Ma quanto è buona la 737 D.T. di Jacquesson!

Recensione Jacquesson Cuvée 737 D.T.

Lo scorso anno, a fine giugno, ebbi l’enorme piacere di partecipare a un’incredibile degustazione da Jacquesson insieme a Vania Valentini. I fratelli Chiquet volevano avere l’opinione di alcuni amici (oltre a noi c’erano, ad esempio, il grande sommelier Philippe Jamesse, lo chef tristellato Arnaud Lallement e altri) sui prossimi Lieux-Dits, i 2008 e i 2009, e decidere quale far uscire prima tra le due annate. La decisione, nonostante i miei dubbi, è poi caduta sui 2008, che saranno lanciati l’anno prossimo, e la motivazione è stata, in estrema sintesi, che la 2009 è per loro un’annata ‘superiore’, quindi ha ancora bisogno di tempo. In effetti, alla degustazione mi avevano colpito maggiormente i Lieux-Dits 2009 in quanto più ricchi e pronti, per questo li avevo preferiti in quel momento ai 2008. Però, dopo ulteriori riflessioni, Jean-Hervé e Laurent hanno preso questa decisione. Che non è stata facile, come mi hanno confessato, ma alla fine sarebbe in linea con una singolare tradizione Jacquesson che vuole le annate con il 9 superiori a quelle con l’8. Sembra strano, ma è così. Basta guardare agli Avize e Millésime 1988 e 1989, sia in versione tradizionale, sia Dégorgement Tardif, per averne una prima idea, ma non basta. Già, perché, nell’attesa dell’uscita di tutte e due le annate dei suddetti Lieux-Dits, c’è un altro elemento a favore di questa teoria: la serie 700 D.T.. In molti hanno osannato la 736 D.T., ma da pochissimo è in distribuzione la 737 D.T. e allora…

Laurent e Jean-Hervé Chiquet
Laurent e Jean-Hervé Chiquet. Quando nel 1988 presero dal padre il timone di Jacquesson, dichiararono di voler fare “il miglior vino del mondo”. Beh, sono sulla buona, anzi buonissima strada.

Proprio in occasione della degustazione di cui sopra, assaggiammo tanti altri champagne oltre i Lieux-Dits, tra i quali una super anteprima della 737 D.T. degorgiata proprio quella mattina. Ricordo benissimo quel calice, immediatamente seducente, energico, magnifico, e ricordo benissimo che ci guardammo stupiti con Vania. Riassaggiammo lo champagne a settembre, come anteprima per la guida Grandi Champagne 2018-19, in versione definitiva, quindi con la propria liqueur (è dosato a 1,5 g/l e si tratta del primo 700 D.T. con dosaggio diverso dall’originale, visto che la Cuvée 737 era in principio dosata a 2,5 g/l) e la nostra prima impressione fu pienamente confermata. Nel corso di questa seconda degustazione, oltre a me e Vania, era presente pure Daniele Agosti, come altro componente del panel di degustazione della guida. Finita lì? No, perché, nel corso di altre mie visite da Jacquesson quest’anno, ho sempre avuto la fortuna di riassaggiare la 737 D.T. e… niente, sempre eccezionale. Il che mi ha confortato circa l’eccellente giudizio in guida (assaggiare uno champagne in anteprima non è mai facile, ma, per fortuna, è una prerogativa concessa da molti produttori a noi di Grandi Champagne…) e mi ha anche convinto della tradizione ‘8 vs 9’ di Jacquesson!

Ma non basta ancora. La scorsa settimana passo da ‘Mamma Mia’ per fare una chiacchierata con Daniele sugli abbinamenti cibo-champagne per il libro ‘La Mia Champagne’ e, al termine, Daniele mi vizia stappando proprio una bottiglia di 737 D.T. appena arrivata. Un gesto da grande amico, anche perché si lamenta di come la quantità sia contingentata. Beh, che dire? M’è sembrata ancora più buona!

Bottiglie Jacquesson a confronto
Il confronto dell’anello (cercine) tra la bottiglia di 737 D.T. e, in secondo piano, di 736 D.T.: è evidente come la prima sia tirata con il tappo in sughero.

Ricordo che gli champagne della linea 700 D.T. sono gli “unici non millesimati che escono due volte”. Con la Cuvée 733, ai fratelli Chiquet venne l’idea di lasciare un po’ di bottiglie (poco più di 15.000) in cantina sui lieviti, da proporre poi in seguito, quattro anni più tardi (nel 2010, quindi), per un totale di 7 anni sui lieviti. L’idea era di dimostrare la grande capacità di maturazione di questi champagne, che vanno ben oltre il classico concetto di sans année in quanto si tratta del “miglior assemblaggio possibile con quella vendemmia”. E così, avanti, di anno in anno. Però, quando tirarono la Cuvée 737 sul finire dell’estate del 2010 (quindi base vendemmia 2009), ai due fratelli venne un’altra idea: tirare quelle 15.000 e spicce bottiglie da riservare alla seconda uscita come Dégorgement Tardif con il tappo in sughero (bouchon liège), come avevano già fatto l’anno prima con i più volte menzionati Lieux-Dits. Questa vecchia pratica champenoise assicura, a patto che gli champagne rimangano almeno cinque anni sui lieviti (altrimenti i benefici sono impercettibili), maggiore complessità e, soprattutto, maggiore freschezza. Per quanto possa sembrare strano. E, nel caso dell’ipotetico confronto tra 736 D.T. e 737 D.T., oltre al fatto che l’annata 2009 avrebbe superato da Jacquesson la 2008, credo che sia stato anche questo aspetto a rendere molto più interessante la seconda cuvée nei confronti della prima: la 736 D.T. è ottima, la 737 D.T. è strepitosa. 737 D.T. che è basata, come detto, sulla vendemmia 2009 più il 30% di vins de réserve composti in parte dell’annata 2008 e in parte dagli assemblaggi delle Cuvée 735 e 736. Di 737 D.T. ne sono state fatte 14.640 bottiglie e 660 magnum.

Cuvée 737 D.T.

Bottiglia Jacquesson Cuvée 737 D.T.27% Pinot Noir, 43% Chardonnay, 30% Meunier
dég. nov. 2017 – Il dégorgement diverso (cinque mesi più tardi) rispetto alla bottiglia proposta in guida e un anno di riposo hanno definitivamente rivelato lo splendore di questo champagne. Che propone un olfatto ricco e profondo, accompagnato da un’energica freschezza. Un olfatto addirittura brillante, prima di tutto minerale, quindi agrumato e con una sensazione di asciuttezza e pulizia. L’assaggio è veramente coinvolgente perché sfodera immediatamente una bevibilità talmente gustosa che impedisce di riflettere, di concentrarti sulla trama gustativa, perché ti fa subito venir voglia di un nuovo sorso. Così scopri un Jacquesson rotondo ed elegante, carezzevole nella bollicina, denso ma teso, preciso e gustoso, sempre molto pulito, con un finale sapido e ancora minerale. Non sembra proprio un 2009, o meglio, rivela delle caratteristiche dell’annata che proprio non sospettavo. Almeno finora. Ed è lo champagne che materializza perfettamente il classico detto “una bottiglia non basta”! Dunque, cari Jean-Hervé e Laurent… arrivo!
Voto: 96/100

Tappi 736 e 737
736 D.T. o 737 D.T.? L’annata 2008 farebbe propendere per la prima, invece…

Gli champagne Jacquesson sono distribuiti in esclusiva da:
Pellegrini – tel. 035/781010 – www.pellegrinispa.net

13 commenti su “Ma quanto è buona la 737 D.T. di Jacquesson!”

  1. Ho proprio assaggiato sabato scorso la 737 DT ad una degustazione in presenza del rappresentante di Jacquesson e confermo l’eccellenza di questo “Grand vin”. Uno dei “Coups de coeur” della degustazione (c’erano anche Roederer 2012, De Venoge Prince Blanc de blancs, etc…).

  2. Boh , non voglio mettere in dubbio la qualità della 737Dt che come per la versione non tardif si rivela all’uscita più pronta e piacevole , ma io da invecchiare in cantina e riprovare fra qualche anno ho messo la 736dt che come nella versione non Dt nel tempo ha dato bevute migliori sempre sencondo i miei gusti.

    1. È normale che ci sia chi preferisce la maggiore tensione del 736, ma, in casa Jacquesson, o meglio, per il loro stile l’annata 2009 si è rivelata ‘migliore’, a detta degli stessi fratelli. Fermo restando che la 736 era un eccellente champagne, ci mancherebbe!
      Nel caso dei DT, però, bisogna considerare anche la differenza di tappo in fase di tiraggio e questo elemento gioca ulteriormente a favore della 737DT.
      Il tutto, gusti personali a parte…

  3. Ciao Alberto, avrei una domanda quando uscirà il nuovo millesimato di Charles Heidseick? La 2006 che è fuori ora sul mercato come la trovi? Riguardo a Pol Roger Winston Curchill 2008 quando uscirà la recensione? Grazie.

    1. Per il SWC 2008 voglio aspettare un ulteriore assaggio. La pubblicherò a ridosso di Natale…
      CH: vedo a dicembre lo chef de cave e cercherò di farmi dare le eventuali novità per il 2019.

  4. Buongiorno Alberto.
    ha avuto modo di recente di assaggiare la cuvèe n. 741 e, se sì, come l’ha trovata rispetto all’anteprima della guida? Ritiene ancora che la n. 740 sia superiore?

    1. Se ho assaggiato la 741? Beh, era una delle grandi anteprima della guida Grandi Champagne 2018-19! Che lei evidentemente non ha…
      Comunque, la 740 è superiore in termini assoluti, la 741 di piacevolezza…

      1. Alberto, evidentemente non ha letto bene il mio messaggio… Le ho chiesto se ha avuto modo di recente di assaggiare nuovamente la 741, dopo l’anteprima della guida e se l’ha trovata migliorata dopo un po’ più di tempo in bottiglia. Ciò a fronte del fatto che in guida ha assegnato un punteggio di 93 alla 740 e di 92 alla 741, ma era appena uscita…
        Quanto alle guide, visto che le scrivo quasi con cadenza settimanale, dovrebbe ormai sapere che le ho tutte e le rileggo con molta frequenza!
        Rimango, a questo punto, in attesa di leggere anche il suo libro…

        1. Mi cospargo il capo di cenere… Sì, devo essere stato troppo precipitoso, visto che dovevo evadere diversi messaggi accumulati…

          Ricominciamo!

          Innanzitutto grazie della fedeltà. 🙂
          La 741? Sì, l’ho riassaggiata diverse volte, l’ultima durante la vendemmia. E sempre a fianco della 740. Stlisticamente è sempre lei, un po’ più equilibrata, un po’ più a’perta’ e confermo che ha una piacevolezza eccezionale, quasi inusitata per una Cuvée 700. La 740 beneficia ovviamente dell’annata più ricca e si sente, quindi forse con il tempo salirà in cattedra, ma oggi trovo molto più immediatamente piacevole la 741.

          1. Ma si figuri… può capitare, ci mancherebbe.
            Grazie per la risposta.
            Se il 741 è già pronto e piacevole adesso, una bottiglia vedrò di assaggiarla subito e l’altra la lascio in cantina ancora un po’

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