Il mio terzo champagne da 100/100: Dom Pérignon Œnothèque Rosé 1988 magnum!

Prima o poi doveva capitare… Sì, dopo il 100/100 tributato al Dom Pérignon Œnothèque 1990 (che, sì, ora dovrebbe essere P3…) e poi quello riservato al Krug Vintage 1988, beh, era ovvio che non potevo fermarmi lì. Posso dirvi che ci sono andato, anzi ci siamo andati vicinissimi, ma proprio vicinissimi con il P2 Rosé 1995, che troverete nella prossima edizione della guida Grandi Champagne, ma mancava ancora un filo, anzi un punto.

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Richard Geoffroy: genio e sensibilità al servizio di Dom Pérignon

Alzi la mano chi non conosce Richard Geoffroy… Nessuno, vero? Beh, certamente, essere lo chef de cave di Dom Pérignon lo esposto mediaticamente, ma c’è di più: Richard è un autentico personaggio, è dotato una sensibilità eccezionale, soprattutto è un genio. Per questo, con lui Dom Pérignon è entrata in una dimensione mai raggiunta prima, abbinando non soltanto qualità, ma addirittura eccellenza a una quantità oggi certamente elevatissima.

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Dom Pérignon Œnothèque Rosé: a tu per tu con il “secondo”

Nel 2000, Richard Geoffroy, oramai chef de cave di Dom Pérignon da quattro anni, lanciò il “Programma Œnothèque”, la massima espressione di questo grande champagne nonché la più affascinante dimostrazione delle sue eccezionali capacità di maturazione. Dopo aver varato il “Programma Œnothèque” nel 2000, Richard Geoffroy lo estende anche ai Rosé 10 anni più tardi. Facendo nuovamente centro. Ma, stupendo un po’ tutti, esattamente dieci anni più tardi il geniale Richard concede il bis estendendo il programma anche al Rosé.

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