Il Ruinart che non conoscete

Lo dico subito: lo champagne che vado a presentare non è importato in Italia e non lo è mai stato. Non so perché, ma è così da sempre per una precisa scelta della stessa maison. Però, poiché mi sembra giusto raccontare, anche solo a livello di curiosità, le varie sfaccettature del panorama champenoise, eccolo qua. Anche perché non lo troverete, per ovvi motivi, nella prossima edizione della guida Grandi Champagne, dove invece sarà recensita la gamma attualmente sul mercato e… pure una sorpresa in anteprima.

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Dom Ruinart 2004 in anteprima

Ancora non abbiamo apprezzato fino in fondo l’eccellente Dom Ruinart 2002, recensito in Grandi Champagne 2014-15, che ecco profilarsi all’orizzonte il Dom Ruinart 2004. Ma ci vorrà ancora un po’ di tempo per vederlo qui in Italia, perché, ovviamente, il 2002 è senza dubbio uno dei grandi della serie e, per questo, merita ancora spazio e attenzione.

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Champagne Dom Ruinart Rosé: un grande matrimonio tra Chardonnay e Pinot Noir

Ruinart è da sempre molto legata allo Chardonnay, tanto da impiegarlo in maniera preponderante nell’assemblage di tutte le cuvée e proporre addirittura due blanc de blancs in gamma, il celebre brut sans année omonimo e l’eccellente cuvée de prestige Dom Ruinart. Non a caso, lo Chardonnay contribuisce in maniera determinante alla definizione di quello che è diventato celebre come il “gôut Ruinart”.

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Da oggi Moët-Hennessy Italia distribuisce Ruinart

Prima con Krug e oggi con Ruinart la filiale italiana di Moët-Hennessy si uniforma alle altre di tutto il mondo distribuendo sul proprio territorio di competenza tutte le maison di champagne del gruppo destinate all’export, quindi Moët & Chandon, Dom Pierre Pérignon, Veuve Clicquot, Krug e, appunto dal 2 aprile, anche Ruinart. Che è la più antica maison di champagne in assoluto, fondata il 1 settembre 1729 da Nicolas Ruinart, nipote di Dom Thierry, monaco benedettino che unì le sue esperienze enologiche e le sue geniali intuizioni a quelle di Dom Pérignon.

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