Grazie a Bosio, buone nuove dalla Franciacorta

Franciacorta Bosio

La Franciacorta sta cambiando. Dopo aver vissuto anni di gloria, dopo essere stata la più importante e conosciuta regione spumantistica d’Italia, oggi è una Denominazione meno in luce a causa di altre zone vitivinicole che, come lei, si sono prodigate nella produzione di bollicine. Alcune le conosciamo già, altre sono totalmente nuove, ma non meno interessanti, e, in ogni caso, va detto: ormai da Nord a Sud si spumantizza di tutto, dai vitigni vocati ai più improbabili, a volte con risultati stupefacenti, altri mediocri. Tuttavia, è proprio in occasione di questi cambiamenti che i grandi si distinguono, meritevoli di vivere queste evoluzioni, piuttosto che come una sconfitta, come un’opportunità, una nuova sfida. Proprio la concorrenza, ha dato impulso a una zona adagiata ormai da diverso tempo su un protocollo capace di garantire vini sì irreprensibili, dall’indiscutibile portato stilistico, garante di precisione e sicurezza tecnica, ma, allo stesso tempo, anche vini asettici, prosaici, incapaci di coinvolgere o di essere ricordati. Vini stilisticamente perfetti, ma che oggi, in un momento in cui il consumatore è sempre di più in empatia con il vino e sempre meno con l’etichetta, possiedono molto meno appeal, fascino. 

Accade anche Oltralpe, in Champagne: le bollicine più coinvolgenti, intriganti, capaci di destare l’attenzione e coinvolgere i sensi, oggi sono quelle che parlano di una singolarità, di una personalità e, pleonastico ricordarlo, di un terroir. Talvolta con delle sbavature, talvolta, semplicemente così adese alla propria zona d’origine da rifletterne anche le annate non straordinarie. Ma è proprio questo ciò che noi definiamo artigianalità di un vino, il non volere scendere a compromessi in vigna, così come in cantina, e restituire nei calici ciò che la natura, l’annata ci consegna. Senza mai trascendere, tuttavia, dall’eleganza e dalla raffinatezza, caratteristiche che, da tre secoli ormai, contraddistinguono queste mitiche bollicine.

In Franciacorta, oggi, si sta conoscendo meglio il suolo, grazie a uno studio della parcellizzazione più approfondito, ed è cresciuto in modo esponenziale il savoir-faire. Si è imparato a fare Metodo Classico (ricordiamo che la Franciacorta possiede poco più di una cinquantina d’anni di storia ed esperienza, a differenza della Champagne che ne vanta più di trecento) ma, soprattutto, si ha più coraggio. Qualcuno, è addirittura uscito dalla Denominazione pur di rispettare la propria idea di fare spumante. Qualcun altro, è riuscito invece a convincere un rigido disciplinare, notoriamente piuttosto severo sulle norme che ne regolano il processo produttivo, a farne parte, nonostante un’idea di spumantizzazione diversa (ne ho scritto a proposito di Arcari & Danesi). Credo che oggi sia questa la vera ricchezza di questa tera. La creatività e l’audacia al servizio di quella straordinaria zona collinare situata tra Brescia e l’estremità meridionale del Lago d’Iseo.

Non bevo sovente Franciacorta. Impegni e viaggi di lavoro, nonché gli innumerevoli assaggi e riassaggi per la guida Grandi Champagne 2020-21 (appena uscita, finalmente!), mi hanno portato, negli ultimi anni, a dedicarmi quasi solo ed esclusivamente allo Champagne. Ho deciso di scrivere queste mie considerazioni, tuttavia, dopo aver avuto la possibilità di riassaggiare gli spumanti Girolamo Bosio in occasione di una visita in Franciacorta presso Laura e Cesare, due amici e che da qualche tempo desideravo rivedere.

Vigneti Bosio in Franciacorta
I vigneti di Bosio nell’inimitabile e affascinante contesto franciacortino, con il Lago d’Iseo sullo sfondo.

Cesare e Laura sono oggi alla guida dell’azienda avviata da nonno Girolamo (alla cui memoria è dedicata la Riserva di cui parlerò) e portata avanti negli anni seguenti da papà Luigi. Decidono di intraprendere quest’appassionante avventura nel 1998 e lo fanno dedicandosi appieno alla produzione di spumanti, che oggi ne vede in catalogo ben 8 etichette differenti. Una produzione raddoppiata in poco più di 10 anni, un fatturato in crescita a coronare i loro sforzi ma, soprattutto, un parco vigneti rinnovato gradualmente e che oggi presenta esposizioni variabili e secondo criteri estremamente qualitativi, che vedono appezzamenti allignare a 6.300 piante/ettaro e rese estremamente contenute, compromesso indispensabile per produrre un’uva di qualità e quindi un vino eccellente. Situata a Corte Franca, a pochi chilometri dal lago d’Iseo, l’azienda si estende su una superficie totale di venti ettari, dal 2016 tutti in conversione biologica, di cui 6 di Pinot Nero, alle cui potenzialità i fratelli Bosio credono molto e 14 di Chardonnay. Vigneti che qui respirano la brezza del lago e giovano delle nette escursioni termiche, che si lasciano abbracciare da un sole intenso, grazie alle mirate esposizioni e che abbracciano quel legame che annoda saldamente un vino al suo territorio di origine, fatto di suoli morenici, ricchi di sabbia, limo e scarso di componenti argillose, permettendo così la definizione di uno stile elegante e originale.

Un tracciato di progetti, aspirazioni e ambizioni che in Bosio conoscono nuovi frutti ogni anno, come testimoniano i numerosi riconoscimenti (l’ultimo, la Riserva Girolamo Bosio 2015 che ha preso pochi giorni fa i 5 grappoli Bibenda, a Roma). Tuttavia, ben oltre il compiacimento dei premi e delle celebrazioni, la sensazione che più di ogni altra sembra pervadere le stanze di questa cantina, questa terra e questi filari, muove strenuamente nell’autenticità, nella sincerità, nel rispetto di questa zona, della sua storia e nel suo avvenire.

Degustazione Bosio
Un momento della degustazione, condotta insieme a Laura e Cesare Bosio.

L’etichetta di punta di Bosio è, dunque, questa Riserva millesimata, battezzata Girolamo Bosio. È frutto dei migliori vigneti, con una resa di soli 45 ettolitri/ettaro, con soltanto il mosto fiore fermentato in tini di acciaio a bassa temperatura (15°C). Dopo circa 7 mesi di maturazione sulle fecce nobili, le basi vengono preparate per il tiraggio. Seguono non meno di 60 mesi sui lieviti (ma qui siamo a oltre 6 anni) e, dopo la sboccatura, nessun dosaggio aggiunto.

Girolamo Bosio 2011

Bottiglia Franciacorta Bosio70% Pinot Noir, 30% Chardonnay
Splendida la definizione dei profumi, timidi all’inizio, ma che, facendosi via via più ampi, regalano sensazioni di mandorla, nocciola, arachide, in un crescendo evolutivo che fa emergere anche le erbe aromatiche, la macchia mediterranea, l’arbusto, le fini speziature. Uno stile pulito e ben definito, impreziosito da una sontuosa mineralità che rimanda nel finale note cineree e calde sensazioni di vaniglia, cioccolato bianco, torrone. Flessuoso e succoso al palato, dal preciso ricamo sartoriale e dotato di un allungo sapido perentorio, questo Franciacorta è teso, asciutto e fresco, dalle componenti perfettamente integrate, con una carbonica ottimamente fusa e puntiforme e uno sviluppo gustativo rigorosamente secco, pulsante, sapido. Stupisce la chiusura lunghissima nelle sue sensazioni agrumate e minerali, di estrema eleganza e precisione. Un Franciacorta di personalità gratificante, che evolverà magnificamente.
Voto: 91/100

www.bosiofranciacorta.it

2 commenti su “Grazie a Bosio, buone nuove dalla Franciacorta”

  1. Salve Alberto, nulla togliendo ad alcuni ottimi spumanti, perché non recensire altri champagne che sono un po’ meno da lei menzionati (tipo Bereche, Goutorbe, ecc.)? Colgo l’occasione per augurale ottime feste.

    1. Ci si prova… Comunque, Goutorbe è in guida, Bereche ci sono ostracismi (e ricatti) da parte dell’importatore italiano. Ma… mai dire mai!

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