Il ‘Mag’ ha messo il turbo agli champagne Lenoble

AR Lenoble Blanc de Blancs Mag14

(II PARTE)

Come promesso esattamente quindici giorni fa, eccomi tornare sull’innovazione che ha interessato gli champagne sans année di AR Lenoble. Un’innovazione messa a punto da Antoine Malassagne, chef de cave e proprietario della maison insieme alla sorella Anne, finalizzata a rendere gli champagne Lenoble ‘vins de plaisir’ più che mai.

La gamma dei non millesimati si è articolata tradizionalmente sull’Intense, proposto come Brut e come Nature, più il Blanc de Blancs. D’altronde, in una maison tanto legata allo Chardonnay, nella fattispecie quello di Chouilly, era plausibile che questo fosse proposto anche in purezza, sia come classico millesimato nelle annate di pregio (sul mercato c’è l’ottimo 2008, già analizzato nella scorsa edizione della guida Grandi Champagne), sia come sans année, che dal tiraggio del 2015 ha beneficiato anch’esso della ‘formula Mag’, d’ora in avanti destinata a ripetersi di anno in anno. Bene, ma cos’è in dettaglio questo benedetto ‘Mag’? Tutto inizia dalla considerazione di Antoine che ciascuna vendemmia è differente, quindi non esiste uno schema da applicare in maniera univoca. Ogni anno, in funzione dell’annata, Antoine decide (dopo aver assaggiato prima gli acini in vigna e successivamente i mosti all’uscita della pressa) quanto legno utilizzare e quanta malolattica svolgere (negli ultimi anni sempre meno in quanto le annate sono sempre più ‘solari’), cercando di seguire uno stile comunque riduttivo. Da notare che, contrariamente a quanto fanno i più, Antoine Malassagne tende a fermentare in acciaio i mosti più ‘magri’, dirottando al legno i più corposi e ricchi! Insomma, ‘adatta’ la vinificazione all’obiettivo-vino che ha in mente. Pronti i vini dell’annata, una parte viene destinata agli importantissimi vins de réserve, ma dal 2000 le cose in tal senso sono iniziate a cambiare. Solo una piccolissima parte viene messa via come singoli vini (quindi separatamente per varietà, annata e Cru), il resto sono due réserve perpétuelle di assemblaggi, una dell’Intense e l’altra del Blanc de Blancs. Questo sono conservate sostanzialmente in botte, oltre a barrique e cuve, ma dal 2010 Antoine ha deciso di aggiungere un quarto contenitore per queste due riserve: la magnum. L’idea era di ricercare maggiore complessità aromatica, ottenuta tramite una leggera ossidazione. Ossidazione solitamente è un aspetto negativo, ma qui è vero il contrario in quanto si tratta di un’ossidazione positiva perché lenta e ben integrata, invece se brutale, come accade molte volte con il legno, non è buona. Inoltre, Antoine Malassagne ha fatto un’altra considerazione: non è forse la magnum il migliore contenitore in assoluto? Così, ogni anno dal 2010, vengono messe via riserve per 25.000 magnum, con queste chiuse con il tappo di sughero (bouchon liège) e tenute a una leggera sovrapressione, circa 1 bar. Oggi le magnum sono più di 100.000 e, avendo di fatto finito lo spazio in cantina, i Malassagne ne stanno costruendo una nuova da dedicare proprio a queste.

AR Lenoble Blanc de Blancs Mag14 in cantina
Magnum di vini di riserva, tappate con il sughero, nelle cantine Lenoble a Damery. Lo stock medio è di circa 100.000 magnum.

Pertanto, a partire dagli assemblaggi del 2015 (quindi basati sulla vendemmia 2014), Antoine Malassagne ha fatto così: terminate le vinificazioni, ha preparato gli assemblaggi di Intense e Blanc de Blancs con i soli vini dell’annata. A quel punto, li ha trasferiti in due grandi cuve separate e ha aggiunto a ciascuno la propria réserve perpétuelle, di cui una parte come vini da magnum. Reso l’insieme omogeneo, ha prelevato il necessario per il tiraggio di Intense e Blanc de Blancs, che sarebbero stati i Mag14, e quello che restava lo ha ridistribuito tra botti, barrique e, naturalmente, nuove magnum. Ecco la formula Mag’, schematizzata anche nell’illustrazione!

Pertanto, la sigla ‘Mag’ non sta semplicemente a indicare vins de réserve in magnum (come peraltro fa Bollinger, come faceva Krug, come fanno tuttora alcuni piccoli produttori) ma un vero e proprio schema di assemblaggio messo a punto da Antoine Malassagne. Tra l’altro, una piccolissima parte di vins de réserve ‘tradizionali’ è tuttora utilizzata, ma l’idea è di impiegarli un po’ come si fa con le spezie in cucina (di cui Antoine è appassionato). Ed è sempre lui a concludere che “pour faire un bon champagne il y a juste deux règles: bon terroir et patience”…

Dopo aver visto nella scorsa puntata l’Intense Mag14, è ora la volta del primo Blanc de Blancs con la formula ‘Mag’, quindi il Mag14, che ricalca lo schema dell’altro, uve a parte (solo Chardonnay di Chouilly), ovviamente, quindi è basato sulla vendemmia 2014 più il 35% di vins de réserve. La malolattica è svolta solo parzialmente, la maturazione sui lieviti ha superato i tre anni e, infine, il dosaggio è pari a 5 g/l. Eccolo…

Illustrazione assemblaggio champagne Lenoble
Schema dell’assemblaggio dei non millesimati Lenoble secondo la ‘formula Mag’, nel caso la prima applicata, nota sul mercato come ‘Mag14’: 1) con la vendemmia del 2010, dopo la fermentazione, alcuni vini sono stati selezionati per diventare vins de réserve e 2) una parte di questi è stata messa in magnum e lasciata in cantina; 3) l’operazione si è ripetuta con le vendemmie successive, ma 4) con gli assemblaggi basati sulla vendemmia 2014, Antoine Malassagne ha utilizzato per la prima volta parte di queste riserve in magnum. Quindi i primi champagne Mag14 sono stati tirati a luglio 2015 (5), fatti maturare oltre tre anni in cantina e, finalmente, lanciati a fine 2018 (6) contestualmente con la nuova bottiglia.

Blanc de Blancs Mag14

100% Chardonnay
dég. nov. 2018 – La formula ‘Mag’ sembra funzionare bene, anzi benissimo, perché questa interpretazione dello Chardonnay di Chouilly è molto meno fredda e strettina del passato per proporsi invece più ricca e complessa, ovvero grassa di frutta secca e molto floreale, oltre all’immancabile componente agrumata e alla mineralità molto sottile, quasi in secondo piano, ma intrigante. Però è poi la bocca a rivelare tutto il valore di questo ‘rinato’ champagne, forse perché schietta, tesa, pulita, di perfetto intreccio agrumato e minerale, perfino trionfale nel finale, con una splendida salinità e, soprattutto, una gustosissima sapidità. Una delle più belle interpretazioni di Chouilly in purezza, oltre che, più in generale, un ottimo champagne. Senza alcun dubbio è notevolmente migliorato rispetto al passato. Ebbene sì, la formula ‘Mag’ funziona, eccome!
Voto: 92/100

(hanno partecipato alla degustazione Vania Valentini, Marco Dallabona, Thomas Rossi)

Champagne AR Lenoble presenti in Guida Grandi Champagne
Presentati qui sul sito i due Mag14 del debutto, guardiamo avanti: nella guida Grandi Champagne 2020-21 avremo l’Intense Mag15 di prossima uscita e, in grande anteprima, il Blanc de Blancs Mag15, oltre al debutto del Brut Nature Mag14…

Splendido blanc de blancs, senza se e senza ma, nel quale ci sembra che questa formula ‘Mag’ abbia funzionato ancora meglio rispetto all’Intense. Uno champagne di una piacevolezza quasi irresistibile, che troviamo assolutamente perfetto con scaglie di Parmigiano-Reggiano 30 mesi di montagna: provare per credere….

Invece, nella guida Grandi Champagne 2020-21 (della quale inizia domani la vendita en primeur della Limited Edition, ma solo per 30 giorni!) troverete già il secondo step di questi champagne, quindi l’Intense Mag15 e il Blanc de Blancs Mag15, oltre alla novità del Brut Nature Mag14, visto che il non dosato matura un anno in più sui lieviti. Ad maiora!

Gli champagne AR Lenoble sono distribuiti in Italia da:
Barbara Rinaldi – tel. 051/553259 – barbara.rinaldi5@gmail.com

3 commenti su “Il ‘Mag’ ha messo il turbo agli champagne Lenoble”

  1. Buongiorno Alberto e a tutto lo staff!!!!
    Se possibile volevo chiederle un consiglio per una degustazione che farò’ con amici… le verticali in questione sono:
    Piper-Heidsieck Rare 2002 (prima volta)
    Dom Ruinart 2007
    Dom Perignon 2008
    Sir Winston Churchill 2004
    Henry Giraud Fut De Chene’ MV13
    Jacques Selosse Initial (prima volta)
    Quale può essere la sequenza giusta avendo etichette che provo per la prima volta?

    Grazie mille di tutto e non vedo l’ora di ricevere la nuova guida!
    Ps. Spero di ritrovarla alla Modena Champagne Experience come l’anno scorso.

    Buona giornata
    Andrea

    1. Non facile mettere insieme simili champagne… Proviamoci!
      Partirei con Dom Ruinart 2007 per poi passare all’altro ‘Dom’, il DP 2008. A questo punto andrei sull’Henri Giraud e poi sull’Initial di Selosse. Chiuderei prima con la Rare 2002 e poi con la potenza del SWC 2004. Ho fatto una scaletta basata sull’intensità, più che sull’assemblaggio, ma è quello che farei io.
      Mi faccia sapere…

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