Il ‘gentiluomo’ di AR Lenoble e l’annata 2013

lenoble gentilhomme 2013

Mancava, dopo una vera sequela di annate calde, se non addirittura torride, un’annata ‘classica’ in Champagne, una di quelle con vendemmia tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Non succedeva dal 2004 e, ancor prima, dal 1996, ma poi ecco la 2013 portare a una raccolta iniziata, a seconda dei villaggi, tra il 24 settembre e il 9 ottobre, sebbene di fatto sia stata una vendemmia di ottobre, soprattutto nel cuore della Marne. Non stupisce, dunque, se i valori medi di alcoli e acidità (9,8° e 8,4 g/l rispettivamente) ci riportino proprio a una Champagne che non si vedeva da un bel po’. La maggior parte degli champagne del 2013 deve ancora fare il proprio debutto, ma i pochi che ho già potuto assaggiare sono veramente eccellenti e i sans année basati su quest’annata da promuovere a pieni voti!

Antoine e Anne Malassagne
Antoine e Anne Malassagne, quarta generazione della famiglia che discende da Armand-Raphaël Graser e guida la maison da un quarto di secolo.

Tra i primissimi 2013 che vedranno il mercato a breve ci sarà uno degli champagne ‘top de gamme’ di AR Lenoble, la piccola maison di Damery guidata dal 1996 con passione dai fratelli Antoine e Anne Malassagne, discendenti diretti del fondatore (quarta generazione). Una maison piccola (320.000 bottiglie l’anno: “siamo artigiani non industriali”), indipendente e rigorosamente familiare, da sempre concentrata sulla qualità. Ciò nonostante, ho avuto l’impressione che per circa un quarto di secolo Lenoble sia rimasta un po’ sotto traccia, salvo poi esplodere letteralmente nel panorama champenoise negli ultimi tempi. È come se, a un certo punto, ci sia stato un cambio di passo, un’illuminazione, sebbene lo chef de cave (lo stesso Antoine Malassagne) sia sempre lo stesso. In effetti, a pensarci bene, un cambio di passo c’è effettivamente stato, in vigna come in cantina: per quanto riguarda i vigneti, Lenoble è stata la seconda maison in assoluto in Champagne a ricevere la certificazione HVE, mentre, per quanto riguarda la cantina, Antoine ha, credo, finalmente raccolto i frutti di un cammino paziente, fatto passo dopo passo sulla base di un concetto semplice: “lo champagne è un vino, un grande vino bianco, no di più, è un grande vino con le bollicine, i cui cardini sono la complessità aromatica e la finezza. E bisogna tenere presente che lo champagne non deve essere un vino complicato, ma uno di piacere, un piacere da condividere. Non mi piacciono i vini intellettuali…”. Antoine ammette di aver fatto degli errori all’inizio (“sono nato in Champagne da famiglia champenoise, ma non ero di questo di mondo, la mia formazione è ingegnere chimico”), soprattutto con lo stile troppo ossidativo dato dal legno piccolo, ma ha saputo imparare dagli errori e progredire. Ha iniziato a inquadrare diversamente ogni singola vendemmia, senza applicare schemi prefissati, ovvero assaggiando prima le uve e poi i mosti, quindi decidendo cosa fare. Di conseguenza, ha migliorato la gestione del legno (piccolo e grande, con un approccio opposto alla maggior parte degli altri: “se il mosto è ‘magro’ non lo tocco, se è ricco va in legno”), ha aperto alla malolattica parziale, nel senso che ha iniziato a non svolgerla su alcuni vini per riequilibrare lo stile sulla freschezza, ha successivamente iniziato a conservare i vins de réserve parte in perpétuelle e parte in magnum. Ecco, personalmente credo che proprio nel 2010 Antoine abbia iniziato questo suddetto cambio di passo, i cui frutti si sono rivelati anni più tardi, sebbene io sia convinto che il meglio debba ancora venire. Infatti, se da un lato il progresso è netto, evidente, tangibile con i sans année sotto l’egida ‘Mag’, dall’altro ritengo che i millesimati debbano ancora rivelare la nouvelle vague di Antoine, nonostante il Blanc e Blancs 2012 ci abbia già messo di fronte a un eccellente champagne.

Con queste aspettative e, soprattutto, con una grandissima curiosità, mi sono confrontato con l’anteprima della nuova annata, 2013, la sesta, di uno dei due top champagne di Lenoble, anche questo un blanc de blancs prodotto con le sole uve di proprietà del villaggio Grand Cru di Chouilly, nello specifico con una selezione non solo delle parcelle migliori, ma anche delle piante più vecchie. Sto parlando del Gentilhomme, uno champagne importante, complesso, che vede la luce solo nelle annate ritenute idonee in poco più di 4.000 bottiglie. È fermentato in parte (20% per quest’annata) in barrique con malolattica parziale e, dopo una lunga permanenza sui lieviti (più di 5 anni) è dosato da extra-brut, a 2 g/l, ancora meno rispetto all’ultima annata. Vediamo subito com’è andata la degustazione, poi facciamo alcune considerazioni.

controetichetta di Lenoble
Le controetichette di Lenoble sono sempre ricche di quelle informazioni tanto desiderate dagli appassionati.

Gentilhomme 2013

Bottiglia Lenoble Gentilhomme 2013100% Chardonnay
Un grande Chardonnay, un grande vino Chardonnay, ricco, grasso, opulento, ma animato da una freschezza, da una vitalità che ti ricordano costantemente la sua natura assolutamente champenois. L’iniziale impronta burrosa lascia via via il posto alla florealità gialla di campo, su una base di agrumi canditi. Soprattutto, però, questo naso è speziato, ha note di marzapane con le sue dolcezze, ha le essenze orientali. Chiaramente percepibile la vinificazione in legno, ma come questa è riscontrabile nei grandi bianchi di Borgogna, quindi non come banali note boisé. Comunque, è uno champagne con il quale non devi avere fretta, perché nel calice appare in continua evoluzione. E, insieme all’innegabile giovinezza, è l’aspetto che mi ha più colpito. Inoltre, a fronte di una bocca concentrata, accompagnata da quel tratto maturo di mela cotogna, sembrerebbe mancare il supporto acido tipo dell’annata, con una certa staticità della beva…

In questo modo, un po’ interdetto, avrei chiuso la scheda, forse in linea con quella del 2009, lasciando a un successivo assaggio un giudizio più completo. Però, ci ho riflettuto un attimo, ho chiuso la bottiglia con un buono ‘stopper’ e mi sono ripromesso un nuovo assaggio a distanza di diverse ore. Allora…

Ecco il naso aver perso la densità per proporsi fitto, soprattutto energico, molto fresco, giustamente legato agli agrumi. Addirittura meglio la bocca, nonostante una bollicina fin troppo fine: non più rotonda e concentrata, ma addirittura una fucilata per tensione. È brillante e succosa allo stesso tempo, con una netta freschezza, ovvero con una bellissima acidità che anima e sostiene la gustativa, fatta di agrumi e tanta mineralità, oltre a un richiamo di camomilla, per poi culminare in un finale addirittura rinfrescante e sapido, invero più giocato sull’ampiezza che sulla profondità.
Voto: 93/100

tappo champagne Lenoble

Il punteggio fotografa questo champagne al momento, ma credo che nel giro di un anno potrebbe facilmente essere rivisto al rialzo per collocarsi sui 94/100. Devo infatti confessare che, visto il salto da 2009 a 2013 per questo champagne e alla luce delle caratteristiche delle due annate, mi aspettavo una prestazione più incisiva. Invece, inizialmente, questa è in parte mancata e, sebbene Gentilhomme sia sempre stato uno champagne bisognoso di cantina così come il cugino Les Aventures, m’è sembrato mancasse un po’ dell’impronta dell’annata. Aggiungo che gli champagne che hanno diversi anni sulle spalle possono talvolta necessitare anche di alcune ore perché si rivelino appieno, ma con uno giovane, seppure in anteprima, mi era capitato molto raramente. Invece, più ho atteso e più questo Gentilhomme 2013 è migliorato, alla fine ponendosi giustamente un gradino sopra il 2009 (recensito in Grandi Champagne 2016-17 e poi 2018-19). Però, alla fin fine, credo che questi due blanc de blancs di punta di Lenoble abbiano bisogno di una rivisitazione da parte di Antoine Malassagne, sulla falsariga di quanto fatto con i non millesimati di casa, dove il passaggio al ‘Mag’ li ha veramente portati su un altro livello. Andrebbe, a mio avviso, ridotta quell’opulenza, quella vinosità che rendono Gentilhomme e Les Adventures ancora troppo da appassionati del genere e troppo lontani dal dinamismo tipico del resto della gamma. Ma sono sicuro che Antoine abbia già in cantina qualche asso…

Gli champagne AR Lenoble sono distribuiti in Italia da:
Champagne Lenoble Italia – tel. 335/6065934 – champagnelenoble@gmail.com

2 commenti su “Il ‘gentiluomo’ di AR Lenoble e l’annata 2013”

  1. Buonasera sig lupetti
    Innanzitutto complimenti per il suo sito.

    Avevo due domande da farle :
    1-al livello olfattivo , che differenza c’è tra uno champagne degorgiato 15 anni fa e uno adesso… per esempio dp 98 e 98 p2..

    2-perché non c’è bisogno di degorgiare lo champagne dopo il liquor de expidicion…. non capisco,dovrebbero esserci lieviti morti anche dopo o sbaglio?

    Grazie mille davvero

    1. A parità di annata? Soprattutto la freschezza, ovviamente a favore dello champagne degorgiato più tardi.
      Per la seconda domanda: al termine della rifermentazione e della successiva maturazione sui lieviti, quando lo chef de cave decide che lo champagne è pronto, avvengono il remuage e il dÉgorgement, al fine di rimuovere i lieviti, oramai esausti. Solo a questo punto viene aggiunta la liqueur d’expedition, non dosati a parte, per i quali viene aggiunto champagne dello stesso tipo (vengono ‘sacrificate’ alcune bottiglie) al fine di compensare quanto perso con il dégorgement.
      Spero di aver chiarito…

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