Chi la dura la vince: il brut Classic di Deutz ce l’ha fatta!

Champagne Deutz Brut Classic

Parlo troppo di super champagne o vecchie cuvée di non facile reperibilità? Bene, stavolta sarà esattamente l’opposto: parlerò di un brut sans année di maison, quindi il massimo quanto a reperibilità, accessibilità, trasversalità. Già, perché, per quanto possa essere lo champagne dotato di minore appeal dal punto di vista emozionale, alla fin fine il più importante è proprio ‘lui’, il non millesimato, rappresentando oltre l’80% delle vendite.

Ciò doverosamente premesso, puntiamo l’attenzione su quello di Deutz, il Brut Classic, che per la maison di Aÿ rappresenta ben l’85% della produzione. Ricorderete che in passato questo champagne di Deutz non mi ha mai convinto, avendolo sempre trovato troppo ‘leggero’, ma poi, a un certo punto, le cose sono iniziate a cambiare e il Brut Classic è rientrato meritatamente in guida (Grandi Champagne 2018-19) con una prestazione prossima all’eccellenza: “…uno champagne in continuo miglioramento che sta puntando dritto all’Olimpo…”. Così un estratto della scheda, dove l’Olimpo sono i fatidici 90/100, quindi quello ‘spartiacque’ che distingue un ottimo vino da uno che invece ricordi (così mi insegnò Maurizio Zanella e da quel giorno è la mia linea-guida). In passato, con non poco imbarazzo, ho costantemente evidenziato le mie perplessità a Fabrice Rosset, sapendo benissimo che se lui e il suo chef de cave (il riservato ma ottimo Michel Davesne) avevano già compiuto un vero e proprio miracolo in Deutz, triplicando la produzione in vent’anni a fronte di un sensibile incremento qualitativo, sarebbero anche stati capaci di far compiere prima o poi il definitivo salto qualitativo pure a quello champagne tanto importante. D’altronde, non mi stancherò di ripeterlo, se il vino vuole tempo, lo champagne ne vuol molto di più!

Fabrice Rosset e Michel Davesne
Fabrice Rosset, Presidente di Deutz dal 1995, e Michel Davesne, chef de cave della maison da oramai tre lustri. I due hanno fatto crescere Deutz in quantità e, parimenti, in qualità. Una vera impresa!

Dunque, come si dice, ‘mancava un soldo per fare una Lira’… Bene, quel soldo mancante è arrivato: nel corso della mia ultima visita in Deutz lo scorso dicembre, ho assaggiato l’ultimo tiraggio del Brut Classic e finalmente ci siamo! Ricordo che il Brut Classic è frutto della selezione di uve in massimo una quarantacinquina di Cru (tra cui Aÿ, Bouzy, Dizy, Ludes, Mareuil per il Pinot Noir, Avize, Cramant, Oger, Trépail per lo Chardonnay e Moussy, Pierry, Leuvrigny per il Meunier), che la fermentazione avviene in acciaio con svolgimento della malolattica, che l’assemblaggio vede un’insolitamente alta (ben il 52% per quest’ultimo assaggiato, basato sulla vendemmia 2015) proporzione di vini di riserva di due annate precedenti alla base e che la maturazione sui lieviti si protrae per poco più di 2 anni. Il dosaggio, alla fine, è sempre di 9 g/l e la liqueur è fatta con vini dell’assemblaggio del William Deutz.

Bottiglia Deutz Brut Classic

Brut Classic

37% Pinot Noir, 33% Chardonnay, 30% Meunier
Sono 4-5 anni che questo champagne migliora costantemente, ma stavolta sembra proprio abbia trovato la quadra definitiva. Potrei definirlo ‘fresco ma solido’, con un bel naso di prodotti da forno su una base fruttata, oltre a una componente vivace e intrigante di agrumi e mineralità che viene sempre più fuori nel calice. La bocca ha senza dubbio ‘migliorato’ l’espressività del frutto rispetto al passato e rimane sempre legata non solo a una bellissima freschezza, ma soprattutto a una sorprendente secchezza. E che lunghissima persistenza sul finale, succoso, salino, anche delicatamente sapido. In conclusione, uno champagne perfettamente centrato, pulito, fine, valorizzato da bellissima bollicina e caratterizzato da una bevibilità che non stanca mai (anzi…), neanche gli appassionati! Finalmente è arrivato ad alti livelli.
Voto: 90/100

Si potrebbe essere tentati di chiedersi quanto abbia ‘pesato’ nella prestazione l’annata 2015… Poco o nulla, credo, vista la notevole componente di vins de réserve, ma, ancor più, va sottolineata la regolare e significativa progressione qualitativa che questo champagne ha vissuto negli ultimi 3-4 anni, diventando così la ciliegina sulla torta dell’opera di Rosset-Davesne. Un’opera di cui i due possono andare giustamente fieri. Il mercato dello champagne, invece, può contare su un’etichetta per tutti, ma proprio per tutti, che può rivelarsi vincente in diverse circostanze come alternativa ai nomi più ricorrenti. Ma non solo…

Gli champagne Deutz sono distribuiti in esclusiva da:
D&C – tel. 051/6172777 – www.dec.it

15 commenti su “Chi la dura la vince: il brut Classic di Deutz ce l’ha fatta!”

  1. Gentile Alberto
    Recentemente ho gustato il citato Deutz nel formato 0,375. In generale che ne pensa delle mezze bottiglie? Io le trovo funzionali poiché mia moglie è astemia e la bottiglia aperta al secondo giorno non mi piace. Ma qualità, metodo e conservazione nel tempo?
    Grazie

    1. La mezza è, purtroppo, il formato meno indicato per uno champagne. Ciò nonostante gode di un certo successo proprio per via di casi simili al suo… Ma non parliamo di invecchiamento, perché non è il formato adatto. Insomma, vista la sua situazione, continui con la mezza quando ha voglia di champagne, ma se desidera invecchiarlo in cantina passi alla bottiglia da 0,75!

  2. Buongiorno Alberto analisi perfetta direi come sempre ……anche io ho sempre un po snobbato questo Champagne ma proprio l’anno scorso me lo fanno assaggiare da un Magnum …..beh devo dire che è veramente migliorato non so se per via del Magnum che come ci hai sempre spiegato invecchiano meglio che nelle classiche bottiglie, ma veramente buono e fresco …tant’è che ne ho prese diverse bottiglie di cui proprio un Magnum …ma anche nella versione in rosa …ecco volevo chiederti la versione Rosè secondo te ha avuto lo stesso salto qualitativo del bianco ?? Parlo sempre del non millesimato ..
    Grazie come sempre

    1. Il Rosé, che non è il Brut Classic con aggiunta di vino rosso, ma un assemblaggio completamente diverso, senza Meunier, è riuscito nell’impresa già un paio di anni prima, a mio avviso…

  3. Io il mio prim Deutz brut lo bevvi circa dieci anni fa e lo trovai già ottimo all’ora (sempre paragonato ai brut base delle grandi maison) negli ultimi assaggi sempre piacevole alla beva una garanzia, deluso invece dal blanc de blanc dove per me l’estremo dosaggio copre quello che di buono c’è sotto rendendolo un vino pesante da bere .

  4. Buongiorno, “secchezza” come opposto a “morbidezza”?
    Concordo pienamente, nonostante i 9 g/l – proprio come il brut premier di Roederer dove però la morbidezza si avverte eccessivamente (almeno per me…), ed è l’unico appunto che muovo a quell’eccellente champagne.
    Deutz -conveniente e reperibile – lo bevvi alcuni anni fa e lo trovai fresco, invitante, molto “champagne” e, se tanto è migliorato, lo riproverò senz’altro….
    Grazie

  5. Alberto buonasera.
    Deutz è sicuramente una delle maison che preferisco, paradossalmente pur avendo bevuto l’Amour ed il millesimato di diverse annate, inclusa la 2008 (eccezionale per il primo, ottima per il secondo a mio avviso, ma la mia opinione è superflua in questo contesto ovviamente) non ho mai assaggiato questo non millesimato.
    Mea culpa, correrò ai ripari.
    Però mi viene da chiederle: perché Deutz destina ben l’85% della produzione annuale al sans anne? voglio dire non avrebbe più senso “spingere” più sul millesimato, sui sofisticati Amour e William Deutz che con tutto il rispetto sono comunque decisamente un altro pianeta?
    È solo questione di marketing?
    Ovvero sono scelte legate alle quantità di uve pregiate, ed alla disponibilità di grandi quantità di vin de reserve?
    Sempre mille grazie.
    Gabriele

    1. Domanda lecita. Le rispondo così: ha un’idea su 100 bottiglie di champagne prodotte quante siano di non millesimato? Più di 80! Lo champagne significa, soprattutto e tradizionalmente, non millesimato. E questo vale bene o male per tutti.
      E la sua opinione non è superflua: siete voi appassionati che fate il mercato. E senza di voi io non esisterei…

  6. Buongiorno Alberto…..attendo 3 bottiglie di Amour de Deutz 2007 …ho letto tutti i tuoi appunti tra guide e sito ….domanda : da fare riposare ancora un po in cantina o già pronti ?? ..anche se negli appunti non so dove dicevi che dopo la 2005 l’Amour lo trovavi già pronto ….come sempre grazie dei preziosi consigli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *