Didier Mariotti e i primi passi da Veuve Clicquot

didier mariotti

Posso dire di conoscere molto bene Didier Mariotti. Anzi, oggi siamo amici, viste le diverse frequentazioni anche extra professionali e la passione per il volo di entrambi. Ho incontrato Didier per la prima volta nel 2008 e, inizialmente, non posso dire che fu amore a prima vista: il suo carattere particolare me lo faceva inquadrare come fin troppo riservato, quasi distaccato. Poi, il tempo ci ha avvicinati e ho avuto modo di passare con Didier dei momenti indimenticabili da Mumm (e non solo), dove ha fatto un lavoro notevole. Didier può sembrare disinteressato quando parla di vino, ma in mezzo al vino c’è nato (sua nonna materna è Rousseau in Bourgogne), è tecnicamente molto preparato e la sua passione, sebbene poco evidente, lo porta a sperimentare, osare, cercare di fare sempre meglio. Purtroppo, il lavoro non è riuscito a completarlo, Didier, perché a ottobre 2018 ha rotto inaspettatamente con Mumm. Un fulmine a ciel sereno. Ricordo che ci siamo sentiti e, dopo avermi detto che mi avrebbe spiegato la rottura alla prima occasione dal vivo, gli ho chiesto: “e ora?”. Lui, serafico: “nulla, mi prendo una pausa e vado avanti con il brevetto di volo…”.

Poi, a fine 2019, l’altra novità: Dominique Demarville lascia Veuve Clicquot e da gennaio 2020 il suo posto sarà preso da Didier Mariotti. Curioso il destino: la stessa cosa era successa nel 2006 da Mumm…

Con Didier nel corso del 2020 ci siamo sentiti, ma la scorsa settimana ci siamo anche visti per cena a Reims (in attesa di rifarla a Roma). Ovvio che gli abbia chiesto come si trovi da VCP e, beh, posso dire di non aver mai visto tanto entusiasmo. Didier è veramente contento di essere l’undicesimo chef de cave della storia della Maison. Con autentica ammirazione, mi ha elogiato l’intelligenza del Presidente (Jean-Marc Gallot), l’abilità del suo staff di enologi (dallo storico Philippe Thieffry a Pierre Casenave, fino agli altri), il valore dei vigneti, l’ampiezza e la profondità dei vins de réserve, l’attenzione alla sostenibilità, la voglia di fare sempre meglio. E, molto onestamente, ha elogiato il lavoro fatto dal suo predecessore Dominique, sottolineandomi come lo ritenga un punto di partenza per fare ancora meglio da VCP. Al momento di scrivere, Didier ha già firmato tutti gli assemblaggi basati sui vini del 2019, dal Carte Jaune a La Grande Dame, passando per il Vintage, ma per toccarli con mano ci toccherà aspettare almeno tre anni. Però, nel frattempo, l’idea che ha Didier della Maison potremmo iniziare ad averla già i primi mesi del prossimo anno con l’uscita de La Grande Dame 2012: la liqueur è stata fatta da Didier.

Non mi resta che lasciarvi alle parole di Vania, che ha partecipato su Zoom alla presentazione ufficiale di Didier alla stampa italiana, con degustazione delle due La Grande Dame 2008.

Buona lettura e… buon lavoro a Didier!

Alberto Lupetti

Didier Mariotti
Didier Mariotti ritratto dal sottoscritto durante la nostra recente cena a Reims. Insieme a La Grande Dame 2008, ovviamente…

La Champagne, come qualsiasi altra regione vitivinicola che si rispetti, è un territorio composto da svariate anime capaci, in un virtuoso spirito di squadra, di tramandare nel tempo talenti, visioni, capacità e ambizioni. Questo aspetto è determinante nelle grandi maison perché è qui che il lavoro dello chef de cave, dopo anni di approfondimenti, esperimenti e creazioni, passa in consegna a un nuovo chef de cave spesso proveniente, a sua volta, da altre esperienze. Trait d’union, personalità, sodalizi che si succedono e che ne perpetuano per secoli lo stile immortalandolo, di volta in volta, in quelle cuvée straordinarie che tutti noi conosciamo. A tal proposito, Didier Mariotti è approdato quest’anno in Veuve Clicquot, Maison dal patrimonio e fascino inestimabile con una storia tra le più belle soprattutto perché ha come protagonista Barbe Nicole Ponsardin, la prima donna a dirigere una maison de Champagne e che divenne, in un periodo storico non certo semplice per il genere femminile, una delle prime donne d’affari dei tempi moderni, segnando un’epoca.

La Grande Dame presentazione
La presentazione alla stampa italiana di Didier Mariotti da parte di Veuve Clicquot è avvenuta in maniera virtuale.

La presentazione alla stampa italiana del nuovo chef de cave era prevista a Marzo a Milano ma, dopo vari tentativi annullati causa Covid, è avvenuta in maniera virtuale solo a giugno. Curiosamente, il pomeriggio del collegamento mi trovavo in un parco proprio nei pressi di Bouzy, Grand Cru dall’importante significato per questa Maison in quanto ne rappresenta il vitigno identitario. Fu proprio Barbe Nicole Ponsardin, passeggiando tra le vigne con suo marito François Clicquot, a riconoscere la grandezza dei vigneti di questo villaggio che, ben un secolo dopo, entrò a pieno titolo nella Échelle des Crus divenendo tra i più rappresentativi del Pinot Nero in Champagne e fondamentale per la stessa VCP.

L’entusiasmo e l’emozione di Didier Mariotti per questa sua nuova avventura hanno, in questo fresco e nuvoloso pomeriggio di Giugno, valicato ogni limite virtuale, facendo breccia nelle nostre anime di appassionati. Ci ha raccontato dello stupore che lo ha sorpreso la prima volta entrato alla Veuve Clicquot, grazie anche alle maestose Crayères. Didier, in particolare, non conosceva lo straordinario archivio di vins de réserve, una incredibile collezione composta da oltre 400 vini conservati in una miriade di tini termocondizionati, separati per varietà, villaggio e vendemmia fino anche a 20 anni: la più grande di tutta la Regione. Il privilegio di potere partecipare a questi numerosi assaggi è inestimabile, Didier ne è consapevole, e anche per questo è convinto che da questa esperienza riceverà più di quanto possa dare: chapeau! Consapevolezza che si traduce nella necessità di entrare in profondità nello spirito di questa Maison, sfogliandone, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa, la storia del gusto, dello stile, a ritroso nel tempo con umiltà, pazienza e smisurata passione.

La Grande Dame 2008
Tutte e due La Grande Dame 2008 sono state assaggiate, durante la presentazione virtuale, i due calici diversi per dimensioni: si tratta degli Jamesse di calibro sviluppato in esclusiva per Veuve Clicquot.

Come champagne per celebrare questo passaggio di testimone è stata scelta La Grande Dame 2008: secondo Didier Mariotti questa cuvée rappresenta a pieno titolo il compimento della perizia e dell’elaborazione dei grandi vini Veuve Clicquot. Apprezza la scelta di Dominique, senz’altro audace visto la difficoltà nel raggiungere l’equilibrio del Pinot Noir a piena maturazione, di aumentare la percentuale del vitigno identitario della Maison fino al 92%. Vitigno che alla Veuve Clicquot regna sovrano e al quale Didier Mariotti è particolarmente affezionato. L’audacia, del resto, rimane da sempre la caratteristica peculiare di Veuve Clicquot e qui viene premiata da una edizione della cuvée de prestige che trionfa per eleganza, setosità, mineralità e struttura. La Grande Dame fu creata nel 1962 e poi lanciata nel 1972 per celebrare il bicentenario della fondazione della Maison ed è un tributo tanto a M.me Clicquot, quanto agli splendidi vigneti di proprietà, i cui migliori furono acquistati proprio dalla stessa Barbe Nicole Ponsardin. Per quanto riguarda la 2008, è stata assemblata unicamente con uve di sei degli storici otto Grand Cru dove la Maison ha i vigneti di proprietà, quindi Le-Mesnil, Verzy, Verzenay, Ambonnay Bouzy e Aÿ. Dopo il tiraggio, lo champagne ha maturato nove anni sui lieviti (sette la Rosé) nelle splendide Crayères di Reims prima di essere dosato a 6 g/l.

La degustazione che si è svolta è stata insolita e coinvolgente. Didier Mariotti ha chiesto che venissero assaggiate tutte e due La Grande Dame 2008, la tradizionale e la Rosé, entrambe in due calici di dimensioni e fattura differente (dei Lehmann Collezione Jamesse leggermente diversi, creati appositamente per Veuve Clicquot) per mostrarci come questo eccezionale champagne si possa rivelare in modo così diverso a seconda del calice. Una differenza significativa, soprattutto in un caso come questo in cui il Pinot Nero in assemblaggio supera il 90%.

Com’è andata? Ve lo racconto qui…

La Grande Dame 2008 

92% Pinot Noir, 8% Chardonnay; 6 g/l
(calice Jamesse piccolo) – Profumi sottili e delicati che si fanno via via più ampi a contatto con l’aria: buccia di limone e nocciola, note fresche e vivaci di pesca bianca, gelsomino, thè bianco, timo, mineralità di craie, il tutto ad anticipare un ingresso in bocca energico, intenso, ma che acquista flessuosità nello sviluppo. È iodato, salino, con la bollicina che si muove in maniera sinuosa ed efficace. Il Pinot Noir non predomina, il sorso rimane luminoso, rinfrescante e pulsante fino al finale, che chiude lasciando una piacevolissima scia di pompelmo e sale, nonché burro a ricordarci che l’annata lo porterà lontano.

(calice Jamesse grande) – Profumi intensi, pulsanti di vita, che esordiscono prima su agrumi gialli e fiori per poi rivelare sfumature di crema pasticcera, frutta secca, burro, pepe bianco e, con l’evoluzione, insinuanti note scure di grafite, austere. Ma è solo un attimo, perché al palato si accende di nuovo, è un’esplosione di agrumi gialli e sale, il sorso è scattante e agile all’ingresso, ma svela, nella progressione, la sua componente gustosa, avvolgente, profonda. La sapidità fa gioco sul calore regalando uno slancio succoso, sostenuto da una perentoria propulsione acida, dentro la quale si esprimono, ancora una volta, getti agrumati e note nocciolate. Il calice più ampio gli ha donato una dimensione ancora superiore, incredibile!
Voto: 97/100

La Grande Dame 2008 Rosé

92% Pinot Noir, di cui il 14% in rosso da uve del Clos Colin a Bouzy, 8% Chardonnay; 6 g/l
(calice Jamesse piccolo) – Olfatto dalla grazia irresistibile. E articolato: rosa, zagara, kumquat, lampone ed erbe provenzali, pietra spaccata. Al palato è scattante, nitido e salino, il frutto, qui arancia rossa e melograno, è ben definito e la carbonica puntiforme e carezzevole. Possiede una tessitura precisa e nitida che ne accompagna lo sviluppo fino al finale, dissetante e di nuovo intriso di agrumi.

(calice Jamesse grande) – Incredibile l’impatto al naso: il Pinot Noir di Bouzy emerge in tutta la sua eleganza, profondità, riportando immediatamente ai grandi vini rossi di Borgogna! È un infuso di peonia, poi c’è il ribes, la corteccia, gli agrumi canditi e le spezie, tratti balsamici e affascinanti profili austeri che rimandano alla pietra scura, all’incenso. Evolve nel calice con rapidità, offrendo una bocca carnosa, succosa, con uno sviluppo ampio e perentorio che trae energia del millesimo 2008 regalando un’esplosione di sensazioni che incalzano nel sorso fino al finale, lunghissimo. Già un capolavoro che conferma l’impareggiabile tradizione in rosa di Veuve Clicquot.
Voto: 99/100

Tappi La Grande Dame

Gli champagne Veuve Clicquot sono distribuiti in esclusiva da:
Moet-Hennessy Italia – tel. 02/671411 – www.moethennessy.it

8 commenti su “Didier Mariotti e i primi passi da Veuve Clicquot”

  1. Grazie per la splendida spiegazione e la passione con qui l’ha scritta, personalmente ho una bottiglia di LaGrane Dame 2008 e non vedo l’ora di poterla bere… e poter degustare in religioso silenzio…..

  2. Buongiorno, ma questo habillage è miserrimo…..sembra un vino di cantina sociale da discount!
    Perché cambiare a tutti costi, pur di semplificare ( v. anche Roederer)?
    Saluti

    1. Anche io preferivo la vecchia etichette, non l’ultima, ma la penultima, però non arriverei a una divisione tanto dura, accidenti! Vabbè, l’importante è il contento…
      Ops, Roederer quale?

      1. Mi pare brut premier – vintage e bde b, ma parlo di tempo fa, e di dettagli, basta che non ci sia qualche pazzo che fa effigiare a Starck il Cristal….
        Con l’occasione, bevute 4 bt. di F.Bonville extra brut qui recensito, però con successivo deg. nov. 2019: 92/100 inappuntabili !!!
        E se ci sono altri s.a. con lo stesso punteggio, beh – me lo lasci dire – allora gli diamo 92+++.
        Grazie

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