagne. Ebbene, capitarono diversi champagne del 1983, quella sera, e il buon Régis Camus ebbe dire che si trattò di una “très belle année, mais oublié par la plupart”. Forse perché veniva dopo l’eccezione 1982 e fu seguita da ‘mostri’ come 1985, 1988 e 1989, pertanto con il tempo finì nel dimenticatoio. Però, a vederla oggi, si sta prendendo la sua rivincita.

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Moët rompe gli indugi: ecco il Grand Vintage 2008

È nell’elegantissima cornice dell’Hotel Gallia di Milano, insieme allo chef de cave Benoît Gouez, che si è tenuto il debutto ufficiale italiano per i nuovi millesimati di Moët & Chandon: l’attesissimo Grand Vintage 2008, la cui uscita è stata fino all’ultimo tutt’altro che scontata, e la sua versione in rosa, il Grand Vintage 2008 Rosé.

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MCIII: lo champagne capolavoro di Moët si rivela ufficialmente

Abbiamo avuto modo di conoscere da vicino, in anteprima assoluta, MCIII, il nuovo ‘super champagne’ di Moët & Chandon, anzi la nuova cuvée de prestige del colosso di Epernay, che debutterà ufficialmente sul mercato al termine dell’estate. Ebbene, per privilegiare la rapidità di pubblicazione, mi ero dovuto affidare a foto di fortuna, promettendo però di mostrare il prima possibile l’aspetto ufficiale e definitivo della bottiglia di MCIII: detto, fatto. Enjoy! Ecco MCIII, release 001.14, quindi il primo della serie (001) con dégorgement 2014.

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Super anteprima: MC III, la nuova cuvée de prestige di Moët!

Nel 1936 Moët & Chandon lanciava la propria cuvée de prestige, Dom Pérignon. Per decenni le cose sono rimaste invariate e, come avviene in tutte le altre maison, lo chef de cave era un solo, visto che non si trattava di un altro brand. Però, negli anni ’90, proprio con l’arrivo di Richard Geoffroy, le cose sono iniziate a cambiare e Dom Pérignon è prima diventata una sorta di marca nella marca e successivamente un brand a sé.

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Moët e l’ultimo champagne rosé del XX secolo

Come avevo detto prima in occasione del lancio dei Grand Vintage 2006 e successivamente con la presentazione dei Grand Vintage Collection 1999 e 1985, Moët & Chandon ha proposto queste ultime due annate da ‘collezione’ anche in versione rosé. Senza troppo clamore, è vero, ma le quantità sono talmente ridotte da giustificare questa riservatezza.

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Gli straordinari Grand Vintage Collection 1999 e 1985 di Moët & Chandon

Con il lancio del Grand Vintage 2000, Benoît Gouez, chef de cave di Moët & Chandon, inaugurò una felice iniziativa: proporre al fianco della nuova, anche alcune vecchie annate del millesimato, rimaste più a lungo sui lieviti e con le bottiglie chiuse con il tappo di sughero (bouchon liège) in luogo del tradizionale elemento a corona.

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Anteprima Moët: arrivano i Grand Vintage 2006!

Era da un po’ di tempo che Benoît Gouez, il talentuoso chef de cave di Moët & Chandon, mi aspettava per una degustazione, ma ancora non eravamo riusciti a incrociarci. L’occasione arriva finalmente lo scorso gennaio, in occasione di un mio tour en Champagne con gli amici appassionati Amedeo Pasquino (delegato AIS Lecce) e Pascal Tinari (sommelier di quel fantastico ristorante di famiglia che risponde al nome di Villa Maiella): Benoît ci aspetta a Epernay per assaggiare insieme ‘qualcosa’.

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Moët Grand Vintage Collection 1993: l’ennesima conferma

Moët & Chandon è la più grande maison di champagne, anche la più nota, quella che possiede il maggior numero di vigneti e le cantine più estese… insomma, il colosso. Purtroppo, però, quando si è in questa posizione si è spesso oggetto di superficialità da parte degli appassionati, che associano automaticamente – e in maniera piuttosto miope – quantità a qualità non degna della loro attenzione.

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Grand Vintage 2004: arriva il 70° millesimato di Moët

Difficile parlare di Moët & Chandon senza ricordare che è la più grande maison di champagne. Ma difficile anche non ricordare le sue eccezionali capacità. Per carità, il celeberrimo Brut Impérial potrà anche non piacere (opinione, questa, rispettabilissima, ma non posso dire altrettanto di quelli che sparano a zero sulla qualità di Moët solo per partito preso…), ma la sua costanza stilistica, il suo sapersi evolvere senza rinnegarsi sono da applauso. Punto e basta.

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