Alexandre Chartogne e lo Chardonnay della quarta via

Champagne Heurtebise

Conosciamo, apprezziamo, amiamo lo Chardonnay della Côte des Blancs: magnifico, impareggiabile, unico. Talvolta, però, ci lasciamo ammaliare anche dallo Chardonnay della Montagne (intesa sia come Grande, sia come Petite), che sa mettere in campo dei blanc de blancs forse con minore finezza rispetto ai grandi classici di Avize e dintorni, ma anche con un carattere gustosamente appagante. E che dire di come l’uva bianca sa esprimersi in quei territori a sud-est della Côte des Blancs quali il Petit Morin e il Vitryat? Però c’è anche un quarto Chardonnay, ancora meno classico e ancora meno conosciuto: quello del Massif de Saint-Thierry, la zona a nord-ovest di Reims. Il primo a muoversi in tal senso è stato Francis Boulard in tempi non sospetti e, ancora oggi, credo che Les Rachais sia il miglior vino della cantina, ora guidata con non meno passione e abilità (anzi!) dalla figlia Delphine, nonché uno dei migliori della zona. Più recentemente, ce se son stati altri di questi blanc de blancs ‘inusuali’, no, meglio, ‘meno scontati’, ma un solo produttore è stato capace di imporsi, mettendo in campo non uno, ma addirittura due Chardonnay in purezza assolutamente eccezionali. Di chi sto parlando? Di Chartogne-Taillet e dei suoi Chemin de Reims (in Grandi Champagne 2020-21) e Heurtebise, di cui parlerò oggi.

Alexandre Chartogne
Alexandre Chartogne oramai non ha più nulla da dimostrare e bussa a pieno titolo alla porta dell’Olimpo della Champagne.

Chartogne-Taillet significa Alexandre Chartogne, uno dei cosiddetti vigneron della ‘nuova generazione’, anzi, per molti è il più talentuoso di questi. Conosco i suoi champagne da tempo, la persona da molto meno, ciò nonostante, ogni volta che vado a trovarlo nella sua Merfy (villaggio di un certo fascino, sebbene non al livello del vicino Saint-Thierry, peraltro avvantaggiato dalla storica abbazia) mi accoglie come se fossimo amici di vecchia data. E Alexandre conosce lo champagne, la Champagne, le grandi Appellation di Francia come pochi, così come ‘la manière de faire le vin’. L’ultima volta (4 marzo), ero passato per portagli la guida, invece sono rimasto con lui più di due ore, tra degustazioni, chiacchierate, lezioni del ‘prof. Chartogne’: una manna! Pensare che, sebbene provenga da una famiglia di vigneron di tradizione plurisecolare (“però le persone sono meno importanti del luogo” si schernisce), Alexandre era destinato a tutt’altro mestiere, ma poi è arrivato il richiamo delle vigne e così ha studiato tanto, tantissimo (cosa che non ha certo smesso di fare), ha imparato dal grande Anselme Selosse e poi ha ripreso la proprietà di famiglia tra il 2006 e il 2007. Stravolgendola, tanto che è arrivato perfino a piantare delle vigne su piede franco! Ma di questo, se me lo permettete, ne parlerò in dettaglio nel libro La Mia Champagne

Cantina Chartogne
La cantina, appena ristrutturata, ha senza dubbio fascino e ti porta quasi a fare un viaggio nel tempo, quando a Merfy i monaci benedettini facevano vino più di mille anni fa…

Grazie agli studi condotti insieme a Claude e Lydia Bourguignon, ma anche riscoprendo quanto già facevano i monaci nel VII-VIII secolo, Alexandre ha perseguito un lavoro rigorosamente parcellare, tanto in sede di conduzione della vigna, quanto in vinificazione. Il che si riflette poi sulla gamma: tolto il Sainte-Anne, che è una composizione di parcelle dell’intera Merfy secondo il classico schema dei sans année, e il Rosé che ne deriva, tutti gli champagne di Alexandre sono parcellari e millesimati non dichiarati. Da notare che Alexandre possiede tre cavalli per il lavoro della vigna (in tal senso, opera anche come prestateur conto terzi), sta pensando pure di piantare degli alberi da frutto al limitare dei suoi vigneti e utilizzerà a breve perfino delle mucche, sia per produrre in proprio i composti organici, sia per… diserbare naturalmente! In cantina, invece, i lavori di ristrutturazione sono appena terminati, il che ha donato ancora più fascino alla parte sotterranea, oltre a donare più spazio per barrique e tonneaux.

Per quanto riguarda lo champagne di cui parlo oggi, la parcella ‘Heurtebise’, una delle più grandi di Alexandre (1,07 ettari), si trova nel quadrante sud-ovest del villaggio, quasi al limitare dei suoi confini. Il villaggio inteso come Cru (classificato all’84%) è piccolissimo, solo 46 ettari di vigneti, e Alexandre non solo ne possiede quasi un quarto, ma è rimasto l’unico produttore RM su 21 vigneron complessivamente; lo Chardonnay costituisce circa il 35% del totale. Nel mosaico di suoli che costituisce Merfy, ‘Heurtebise’ è caratterizzata da sabbie di origine calcaree su argille e rocce di arenaria. Quello assaggiato nel corso della mia ultima visita è frutto della vendemmia 2016, le uve sono state interamente fermentate in legno, dove hanno poi maturato per quasi 10 mesi, la sosta sui lieviti è stata limitata a una trentina di mesi e, infine, il dosaggio è a 4 g/l, fatto con ‘liqueur maison’ e non con MCR, come fanno invece tanti vigneron, anche di primissimo piano. Il primo Heurtebise prodotto fu con la vendemmia 2007.

A proposito di Chardonnay e Chartogne-Taillet, ci sarà un terzo blanc de blancs di Alexandre, un grande classico, visto che è frutto delle poche are di vigna che ha acquistato tempo fa ad Avize, vicino – guarda un po’! – a ‘Les Chantereines di Selosse. Alexandre ha preso una bottiglia (ne ha tirate solo 600) dalla cantina, l’ha degorgiata à la volée e l’abbiamo assaggiata insieme. È un eccellente champagne, molto Avize, ma secondo l’impronta stilistica Chartogne-Taillet, per un vino decisamente salino, molto espressivo della craie, con un bel finale agrumato. Appare ancora molto giovane, per questo Alexandre aspetterà un po’ prima di proporlo sul mercato. Gli ho chiesto se l’abbia fatto assaggiare ad Anselme… Mi ha risposto di sì e ha aggiunto che l’ha definito “aristocratico”. 

controetichetta Heurtebise
Le controetichette di Chartogne-Taillet sono tra le più complete che un appassionato possa desiderare.

Heurtebise

Bottiglia Chartogne Heurtebise100% Chardonnay
Basta un primo approccio al calice per farti capire di essere di fronte a uno champagne notevole. Sì, il naso è davvero avvincente, con il legno che si avverte non perché dia note boisé, ma in quanto dona grassezza. Ci sono attraenti – o irresistibili? – dolcezze di frutto in un quadro legato a una certa vinosità, ma l’espressione olfattiva non smette un solo istante di essere intensamente champagne. Il naso, dunque, è ricco, generoso, ancorché mai eccessivo, animato da una freschezza sorprendente. Forse addirittura più affascinante la bocca, piena, ancor più evidentemente grassa, molto particolare per via della progressione che evidenzia sempre più l’asciuttezza della gustativa, ma senza diventare mai secca. E la freschezza continua a permeare il vino tornando e ritornando. Chiusura intensamente sapida, capace di farti salivare senza smettere più… Altra grande prova di Alexandre, che, a questo punto, sembra trovarsi più a proprio agio con lo Chardonnay.
Voto: 95/100

Trovo questo Heurtebise il perfetto reciproco dello Chemin de Reims: teso, dritto, molto minerale quest’ultimo, grasso, freschissimo e asciutto il primo. Il critico Alberto li pone esattamente sullo stesso piano, l’appassionato Alberto preferisce lo Chemin de Reims, per via della sua tensione quasi da lama. Ma son gusti personali, altrimenti i due champagne sono le due facce della stessa medaglia. La medaglia è Merfy, le facce due parcelle a Chardonnay profondamente diverse.

È un grande Alexandre, come vigneron e come persona, penso che mi vedrete sempre più spesso da lui…

NB: noi appassionati dovremmo alzarci un attimo in piedi e brindare ad Anselme Selosse. Non solo per quello che è, ma perché è stato tanto abile e intelligente da far crescere alcuni giovani vigneron come Jérôme Prevost, Olivier Collin, lo stesso Alexandre e altri che hanno dimostrato valore, talento. Avrebbe potuto chiudersi a riccio e tenere per sé i suoi ‘segreti’, Anselme, invece non ha avuto paura di aprirsi a chi aveva voglia di imparare… chapeau!

Gli champagne Chartogne-Taillet sono distribuiti in esclusiva da:
Moonimport – tel. 010/314250 – www.moonimport.it

3 commenti su “Alexandre Chartogne e lo Chardonnay della quarta via”

  1. Bellissimo articolo come sempre… Grazie perché riesce a rendere piacevoli questi momenti difficili con la sua scrittura enoica… Una domanda… Dato che amo il genere maturo… Come tipologia di champagne può reggere il tempo nonostante la permanenza sui lieviti non è così protratta nel tempo? Oppure ne consiglia una beva spensierata senza attendere troppo? Grazie mille Simone

    1. Grazie!
      Nella domanda, si riferisce a questo champagne Chartogne-Taillet nello specifico? Comunque, l’annoso argomento della permanenza sui lieviti è complicato e lo tratterò a fondo nel libro ‘La Mia Champagne’. A ogni modo, non è vera in assoluto l’equazione tanto sui lieviti = maggiore qualità o longevità. Quindi sta al suo gusto la scelta se far invecchiare o meno questo champagne. Personalmente, mi attesterei au un paio d’anni dal dégorgement…

      1. Si si intendevo questo champagne… Devo dire che sono molto curioso, tenendo conto del prezzo… Attendiamo il libro per ulteriori chiarimenti

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