Nuovo centro targato 2012, grazie a Diebolt-Vallois

Degustazione Diebolt Vallois 2012

I miei gusti personali sono più inclini allo Chardonnay, pertanto Alberto (Lupetti è invece imparziale, deve esserlo) preferisce un blanc de blancs a un blanc de noirs, sebbene le interpretazioni del Meunier in purezza di Eric Taillet mi piacciano non poco. Fortunatamente, i blanc de blancs di eccellenza assoluta non mancano né tra le maison (il Comtes de Champagne di Taittinger, il Blanc de Millénaires di Charles Heidsieck, il Blanc de Blancs Vintage di Roederer, il Blanc de Blancs Millésime di Alfred Gratien, tanto per fare qualche nome), né tra i vigneron. Anzi, tra questi ultimi, i grandi interpreti dello Chardonnay sono diversi: Selosse padre e figlio, Pascal Agrapart, Erick De Sousa, Olivier (Franck) Bonville, i Doyard, la cugina Marie (André Jacquart), Adrien Dhondt (Dhond-Grellet), i fratelli Didier e Olivier Gimonnet, Pertois-Moriset. E, naturalmente, la famiglia Diebolt-Vallois a Cramant. Già. Negli anni ho prima sempre più apprezzato i loro champagne, sia personalmente (impazzisco per la bevibilità del Blanc de Blancs, considero il Fleur de Passion un capolavoro assoluto), sia professionalmente, quindi con le degustazioni tanto su questo sito, quanto nelle varie edizioni della guida Grandi Champagne, alla quale rimando per i dettagli di questo produttore, poi ne sono rimasto conquistato anche dal lato umano. Per questo, ogni volta che vado in Champagne, almeno un ‘coucou’ da loro lo faccio, anche perché un bicchiere ci scappa sempre…

Jacques Diebolt
Jacques Diebolt, il patriarca. A ottantaquattro anni è ancora attivissimo nella maison da egli stesso creata insieme a sua moglie ed è un vero e proprio libro vivente sulla Champagne e il suo vino. Per la prossima visita mi ha promesso una vecchia annata che degorgerà ‘à la volée’…

Nel mio primo giro in Champagne post confinamento, ho visitato diversi produttori grandi e piccoli non tanto per fare delle degustazioni, quanto, piuttosto, per aneddoti e approfondimenti tecnici finalizzati al completamento del libro La Mia Champagne. Tra le varie tappe, avrete capito che non potevo non farne una a Cramant dai Diebolt e ho avuto il piacere di passare un intero pomeriggio con Jacques, il fondatore insieme a sua moglie Nadia. Mi ha accolto la figlia Isabelle, che, prima di lasciarmi al padre, mi ha deliziato con un paio di Fleur de Passion: il 2010, che sul mercato sta proprio ora lasciando il posto al 2011 (in anteprima su Grandi Champagne 2020-21), e poi un 2006. Il 2010, che ricordo mi colpì già quando lo stesso Jacques mi ‘degorgiò’ à la volée una bottiglia tre anni or sono, è un grande champagne, piacevole e complesso, molto minerale di craie, ricco e sottile allo stesso tempo, raffinato, gustoso, con una persistenza da record, assolutamente perfetto nella gestione del legno. Tiene fede alla fama dell’etichetta e non lascia a bocca asciutta dopo il magistrale 2008, oramai – ahimè – quasi introvabile. Il 2006 è giustamente figlio della sua annata, ma le frecce all’arco di questo champagne (100% Cramant, vecchie vigne, fermentazione in legno senza malolattica, lunga permanenza sui lieviti) piegano a loro favore anche il tratto eccessivamente gourmand dell’annata. Ne viene fuori un Fleur de Passion senza dubbio maturo, pieno, ma alla fine soddisfacente. Non ha la bevibilità del 2010, ma fa parlare.

Poi Isabelle ci lascia e prima di iniziare a chiacchierare di Champagne e champagne, Jacques mi chiede se abbia voglia di assaggiare in anteprima il Millésime 2012, che perfino egli stesso non ha ancora assaggiato… Immaginate fin troppo facilmente la mia risposta e, personalmente, ero curiosissimo di assaggiare lo champagne per due motivi: l’annata 2012 (sempre più sugli scudi) e il fatto che finora quest’etichetta non mi ha mai convinto del tutto, avendo alternato ottime uscite ad altre discutibili. D’altronde, più che esprimere l’essenza di Cramant (presente a volte in piccola quantità e solo con le vigne più giovani), è fatto con gli altri territori di Diebolt-Vallois, quindi Cuis, Chouilly e quella parte di Epernay a sud est dove si coltiva l’uva bianca. Pertanto, è una sorta di versione millesimata del Blanc de Blancs, però è prodotto praticamente in tutte le annate. È sempre fermentato in acciaio con la malolattica svolta.

Dopo l’estate, uscirà il Millésime 2012, che è fatto con uve di Cuis fortemente preponderanti, più Epernay, ma quella parte del Cru che confina con Chouilly (nel libro La Mia Champagne spiegherò a fondo i territori della Champagne e le loro caratteristiche), il che lo rende, come assemblaggio, perfettamente sovrapponibile agli ultimi non millesimati. A proposito di assemblaggio, è ancora deciso da tutta la famiglia. La mattina, la nipote Ophelie prepara i vari campioni di diversi assemblaggi, poi Jacques, sua moglie Nadia e i figli Isabelle e Arnaud assaggiano e riassaggiano fino al tardo pomeriggio, quando arrivano alla decisione. Purtroppo, è sempre più raro trovare una simile partecipazione familiare…

Lo champagne è stato poi tirato a ridosso dell’estate del 2013 in 4.600 bottiglie e 180 magnum, rimaste in cantina per quasi 7 anni e poi dosate a soli 2,4 g/l. Per la liqueur, i Diebolt utilizzano l’MCR (Mosto Concentrato Rettificato) e Jacques mi ha spiegato che lo preferisce innanzitutto perché è zucchero d’uva, quindi non è un qualcosa di estraneo, in secondo luogo perché è neutro, quindi ha il vantaggio di non dare mai l’impressione di residuo zuccherino in bocca. Infine, è facile da usare, si impiega alla bisogna volta per volta, quindi non ha rischi di ossidazione come può avvenire invece con la ‘liqueur maison’. Sarà, d’altronde sono diversi i vigneron di grido che utilizzano l’MCR…

Degustazione Diebolt Vallois
Prima di assaggiare il nuovissimo Millésime 2012, i Diebolt mi hanno preparato con ben due Fleur de Passion, il 2010 e il 2006. Ora Diebolt-Vallois è anche miele, fatto dalle api del giardino di Jacques e Nadia…

Millésime 2012

Bottiglia Diebolt Vallois 2012100% Chardonnay
A costo di ripetermi… metti il naso in un calice di 2012 è riscontri innanzitutto la piacevolezza! Nello specifico, questo blanc de blancs appare innanzitutto molto coerente con l’annata, a seguire il naso si offre con una sensazione di purezza, seguita da dettagli floreali e una certa, confortante grassezza. Invoglia senza dubbio a essere bevuto, allora ecco una bella bocca cremosa, rotonda, molto fresca, segnata da un perfetto intreccio tra frutto e agrumi e uno sviluppo che si fa sempre più incisivo sulla mineralità. Direi che è un vino di ricchezza ed eleganza allo stesso tempo, quindi pur avendo materia non è mai seduto perché la sua insita freschezza richiama continuamente la beva. Si, è molto ma molto fresco, ma questa freschezza non è figlia dell’acidità, bensì di una nettissima mineralità di craie, che va poi a segnale il finale. L’assaggio, infatti, più che teso è asciutto di craie, quindi mi sento di definire questo Millésime 2012 ‘un vino di mineralità’, anzi… ‘un vino di craie’, oltre che di autentico piacere. Solo a quel punto mi accorgo che la bottiglia è bella che finita…
Voto: 94/100

Dopo l’assemblaggio, Jacques non lo aveva più assaggiato e l’ha fatto ora con me: che onore! Lo vedo soddisfatto e mi dice che, da quando fa più caldo, Cuis ha iniziato a dare dei grandi vini, prima, invece, un po’ freddini. Appunto…

Gli champagne Diebolt-Vallois sono distribuiti da:
Teatro del Vino – tel. 055/8811394 – www.teatrodelvino.it

8 commenti su “Nuovo centro targato 2012, grazie a Diebolt-Vallois”

  1. Buongiorno, vedo che anche lei esprime tutte le sue perplessità riguardo al MCR.
    Dico “anche” perchè ai tempi di qualche corso di vino se ne parlava in termini alquanto spregiativi.
    In Italia, essendo vietata l’aggiunta di zucchero viene appunto – solita scappatoia all’italiana – usato a mani basse in cantina per correggere i vini fermi.
    Una melassa insapore e inodore, meglio allora un buon zucchero di canna come fanno in Francia coi vini rossi.
    Della liqueur d’expedition, un pò sempre avvolta in un alone di mistero, del segreto di un produttore, forse negli ultimi anni lo sviluppo di mercato degli extra brut e dei nature hanno forse contribuito a cambiarne prima il concetto che la composizione, ma secondo lei in ultima analisi è così importante ai fini del gusto definitivo di un assemblaggio, o meglio, è contemplato che debba influire e in che misura?
    Grazie

    1. Tra i vigneron, anche quelli di grido, è di uso comune e ne sono contentissimi. Al contrario, trovano lo zucchero di canna un elemento estraneo…
      Che dirle? Difficile dire quale sia la liqueur migliore, ma ho capito che, salvo rari casi, serve. magari poca, ma serve a completare la gustativa…

  2. Buongiorno! Ho acquistato un Diebolt-Vallois Fleur de Passion 2010. Come lo conservo? Cantinetta? 15 gradi sono troppi?
    Grazie mille!

    1. Forse è meglio se approfondisco un po’: ho preso una bottiglia di Fleur de Passion 2010 per il mio 40 esimo in una piccola enoteca di paese (ben fornita cmq). La temperatura all’interno dell’enoteca non era di certo 12-13 C. Forse più 18-24 non ci sono molte persone che conoscono /comprano questo Champagne e questo mi fa pensare che Forse la bottiglia era sugli scaffali da un po’ (abboccatura del 2010???). Come mi devo comportare per conservarlo, adesso che l’ho portato a casa? Grazie

      1. Il FdP 2010 è stato lanciato nel 2019, quindi ha meno di due anni di dÉgorgement. Non svolgendo la malolattica, è meno sensibile agli spazi termici, ma va comunque conservato con un vino. Come dicevo, i 15 gradi con bottiglia coricata vanno bene per un tempo non troppo lungo, altrimenti bisognerebbe scendere sui 12-11°C.

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