Krug, ecco le nuove annate

Sono appena state presentate anche in Italia, alla presenza dello stesso Olivier Krug, le nuove annate della mitica maison di Reims, ovvero il Vintage 2000, il Clos du Mesnil 2000 e il Clos d’Ambonnay 1998.
Per tutti anche una nuova grafica delle etichette (che ha interessato pure Grande Cuvée e Rosé), che ha il merito di sapere mantenere il “family feeling” tradizionale con un tocco di stile moderno.

Olivier Krug, rappresentante della maison Krug
Olivier Krug, figlio del grande Henri, è oggi il rappresentante della famiglia all’interno della maison omonima.
Bottiglia di Champagne Krug Brut 2000
Dopo lo straordinario Vintage 1998, niente 1999 (un’annata in Krug non ritenuta all’altezza) bensì 2000, un “vin gourmandise” secondo lo stesso Olivier Krug.

Ma vendiamo ai vini. Per il Vintage 2000 rimando alla guida Grandi Champagne 2012  dove è stato recensito in anteprima assoluta. Posso però aggiungere che si tratta di uno champagne estremamente elegante e fine, di grande equilibrio.
Una splendida interpretazione dell’annata da parte di Krug per uno champagne che si fa soprattutto bere e ribere. In occasione dell’assaggio insieme a Olivier Krug, il rampollo della famiglia lo ha definito un “vin gourmandise” nel senso di generoso, ma anche “il vino della tempesta”.

Ma passiamo ai “grossi calibri”, a cominciare dal celeberrimo Clos du Mesnil.
Ci eravamo lasciati, poco tempo, fa, con questo champagne Krug, con una breve storia dello stesso vino e con il 1999, il “clos” che non vedremo mai e che Olivier Krug mi aveva fatto assaggiare in una sorta di manovra di avvicinamento al 2000.
Ma com’è questo Clos du Mesnil 2000? Si propone al naso vivace, addirittura brillante, con una bella fusione tra le caratteristiche tipiche della maison Krug (maturità, tostature, complessità) e le note floreali e fruttate dello Chardonnay, in un contesto fine e attraente. Anzi irresistibile.
Così lo sorseggi e scopri un vero e proprio fuoco d’artificio: il vino è teso, ampio, giocato su note agrumate e di frutta tropicale sostenute da una spalla acida che dà energia più che semplice freschezza. Un vino eccezionale, certo, ma io lo trovo più piacere allo stato puro!
Voto: 97/100

Bottiglie di Krug Clos de Mesnil 2000
Il Krug Clos de Mesnil 2000, un blanc de blancs straordinario.

 

Il vigneto Clos du Mesnil Krug
Il mitico vigneto Clos du Mesnil, sito all’interno dello stesso villaggio Grand Cru. È un vigneto di 1,87 ettari tutto a Chardonnay di origini antichissime (fine XVII secolo), acquistato da Krug nel 1971.

La terza “novità” Krug è il Clos d’Ambonnay, con l’annata 1998, la terza nella storia di questo champagne quasi mitico (e non meno costoso…). È il secondo clos della maison di Reims, un blanc de noirs (100% Pinot Noir) molto raro (3.000 bottiglie numerate prodotte) che sembra andare contro la tradizione… Infatti, Krug è sempre stata il “tempio dell’assemblaggio” e già il lancio del Clos du Mesnil aveva rappresentato una rivoluzione per la famiglia. Ciò nonostante, i Krug avevano in mente da tempo di dare un fratellino al Clos du Mesnil, solo che l’occasione giusta non era mai arrivata. Almeno finché un vigneron che gli forniva costantemente, anno dopo anno, delle uve Pinot Noir eccezionali, non acconsentì a vendere loro quel vigneto. Un vigneto molto piccolo, di soli 0,685 ettari proprio nel centro di Ambonnay (villaggio 100% Grand Cru nella parte sud-est della Montagne de Reims), chiuso interamente all’interno di mura (quindi un clos) e con abbastanza spazio attorno da farvi una seconda cantina di vinificazione e affinamento da affiancare a quella storica di Reims. Tutto questo accadeva una ventina di anni fa ma, fino al 1989, quel Pinot Noir è sempre finito negli assemblaggi del Vintage e della Grande Cuvée.

Krug Clos d’Ambonnay 1998
Ed ecco il raro e costoso Clos d’Ambonnay, che con l’annata 1998 inizia finalmente a rivelare il suo valore.

L’anno seguente, però, in concomitanza con una vendemmia eccezionale, i Krug decisero di provare a farlo esprimere in assolo e lo stesso fecero nel 1992 e nel 1993, ma il livello raggiunto dal vino non fu mai tale da portare la famiglia a decidere per un nuovo champagne. Cosa che, però e finalmente, accade nel 1995 e così 3.000 bottiglie di questo inedito blanc de noirs vennero messe a maturare sur lattes nelle cantine sotterranee. Ne usciranno solo a fine 2007 per essere lanciate l’anno successivo quasi in sordina. Il Clos d’Ambonnay 1995 ha fatto molto parlare di sé e, fedele alla tradizione Krug, ha diviso chi ha avuto la fortuna di provarlo tra detrattori e appassionati. Personalmente l’ho trovato un grande champagne, molto rappresentativo dello stille della maison ma, complice anche l’annata, in pieno divenire. Quelle bottiglie che ancora si troveranno tra 15-20 anni potranno rivelarne il vero valore.

Poi, è stata la volta del 1996, un vino polposo e speziato, dai forti contrasti tra le note mature e la grandissima freschezza, ma soprattutto dall’acidità travolgente che ne fa presagire uno sviluppo e una longevità eccezionali.

Ora arriva questo 1998, l’ultimo ad aver visto tre generazioni della famiglia Krug all’opera: Paul, i figli Henri e Rémi, il nipote Olivier. Come tutti i Krug, anche per questo Clos d’Ambonnay il mosto ha fermentato e si è affinato in pièces (barrique da 205 litri), quindi il vino è stato imbottigliato e ha maturato ben 12 anni sui lieviti. La bottiglia assaggiata è la numero 773, che si propone nel bicchiere attraverso un singolare colore tendente all’ambrato, quasi al ramato. Ha un naso potente, quasi esplosivo, prototipo del Pinot Noir, fitto di frutto rosso, polposo, quasi acidulo, ma teso e con affascinanti soffusioni mature e spunti di biscotto. Il palato colpisce per la perfetta contrapposizione tra polposità fruttata e freschezza acida, per un vino che si distende pieno e teso fino al lunghissimo finale, anche sapido.
Voto: 95/100

Clos Hrug con 0,685 ettari tutti a Pinot Noir
Dalla Côte des Blancs alla Montagne de Reims, ma sempre in un villaggio Grand Cru. Siamo ad Ambonnay, dove Krug possiede un altro clos: solo 0,685 ettari tutti a Pinot Noir.

Considerazioni finali. Questi tre champagne sono ancora stati assemblati da Henri Krug, figura mitica all’interno della maison e con responsabilità sulla produzione (di fatto era lo chef de cave) per ben 40 anni, fino al momento del ritiro nel 2002, quando ha lasciato al bravo Eric Lebel. Henri Krug è stato un autentico perfezionista e a lui si devono numerosi autentici capolavori nonché la nascita del Rosé e dei due Clos, anche se la tradizione Krug ha voluto che partecipasse all’assemblaggio tutta la famiglia, quindi prima insieme al padre Paul e al fratello Rémi, più recentemente anche con il figlio Olivier. Che oggi è rimasto a “garantire” il nome Krug in questa difficilissima fase della nascita di uno champagne.

Venendo a queste nuove annate, il Vintage si conferma a mio avviso il Krug per eccellenza, quel vino strepitoso che negli anni ha fatto innamorare quelli che oggi sono i numerosissimi fan della maison. È, insomma, l’essenza di Krug, l’ingigantimento di quelle caratteristiche tipiche che per la stessa maison sono invece intrinseche della Grande Cuvée. Questo, almeno, a mio avviso. Il Clos du Mesnil si conferma sia uno champagne d’eccezione, sia un Krug d’eccezione, su un fronte dell’eleganza, della grande finezza. Un vito consegnato al mito, ma secondo me non superiore al Vintage… Chiudo con il Clos d’Ambonnay, che con quest’annata 1998 inizia finalmente a trovare il proprio equilibrio, a rivelare il suo valore e il suo essere una nuova, affascinante declinazione Krug. Ma, nonostante tutto, è un vino che ha bisogno di anni, di tanti anni per essere apprezzato appieno. Olivier Krug ed Eric Lebel parlano di vent’anni e sono pienamente d’accordo con loro… Però a entrambi ho anche detto che se mi mettessero davanti una bottiglia di Clos d’Ambonnay, due di Clos du Mesnil e tre di Vintage e mi chiedessero di scegliere, beh, non avrei dubbi: tre di Vintage!

Gli champagne Krug sono distribuiti in esclusiva da:
Moët Hennessy Italia – tel. 02/6714111 – www.moethennessy.it

0 commenti su “Krug, ecco le nuove annate”

  1. Signori buongiorno, svuotando la cantina di mio padre ho trovato una bottiglia di Krug un brut perfettamente conservata. Sull’etichetta e sulla bottiglia non ci sono date. So che è stata regalata tra la fine degli anni 60 e meta 70 (di preciso non si ricordano). Vorrei sapere come faccio a sapere l’anno di imbottigliamento. Tra le altre cose non riesco ad entrare nel sito della Krug. Mi hanno detto che è ancora buona. Potrebbe essere una bottiglia di valore? Grazie

    1. Buongiorno a lei!
      Se la bottiglia non ha annata, si tratta della Grande Cuvée, anzi, visti gli anni, potrebbe trattarsi della sua antenata, quindi della Private Cuvée, visto che la Grande Cuvée è nata nel 1978. Veda l’etichetta e ci faccia sapere, perché nel primo caso si troverà di fronte a uno champagne di buon valore ma soprattutto straordinario da bere, nel secondo a un pezzo da collezione, ammesso che le condizioni di conservazione siano molto buone… Non può leggere l’etichetta e farci sapere di quale si tratta?

  2. Alberto buongiorno,
    ho controllato è un Grande Cuvèè ma non ci sono date e anni di riferimento. L’unico riferimento è un codice in fondo all’etichetta NM- 225 – 001 un po’ staccato o85.

    1. La Grande Cuvée non ha mai date di riferimento. Tecnicamente è un non millesimato, il realtà è un “multivintage”, visto che all’assemblaggio concorrono uan decina di vendemmia diverse.
      Il codice, altro non è che il numero identificativo della maison tra i produttori, nel caso tra gli NM, quindi tra i Negociant-Manipulant.
      La bottiglia vale certamente più di una Grande Cuvée recente, ipotizzerei tra i 250 e i 300 euro se ben conservata. Però, più che venderla, me la godrei fino in fondo in quanto si tratterà di uno champagne d’eccezione…

      1. Capisco un po’ come il vino. Quindi non è possibile risalire all’anno di imbottigliamento? Ma se dovessi aprirla devo seguire procedure particolari? So che non devo metterla nel frigo, ma nel ghiaccio. Altre cose?

      2. Un po’ come il vino di una certa zona che viene fatto con uve diverse. Ma quindi non è possibile risalire all’anno? Se volessi aprirlo cosa devo fare? So solo che devo metterlo nel ghiaccio e non nel frigo, altre cose?

        1. Il discorso è un po’ più complesso, poi in Champagne il non millesimato è un concetto di vino ben specifico ma con Krug la cosa si fa più complessa. Dia un’occhiata qui https://www.lemiebollicine.com/1329-champagne-glossario/ per un’idea generale e qui per krug https://www.lemiebollicine.com/2015-krug-id-code-data-degorgement/.
          Per la data di produzione, oggi vi si può risalire dal codice in controetichetta, quindi dal dégorgement, ma con una bottiglia vecchia come la sua bisogna vedere il codice scritto sul tappo, nella parte dentro il collo della bottiglia. Mi faccia sapere.
          Per degustarlo al meglio. È una bottiglia vecchia, quindi evitiamo il ghiaccio. La temperatura di cantina (12°C) sarebbe l’ideale, magari da raggiungere con una permanenza nella parte bassa del frigorifero qualora la cantina sia più “calda”, ma nulla più, mi raccomando. Poi un grande bicchiere, anche da Pinot Noir di Borgogna, un minimo di attenzione nell’apertura e… buon divertimento! La invidio…

  3. Gentile Lupetti, leggendo questo post su Krug, come anche quello su Paillard e Jacquesson, viene detto che i vini d’ingresso di queste maisons, pur non essendo millesimati sono dei multi vintage, assemblando diverse annate.
    Ma, ed è questo il mio interrogativo, tutti gli champagne non millesimati non sono di fatto prodotti assemblando diverse annate?
    Quale la differenza?
    Grazie e saluti
    ms

  4. Il discorso è un po’ complesso, però mi ha dato lo spunto per approfondirlo. Se ha un po’ di pazienza, mi metto al lavoro per farne un articoletto per il sito…

  5. buondi ,anch’io ho una bottiglia con il codice nm-225-001 non esite modo di sapere l’annata ,e mi sapreste dire quanto vale grazie

    1. Salve,
      attenzione, che il codice che indica lei è quello che identifica il produttore, una sorta di targa dello stesso: NM, ovvero négociant-manipulant, più, appunto, il numero identificativo. Il codice Krug, invece, è un’altra cosa e si trova nella controetichetta, ammesso che la sua bottiglia ce l’abbia perché la maison ha iniziato a metterli nel 2012. Guardi qui: https://www.lemiebollicine.com/2015-krug-id-code-data-degorgement/
      Inoltre, non mi dice che bottiglia di Krug possiede…

  6. Salve, ho una bottiglia di dom perignon rosè vintage del 1998. Quanto può valere? È buona da bere? Nel tempo aumenterebbe il suo valore?
    Ho anche del krug rosè. Non c’è nessun id sull’etichetta posteriore.
    Grazie per il suo tempo.
    Saluti, Fabrizio

    1. Il Rosé 1998 di DP è un grande per il quale lo chef de cave Richard Geoffroy ipotizza il raggiungimento del picco nell’arco di… trent’anni. Quindi è una bottiglia buonissima da bere oggi, fantastica se la li lascia riposare ancora. Oggi, però, parlare di collezione è ancora presto, pertanto il valore è di poco superiore all’annata in corso: 360-400 euro.
      Che la sua bottiglia di Krug Rosé manchi dell’ID Code significa che è stata commercializzata prima dell’immissione di questo, quindi prima di luglio 2012. Il valore, però, è analogo a quello delle bottiglie attualmente in vendita. Questa però è buonissima da bere già ora…
      Saluti

      1. Grazie, molto interessante!
        Curiosità: con il passare degli anni, il DP continuerà ad aumentare il suo valore? Secondo lei verso il 2030 quanto potrà valere? La ringrazio per l’attenzione

        1. E chi può saperlo? Dipende dal numero di bottiglie che via via rimarranno in giro e, soprattutto, dalle caratteristiche che rivelerà con il tempo l’annata. A mio avviso, però, non ha senso con 1-2 bottiglie lanciarsi in lunghi invecchiamenti: aspettare qualche anno per far maturare un po’ il vino sì, va bene, ma poi se le goda!

      1. È la situazione migliore, ma onerosa… Ovvio che, avendo 3-4 o più bottiglie della stessa etichetta, si può assaggiarne una ogni anno per apprezzare l’evoluzione dello champagne e, magari, lasciare l’ultima a invecchiare a lungo…

    1. L’animo umano è incredibile… Così, c’è chi si gode immediatamente tutte le bottiglie e chi le tiene in cantina guardandole e riguardandole, magari senza aprirle. È questione di gusti. Personalmente, credo che le bottiglie vadano aperte semplicemente quando se ne ha voglia, creandosi l’occasione o meno. E, ovviamente, questo può accadere dopo pochi giorni o dopo anni e anni. Fermo restando che ci sono bottiglie che esigono qualche anno della propria cantina prima di esprimersi al meglio. A me piacciono gli champagne un po’ maturi, quindi tendo a far risposare le bottiglie qualche anno, in attesa… dell’occasione o della voglia di aprirle!

  7. Buonasera Signori, guardando nella cantina del nonno ho trovato una bottiglia di champagne “clos du mesnil” del 1979 bottiglia n° 07429; facendo delle ricerche ho notato che altre bottiglie della stessa maison e della stessa annata ma con numeri crescenti, hanno la (K) sul collo dell’etichetta, invece in questa bottiglia la (K) sul collo non è presente.
    Mi potreste dare una risposta e una valutazione? La bottiglia èin perfette condizioni e con cassetta in legno originale, tenuta sempre in cantina.
    Se utile invio foto.
    Grazie dell’attenzione,
    Renato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *