La Chapelle du Clos si conferma al vertice di Cazals

La Chapelle du Clos 2014

Si è ormai quasi chiusa la vendemmia 2020 in Champagne, un’annata che sarà ricordata come una delle più particolari, nonché una delle più precoci, almeno secondo le indicazioni di inizio di raccolta fornite dal CIVC, che hanno seguito soltanto molti ‘livreur au kilo’ e alcune grandi maison, mentre la maggior parte dei produttori di maggior rilievo ha atteso, soprattutto nella Côte des Blancs. In linea di massima è stata un’annata mediamente calda e molto, molto secca. È mancata l’acqua in estate e questo ha reso il ciclo vegetativo tra fioritura e la maturazione corto. La stessa maturazione è stata complicata, soprattutto sullo Chardonnay, con partenza rapida, poi una pausa e infine la ripresa, quindi scegliere il momento migliore per raccogliere ha rappresentato la vera sfida. Il risultato è un’annata senza dubbio atipica, bassa in acidità e con pH altini (3,15), ma non per tutti: i risultati a macchia di leopardo (anche nella stessa parcella!) hanno portato alcuni a definirla buona, i più molto buona, altri perfino straordinaria. Alla fine, come è giusto che sia, bisogna aspettare febbraio/marzo, quindi i primi assaggi di vins clairs prima di dare un giudizio più attendibile.

Delphine Cazals
Delphine Cazals, la figlia di Claude che dal 1996 guida la maison. Soprattutto, è stata lei a creare prima il Clos Cazals e successivamente La Chapelle du Clos.

Fatta la doverosa premessa di ritorno da una settimana in Champagne, vorrei ora parlare di un blanc de blancs scoperto con estrema soddisfazione durante le degustazioni di Grandi Champagne 2020-21. Un blanc de blancs che è un clos, quindi le uve provengono esclusivamente da un vigneto cinto da mura, e, anzi, tra i clos è forse il più affascinante perché il cosiddetto Clos Cazals è veramente un luogo magico. Siamo a Oger, uno dei Grand Cru della Côte des Blancs e questa proprietà fu acquistata da Claude Cazals negli anni ’50. Comprende 3,7 ettari di vigneto (ripiantato da Claude nel 1957), uno splendido giardino e una villa dove vive tuttora la vedova di Claude. Per anni, le uve del clos sono state utilizzate parte in assemblaggio, parte vendute, finché nel 1995 la figlia Delphine, dal 1996 alla guida della maison che vanta oltre 120 anni di storia, ha un’idea: fare uno champagne con quelle uve che sia la punta di diamante della gamma Champagne Cazals. Da notare che all’epoca la ‘moda’ degli champagne da clos ancora non era esplosa visto che il più noto era il Clos des Goisses e il Clos du Mesnil era da non molto uscito, quindi quella di Delphine fu una scelta lungimirante.

Il Clos Cazals
La più giovane della tre parcelle del clos è quella che dà vita allo champagne. Si trova a ridosso della chiesa e della sua piccola cappella, da cui il nome.

In occasione di una bella vendemmia come quella del 1995, che ha dato vini di grande eleganza, Delphine convince il padre a selezionare la parte più vecchia del clos (che è di fatto suddiviso in tre parcelle), la prima ripiantata dallo stesso Claude, per farne un nuovo champagne, fermentato non solo in acciaio, ma in parte anche in barrique, a seguire con lunghissima maturazione sui lieviti, almeno 10 anni, e infine dosaggio da extra-brut. Nasce il Clos Cazals, prodotto soltanto nelle annate più favorevoli in meno di 4.000 bottiglie. Dopo il 2008 visto in guida, è in uscita il 2010, che presenterò presto. In tutti i casi, si tratta di uno champagne importante, di grande concentrazione, maturo e strutturato, il che ha dato man mano da pensare a Delphine, che, molto intelligentemente, ha avuto a un certo punto l’intuizione di creare un fratello non vorrei dire minore, ma più accessibile. È il 2007 quando Delphine ha l’intuizione: utilizzare una delle tre parcelle del clos, la più giovane (quella piantata nel 2001), di circa 1,3 ettari, adiacente alla piccola cappella dell’antica chiesa di Oger, per fare un nuovo champagne. Un altro Clos Cazals, ma meno strutturato, più sottile. Anche in questo caso la fermentazione è mista acciaio/legno, ma con quest’ultimo meno presente (solo il 10% dei mosti è fermentato in barrique), oltre a una maturazione sui lieviti più corta e un dosaggio diverso. Così nel 2014 debutta finalmente La Chapelle du Clos, all’epoca un sans année basato sulla vendemmia 2006, successivamente diventato millesimato con l’annata 2009, cui ha fatto seguito lo strepitoso La Chapelle du Clos 2012 visto in guida. La produzione di quest’altro blanc de blancs del clos si attesta attorno alle 4.500 bottiglie.

A seguire mi aspettavo il 2013 e, vista l’annata, ero curiosissimo di assaggiare lo champagne, ma Delphine mi ha spiazzato mettendomi invece di fronte a La Chapelle du Clos 2014. Non potevo astenermi dal chiederle con stupore e anche un po’ di perplessità “ma il 2013? Non l’hai fatto?” e lei “sì, c’è, ma è ancora in cantina e non ancora deciso se e quando farlo uscire. Per ora c’è il 2014, che è più pronto”. Ah, bene, meno male. La Chapelle du Clos 2014 segue la medesima vinificazione dei suoi predecessori, ha maturato poco meno di 5 anni sui lieviti ed è stato poi dosato a 5 g/l, quindi un po’ più basso dei predecedenti. È stato tirato in magnum e bottiglia.

La controetichetta
La controetichetta mette giustamente in evidenza le certificazioni HVE e Viticulture Durable delle vigne di Cazals.

La Chapelle du Clos 2014

Bottiglia La Chapelle du Clos 2014100% Chardonnay
Cambia l’annata ma, seppure con un profilo giustamente diverso, non il valore di questo bellissimo champagne. Che stavolta si propone grasso sulla frutta secca, oltre a tostature proprio di nocciola e una intensa e per certi versi profumata agrumatura, anche in fiore. Dà la sensazione tanto di perfetta maturità della materia prima, quanto della densità che caratterizza il Gran Cru di Oger e che all’interno delle mura del clos sembra perfino aver acquisito eleganza. Un minimo di attesa nel calice (il solito Jamesse Grand Champagne 45) porta in evidenza una gran bella freschezza di chiara matrice minerale. Bocca veramente cremosa all’attacco, anche grazie alla bollicina sottile, ma poi la gustativa si assottiglia, si fa setosa ma, allo stesso tempo più intensa, per proporre una base agrumata gialla, sostenuta dai ritorni di frutta secca e vivacizzata da un’acidità ora ancor più nettamente minerale, capace di donare una lunghezza a dir poco rimarchevole (smetti di pensarci, ma dopo un po’ ti accorgi che è ancora lì, ostinato) al finale, delicatamente sapido, finemente gustoso, a mio avviso il vero punto di forza di questo champagne. Il tutto senza menzionare la bevibilità: uno champagne leggero… senza esserlo.
Voto: 93/100

La Chapelle du Clos 2014

Strana annata la 2014, difficile (fu quella della mosca Suzukii), ma alla fine gli champenois sono stati abbastanza contenti nella media. Quindi, non stupisce che, sebbene un clos faccia sempre storia a sé, Delphine abbia deciso di anticipare l’uscita di questo champagne. Alla luce di questo, è normale che il 2014 non replichi la mostruosa prestazione del 2012, ma è pur vero che è all’inizio del suo cammino, ragion per cui prevedo un confortante margine di miglioramento.

Gli champagne Cazals sono distribuiti in esclusiva da:
Apoteca – tel. 0721/538250 – info@apotecaclub.it

(nuova distribuzione da settembre 2020)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *