Modena Champagne Experience 2018: il Club ha fatto centro, bravi!

Champagne Modena

I numeri delle presenze e delle etichette degustate ormai li conosciamo: sono importanti e sono a dirci, una volta ancora, che Modena Champagne Experience è una manifestazione della quale sentivamo il bisogno e che mancava nel panorama italiano delle fiere enologiche. Rispetto all’anno scorso, peraltro, migliorata in termini di spazio, organizzazione interna e gestione dell’afflusso di persone. Lascerò, stavolta, la parte dedicata agli assaggi migliori della kermesse a un grande amico e collega dalla competenza, palato e anima di cui mi fido: Fabrizio Bandiera. Ha avuto modo di degustare più di quanto abbia fatto io, in modo approfondito e meticoloso, come da suo stile.

Prima di lasciargli la parola, tuttavia, una cosa voglio dirla. Questa è una manifestazione vincente, e un doveroso ‘GRAZIE!’ va a coloro che l’hanno pensata, creata e che già da oggi sono al lavoro per la realizzazione della prossima.

Modena Champagne Experience ha dato, per la prima volta in assoluto, la possibilità a chi non si è mai approcciato allo Champagne, o comunque chi percepiva questo vino come ancora appartenente a un mondo elitario, di avvicinarvisi e conoscere quello che c’è di più vero dietro a questo nome: un territorio, degli uomini, delle mani graffiate dal lavoro in vigna e sorrisi umili, sinceri. A Modena, al di fuori degli amici e appassionati come me, ho trovato questo: curiosi e neofiti che, stupiti, si chiedevano come mai non avessero mai sentito parlare di Diebolt-Vallois, che increduli assaggiavano i vini di Marguet e, sorpresi, scoprivano che Beaufort è un grande (le code davanti al banco parlavano da sole). Bevitori, mi perdonino il termine, ‘di etichette’ che, grazie a questo evento, hanno scoperto che la Champagne è tutt’altro che un brand. Sono sempre felice quando questo accade, perché è quello di cui abbiamo bisogno tutti noi, appassionati, comunicatori, importatori e produttori. Ne ha bisogno la Regione, devota da tre secoli alle bollicine, ne ha bisogno il mondo del vino intero, quello fatto di fatica e sacrifici.

Chissà se, da oggi, ci sarà chi sfoglierà le liste degli Champagne con occhio diverso e rinnovata curiosità. Io credo di si.

Felice ci sia stata una possibilità per i più piccoli, ancora sconosciuti. Felice ci sia stata un’ennesima possibilità per l’Aube e i suoi vignaioli. Felice ci sia stata l’opportunità di assaggiare grandi maison anche in altre sfumature, diverse tipologie, annate. Felice che si sia scoperto che il mondo della Champagne è immenso, meraviglioso e tutto ancora da assaggiare.

Ci vediamo il prossimo anno!

Vania Valentini

Modena Champagne Experience 2018

scritto da Fabrizio Bandiera

Dedicare una giornata al Modena Champagne Experience vuol dire prendere un impegno importante con se stessi, perché lo Champagne non è sicuramente facile da degustare in modo seriale pretendendo di mantenere lucidità dal primo all’ultimo assaggio. È una bevuta straordinaria, fantastica, può regalare molto di più di qualsiasi altro vino, ma questa acidità che asciuga, la salinità che incide profondamente i sensi, la pressione della carbonica sul palato e sulla lingua, la fusione di sensazioni inebrianti, non sono semplici da reggere a lungo. Ho una profonda ammirazione per quelli che riescono a uscire da queste manifestazioni dicendo di avere assaggiato 40, 50, 60 o magari anche più champagne diversi. Personalmente dopo 15, massimo 20 calici, ho i sensi che hanno perso gran parte della cognizione che il lavoro di tanti produttori, fra piccoli e grandi, meriterebbe. Spesso non conta nemmeno il riposo, inutile anche mangiare qualcosa, perché alla fine sei in un luogo dove ci sono immagini, movimenti, luci, tante voci che compongono una distrazione di sottofondo continua, anche nella location migliore possibile, come quella della Fiera di Modena. Ci sono sicuramente degustatori ben più allenati nel reggere in questi contesti, ma chi come me ha un limite basso alla fine deve scegliere, selezionare in maniera oculata gli assaggi, rinunciare, pianificare, sapere cosa è più facile trovare in altre occasioni e quelle che invece non è rimandabile.

Ho provato anche a ricontarli a memoria, sono stati comunque tanti per i miei standard, merito senz’altro di un’organizzazione ottimale. Ricordo però benissimo quelli che sono stati il primo e l’ultimo di questi assaggi, entrambi momenti di rara emozione. Ho iniziato con gli Champagne di Marie Courtin, minuscolo produttore di Polisot nel cuore dell’Aube (da non confondere con Polisy, villaggio adiacente, N.d.R.), quasi totalmente devoto al Pinot Noir. L’anno scorso avevo stretto la mano a Dominique Moreau, quest’anno mi ha accolto la giovane figlia, in un italiano sicuramente migliore del mio inglese. Portano avanti una viticultura artigianale e allo stesso tempo raffinata, estremamente rispettosa della natura. Quasi nessun dosaggio e percentuali di solforosa giusto per onor di firma, poco sopra o poco sotto il limite dei 10 mg/l, questo consente di far emergere con estrema purezza il terroir. Le loro vinificazioni parcellari trovano un nitido riscontro in calici essenziali, per certi versi rigidi e tuttavia purissimi, che partendo dalle stesse filosofia, lavoro in vigna e varietà, si affermano nettamente con esiti diversi e riconoscibili.

Ultimo assaggio, quando ormai nel tardo pomeriggio avevo già tirato i remi in barca da un pezzo, dedicato agli Champagne di Alain Couvreur, da sempre nel mio cuore per il loro essere così allo stesso tempo completi, articolati e a misura d’uomo, anche nel prezzo. Dietro al banco c’era proprio Alain, nonostante anno dopo anno stia dando sempre più spazio ai figli, un uomo minuto, anziano, visibilmente affaticato per l’età e la lunga giornata, se lo era stata per me, figuriamoci per lui. Ormai rigido nei movimenti, tenendo la bottiglia con due mani per avere una presa più sicura, con fatica riusciva a raggiungere il bordo del calice delle persone che mi erano davanti. Quando è arrivato il mio momento, gli ho appoggiato il bicchiere sul tavolo in modo che avesse almeno un attimo di sollievo. Penso sia stato il momento più toccante di tutta la giornata, una di quelle cose che rendono il Modena Champagne Experience 2018 davvero unico.

Fabrizio Bandiera

Nel mezzo tante ore di assaggi straordinari, a cominciare dal cuore, dal calore, dal carattere degli Champagne di Andrè Beaufort, presentati da Réol, anche lui in prima linea con quelle mani enormi da vigneron capaci di estrarre la dolcezza di frutto da Polisy e la vera ricchezza di Ambonnay.

Dietro al banco di Boizel ho potuto salutare quello che ormai posso considerare come un vecchio amico, Federico Graziani, assaggiando insieme il Grand Vintage 2008, ancora restio a rivelare pienamente, arroccato su meravigliosi spigoli che il tempo rifinirà rendendolo pieno testimone del suo grande millesimo.

Mi ero chiesto se il Blanc de Millénaires 2004 di Charles Heidsieck sarebbe stato oscurato dalla magnificenza del 1995 che lo aveva preceduto. Ora mi rendo conto di quanto sia stato sciocco porsi questa domanda, sarebbe bastato pensare che nel mondo dello Champagne nulla è lasciato al caso. Dopo ben 9 anni di attesa rivivono la purezza, la struttura e la vitalità di una delle massime espressioni dello Chardonnay, forse appena più pronto e solare per via dell’annata, ma con uguale classe ed eleganza. L’amplificazione di quello di cui il Brut Réserve e la new entry Blanc de Blancs sono già nitidi testimoni.

Charles Heidsieck

Fra le scelte che mi ero imposto leggendo il catalogo, Pascal Doquet era uno degli irrinunciabili. Se mi aspettavo tanto ho ricevuto oltre ogni attesa, dai 72 mesi sui lieviti dello Arpege 1er Cru ai 132 del Coeur de Terroir Grand Cru 2005 di Le Mesnil-sur-Oger, passando per il Diapason Grand Cru e Le Mont Aimè 1er Cru 2005. Tutti giocati sulla pienezza di uno Chardonnay salato e marino, in cui il dosaggio diventa un dettaglio da non cogliere perché perfettamente assorbito dall’insieme. Una sequenza che ti fa rimanere incapace di proferire alcuna parola.

Pascal Doquet

Per cogliere veramente quanto Pinot Bianco e Pinot Nero siano gemelli distinti solo da un diverso colore, non c’è prova migliore che assaggiare uno a fianco dell’altro gli Champagne di Pascal Gerbais. L’Originale e L’Audace, stesso posto e stessa mano, lenti di ingrandimento puntate sul terroir e ancora una volta, il meno profumato, l’esile, Pinot Blanc Vrai, si dimostra in grado di metterlo a fuoco in modo ben più nitido del più titolato fratello. Ed è stato un regalo prezioso poterne assaggiarne anche una seconda espressione, L’Unique, prodotto diverso di anno in anno, quindi irripetibile in questa declinazione.

champagne in degustazione

Da R&L Legras, dopo più di 10 anni, finalmente prende vita ancora il Saint Vincent 2008, millesimato che normalmente non vede la luce più di un paio di volte nell’arco di un decennio. Un assaggio che ha richiesto un percorso a tappe di avvicinamento, a posteriori più che giustificato, altrimenti mi sarei forse perso l’Hommage, dedicato da Julien Barbier alla scomparsa del padre Gérard e per questo probabilmente non verrà mai più ripetuto. Multivintage 2004-2005 da Chardonnay in purezza e tiraggio in ‘bouchon liège’ che evoca un mondo cinereo, un’estrema mineralità sulfurea vellutata dall’evoluzione, senza rinunciare a forza ed energia. Sorso per molti versi spiazzante, capace di creare un bellissimo stacco con l’anima salmastra, la fermezza, la rifinitura, dell’assaggio che lo ha poi seguito. Come apertura il magnifico Presidence Vieilles Vignes, che in tante altre maison potrebbe anche essere la bottiglia di arrivo.

Fra un passaggio e l’altro davanti ai banchi, una sosta per Brut Tradition e Blanc de Blanc di Erick De Sousa. Le sue espressioni più semplici che trovano il loro contesto nell’accedere immediatamente alla ricerca della purezza di questo piccolo grande produttore, anche in modo più facile rispetto all’Umami sentito nella Masterclass di Alberto, dove ricchezza, intensità, dinamica rapiscono e fin quasi a confondere i sensi.

E poi ci sono le Masterclass… Risorsa fondamentale del Modena Champagne Experience, consentono di assaggiare bottiglie diversamente improponibili vista l’importanza in un banco d’assaggio, per lo spessore dei relatori, e, perché no, concedersi un attimo di sosta rilassati e seduti. Alessandro Scorsone ha voluto dare alla sua un taglio partecipativo, cercando il coinvolgimento e la vicinanza del pubblico. È senz’altro un approccio diverso a quello a cui sono abituato, personalmente non lo amo tantissimo, vorrei che il relatore mi desse il suo punto di vista, il mio già lo conosco.

Gli assaggi hanno però regalato momenti unici, come il profumo di roccia spaccata e fiori delicati del suddetto Saint Vincent 2008, un’evoluzione di bocca distesa su ricordi dolci di crema e ciambella. Più concessivo Les Bermonts Grand Cru 2012 di Benoît Marguet, dal naso ricco di spezia e richiami terrosi, un sorso articolato, suadente con un allungo di freschezza iodata.

Omaggio solo per noi, con la presenza in sala di un più che felice Fabrice Pouillon, lo Chemin du Bois 1er Cru Nature 2009. Ha tutte le ragioni per essere soddisfatto, perché il suo champagne si è fatto onore in mezzo a tanti calici sulla carta più titolati. Un Pinot Noir in purezza che sfodera chinotto e soffi vanigliati, accompagnata all’assaggio da una sensualità ferrosa e di piccoli frutti rossi, dinamico e lunghissimo.

Masterclass

La più attesa, la più richiesta, senza ombra di dubbia la più prestigiosa, la terza Masterclass sulle ‘Cuvée Prestige’ tenuta da Alberto Lupetti. Ora… potrei essere anche di parte perché conosco Alberto e sono grande amico di Vania, tuttavia una degustazione condotta da loro, insieme a Ruben Larentis e Francesco Falcone, con i calici che abbiamo avuto davanti, non possa avere uguali per interesse, competenza e qualità dei contributi. Alberto ha una conoscenza minuziosa e una precisione chirurgica nell’analisi, Ruben è un critico attento, incapace di concedere sconti, Francesco ha una capacità di lettura dei vini che non ha uguali, Vania ha portato quel cuore e quella passione che ogni giorno affina dedicando ore e ore allo studio. Conosco Ruben per molte degustazioni fatte insieme, la sua critica ad alcune delle bottiglie potrà essere sembrata magari forzata, ma posso giurare che non è così. Per capire come sia davvero questo straordinario professionista, bisognerebbe conoscere quanto chieda, per prima cosa, anche a se stesso. Personalmente, in mezzo a stelle di prima grandezza ho amato senza compromessi la Cuvée Umami Extra Brut 2009 di De Sousa, così delicata e dai mille colori nei profumi, ricco di agrumi dolci appena portato alla bocca, una chiusura meravigliosa dalla salinità lancinante. La sua nemesi il Fleur du Passion 2008 di Diebolt-Vallois, vera carezza velluta e sfumata di giallo, morbido, avvolgente, fin quasi ad ingannarti, per poi cambiare completamente e sfoderare una freschezza sottile, interminabile. La coerenza è un aspetto sopravvalutato nei vini, a maggior ragione nello Champagne.

Vania Valentini

Avevo letto dei ripetuti 100/100 assegnati dal Cristal 2008, potrei dire che una delle motivazioni che mi hanno spinto a prenotare la Masterclass sia stata anche la forte curiosità per questo assaggio. Solo all’inizio di un percorso dall’orizzonte lontano, il naso ha giustamente ancora una compostezza quasi timida, ma nella bocca è potenza salata, piena freschezza di frutto e agrumi, eleganza raffinata saporita di gesso. Dimostra tutto quello che gli è stato attribuito e andrà oltre.

Ho colto qualche critica nei giorni seguenti sul Louis XV 1996 di De Venoge, sinceramente sono stupito. Se anche poteva aver perso la maggior parte della carbonica, regalava in ogni caso una materia prima di incontestabile grandezza, ricca di spezie, intrisa di sottobosco, piccante di erbe aromatiche, ancora animata e nervosa di acidità. Uno splendido vino di oltre 20 anni, con un suo sorso ho terminato il mio Modena Champagne Experience 2018.

La Grande Année 2007 mi è piaciuta anche più delle precedenti edizioni, magari più pronta di quello che ci si potesse aspettare, ma bisogna anche cominciare ad accettare che le stagioni dettino il loro carattere anche su questo aspetto. Lo stile è comunque sempre quel gioco di dolcezza, passaggio di fumo, misuratissima evoluzione, tipico di Bollinger, con frutto e spezie appena tinte di rosso. Un regalo finale di zenzero e pasticceria, misura e presenza importante che trovano il loro connubio.

Non avevo mai assaggiato la Cuvée Garance 2008 di Thiénot, in mezzo a tali calibri non ha comunque sfigurato, uno Champagne cesellato, salino, ricco di zucchero filato e ricordi floreali, nella grazia si è fatto notare.

Thienot

La prima edizione del Modena Champagne Experience mi era già piaciuta tantissimo. Un’occasione unica, tutti i più grandi Champagne riuniti sotto lo stesso tetto, tantissimi serviti dagli stessi produttori, i grandi e i piccoli fianco a fianco. Mi era dispiaciuto sentire quelle critiche, sugli accessi, sulla calca, alcune davvero futili sui pavimenti. In parte vere, per carità, ma completamente giustificabili nell’ottica di un evento di così grande portata. A quel tempo pensai: “non bisogna aver paura del successo”.

Quest’anno Lorenzo Righi e il Club si sono superati, spazzando via ogni passata contestazione con la scelta di una nuova sede già collaudata nell’evento di maggio sui vini di Loira e Alsazia. La presenza di Lorenzo in sala si coglieva immediatamente girando lo sguardo, sempre più che disponibile a scambiare una parola con tutti, meritatamente soddisfatto di quello che ha contribuito a creare. Nei nostri due minuti di chiacchiere, ha buttato lì un “non so se il prossimo anno ci sarò…”, ma son cose che si dicono quando si è stanchi e sotto pressione, ci mancherebbe altro.

www.champagneexperience.it

 

Nota personale

Terminata la manifestazione, avevo chiesto a Vania se avesse voglia di scrivere un pezzo sulla manifestazione. Manifestazione che per me ha rappresentato la ‘prima’, visto che lo scorso anno non c’ero ed ero pure prevenuto a causa delle perplessità manifestatemi da parte di molti proprio sulla passata edizione. Invece… bellissima sorpresa! Splendida manifestazione, innanzitutto per l’idea (un plauso al Club non solo per averla fortemente voluta, ma soprattutto per l’intelligenza di averla aperta ad altri distributori!), quindi per la location (spazi e accessibilità ottimi), infine per l’organizzazione. Certo, ci sono delle cose da mettere a punto, ma non dimentichiamo che Lorenzo Righi non fa l’organizzatore di eventi, pertanto sono pronto a scommettere che l’anno prossimo saprà superarsi. Anche se, come avrete capito, già quest’anno ha lasciato il segno. Bravo, bravi.

Ma torniamo a questo articolo. Dicevo della mia richiesta a Vania, che, invece, mercoledi scorso mi chiama e mi dice: “Fabrizio ha scritto un bell’articolo su Modena, mi piacerebbe se lo pubblicassi, dopo averlo letto ovviamente”. Conosco Fabrizio perché ha partecipato a Soragna a qualche degustazione per Grandi Champagne 2018-19 lo scorso anno, so che è un grande appassionato, un ottimo degustatore e una persona della massima serietà, però dubitavo se pubblicare qui su LeMieBollicine un articolo di un esterno. Così ho detto a Vania “vediamo, ci penso, intanto rivedilo tu e fagli un cappello”. Sabato mattina mi chiama Vania per sapere se l’abbia letto o meno (me lo aveva mandato il giorno prima)… sì, l’ho letto e mi è piaciuto molto. Ho scoperto che Fabrizio, oltre a essere una brava persona e un eccellente degustatore, scrive anche molto bene. Quindi l’ho pubblicato con estremo piacere.

Ringrazio Fabrizio, oltre a Vania che l’ha caldeggiato, per l’articolo, certo, e per aver parlato così bene della mia Masterclass sulle Cuvée de Prestige, soprattutto per averne colto appieno lo spirito. Comunque, mi sono piaciute le sue degustazioni perfettamente centrate nel racconto, senza fronzoli e parole inutili. In maniera particolare, mi è piaciuta la sua premessa sulla difficoltà di degustare champagne. Ho sempre ripetuto che degustarne più di dieci alla volta non è possibile, si perde la lucidità di giudizio, non per l’alcol, ma per l’affaticamento del palato. È una cosa che mi fece notare Maurizio Zanella tanti anni fa. E nelle mie degustazioni, soprattutto della guida, più di dieci champagne a sessione non li ho mai assaggiati. Fabrizio si spinge a qualcuno in più e giustamente fa notare l’improbabilità di chi ne assaggia venticinque, trenta, perfino di più e poi ne scrive. Peggio ancora quando queste degustazioni sono fatte in contesti caotici. Ma dov’è finita la serietà? Il mondo è bello perché avariato, diceva Alvaro Stirpe…

(agente Velier a Roma, con il quale ho iniziato ad assaggiare champagne seriamente nel 2001…)

Alberto Lupetti

6 commenti su “Modena Champagne Experience 2018: il Club ha fatto centro, bravi!”

  1. Complimenti bel reportage
    Approfitto per chiedere se conosce Pierrard piccolissimo produttore in Cremant
    Domenica sera abbiamo bevuto il millesimato 2008 les hautes bauves
    10 anni sui lieviti sboccatura 2018
    Siamo rimasti senza parole davanti a questa meraviglia
    Le consiglio di provarlo

  2. Buongiorno a voi e a tutti gli appassionati di questo meraviglioso vino. Volevo condividere con voi la mia personale esperienza a Modena, sicuramente migliore location e organizzazione rispetto all’anno scorso, la fiera è certamente scelta più azzeccata. Per quanto riguarda gli assaggi, sono rimasto colpito da rosé 2008 e ebeo di Veuve Cliquot, le franc de pied 2008 e millesimato 2012 di Nicolas Maillart, la grande Annèe 2007 di Bollinger, Pierre Gimonnet Oenophile 2012, originale e unique di Pierre Gerbais, Brisefer 2009 di Dehours, il blanc de blancs di Charles Heidsieck. Poi menzione particolare per 2 Meunier in purezza davvero sorprendenti, monodie 2008 Apollonis e Salmon special club 2012

    1. Scusate la lunghezza…infine altra menzione per Trousset Guillemart e Andrè Jacquart e tutti i loro piacevolissimi champagne.
      Arrivederci all’anno prossimo
      Marco

  3. Buongiorno, ho iniziato ad appassionarmi allo champagne grazie a questo sito. Per me, Champagne Experience, è stato come ritornare bambino e vivere nel paese dei balocchi. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal Ebeo di VCP, un po’ deluso dal LR brut nature 2009. Bollinger, secondo me, rimane sempre al top nel complesso ed infine, sempre ottimi gli Champagne di Bruno Paillard, con Alice sempre sorridente e simpatica nel servire e raccontare (con grande passione e sentimento) il suo lavoro. Ho chiuso la giornata con la Master Class sulle cuvée de prestige di Lupetti, che dire, oltre agli ottimi vini bevuti per me si conferma come il guru della Champagne. Grazie e alla prossima.

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