Modena Champagne Experience 2018: il Club ha fatto centro, bravi!

I numeri delle presenze e delle etichette degustate ormai li conosciamo: sono importanti e sono a dirci, una volta ancora, che Modena Champagne Experience è una manifestazione della quale sentivamo il bisogno e che mancava nel panorama italiano delle fiere enologiche. Rispetto all’anno scorso, peraltro, migliorata in termini di spazio, organizzazione interna e gestione dell’afflusso di persone. Lascerò, stavolta, la parte dedicata agli assaggi migliori della kermesse a un grande amico e collega dalla competenza, palato e anima di cui mi fido: Fabrizio Bandiera.

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Il saluto di Richard è col botto: ecco il Dom Pérignon 2008!

Anno incredibile il 2018 per lo champagne. C’è stata una vendemmia a dir poco unica e sono usciti diversi ‘mostri’ di vini targati 2008. Il primo di questi ‘mostri’ è stato il Cristal, già presentato in anteprima su Grandi Champagne 2018/19, poi, cioè ora, sono usciti il Sir Winston Churchill 2008 di Pol Roger e a seguire, o meglio dal prossimo 1 novembre, pure il Vintage 2008 di Dom Pérignon.

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La rinascita del Fût de Chêne dà sempre più ragione al coraggio di Claude Giraud

Quando nel 2012 Claude Girard s’è presentato agli appassionati con un Fût de Chêne completamente rivoluzionato, molti sono rimasti perplessi, i più certamente stupiti. Infatti, questo champagne della fortissima personalità, nato con la vendemmia 1990, cessava di essere millesimato (ultimo prodotto il 2000) per farsi non millesimato. Anzi, multimillesimato, o, meglio ancora, MultiVintage, da cui il nome MV. Ci voleva coraggio per fare una cosa del genere, per porre fine a una pietra miliare dell’art champenoise, ma Claude l’ha fatto.

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Oltre il dosage zéro: la scommessa (vinta) di Nicolas Jaeger

Non ho mai nascosto la mia personale predilezione per Alfred Gratien e, anche alla luce dell’eccellente reputazione di cui gode la maison nella stessa Champagne, non credo proprio di… essere fuori strada! Alfred Gratien è un baluardo della tradizione champenoise (vini con pH molto bassi poi fermentati in legno senza malolattica) e gli champagne sono innegabilmente gradevoli, nonché tesi e succosi.

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Krug 1996: non c’è dubbio, è un capolavoro!

Joseph Krug ha fondato la maison omonima e gettato le basi di uno stile diventato non solo un mito, ma un riferimento per tutti nel mondo dello champagne. Però è stato poi suo figlio (l’unico) Paul ad aver di fatto plasmato Krug. Ha acquistato il terreno a rue Coquebert dove Krug ha sede tuttora, soprattutto ha creato la Private Cuvée, proponendola come sans année e come millésime: in realtà sono proprio questi gli antenati di Grande Cuvée e Vintage rispettivamente.

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Debutta l’attesissimo Giulio Ferrari Rosé!

Era diventato una specie di segreto di Pulcinella, tutti ne parlavano, si vociferava di presentazioni imminenti, l’attesa cresceva… alla fine è finalmente caduto il velo e il Giulio Ferrari Rosé si è svelato al pubblico! E, lo dico subito, la classe e l’intensità che lo caratterizzano sono, a dir poco, disarmanti. Non ci si aspettava, infatti, che il nuovo nato di casa Ferrari esordisse in modo così risoluto, deciso, quasi a voler mettere a tacere, sin dal principio, qualsiasi pregiudizio in fatto di rosé. I principali portatori stilistici, qui, sono autorevolezza e solennità.

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Con Roederer la regola del ‘8’ ha colpito ancora. Cristal a parte…

Non potevo mancare la vendemmia 2018 in Champagne. Per interesse e cultura personale, certo, ma anche per il mio legame con le annate con il numero ‘8’. Sono nato in un’annata con l’8 (anche se disastrosa per il vino: 1968), poi ho apprezzato gli champagne del 1978, sono impazzito per quelli del 1988, sono rimasto affascinato dal quelli del 1998, sono pronto a scommettere che amerò follemente quelli del 2008. E quelli del 2018? Non lo so.

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Gallois-Bouché e la nuova generazione (quella buona…) che avanza

Arriva finalmente in Italia lo champagne del giovane Guillaume Gallois. Il numero di bottiglie è estremamente limitato per ora, ma accontentiamoci perché era da un bel po’ che non si vedeva un ‘piccolo’ di tale valore affacciarsi alla ribalta. Questo champagne l’ho visto crescere, ho fatto di tutto per presentalo in anteprima su Grandi Champagne 2018-19 e poi ho continuato ad assaggiarlo, rimanendo ogni volta stupito da quanto migliorasse ogni volta. Così, quando Vania, di fronte a una bottiglia del ‘definitivo’, mi ha chiesto “che dici, ne scrivo?”, ho risposto di sì con entusiasmo.

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Champagne: terremoto tra gli chef de cave!

L’inizio del 2018 ha visto il cambio di chef de cave da Billecart-Salmon e Pol Roger, ma si trattava di avvicendamenti programmati. Così come lo saranno a fine anno quello di Taittinger e quello di cui si è parlato e straparlato di Dom Pérignon, con Vincent Chaperon che raccoglierà la non facile eredità di Richard Geoffroy.

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Pierre Gimonnet: meglio gli assoli?

Con un patrimonio vitato di ben 28 ettari, Pierre Gimonnet è tra i più grandi (se non proprio il più grande…) vigneron della Champagne. Il domaine è guidato da due dei quattro fratelli, Olivier e Didier, ed è quest’ultimo che ho incontrato durante l’ultima vendemmia in champagne, come avrete avuto modo di vedere. Sapevo della sua straordinaria conoscenza dello champagne e della Champagne, conoscevo molto bene la sua filosofia, ciò nonostante – e a dispetto del fatto che fosse decisamente occupato con la vendemmia – abbiamo avuto uno scambio di opinioni a dir poco interessante.

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