Krug Grande Cuvée e l’essenza del tempo

Krug Grande Cuvée

È il momento di Krug. Lo è per l’arrivo di Julie Cavil quale chef de cave dopo Eric Lebel, lo è per l’arrivo di una strepitosa Grande Cuvée con la 168ème Édition, che vi ho raccontato qualche giorno fa. E lo è anche per questa degustazione di Vania, che ci ricorda l’eccezionale tradizione di Krug, la sua incredibile tenuta al tempo, l’emozione di uno champagne d’antan (quando ben conservato). Qualcuno si secca quando si parla della Krug che fu, una cosa che trovo inconcepibile. Obliare la propria storia è sciocco, anzi folle, e questa storia non deve essere vista come qualcosa con il quale confrontarsi con timore, ma come uno sprone a fare ancora meglio. Cosa che la mitica Maison di Reims ha capito con la presidenza di Margareth Henriquez: se oggi Krug può guardare con orgoglio al passato e soddisfazione al futuro lo deve a questa donna straordinaria. Sempre nel ricordo commosso di Henri Krug, forse il più abile di tutti nell’arte dell’assemblaggio…

Buona lettura.

Alberto Lupetti

La storia si legge attraverso i libri, i musei, i film e i racconti di chi l’ha vissuta. Noi appassionati, tuttavia, sappiamo che anche il profumo di un vino, il suo sapore e le sue vibrazioni possono essere in grado di catapultarci indietro di anni, decadi, facendo riaffiorare sensazioni che pensavamo di aver ormai sedimentato nel più remoto dei ricordi. Stiamo ovviamente parlando di grandi vini, testimoni imperituri di periodi così lontani da mettere i brividi, di champagne che celebrano la propria grandezza con pezzi di storia. Come la bottiglia di Krug Grande Cuvée acquistata poco tempo fa in un’enoteca che porta come unico riferimento la data di etichettatura nel 1986 (il che, a spanne, dovrebbe farci pensare si tratti di una 137ème Édition) sulla quale riponevo la speranza (anzi, la certezza) che avrebbe resistito tutti quegli anni. Uno champagne che supera di slancio qualsiasi ipotetica complicazione dovuta ai troppi anni, in una bottiglia conservata chissà dove e chissà come, capace invece di sfoggiare una prestazione a dir poco commovente.

Etichetta Krug in controluce
Piccolo segreto rivelatoci da Olivier Krug: guardando il retro dell’etichetta in controluce, si scopre il giorno dell’habillage, all’epoca non molto distante da quello del dégorgement.

Chi scopre per la prima volta la Grande Cuvée di Krug se ne innamora in un istante, a cominciare dai suoi profumi, profondi, suadenti, per poi passare allo splendido svolgimento gustativo, intessuto di un’avvolgenza e di un’intensità senza pari. Ciò nonostante, noi appassionati sappiamo bene che la vera essenza della Grande Cuvée è il tempo. Il tempo che è energia, qualcosa che si muove, sempre e che, insieme a un savoir-faire tramandato nei secoli e perfezionato dalle varie generazioni, è capace di forgiare champagne dalla densa trama identitaria, forti, e dominanti come la Krug Grande Cuvée.

Pare, tuttavia, che alcune delle ultime edizioni abbiano provocato un po’ di smarrimento tra i più grandi appassionati di questa Maison. La Grande Cuvée è senza dubbio quel piacere ricreato anno dopo anno come voleva Joseph Krug ma, l’annata maggioritaria, ovvero l’ultima, “la più giovane” come dice Olivier Krug, ha una sua forza identitaria e questo si percepisce tra edizione ed edizione. Tuttavia, sarà sempre lui, il tempo, a forgiarne la grandezza e a renderci l’ennesimo capolavoro. Cosa che avverà anche con le più recenti delle Grande Cuvée, soprattutto le ultimissime. Krug è come la natura, ha i suoi ritmi, da sempre, ritmi che noi umani abbiamo smarrito e chissà che questo periodo, il più buio degli ultimi 70 anni, non ci ridimensioni anche in questo.

Famiglia Krug
Il creatore della Grande Cuvée, Henri Krug, suo fratello Rémi e suo figlio Olivier…

Tuttavia, sovviene spesso la domanda: gli Champagne di una volta, erano diversi? 

In prima istanza, dobbiamo considerare che il clima negli ultimi anni è drammaticamente cambiato. Basti pensare negli ultimi trent’anni la temperatura media in Champagne è salita di quasi 2°C e che solo negli ultimi 10 anni si contano ben 5 vendemmie in Agosto (fino a trent’anni fa la vendemmia era a ridosso Ottobre). Un cambiamento repentino e inaspettato che ha ovviamente modificato anche il profilo delle uve. Se andiamo infatti a osservare i valori dei famosi anni ‘80 e ‘90, i dati dell’acidità erano più alti rispetto ad ora, mentre la maturità non raggiungeva i livelli di oggi. Possiamo osservare quindi che, nonostante i bruschi e continui cambiamenti di temperatura che si rilevano in primavera e che portano il rischio sempre più frequente di gelate, in Champagne oggi si è raggiunto il clima ideale. Condizioni mai viste in tre secoli e che hanno portato anche a dei cambiamenti in cantina, come il quasi totale abbandono della chaptalization e un inizio di ripensamento della malolattica. 

champagne vigneti
Il cambiamento climatico e l’evoluzione delle pratiche agronomiche e di cantina hanno certamente cambiato la Champagne e i suoi vini. Forse in meglio. Ma quelli di trenta, quarant’anni fa hanno un fascino innegabile.

Infine, rispetto a quegli anni, si osserva un considerevole ritorno alla viticoltura naturale, alla vigna, al terroir, con una maturità meno tecnica e più fenolica, ben diversa dai valori di un tempo. Inoltre, il massiccio e sconsiderato utilizzo della chimica nelle summenzionate decadi, la selezione clonale, l’aumento delle rese e gli eccessivi interventi in cantina portarono a cambiare la fisonomia dei vini con il risultato che per un po’ di tempo si perse, nel vino, quella connessione con il terroir così importante.

Tutto questo, insieme a un savoir faire sempre più abile e di valore, ha fatto sì che in questa regione il livello qualitativo degli champagne si sia alzato ulteriormente e oggi troviamo sul mercato champagne più autentici e tecnicamente ineccepibili. La Champagne sta cambiando, in meglio e si fa presto ad intuire che sarà sempre più difficile raggiungerla.

La Grande Cuvée in uscita in questi giorni, la 168ème, plasmata a suo tempo da uno chef de cave dall’eccezionale abilità quale Eric Lebel e ora tenuta a battesimo da chi ne ha raccolto il testimone, accontenterà certamente gli appassionati che da sempre di questo champagne ne amano il suo ricamo tra le tostature e la brioche, la concentrazione della struttura, la profondità gustativa e la complessità dei profumi. In sostanza, gli stessi che ho ritrovato in questa vecchia bottiglia di quasi 40 anni, perfettamente all’altezza delle idee di perfezione e raffinatezza che Monsieur Joseph Krug aveva in mente e che il suo discendente Henri Krug (il papà di Olivier) ha poi ha perfettamente cristallizzato nel 1971 quando ha creato la Grande Cuvée. Anche questa Grande Cuvée è firmata Henri, insieme a suo fratello Rémi e suo padre Paul II. Olivier andava ancora a scuola… Dovrebbe trattarsi di un assemblaggio sviluppato a partire dai vini della vendemmia 1980 e con buona parte dei vins de réserve ancora in magnum…

Degustazione Grande Cuvée
Il colore tra l’oro rosa e l’ambrato del calice di questa storica Grande Cuvée…

Grande Cuvée

Bottiglia Krug Grande CuvéePinot Noir, Chardonnay, Meunier
La veste è luminosa, barocca e nobile, color ambra e dai bagliori corallo a preludio di un naso semplicemente impressionante per il calibro della sua evoluzione e per la profondità e l’intensità dei suoi profumi, che portano al fungo porcino, al muschio bianco, alla tisana, alla resina, alla salsedine, perfino al cappero, al dattero, al cioccolato. Ti tiene incollato per suadenza e penetrazione, con l’evoluzione che lo porta a sfumare su note di tabacco e mare in tempesta. Un sorso che non delude e che mescola con maestria densità, maturità e freschezza. È materico, roccioso ma anche sinuoso, ampio, dallo sviluppo trasversale e freschissimo. La carbonica è puntiforme, sottilissima, quasi inesistente, ma tanta è la piacevolezza che nemmeno te ne accorgi. Un Krug quintessenziale nello stile e di un talento evolutivo fuori dal comune.
Voto: 97/100

Tappo Krug Grande Cuvée

Gli champagne Krug sono distribuiti in esclusiva da:
Moet-Hennessy Italia – tel. 02/671411 – www.moethennessy.it

9 commenti su “Krug Grande Cuvée e l’essenza del tempo”

  1. Buongiorno, per capire meglio: la distribuzione delle annate dei vini nell’assemblaggio – nel caso presente la base 1980 – avveniva più o meno come per le recenti edizioni, cioè l’ultima in netta preponderanza e le antecedenti di vini di riserva vecchi anche di 16 anni ( per la 168 – 1996 rispetto al 2012)?
    Circa poi un atteggiamento di rifiuto nei confronti del vino d’antan (non credo sia riservato a Krug), se è un pregiudizio culturale, è del tutto idiota, perchè il vino “è” cultura del presente come del passato.
    Però lo stesso vino non è una pagina scritta, è un alimento vivo che, anche dopo 40 anni, DEVE essere appagante, deve stordire i sensi, se così non è, proibito parlarne…..
    Grazie

    1. Ottimo contributo, come sempre.
      Allora, all’epoca la Grande Cuvée non aveva così tanti vini come oggi, erano meno di 100, sebbene avessero comunque una buona profondità (oltre 10 anni) e pesavano nell’assemblaggio per circa il 35-40%. L’idea di Henri, infatti, era di discostarsi il più possibile dal Vintage.
      Sull’altro punto sono d’accordissimo. E non dico altro…

  2. Che magnifica esperienza deve essere stata! Vorrei fare una domanda alla quale è forse impossibile dare una risposta (se non usando un po’ di fantasia…). Volendo fare un confronto con le ultimissime edizioni (166-7-8) quali sarebbero le differenze di fondo con l’ipotetica 137a? Certo il clima è cambiato, il rapporto con il terroir e gli anni alle spalle non sono gli stessi. Ma nell’impostazione di fondo ci sono differenze fondamentali? Volendo azzardare un pronostico, una 168a edizione fra 35 anni sarà molto diversa da quella targata 1986 gustata ora?

  3. La replica di Alberto al primo commento fornisce già parecchi elementi “tecnici” di risposta anche alla mia domanda. Io mi interrogavo più sulle note gustative ricercate da Krug negli anni ’80 e ora. Diciamo lo “stile” voluto…

    1. Invece una risposta è possibile. Le ultime GC, volendo rendere assoluto lo stile, quindi senza considerare l’effetto del tempo sul vino, hanno un’acidità più evidente, forse di stampo agrumato, e si sono fatte per certi versi più ‘sottili’ e sapide. Fermo restando i pilastri stilistici Krug, beninteso.

      1. Grazie mille per la risposta! Il mio sogno da appassionato sarebbe un giorno poter assaggiare dei Krug anni ’80, anche GC, ma sopra tutti un Vintage ’88…

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