Tornano i ‘Mise en Cave’ di Charles Heidsieck!

Collezione ‘La Collection Crayères 2020’ Charles Heidsieck

Oddio, in realtà Charles Heidsieck ha ripristinato questa dicitura in controetichetta già da un po’, ma ora, grazie alla linea ‘La Collection Crayères’, quindi le vecchie bottiglie conservate nelle antiche cantine della maison a Reims, le Crayères appunto, e riproposte di anno in anno in quantità limitata, ritornano in vita i ‘Mise en Cave’ originali, quelli ideati e fatti a suo tempo dal mitico chef de cave Daniel Thibault.

Quando, nel 1979, Joseph Henriot lo nominò chef de cave di Charles (e Piper) Heidsieck, Daniel Thibault si dedicò con passione e dedizione a ricostruire le due maison, ma nel 1985 iniziò lo sviluppo del nuovo sans année di Charles, il Brut Réserve, definitivamente terminato nel 1990. Fu una piccola rivoluzione, non solo per Charles Heidsieck, ma per la Champagne tutta: assemblaggio sofisticato con selezione delle uve in 120 Cru, soprattutto quantità inusitata di vins de réserve (da minimo il 30% e fino a più del 40%), con questi di 8-10 annate diverse, vecchi tra 5 e 15 anni rispetto all’annata base e solo come Pinot Noir e Chardonnay. Si tenga presente che all’epoca i sans année erano mediamente degli champagne mediocri, quindi questa complessità voluta da Thibault era veramente qualcosa di eccezionale, completata da una maturazione sui lieviti notevolmente più lunga della media, tra i 4 e i 6 anni.

Daniel Thibault
Il Grande Daniel Thibault, storico chef de cave di Charles Heidsieck che ha gettato le fondamenta della maison nell’era moderna e ideato i ‘Mise en Cave’.

Nel 1997 lo chef de cave mise la ciliegina sulla sua opera rivoluzionaria aggiungendo sulle bottiglie la dicitura ‘Mise en Cave’ e l’anno seguente fece mettere pure la data del dégorgement: in questo modo l’appassionato sapeva esattamente quanto lo champagne avesse maturato sui lieviti e quanto con la sua liqueur, oltre a scoprire l’annata base, quindi i vini della vendemmia più giovane nell’assemblaggio. Purtroppo, all’epoca, il mercato non era ancora pronto per questo tipo di informazioni e se oggi queste sono addirittura richieste dall’appassionato, allora crearono confusione: molti pensavano che lo champagne fosse un millesimato! La maison se ne rese ben presto conto, così prima spostò l’informazione ‘Mise en Cave’ in controetichetta, insieme alla data di dégorgement, e poi le eliminò del tutto. Peccato.

Fortunatamente, s’è trattato di una parentesi, perché ‘Mise en Cave’ e data di dégorgement sono tornati con l’evoluzione del Brut Réserve, quella fatta da Régis Camus (diventato chef de cave nel 2002 dopo la scomparsa prematura di Daniel Thibault) nel 2007 e presentata nel 2012. La nuova bottiglia, denominata ‘bouteille crayère’ in quanto si rifà a una delle Crayère della maison, contiene uno champagne che è la naturale evoluzione di quello ideato da Thibault, una versione più precisa e sofisticata: selezione delle uve su 60 Cru (tra cui i ‘pilastri’ Ambonnay per il Pinot, Oger per lo Chardonnay e Verneuil per il Meunier), componente dei vins de réserve fissa sul 40% e articolata su 10 annate, vecchie fino a 15 anni, lunga maturazione sui lieviti.

Cyril Brun
Lo champenois Cyril Brun, dal 2016 chef de cave di Charles Heidsieck: ha tenuto a battesimo la ‘Collection Crayères 2020’ e ha rivelato il primo Brut Réserve fatto interamente da lui, che scopriremo molto presto su queste pagine.

Il resto è storia nota, fino alla terza evoluzione/rivoluzione, quella operata dal nuovo chef de cave, Cyril Brun, con l’assemblaggio del 2017.

Questo terzo step del Brut Réserve, però, lo vedremo la prossima volta, invece stavolta andiamo a conoscere la linea ‘La Collection Crayères 2020’ che ha appena lanciato la maison. Erede della linea ‘L’Œnothèque 2000’ ideata da Daniel Thibault per celebrare il nuovo millennio, la ‘Collection Crayères’ ne riprende gli stessi principi e, effettivamente, fino a ora ha visto Charles Heidsieck riproporre dei vecchi millesimati, quasi sempre riproposti come dégorgement originale. Stavolta, per ricordare l’importanza del loro sans année e, soprattutto, la sua eccezionale capacità di invecchiamento, la ‘collezione’ è legata al Brut Réserve, ai vecchi assemblaggi di Daniel Thibault, tutti rimasti nelle Crayères post dégorgement, quindi con liqueur originale. Gli champagne sono stati presentati in diretta mondiale da Stephen Leroux, Directeur Général di Charles Heidsieck, e Cyril Brun, attraverso un collegamento unico con i più importanti importatori e i loro ospiti. Nel caso dell’Italia, Philarmonica ha organizzato la degustazione ‘in diretta’ presso la tenuta Donna Olimpia a Bolgheri, con il sottoscritto a fare da moderatore.

Vecchia degustazione di Brut Réserve ‘Mise en Cave’
Una mia precedente degustazione di Brut Réserve ‘Mise en Cave’ in versione originale: è stato un piacere ritrovarli come ‘Collection Crayères’.

La degustazione è iniziata con quello che sarebbe il Mise en Cave 2017, di cui ho detto che parlerò la prossima volta in quanto rappresenta una nuova pietra miliare di questo champagne, ed è proseguita con il Mise en Cave 2008, quindi lo step evolutivo di Régis Camus e il primo champagne della serie con la nuova bottiglia. Essendo interessante il paragone con i predecessori, andiamo subito a scoprirlo.

Degustazione Charles Heidsieck

Brut Réserve ‘MeC 2008’

40% Pinot Noir, 41% Chardonnay, 19% Meunier,
(40% di vins de réserve, dégorgement 2014, dosage 11 g/l, definito “fantasioso e sensuale”)
Olfatto a dir poco mirabolante, intenso, ricco, d’incorruttibile profondità. La generosità olfattiva fa perfettamente rima con vitalitità, dando l’impressione lo champagne di essere ancora ben lontano dal picco ottimale di maturità. Esprime mineralità marina, ma anche pasticceria, creme brulée, torrefazione, tostature e una intensa vena agrumata, quasi ad anticipare quello che sarà uno stupendo svolgimento gustativo. Infatti, all’assaggio, la cremosità vivacizzata da una fresca componente acido-agrumata è capace di vibrare in un saliscendi di sollecitazioni mature e fresche e di emulsionarsi alla trama avvolgente, ampia e vellutata per un finale caratterizzato da un crescendo di sapori e suggestioni, con una chiusura sapida sui continui ritorni minerali e di caffè. Fascinoso, sensuale, fresco e… con un dosaggio perfettamente integrato a dispetto della grammatura teoricamente elevata. Eccellente, Régis fece proprio un gran lavoro!
Voto: 93/100

E ora giù il cappello: andiamo a conoscere da vicino i Brut Réserve Mise en Cave di Daniel Thibault, dal penultimo al secondo fatto da questo grandissimo chef de cave. Un vero e proprio viaggio nel tempo che dimostra inequivocabilmente due aspetti che dovrebbero far rivedere a molti il loro modo di intendere lo champagne:

  • un ‘semplice’ sans année può invecchiare molto, ma molto a lungo
  • l’invecchiamento post dégorgement dona allo champagne una dimensione unica

A questi due assunti dovrei aggiungere ‘a patto che lo champagne sia di valore’, certo, ma oramai abbiamo capito che il Brut Réserve di Charles Heidsieck è non solo uno dei migliori in assoluto della categoria (se non il migliore… la battaglia è apertissima), e che non mi era mai capitato di trovare un non millesimato con tre lustri dal dégorgement in questa forma, neanche con le etichette più preziose. Comunque, tutti questi aspetti più tecnici saranno analizzati e approfonditi nel mio libro, oramai imminente, ‘La Mia Champagne’. 

Bene, on y va

Brut Réserve ‘MeC 2001’

37% Pinot Noir, 42% Chardonnay, 21% Meunier,
(34% di vins de réserve, dégorgement 2006, dosage 11 g/l, definito “apogeo e generosità”)
È aristocratico, meno sfaccettato al naso del precedente, ovvero più sfumato, introspettivo, quasi sussurrato. In un contesto di sorprendente freschezza (per l’annata e per il tempo che è passato), note minerali si fondono con quelle di una caramellina al latte, piccola pasticceria, sensazioni di grafite e felce. Il palato evidenzia la grazia aromatica dello Chardonnay e le soffici sensazioni di nocciola e di sale in grani, rimanendo sempre carezzevole e lieve come una nuvola. Non ha la cremosa avvolgenza tipica dell’etichetta, ma questo suo essere quasi sottile ti costringe ad apprezzarlo per la sua fresca finezza legata a doppio filo alla mineralità, piuttosto che per la pienezza. Affusolato nell’allungo e nella persistenza, sfuma nel finale su note di cacao. Forse il più sofisticato del lotto, perché va capito, apprezzato man mano, andando oltre la sua ritrosia a concedersi con generosità. Nobile, insomma, e per questo non per tutti.
Voto: 92/100

Degustazione Charles Heidsieck

Brut Réserve ‘MeC 1996’

38% Pinot Noir, 41% Chardonnay, 21% Meunier,
(31% di vins de réserve, dégorgement 2001, dosage 11 g/l, definito “ricco e cremoso”)
Profilo olfattivo addirittura folgorante per classe ed eleganza, profondità e definizione delle analogie: intense e avvincenti note di idrocarburi cedono il passo ad ampie variazioni sul tema dell’agrume, fuse a note di frutti tropocali, verbena, legno di cedro, olii essenziali, muschio bianco e cacao. È molto 1995, o meglio, l’assemblaggio risente positivamente di questa bellissima annata, con una finezza da… grande champagne. Meraviglioso anche lo svolgimento gustativo, armonico e raffinato, con il supporto acido di matrice agrumata perfettamente integrato. Progressione solida, priva di incertezze, tesa e succosa, levigata e precisa, con una trama salina stuzzicata dalla carbonica finissima, che non sembra conoscere pausa e, così, come uno tsunami, acquista sempre più forza fino a un finale interminabile, che si apre come un estuario. Un ‘semplice’ sans année? Si fa fatica a crederlo…
Voto: 94/100

Brut Réserve ‘MeC 1993’

40% Pinot Noir, 42% Chardonnay, 18% Meunier,
(31% di vins de réserve, dégorgement 1999, dosage 12 g/l, definito “apogeo e setoso”)
Beh, qui l’olfatto non si fa certo desiderare: addirittura preciso nella sua pulizia, ma, all’opposto, anche delicato, segnato innanzitutto da una certa maturità non avvertibile negli altri, poi da note di bergamotto, una certa florealità che richiama il gelso e una incisiva mineralità verso gli idrocarburi. Un minimo di attesa nel calice rivela tenui spunti di torrefazione. Al momento sembrerebbe il meno incisivo, ovvero riflette bene l’annata di cui è figlio, e la bocca non fa che confermare queste impressioni: sparita la maturità, sorprende per la freschezza, accompagnata da una vena salina fino alla chiusura, il tutto in quadro sottile con tenui richiami agrumati. È in tutto e per tutto figlio della sua annata (base).
Voto: 89/100 

Brut Réserve ‘MeC 1990’

40% Pinot Noir, 40% Chardonnay, 20% Meunier,
(29% di vins de réserve, dégorgement 1993, dosage 11 g/l, definito “torrefazione e armonia”)
Un gradito ritorno, visto che il sottoscritto e Vania abbiamo avuto modo di assaggiarlo più volte, ma sempre in magnum. Beh, anche la bottiglia promette molto bene, per ricchezza, per stato di maturazione e per rocciosa coerenza stilistica. Le analogie olfattive, infatti, oscillano tra la consueta mineralità di stampo iodato e tutte le variazioni dell’agrume, la pasticceria, il confetto e, con l’evoluzione, inebrianti note di caffelatte, sfumate, mai prevaricanti. È elegantissimo e denota una freschezza non travolgente, ma insita: il vino è in gran forma non perché sostenuto dall’acidità, ma perché fatto di una gran materia che non conosce tempo. Anche al palato, mantiene il rigore, la classe evidenziati al naso: integro, tonico, arricchito da preziose sfumature salino-minerali ed evolutive che si fanno sempre più profonde, coinvolgenti. La gustativa, poi, allunga senza cedimenti, per poi chiudere ampia e profonda su sensazioni di agrumi e di mineralità marina. Maestoso. Da applauso, batte sul filo di lana il Mise en Cave 1996. Almeno per ora…
Voto: 95/100

Brut Réserve ‘MeC 1988’

43% Pinot Noir, 40% Chardonnay, 17% Meunier,
(32% di vins de réserve, dégorgement 1996, dosage 12 g/l, definito “nobiltà e tensione”)
È il naso più restio a concedersi, a esprimersi. L’austero ricamo lievemente ossidativo e affumicato, tuttavia, anticipa un disegno aromatico che gioca tutti i registri degli agrumi canditi, seguiti dalla pasticceria alla mandorla, dalla felce, la resina, le spezie dolci e la sempre più insinuante mineralità di idrocarburi. È un olfatto che merita tempo e attenzione, perché è uno champagne che sembra scappare via, invece è lì, insinuante, ammiccante. Non a caso, è la bocca a suggellarne definitivamente la grandezza: fine ma perfettamente scolpita, segnata da un agrume succosissimo e dalla trama carnosa e avvolgente sui richiami tropicali. Uno champagne semplicemente impressionante, forse anche perché assolutamente inaspettato, dall’evoluzione straordinaria che – ed è questo l’aspetto stupefacente – sa pure sfoderare una bevibilità irresistibile. Non è poco per un sans année ‘degorgiato’ ventiquattro anni fa…
Voto: 94/100

Brut Réserve ‘MeC 1987’

46% Pinot Noir, 38% Chardonnay, 16% Meunier,
(34% di vins de réserve, dégorgement 1994, dosage 12 g/l, definito “tensione e lunghezza”)
Il botto finale, anche se lo abbiamo scoperto con il senno di poi. L’olfatto, infatti, s’è dimostrato lungamente restio a concedersi, salvo a un certo punto ‘aprirsi’ e snocciolare una complessità stupefacente. La torrefazione condivide il palco con un’intensa mineralità di idrocarburi che portano immediatamente alla mente un vecchio Riesling della Mosella, arricchito da frutti esotici, pietra focaia, sensazioni balsamiche, una sensazione tra il sottobosco e la terrosità, anche il muschio, a seguire il thè e gli olii essenziali. Impressiona addirittura la in bocca, splendida per la densità e la vinosità della trama, carnosa e tesa, avvolgente e levigata, succosa e incisiva, ora legata agli agrumi anche in questo caso di matrice minerale, incisiva nella sua natura a tratti salina, a tratti rocciosa, senza la benché minima flessione. Champagne ‘à l’ancienne’ che ha finito per rappresentare la grande sorpresa della degustazione.
Voto: 96/100

(ha collaborato alla degustazione e alla stesura delle schede Vania Valentini)

Cofanetto ‘Collection Crayères 2020’ con tre bottiglie
Tra le diverse declinazioni della ‘Collection Crayères 2020’, un cofanetto che comprende tre diversi Brut Réserve Mise en Cave.

Sebbene in quantità limitata, questi Mise en Cave sono già disponibili presso l’importatore italiano sia come bottiglie singole, sia come preziose cassette da due o tre ‘annate’ diverse. A mio avviso si tratta di un’opportunità unica (tra l’altro i prezzi non sembra siano impossibili) per toccare con mano l’evoluzione stilistica di questo champagne, per apprezzare l’abilità dei successori di Thibault, abili a far evolvere l’etichetta senza snaturarla, e, infine, per capire quanto un teoricamente semplice sans année possa invecchiare, migliorando anno dopo anno. Il bello, la magia dello champagne… Da quanto sento, tra l’altro, sono sempre più gli appassionati che scoprono il Brut Réserve di Charles Heidsieck e se innamorano: ecco, i Mise en Cave sono la testimonianza vivente di come questo champagne sia nato sotto il segno dell’eccellenza e di come prosegua imperterrito su questo solco. E la ‘versione’ di Cyril di cui parlerò tra non molto sugellerà la validità di questo assunto ancora oggi!

Gli champagne Charles Heidsieck sono distribuiti in esclusiva da:
Philarmonica – tel. 030/2279601 – www.philarmonica.it

4 commenti su “Tornano i ‘Mise en Cave’ di Charles Heidsieck!”

  1. Come al solito un altro articolo interessantissimo..
    Ne ho 3 bottiglie in cantina che provo a fare invecchiare.
    Ma vado anche a cercare i MeC!!!
    Santé

    1. Ho una bottiglia con custodia in stoffa vellutata originale del 1995, Mis En Cave Champagne. Vorrei conoscerne il valore ed eventualmente venderla. Mi sapreste dire qualcosa? Grazie

      1. Trattandosi di un non millesimato, il valore è più affettivo che monetario. Comunque, qualora trovasse un appassionato e la bottiglia fosse perfettamente conservata, potrebbe valere sugli 80 euro (prezzo tra privati pe bottiglia da collezione privata).

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