Debutta l’attesissimo Giulio Ferrari Rosé!

Degustazione Giulio Ferrari Rosé

Era diventato una specie di segreto di Pulcinella, tutti ne parlavano, si vociferava di presentazioni imminenti, l’attesa cresceva… alla fine è finalmente caduto il velo e il Giulio Ferrari Rosé si è svelato al pubblico! E, lo dico subito, la classe e l’intensità che lo caratterizzano sono, a dir poco, disarmanti.

Non ci si aspettava, infatti, che il nuovo nato di casa Ferrari esordisse in modo così risoluto, deciso, quasi a voler mettere a tacere, sin dal principio, qualsiasi pregiudizio in fatto di rosé. I principali portatori stilistici, qui, sono autorevolezza e solennità. Un vino che lascia stupefatti già dal principio, senza sbavature e senza incertezze, dal colore magnetico e con un’intensità di sensazioni olfattive conferite dal Pinot Nero che portano immediatamente ai vini raffinati e viscerali di Bouzy o Ambonnay (a titolo di esempio, ovviamente, senza fare paragoni), senza negarsi un’evoluzione nel calice in grado di sfiorare la profondità e grandezza della Borgogna. Foriero di una densa trama identitaria che sappiamo avere un solo e unico corrispettivo: il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore.

Villa Margon
La splendida cornice di Villa Margon ha tenuto a battesimo il debutto in società del Giulio Ferrari Rosé.

Complice l’encomiabile connubio tra competenza e sensibilità che caratterizza da più di 30 anni lo chef de cave Ruben Larentis, il nuovo Giulio Ferrari Rosé è intriso, come il fratello bianco, di stile, materia, ma, soprattutto, tempo. Il tempo, che avvolge e riempie le cantine Ferrari, accompagnando per undici anni in affinamento sui lieviti questa bottiglia e trasforma un vino già di per sé importante, in un unicum. Non si può rimanere indifferenti di fronte a un’etichetta come questa, che reca in sé il fascino di uno spumante e, al tempo stesso, quello di una cifra stilistica lungimirante, dalla dimensione territoriale unica in Italia. Così, sarà che il rosé è per alcuni solo una moda, sarà che questo fenomeno è arrivato ora anche qui, in mezzo a queste montagne, sta di fatto che stavolta ci troviamo di fronte a un capolavoro tale che dei classici tratti distintivi che accompagnano solitamente, nell’immaginario questa tipologia, ovvero spensieratezza e leggiadria, non è rimasto nulla. Voglio dire che, più che mera moda, la declinazione in rosa del Giulio Ferrari è figlia di quel desiderio, di quella voglia di sfida vista Oltralpe con diverse ‘top cuvée’. Ma, nonostante i rischi e le insidie (abbiamo visto che il passaggio da bianco a rosa non sempre ha dato i risultati sperati…), il Giulio Rosé ha fatto centro: è un vino esclusivo per qualità e ricercatezza, dalla tempra forgiata con estrema maniacalità, un rosé dal vigore e dalla longevità spiazzanti. Una bottiglia maestosa, in cui si agitano le energie estreme e totalizzanti dell’annata 2006.

Marcello Lunelli
A Marcello Lunelli l’onore di introdurre all’ampia platea presente sua maestà il Giulio Ferrari Rosé.

Il Giulio Ferrari Rosé nasce solo negli anni degni di una grande Riserva, è proposto in una tiratura limitata di poche bottiglie ed è frutto di una selezione dei più prodigiosi Pinot Nero dei vigneti di proprietà in montagna, con un saldo di Chardonnay (ufficialmente è dichiarato al 20%, ma nel buio delle cantine Ferrari si mormora sia al 30%…), come a volere mantenere quel fil rouge (in questo caso… blanc) con il fratello, forse nel tentativo di non perderne l’identità originaria. Una sfida, quella con il Pinot Nero, vitigno per antonomasia delicato e capriccioso, iniziata nelle cantine Ferrari 40 anni fa e che ci sta regalando grandi sorprese, a incoraggiamento di una Denominazione vocata, sostanzialmente, allo Chardonnay. Poi, il Giulio Ferrari Rosé è dosaggio zero. A dimostrazione che, nel sorso, si è raggiunto il massimo equilibrio nell’espressività finale, obiettivo assai difficile da raggiungere. Una sfida per l’enologo, giacché qui nulla deve essere mai lasciato al caso e ogni singolo passaggio, ogni scelta, implica la massima cura del dettaglio. Soprattutto, è necessario avere la pazienza di rispettare i tempi del vino, invero i tempi della natura, ai quali noi non siamo più abituati. “Il tempo è energia, qualcosa che si muove sempre”, dice sempre un celeberrimo chef de cave d’Oltralpe. Per questo Rosé il tempo è l’essenza, sia in vigna nell’attesa della giusta maturazione, in cantina, dove regna l’imprevedibile e dove è indispensabile seguirne l’evoluzione con pazienza. E, perché no, un pizzico di fiducia…

Giulio Ferrari Rosé 2006

Bottiglia di Giulio Ferrari Rosé80% Pinot Nero, 20% Chardonnay
(40% di Pinot Nero vinificato bianco e 40% di vinificato in rosa; 11 anni sui lieviti, dosaggio zero)

Al calice è regale, splendente nel suo colore salmone dai bagliori corallo, per virare verso la cangianza metallica e più ossidata del rame, mentre il perlage ipnotizza con le sue bollicine fini, copiose e silenziose. Il naso regala un’immediata sensazione di puro e intenso piacere. È ricco, ampio, si intrecciano dolci sentori di agrumi confite amaricanti di tamarindo, erbe officinali, rabarbaro, mentre all’innalzarsi della temperatura affiorano sensazioni minerali, ferrose e una leggera rugiada da sottobosco. Il caldo ne alimenta ulteriormente le sfumature, affiora l’eucalipto, il balsamico, la caramella mou. Lo caratterizza, infine, una nobile austerità, sancita da un finale di tartufo nero e scorza d’arancia. Il vero capolavoro, tuttavia, è la bocca. Invasa da un velluto di classe incomparabile, è rinvigorita da una carbonica cremosa, sensuale, con una freschezza che, sostenuta dalla salinità, allunga in progressione e si ampia nella distensione, lasciando il palato asciutto, appagato, con un finale di agrume scuro di estrema piacevolezza. Un Giulio Ferrari in rosa veramente eccezionale, dal fascino aristocratico e di vibrante intensità. Un vero capolavoro.
Voto: 95/100

Il giorno successivo, dopo la visita ai vigneti in elicottero, era prevista una visita di gruppo alle cantine.  Ruben, tuttavia, mi ha preso da parte e fatto assaggiare diverse chicche che usciranno dalla maison Ferrari nei prossimi anni. Autentiche chicche. Però, se permettete, ve le racconterò prossimamente…

Giulio Ferrari Rosé

Avevo già assaggiato il Giulio Ferrari Rosé 2006, una prima volta più di un anno fa, una seconda qualche mese fa, in maniera del tutto riservata per discutere, insieme a quel tesoro nazionale che risponde al nome di Ruben Larentis, della sua evoluzione (ecco, dunque, che ritornano il tempo, la pazienza, la scelta del giusto momento di cui ha parlato Vania…). Beh, oggi posso finalmente dirlo, rimasi a bocca aperta in entrambe le occasioni. Era eccezionale, per me non solo il miglior spumante rosé, ma la migliore bollicina italiana in assoluto. In casa Ferarri hanno fatto qualcosa di grandioso che ha finito per mettere completamente in ombra il Giulio bianco… Bravi!

Alberto Lupetti

www.ferraritrento.it

13 commenti su “Debutta l’attesissimo Giulio Ferrari Rosé!”

  1. Buonasera, il Giulio rose’ verrà proposto anche in formato magnum? Sappiamo tutti che il formato suddetto regala al vino un’evoluzione migliore e di coneguenza una qualità superiore. Personalmente per quanto riguarda Ferrari trovo notevolmente amplificato questo fattore: alcuni magnum degustati non avevano solo una marcia in più, ma tre o quattro!
    Buon lavoro (con un pizzico di invidia)
    Ferruccio

    1. Buongiorno. Ferruccio,
      spiacente di informarla che non sono previste Magnum per il GF Rosé 2006….
      Dispiace anche a me!
      Vania

  2. Buongiorno,
    Innanzitutto complimenti per il vostro lavoro.
    Una curiosità in merito a questo Giulio Ferrari declinato in rosè ma in generale anche per il “classico”…che potenzialità di invecchiamento hanno nel formato bottiglia e in magnum?.
    Ringrazio e saluto cordialmente.
    Giorgio

    1. Buongiorno Giorgio, il Giulio ferrari rosé 2006 Magnum, purtoppo non esiste. Per quanto riguarda l’invecchiamento, comunque, ritengo il Giulio Ferrari un vino dal grande potenziale evolutivo. Mi è capitato di assaggiare bottiglie anche degli anni 80 e le ho trovate incredibili. E il rosé, in particolare, credo che avrà tantissimi anni davanti a sé.
      Un caro saluto, Vania

      1. Buonasera Vania,
        ho fatto la pazzia di acquistare 3 bottiglie.
        Premesso che questo vino ha ancora davanti a sè molti anni, quando reputi il momento migliore per almeno gustare una bottiglia? Cinque/sei mesi di cantina potrebbero giovare e magari ai primi caldi stapparne una?
        Grazie e complimenti a tutti per il sito

        1. Ciao Luca, scusami, leggo solo ora. Io ho trovato il Rosé 2006 di Giulio godibilissimo già da ora , tuttavia, un po’ di evoluzione non potrà che renderlo ancora più affascinante.
          Però, ripeto, se hai occasione e hai voglia di aprirne una delle tre, non credo te ne pentirai.
          Fammi sapere!
          Vanua

  3. Ovviamente io, da comune mortale, non ho ancora avuto occasione di assaggiare il nuovo arrivato di casa Ferrari. Ma mi fido del vostro giudizio, anche perchè gli altri Ferrari li conosco molto bene e li considero tutti – tranne forse il base “da supermercato” – dei grandi rapporti qualità/prezzo.
    Mi chiedo però per quale motivo qui in Italia (penso anche alla Franciacorta) dobbiamo “imbastardire” i rosè con lo chardonnay, quasi come se non considerassimo i nostri pinot nero in grado di dare in purezza dei grandi rosè.
    Voi cosa ne pensate?

    1. Buongorno Luca, la sua osservazione è interessante e ci ho pensato anche io, tuttavia, confesso di avere trovato nel Giulio Ferrari Rosè 2006 note di burro fuso, balsamiche e mentolate che mi ricordavano tanto i Montrachet di Borgogna. Questo con l’evoluzione, ovviamente. A quel punto ho abbandonato qualsiasi mia perplessità e ho pensato che quel saldo di Chardonnay, forse, è servito a fare di questo vino un vero capolavoro.

  4. Buongiorno,
    data la grande esperienza e le molteplici degustazioni vorrei chiedere a Vania, se fosse possibile, qualche opinione sul Giulio Ferrari.
    Seguo puntualmente Davide Lacerenza e le sue serate in Gintoneria sempre con bottiglie a dir poco pazzesche, e ho notato che Davide ha “mitizzato” il Giulio Ferrari annata 2001, lo considera proprio il migliore che ha mai assaggiato.
    Volevo chiederle un parere proprio riguardo a questo, secondo lei è davvero così tanto buono?
    Lei lo considera il migliore degli ultimi anni?
    A suo parere, mi potrebbe elencare la Top 7 delle migliori annate di Giulio Ferrari (compresi i collezione)?
    Grazie e tanti complimenti per gli splendidi articoli e per la guida.
    Un grande Saluto da Reggio Emilia

    1. Buongiorno Elia,
      Grazie per i complimenti e mi perdoni il ritardo della risposta. Io, personalmente, l’annata che amo di più dell’ultima decade non è la 2001 bensì la 2004. Probabilmente perchè ha quel filo di austerità (annata fredda) che io amo particolarmente. Insomma, mi intriga di più. Per le annate da lei richieste, in base alle degustazioni fatte negli ultimi tre anni, quelle che ho apprezzato maggiormente sono: 1992, 1993, 1994, collezione 1995, 2001, 2002, 2004.
      Grazie e un Saluto da Correggio

  5. Complimenti vivissimi Sig. Lupetti per la passione e l’impegno che ci regala in ogni sua recensione.
    Essendo un amante dei Rosè mi piacerebbe sapere le sue preferenze riguardo i champagne senza annee.
    La ringrazio

    1. Ah, bella domanda!
      Tra quelli di maggiore diffusione, trovo che il Rosé di Veuve Clicquot negli ultimi anni abbia compiuto passi da gigante. Tra le maison più di nicchia, beh, credo che il trio composto da – in ordine alfabetico – Rosé di Bollinger e, Rosé Réserve di Charles Heidsieck e il Rosé Prestige di Duval-Leroy svetti nettamente. Tra i cosiddetti ‘piccoli’, infine, consiglio i rosé di Fresnet-Julliet ed Egly-Ouriet.

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