Il ritorno alle origini della Belle Èpoque

Belle Èpoque Blanc de Blancs 1993

Dopo aver ritrovato, un paio di anni prima in cantina, alcune delle bottiglie originali decorate con gli anemoni, lo chef de cave di Perrier-Jouët André Baveret crea con la vendemmia del 1964 un nuovo champagne. È la naturale evoluzione del Blanc de Blancs de Cramant degli anni ‘50 e per l’occasione, essendo nel frattempo possibile la produzione su larga scala e a costi accettabili della bottiglia decorata, il nuovo champagne viene imbottigliato nel celeberrimo flacone decorato nel 1902 da Émile Gallé. Era nata la prima Belle Èpoque, anche se non si chiamò così da subito e ben presto divenne un assemblaggio com’è oggi da Chardonnay in purezza che era.

Thierry e Hervé Deschamps
Il mitico Thierry, sommelier di Perrier-Jouët, mentre serve lo champagne allo chef de cave Hervé Deschamps durante la nostra degustazione.

Facciamo un salto di ventinove anni per arrivare al 1993, quando dal 1 gennaio lo chef de cave è Hervé Deschamps. Lo champenois di Chouilly alla guida di Perrier-Jouët culla da tempo un’idea: ricreare la prima Belle Èpoque, quindi riportare un blanc de blancs nella gamma della maison di Epernay, sottolineandone il forte legame con lo Chardonnay. A Cramant, Perrier-Jouët possiede la bellezza di 27 ettari, un vero e proprio tesoro, e tra questi Deschamps individua due parcelle, ‘Bourons-Leroy’ e ‘Bourons du Midi’. Questi due lieux-dits si trovano su un coteau esposto a sud/sud-est, quindi beneficiano di una maturità superiore, il che ne permette un livello qualitativo d’eccellenza anche in annate teoricamente minori (vi rivelo che un giorno ci sarà perfino la Belle Èpoque Blanc de Blancs 2017). Così nasce la Belle Èpoque Blanc de Blancs, con una produzione limitata a circa 12.000 bottiglie (l’1% di tutta la produzione di Belle Èpoque). Questo champagne si ripete poi soltanto nel 1999, 2000, 2002, 2004 e ora sta per debuttare con la nuova annata, la 2006.

Bene, in occasione di un’intera giornata passata insieme a Hervé Deschamps per il libro ‘La Mia Champagne’, mi è fortunatamente capitato di assaggiare proprio la Belle Èpoque Blanc de Blancs 1993, quindi la prima prodotta. Che fu degorgiata a inizio 1999 e dosata a 8 g/l.

Belle Èpoque Blanc de Blancs 1993

Bottiglia Belle Èpoque Blanc de Blancs 1993100% Chardonnay
Nonostante avessi preferito per la degustazione un calice più ampio di quello sviluppato per la Belle Èpoque, devo ammettere che il naso di questo champagne si propone subito come notevole. Notevole per fascino, per vitalità, per complessità, tra note di miele e di frutta secca che ne tradiscono la bellissima evoluzione, di frutto (confettura di pesca), di agrumi gialli in canditura, oltre a spunti di brioche e, soprattutto, una netta mineralità che contribuisce alla vivacità del calice. Di un livello ancora più elevato la bocca, setosa, ricca e incredibilmente fresca. È molto più complessa ed espressiva del naso, oltre a confermare uno champagne decisamente in splendida forma. Uno champagne a tratti incredibile: rotondo ma con una bellissima acidità che lo sostiene, impreziosito da una bollicina carezzevole, succoso e delicato, con un finale sapido e salino di una lunghezza rimarchevole. Grande champagne prima che grande blanc de blancs, capace di andare ben oltre l’annata. E non è uno champagne da abbinamento, perché… è perfetto così, da solo, per puro piacere.
Voto: 96/1000

Capsula Belle Èpoque Blanc de Blancs 1993
All’epoca la capsula era la medesima della Belle Èpoque tradizionale e il tappo era il tradizionale. Oggi, invece, la capsula è personalizzata e, dall’annata 2004, il tappo è quello tecnico.

Champagne notevole, a prescindere dall’aspetto sentimentale. E la sua forza è che non solo non è affatto ‘affaticato’ come la maggior parte dei 1993 oggi, ma va a contendere il podio del miglior champagne di quest’annata ad autentici capolavori come Cristal, La Grande Dame e Cœur de Cuvée di Vilmart, del quale conservo ancora ricordi incantevoli…

A proposito di Belle Èpoque…  Sapete che appare chiaramente in un celebre film? In ‘Bastardi senza Gloria’ di Tarantino, come mostrato qui in foto. Peccato che si tratti di un clamoroso errore: il film si svolge nel 1944, ma la Belle Èpoque fu creata, come abbiamo visto, con la vendemmia 1964 e poi lanciata solo nel 1969 in un evento all’Alcazar di Parigi. Quindi ben  venticinque anni più tardi dell’ipotetica cena del film. Ahi, ahi, ahi…

Film bastardi senza gloria
Scena del film Bastardi senza Gloria nel pub dello scantinato dove si vede la bottiglia Belle Èpoque (ma si vede anche in altre scene).

Gli champagne Perrier-Jouët sono distribuiti in esclusiva da:
Antinori, tel. 055/23595, www.antinori.it

8 commenti su “Il ritorno alle origini della Belle Èpoque”

  1. Ciao alberto, leggo anche nella guida di questo “tappo tecnico” che è su tutta la gamma Perrier Jouët se non sbaglio è anche altre maison, di cosa si tratta? Differenze rispetto al tappo “normale”?

    1. Il classico tappo è composto da un agglomerato di sughero più due rondelle da pieno, nella parte a contatto con il vino.
      Il tappo tecnico, invece, è tutto agglomerato opportunamente trattato e poi impastato con colle e microsfere di silicone. È garantito 100% contro il famigerato ‘gusto di tappo’.
      Sì, sono sempre più i produttori che lo utilizzano, soprattutto con gli champagne più semplici.

  2. Buonasera Alberto,
    ho dimenticato in cantina alcune bottiglie di Belle Époque 2006-2007.
    Vedendo i risultati della degustazione da lei fatta targata 1993,
    quando sarà il momento top per queste 2 annate?

    1. La Belle Èpoque è uno champagne da lunghissimo invecchiamento, però poi dipende anche dai gusti personali e dalla propria cantina.
      Ciò premesso, io qualche annetto glielo darei, ma… quanti dipende da lei! E, quando sarà, stapperei prima la 2006 della 2007…

  3. Buongiorno Alberto.
    Le chiedo due curiosità.
    1- per quale motivo il Belle Époque non viene mai riproposto come degorgement tardif?
    Ovvero come linea Vinothèque?
    diventa difficile in realtà trovare una bottiglia di annate passate soprattutto degli anni ’80 e ’90 che sia stata davvero ben conservata.
    Immagino che quella da lei assaggiata sia stata fornita dalla stessa maison e quindi sulla qualità del contenuto non vi sono incertezze, ma per noi comuni mortali…..
    2- in alcuni suoi precedenti articoli sulla Belle Époque dava come suo preferito e tecnicamente meglio riuscita la declinazione rosé, quindi il classico BE, mentre per questo Blanc de Blanc se non sbaglio ha sempre dichiarato essere la versione meno convincente. Alla luce di questa degustazione ha rivisto in qualche modo il suo giudizio?
    Concludo facendole i complimenti per aver notato l’errore di Tarantino, colpo da maestro (del resto avevamo dubbi?).
    Sovente nei suoi film vengono ostentate bottiglie di Cristal, almeno ha cambiato etichetta….
    Buona giornata.
    Gabriele

    1. Buongiorno!
      Allora, per scelta stilistica della maison, non vengono tenute vecchie annate sui lieviti, ma tutte le cuvée sono degorgiate. Quindi, anche nella Vinothèque della maison, ci sono solo bottiglie post dégorgement. Per questo motivo non esistono dégorgement tardi…
      Vecchie annate. Sì, non è facile, però, di contro, i prezzi di mercato sono piuttosto interessanti. E, comunque, qualche anno fa Antinori propose sul mercato una linea ‘Collezione’, quindi vecchie annate (1982, 1985 e 1996) selezionate appositamente dallo chef de cave. Forse si trovano ancora, ma i prezzi erano più alti delle altre Belle Èpoque sul mercato, per ovvi motivi.
      L’acquisto di vecchie bottiglie è sempre un’incognita perché dipende dalla conservazione, ma incappare in veri capolavori non è affatto infrequente. Quindi anche ‘i comuni mortali’ possono regalarsi bellissime esperienze, a volte senza svenarsi…
      Ha ragione sulla tre BE e ha ragione anche quando dice che la versione BdB è la meno convincente delle tre. Complice anche il prezzo. Però questa 1993 aveva qualcosa di magico e ha sorpreso anche me. Soprattutto per la splendida forma. Pensando all’annata, mi aspettavo molta maturità, invece…
      Il bello dello champagne, non si finisce mai di stupirsi!

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