L’identità di Ambonnay è Eric Rodez!

Champagne Eric Rodez Les Fournettes 2009

Dopo Bouzy, visto che l’abbiamo chiamata in causa la scorsa settimana, è la volta di Ambonnay. Ma non in chiave di rivalità tra i due villaggi Grand Cru votati al Pinot Noir, bensì per parlare di produttori d’eccellenza. D’altronde, Ambonnay ne vanta diversi, a cominciare dall’oramai mitico Francis Egly (Champagne Egly-Ouriet), per passare al simbolo della biodinamica Benoît Marguet (Champagne Marguet) e fino al celebrato ‘naturalista’ Beaufort (Champagne André Beaufort). Ma Ambonnay significa anche Eric Rodez, soprattutto dovrei dire. Già, perché se tutti i grandi produttori appena citati hanno vigne pure in altri villaggi, invece Eric Rodez è solo ed esclusivamente Ambonnay, con tutti i 6,12 ettari di proprietà entro i confini del villaggio. La sua viticoltura si è evoluta negli anni, passando dal biologico al biodinamico, per arrivare anche all’aromaterapia, ma monsieur Rodez fa tutto questo con intelligenza, nel senso che si adatta sempre all’annata, così se un anno è necessario ricorrere a qualche trattamento lo fa. La chiama, molto acutamente, “viticoltura attiva”. Geniale! Tra l’altro, passare una mezza giornata con questo simpaticissimo e non meno preparato vigneron è un’esperienza formativa. Il suo più grande cruccio è la standardizzazione degli champagne odierni, ammettendo da un lato che è una cosa buona per il consumatore e dall’altro controbattendo che è come ascoltare sempre la stessa musica e farlo su uno smartphone. La perfezione senza personalità, insomma, che poi è un segno della nostra società consumistica. Ben altra cosa sarebbe ascoltare la musica dal vivo e… questi sono gli champagne dei vigneron de terroir. Che devono avere prima di tutto personalità. Ecco l’obiettivo di Eric Rodez, facilmente riscontrabile in tutti i suoi champagne, che vanno a comporre una gamma insolitamente ampia. 

Eric Rodez
Eric Rodez, ottava generazione di una famiglia intimamente legata ad Ambonnay. Ma soprattutto, è tanto simpatico quanto competente. Nonché attentissimo osservatore della realtà champenoise…

Questa gamma comprende anche tre champagne parcellari (“l’anti-champagne, perché champagne è assemblaggio” così lo stesso Eric Rodez), tutti millesimati: due con solo Pinot Noir, Les Fournettes e Les Beurys (invero proposto, a seconda dell’annata, come blanc de noirs, come rosé de macération, a volte perfino in unione con la micro-parcella ‘Les Secs’) e uno a Chardonnay, Les Genettes. Si ispirano alla Borgogna come idea, non come modo di fare, nel senso che vogliono esprimere al massimo il territorio (una sola varietà, una sola parcella e una sola annata) al fine di emozionare. In totale, i parcellari quotano meno del 10% dell’intera produzione Rodez. Dei tre, è il primo che vorrei raccontare questa volta, Les Fournettes, con il vigneto omonimo esposto a sud-est, caratterizzato da un suolo fatto di 65 cm di argilla prima della craie e piante… maggiorenni (18 anni) all’epoca della vendemmia. Svoltasi il 15 settembre del 2009. Come tradizione Rodez per i millesimati, la vinificazione è avvenuta totalmente in barrique senza malolattica, i vini non hanno subìto né passaggio a freddo né filtrazione e poi la maturazione sui lieviti si è protratta per più di 7 anni, prima che lo champagne fosse dosato a 2 g/l.

Controetichetta Eric Rodez
Solo data di dégorgement in controetichetta, oltre a un testo che ricorda la coltura ‘bio’ (peraltro condotta in maniera estremamente intelligente…) del ‘Domaine Rodez’.

Les Fournettes 2009

Bottiglia di Les Fournettes 2009100% Pinot Noir
Sì, degustando la gamma Rodez si sarebbe tentati di dire che questo champagne, almeno al naso, sia la naturale evoluzione dell’ottimo Blanc de Noirs, con più eleganza e un frutto più nitido, certo. Ma c’è molto di più. C’è profondità, c’è fascino, c’è quell’Ambonnay nobile, potente ma elegante, e c’è l’annata, con la sua maturità. E ci sono anche la grassezza e le note tropicali, oltre l’imprescindibile mineralità. Un naso ricco, gourmand, avvolgente. E la bocca? Beh, ti spiazza perché è sorprendentemente fresca, fine, distesa più che tesa, con un finale lunghissimo nettamente minerale e addirittura rinfrescante. Insomma, ha tanta materia, ma questa non è mai insistente nonostante la sua vinosità, anzi la trama generosa non marca mai né la natura da blanc de noirs, né l’annata calda, che oramai sappiamo essere stata difficile da leggere in fase di lavorazione. E il netto stacco tra naso e bocca ne rappresenta a mio avviso un aspetto vincente, perché la tensione e il dinamismo della seconda sono veramente appaganti. Grand Vin. Ma di Champagne, non di Bourgogne…
Voto: 93/100

Gran bello champagne, figlio della sua annata, senza esserne succube. È uscito prima del 2008, che spero di proporre nella prossima edizione della guida. In quanto Lieux-Dits, fa ovviamente storia a sé, perché qui parla il terroir prima d’ogni altra cosa, però alla fine colpisce nel segno perché ti mette di fronte alla quintessenza di Ambonnay e del suo Pinot Noir. E di Eric Rodez, naturalmente, produttore assolutamente da scoprire, anche perché si rivela particolarmente abile con gli champagne più semplici (ad esempio, Les Crayères è veramente eccezionale, anche dopo più di dieci anni di dégorgement!), addirittura più delle cuvée sofisticate (la Cuvée des Grands Vintages può apparire opulenta al limite del saturante). In generale, però, trovo che il simpatico vigneron d’Ambonnay sappia sempre ben esprimere la sua idea di champagne di forte personalità, lontani da ogni standardizzazione, nonché piacevoli e mai ostici. Lo aspettiamo in Grandi Champagne 2020-21 per un rilancio, più che una semplice conferma!

Gli Champagne Eric-Rodez sono distribuiti in esclusiva da:
Capagio – Tel. 0521/786243 – www.capagio.it

15 commenti su “L’identità di Ambonnay è Eric Rodez!”

  1. Ciao alberto, parlando di villaggi, che differenza si riesce a percepire tra L uno e L altro degustando champagne? Ad esempio tra mesnil, oger , chouilly , Avize? Bevuto qualche Blanc de Blanc (roederer, Bruno paillard, Perrier Jouët , ruinart, e faccio fatica a notare queste differenza, potrebbe fare la differenza poi lo stile di un produttore. Ora ho in cantina egly ouriet Blanc de Noirs e philipponat sia Blanc de Blanc 08 e Blanc de Noirs 2012. Vedremo.

  2. Buongiorno Alberto,
    io apprezzo moltissimo i vini di Rodez e, in particolare, quelli composti da uve Chardonnay (trovo meraviglioso il Blanc de Blancs), pur essendo zone con grande vocazione per il Pinot Noir. Tuttavia mi risulta che Les Genettes sia composta per il 100% da Pinot Noir e non da Chardonnay…
    Ma forse ho inteso male io?

    1. Splendido produttore, con il Pinot Noir, ma… anche con lo Chardonnay, sì!
      Les Genettes 2012, l’attuale, è 100% Chardonnay, il 2010 mi sembra fosse Pinot Noir. Come Les Beurys, evidentemente, cambia di anno in anno…

      1. Non ne avevo idea che cambiasse di anno in anno… Quindi mantiene il nome ma cambiano le parcelle di provenienza delle uve?
        A proposito di Pinot Noir… ho visto che è uscita la nuova Grande Dame 2008 con percentuale di Pinot Noir al 92%!
        Mi è parsa quantomeno strana, se non “rivoluzionaria” per l’etichetta, una simile scelta…
        A quando le sue impressioni in proposito?
        Non rischia di perderci in finezza, eleganza e potenzialità di invecchiamento?
        Io faccio fatica ad immaginare (prediligendo lo Chardonnay) una Cuveé de Prestige con una percentuale così bassa di Chardonnay, tanto più in un’annata stratosferica come la 2008!
        Verrebbe anche da chiedersi, a questo punto, a che etichetta/e verrà/verrano destinate le uve Chardonnay Gran Cru che di solito compongono in più alta percentuale la Grande Dame…

        1. Ebbene è così! L’eclettico Eric…
          LGD 2008 si può dire l’abbia vista nascere, avendola assaggiata negli ultimi anni più volte, senza e con dosaggio. E sì, è 92% Pinot Noir e il resto Chardonnay.
          Volevo pubblicare la recensione della ‘bianca’ e rimandare la Rosé alla nuova edizione della guida, ma rischio l’incidente diplomatico se la pubblico prima della sera del 23 marzo, quindi… ancora un po’ di pazienza!

  3. buonasera, non so se è il luogo giusto, ma volevo chiedere se c’è una sezione in cui poter chiedere una valutazione su una bottiglia di mia proprietà e relativa ad un champagne.
    Grazie mille
    Matteo

  4. Salve Alberto,
    l’altra sera ho assaggiato per la prima volta Marguet – Sapience 2009… ero curioso di questo champagne e devo dire che mi è piaciuto molto!
    Lei ha già assaggiato il 2009? Se si, come lo trova rispetto al 2008 recensito in guida? Immagino, a meno di strane sorprese, che il 2008 sia superiore ed infatti ho deciso di tenere quest’ultimo in cantina e di assaggiare prima il 2009, ho fatto bene?
    Ho un ulteriore domanda riguardante le annate in generale. Ultimamente dalle sue recensioni mi sembra che stia svalutando le annate 2009 e 2012 che in principio sembravano essere ottime, conferma?
    Grazie come sempre per la sua disponibilità

    1. L’annata conta tanto e questo vale ovviamente anche per il sapiente dell’amico Benoit. Quindi se le è piaciuto tanto il sapiente 2009, tra qualche anno (ammesso che riesca a resistere…) il 2008 le piacerà ancora di più! Più teso, più energico.
      Annate. No, la 2012 non è al ribasso. È un’ottima annata, ma alla fine non così superiore alla 2013 come si è inizialmente ipotizzato. Un po’ troppo frettolosamente. Quindi parlerei di due grandi annate (2012 e 2013) ma con profili diversi. Invece la 2009 è come la 2006: annata calda e molto sopravvalutata in quanto all’inizio ha dato champagne già pronti. Ma oggi, proprio come la 2006, inizia a mostrare la corda. Salvo rari casi in cui il vigneto e la mano fanno tanto la differenza (Cristal 2009, tanto per fare un nome). E sono stati in pochi a capire subito che non era una grande annata e, quindi, non millesimarla…

  5. Salve ho una bottiglia di Giulio ferrari 2001, tenuta sempre in cantina climatizzata a 14°, saprebbe indicarmi il valore, grazie

    Andrea

    1. È una bottiglia che può valere non meno di 150 euro. E per un ‘italiano’ non è poco.
      Comunque, si colloca tra i più buoni Giulio di sempre. Almeno finora…

  6. Buongiorno,
    Se permette, volevo chiederle un consiglio:
    Vorrei fare un regalo ad un amico, il quale, è appassionato di vini, spumanti e champagne. Vorrei prendere uno champagne millesimato Rare del 2002, cosa né pensa?
    Il prezzo, ovvero 160 euro, è corretto?
    Saluti
    Dario

    1. Ottima scelta. È uno champagne che ha bisogno di qualche anno, ma oggi sta rivelando tutta la sua ricchezza, tutta la sua eleganza. E, dal punto di vista della presentazione (visto che è un regalo), fa la sua figura! Il prezzo? Corretto.

  7. Buonasera Alberto e come al solito rinnovo i complimenti per le recensioni, è sempre un piacere leggerti;
    volevo chiedere un paio di informazioni sul millesimato di punta di casa mumm, la cuvée renè lalou, ho trovato la 2002 ad un prezzo che mi fa molto ingolosire, (poco sotto i 90€) e sarei tentato di concludere l’ affare, prima di procedere all’ acquisto però vorrei sapere quando siano state degorgiate le bottiglie figlie di questa mitica annata e se hai avuto l’ occasione di riassaggiare questa cuvèe de prestige di recente come ti sia sembrata… ho letto sulla guida 18/19 che la 2006 ha riscosso un buon successo… se la 2002 fosse sulla falsa riga della sorella più giovane o ancora meglio beh andrei a colpo sicuro!

    1. La 2002 è nettamente superiore alla 2006 sia come annata, sia come Lalou. E a quel prezzo (da vero affare!!!) non c’è nulla da aggiungere!
      Santé

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