Auguri e Champagne

calice di champagne

Innanzitutto desidero augurare a tutti quanti visitano questo sito la più calorosa: Buona Pasqua!

Una Pasqua che, nonostante rappresenti un’occasione festosa, cade in un momento non facile, tra tasse, scandali, crisi, riduzione del potere di acquisto e, quindi, dei consumi. Per questo può sembrare eccessivo parlare di champagne, ma un minimo di gratificazione a noi stessi ritengo che vada data ogni tanto, per non parlare del fatto che pare gli italiani non rinunceranno alla tradizione di un ricco pranzo pasquale… E allora cosa meglio di una bollicina d’autore per accompagnare questo sontuoso pasto?

Bottiglia di Vintage Rosé, di Veuve Clicquot 2002
Un grande champagne in rosa, tra l’altro capace di invecchiare magnificamente: Veuve Clicquot Vintage Rosé. Oggi consiglio il 2002, ma, se fosse difficile reperirlo, il 2004 non gli è certo da meno…

Se dovessi scegliere una sola etichetta da portare a tavola il giorno di Pasqua, beh, penso proprio che recupererei in cantina il Vintage Rosé di Veuve Clicquot, magari il 2002.

Assemblaggio di 60% di Pinot Noir, di cui il 15% in rosso, 33% di Chardonnay e 7% di Pinot Meunier, ha un bel colore chiaretto intenso per un naso di espressione fine e complessa: floreale e minerale, più che fruttata. Il frutto, infatti, è sì polposo, ma sembra muoversi in secondo piano sui toni delle piccole bacche rosse. È un rosé, comunque, che estrinseca chiaramente l’elevata qualità delle uve con cui è cesellato. L’assaggio è innanzitutto “buono”, ampio, avvolgente, pulito, sostenuto da una gran bella bollicina che stavolta esalta il frutto prima dei ritorni floreali e minerali (gessosi). Gustoso svolgimento complessivo, con ottima tenuta del palato. Finisce elegante, ancora fruttato e minerale, di bella persistenza. Onora la primogenitura di rosé e millesimati.
Voto: 90/100

Già, perché fu Veuve Clicquot a lanciare il primo champagne rosé nel 1775 e fu sempre lei a proporre il primo millesimato con la vendemmia 1810. Inoltre, è stata M.me Clicquot insieme allo chef de cave Antoine Müller a mettere a punto nel 1816 la table de rémuage, antenata dell’odierna pupitre. Oggi questa tradizione si perpetua con millesimati che, seppure meno noti della Grande Dame o del Carte Jaune, si collocano su livelli di eccellenza, dimostrando una longevità che ha dell’incredibile (e che è stata dimostrata prima con la linea “Vintage Extra Rare” e poi con la “Cave Privée”…). Tornando al rosé, Dominique Demarville, chef de cave di Veuve Clicquot, è convinto che serva un eccezionale vino rosso alla base, per questo viene impiegato solo il Pinot Noir di Bouzy vinificato con cura e attenzione nello stesso villaggio, in una struttura all’avanguardia e sotto l’occhio attendo dell’enologo champenois Cyril Brun. Forse neanche il miglior Bordeaux riceve tante attenzioni in sede di vinificazione, ma ecco spiegata la qualità dei rosé Veuve Clicquot e il perché… costino di più degli omologhi blanc.

Foto delle cantine di Veuve Clicquot a Reims:
Le cantine di Veuve Clicquot a Reims: è qui che sono nati sia il primo champagne rosé, sia il primo champagne millesimato.

Se poi non lo doveste avere in cantina o fosse di difficile reperibilità, c’è il non meno buono (anzi, tutt’altro…) 2004, recensito con eccellenti risultati nella guida “Grandi Champagne 2012.

A ogni modo, è una bottiglia che si trova in enoteca intorno ai 70,00 euro.

Qualche considerazione personale. I più conoscono Veuve Clicquot per il brut sans année Carte Jaune (o Yellow Lablel), popolarissimo in Italia, al limite anche per la cuvée de prestige La Grande Dame. Invece, la maison di Reims vanta una tradizione d’eccellenza con i millesimati, champagne che meritano a mio avviso maggiore attenzione per diversi motivi. Innanzitutto la qualità, che si colloca su livelli di assoluta eccellenza; in secondo luogo la longevità, ammesso che si riesca a conservarne qualche bottiglia in cantina (ricordo che lo champagne è in assoluto il vino che invecchia meglio), terzo il prezzo, che non gusta mai. Anzi, se spesso la dicitura “favorevole rapporto qualità/prezzo” fa pensare a un prodotto di basso valore, in questo caso, invece, assume più che mai un significato estremamente positivo: “value for money” direbbero gli americani.

E se si volesse andare più mirati, oppure, esagerando, abbinare un’etichetta a portata? Ebbene, ecco tre consigli, tutti pubblicati in “Grandi Champagne 2012”.

Per l’antipasto, solitamente composto da pizze salate e salumi, sceglierei un blanc de noir particolare, frutto di sole uve Pinot Meunier e della mano di un artista del calibro di Francis Egly: Les Vignes de Vrigny di Egly-Ouriet. In una parola: intrigante.

Per il primo, probabilmente a base di lasagne o paste ripiene, ecco uno champagne ingiustamente poco noto: la Cuvée 1522 di Philipponat, millesimata 2002. È un assemblaggio di 60% di Pinot Noir e 40% di Chardonnay. In una parola: perfetto.

Chiusura trionfale per il secondo, con gli arrosti di carne: consiglio un rosato vinoso come può essere il Brut Rosé di Georges Laval (60% Pinot Noir in rosso, 25% Chardonnay, 15% Pinot Meunier). In una parola: strutturato.

I prezzi, giustamente. Egly-Ouriet si colloca appena sopra i 50 euro, per Philipponnat bisogna calcolare tra gli 80,00 e i 90,00 euro (è pur sempre un millesimato) e, infine, Georges Laval, pur non essendo un millesimato, supera anch’esso gli 80,00 euro, ma è pur sempre una chicca di piccola produzione…
tre champagne consigliati per il pranzo di pasqua, con i prezzi indicati

Gli champagne Veuve Clicquot sono distribuiti in esclusiva da:
Moët Hennessy Italia – tel. 02/6714111 – www.moethennessy.it
Gli champagne Geroges Laval, Philipponnat sono distribuiti in esclusiva da:
Moon Import – tel. 010/313849 – www.moonimport.it

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *