Pol Roger: anteprima assoluta del SWC 2012!

Recensione Pol Roger Sir Winston Churchill 2012

Ancora una volta Pol Roger mi onora di una grande anteprima. Un’anteprima del loro champagne di punta, il mitico Sir Winston Churchill. Era successo con il 2008, a suo tempo, ora tocca al 2012. La cosa mi fa estremamente piacere, è ovvio, ma mi carica allo stesso tempo di una responsabilità enorme: non è affatto facile giudicare prima del debutto uno champagne, tra l’altro mitico e attesissimo per via dell’annata. Ma, come mi disse a suo tempo Jean-Hervé Chiquet, è qui che si vede la capacità di un critico: saper leggere tra le righe il valore di un vino ben prima che raggiunga la sua piena espressività. Invece, limitarsi a dire “è buono, ma ancora giovane” è un’ovvietà inutile, perché è sempre Jean-Hervé a sottolineare giustamente che “beh, lo so pure io che è giovane! Se te lo faccio assaggiare è perché vorrei avere un parere articolato in previsione…”. Ci riuscirò anche con il SWC 2012? Lo spero. Con il SWC 2008 è andata bene, perché alla fine la critica più accreditata a livello mondiale è stata d’accordo con me sul massimo punteggio. E affermare che non si può dare punteggi massimi a uno champagne al debutto denota timore, voglia di fare il bastian contrario a tutti i costi e, soprattutto, il non voler comprendere che si tratta di una valutazione in prospettiva. Allora sorrido al pensiero di cosa avrebbero sentenziato a suo tempo certi ‘docenti’, certi ‘wine writer’ assaggiando al debutto un SWC d’eccezione come il 1996… Che era troppo acido? Che era sbilanciato? Che era… giovane? Invece, oggi è uno degli champagne che – permettetemi di dirlo! – hanno fatto la storia. E lo dice uno che non ha mai mitizzato l’annata 1996.

A ogni modo, per fare chiarezza proprio sulle votazioni, in occasione delle degustazioni della prossima edizione della guida (Grandi Champagne 2022-23), sto pensando di introdurre il doppio punteggio: uno che fotografa lo champagne al momento della degustazione e uno che lo legge in prospettiva, quindi quando avrà raggiunto la sua piena plénitude. Tanto per complicarmi la vita…

Ma veniamo al nostro Sir Winston Churchill 2012. Di questo champagne ho parlato più volte su questo sito, raccontandone diverse annate, la storia, perfino una verticale unica al mondo, pertanto non credo ci sia altro da aggiungere. Invece, potrei spendere due parole sull’annata 2012, perché rischia di passare non dico inosservata, ma come molto inferiore alle 2008, quest’ultima eccellente, per carità, ma ora credo eccessivamente mitizzata. Nel libro La Mia Champagne (sold-out, ancora 5-6 copie e chiudiamo la vendita, ma sta per iniziare la ristampa) analizzo a fondo queste due annate, pertanto in questa sede mi limito a ricordare che si tratta di due millesimi dall’andamento e dal profilo dei vini profondamente diversi, ma dal medesimo valore assoluto. Due annate che sapranno sfidare il tempo, ma che al momento coinvolgono per caratteristiche profondamente differenti: energica nella spinta acida, tesa e verticale la prima, generosa, matura e di grande piacevolezza la seconda. E tutt’altro che carente di acidità: sembra molto inferiore solo perché questa acidità si è concentrata. Quindi, oggi la 2008 è un’annata di impatto, la 2012 più sinuosa e se, come sembra, con il tempo quest’ultima potrebbe eguagliare la mitica 1969, ci sarà da divertirsi.

Ebbene, è con queste idee in testa che mi sono avvicinato, curiosissimo, al Sir Winston Churchill 2012, cercando di mantenermi libero da ogni sorta di condizionamento… Al momento della degustazione (ieri) lo champagne ha 7 mesi di dégorgement (luglio 2020) ed è dosato, come d’abitudine per questa etichetta, a 7 g/l. Però, a differenza di quelli che lo hanno preceduto, ha maturato molto meno sui lieviti: soltanto 7 anni contro i 9-10 abituali.

Laurent d’Harcourt
Laurent d’Harcourt, abilissimo presidente di Pol Roger, tanto che la sua reputazione in Champagne è unanimemente altissima. Lo ringrazio per la rinnovata fiducia e l’onore che mi ha concesso.

Sir Winston Churchill 2012

Bottiglia Pol Roger Sir Winston Churchill 201275% Pinot Noir, 25% Chardonnay (stimato)
Versato nel calice, cerco di frenare la curiosità e attendo un minutino prima di dare la prima annusatina. Il naso è semplicemente splendido! È innanzitutto e tanto Pol Roger, ovvero emblematico dello stile nobile della maison, ma è anche e tanto 2012, con la sua suadenza e la sua immediata piacevolezza. E 2012 lo è anche per la freschezza, insita e intensa, profonda, meglio, concentrata. Nel dettaglio, il naso è grasso, molto floreale al limite del profumato, su note fumé, tanti agrumi come oli essenziali, un frutto che ricorda il melone, certamente la mineralità chiara, di craie, pure la pasticceria alla vaniglia a sottolineare la suddetta piacevolezza. Ciò nonostante, non sembra un classico SWC perché al momento non emerge il consueto Pinot Noir con la sua ‘potenza’… ci viene perfino il dubbio che sia cambiato l’assemblaggio, favorendo lo Chardonnay più del solito, ma non è dato saperlo. Almeno per ora. La bocca è concentrata e leggiadra al tempo stesso, setosa e intensa, carezzevole nella bollicina (un tantino troppo a dirla tutta), curiosamente più agrumata che fruttata, anzi riporta proprio alla crema al limone, con la mineralità a rappresentare la spina dorsale e una chiusura sapido/salina. Soprattutto, ha piacevolezza e una facilità di beva veramente difficili da trovare in uno champagne del genere.

A questo la scheda potrebbe sembra chiusa e dopo una ventina di minuti passati a scambiarsi pareri, Federico e Daniele hanno iniziato a ipotizzare un punteggio, anzi ciascuno una forbice, collocando lo champagne sui 96-97/100 al momento, ma con elevati margini di crescita. Un risultato notevole, che in prospettiva lo porterebbe verso la vetta, però ho chiesto loro di pazientare un attimo e riparlare dei punteggi più tardi. D’altronde, c’era ancora più di mezza bottiglia, allora abbiamo riversato e ricominciato da capo.

Grazie alla temperatura e al contatto con l’aria, lo champagne si è ‘aperto’ maggiormente e, fermo restando quanto riscontrato al primo assaggio, sono emersi altri elementi. Più profondi, più ponderati, più articolati. Non meri riconoscimenti, dunque, ma sensazioni. La prima è di uno champagne di un’incredibile “scorrevolezza” per Daniele Agosti, al punto da “non averla mai trovata a questo livello in un SWC”. Come dire uno champagne di grande importanza, ma mai ostico. Inizio, allora, a pensare proprio ai SWC del passato e personalmente trovo che questo 2012 riesca a riportare all’equilibrio, alla serena maturità dei migliori SWC della storia pur essendo ora in evidente debito di evoluzione. Non è poco. Anzi, tolto il sorprendente SWC 2009 (che però alla fin fine resta su un livello inferiore per ricchezza e struttura), nessuno champagne della serie era riuscito a risultare tanto piacevole, tanto gustoso, tanto immediatamente coinvolgente già prima del debutto ufficiale. Nel frattempo, ci rendiamo conto di come lo champagne sia capace di distendersi lungo, anzi lunghissimo, nonché risultare tremendamente persistente, forse meglio dire ostinato, infinito. A questo punto, non possiamo esimerci da un paragone con il SWC 2008… Beh, questo 2012 non ha né la potenza, né l’energia dell’illustre predecessore, neanche la medesima bollicina perfetta, però sa risultare incredibilmente denso e leggero al tempo stesso, oltre a essere non tanto elegante, quanto proprio raffinato. Ecco perché è un SWC che conquista oggi pur evidenziando notevoli margini di crescita a venire. Alla fine, è più un grandissimo Pol Roger e meno un classico Sir Winston Churchill… Sì, è come se lo stile dell’etichetta abbia sacrificato la potenza in favore della finezza. E della piacevolezza, non mi stancherò di ripeterlo.

Si dice che l’annata 2012 abbia nel suo DNA una piacevolezza insita: ecco questo SWC 2012 è il perfetto assunto di questa teoria. Esagerando, Federico si sbilancia in questa affermazione: “per la ricchezza che ha, la bevibilità è straordinaria. Diciamo che, se ne avessi una cassetta, in una giornata di relax non è detto che avanzi qualcosa a fine serata…”. È un’iperbole, ovvio, ma posso far notare che, riassaggiando e parlando, a un certo punto ci siamo accorti che la bottiglia era finita!
Voto: 99/100

(la degustazione è avvenuta con il calice Jamesse Grandi Champagne 45 e vi hanno contribuito Federico Angelini e Daniele Agosti)

Capsula Sir Winston Churchill 2012
Capsula inedita, per questa nuova annata di Sir Winston Churchill, che riporta l’effige del celeberrimo statista inglese.

Vi aspettavate 100/100? Forse anch’io e ci ho riflettuto una notte intera. È uno champagne non buono ma buonissimo, pertanto più d’ogni altro Pol Roger fa capire in un lampo perché Winston Churchill bevesse almeno due bottiglie di Pol Roger al giorno (non a caso è intitolato a lui…), ma… gli manca la ciliegina sulla torta che lo renderebbe perfetto. Inattaccabile. Ieri sera, dopo la degustazione, nella discussione che ne è seguita tra me, Federico e Daniele non si era unanimi sul punteggio e i due amici mi avevano suggerito di lasciare la cosa in sospeso e rimandare alla degustazione della gamma Pol Roger per Grandi Champagne 2022-23, che rivedrà in campo il Sir Winston Churchill 2012. Potevo farlo e tenere in sospeso gli appassionati per qualche mese, ma mi sembrava una sorta di sottrarsi alle proprie responsabilità.

Allora ho analizzato i pro: lo champagne è una super anteprima, ho ricevuto la bottiglia venerdì e l’ho assaggiata martedì. Avrebbe dovuto riposare un po’ di più dopo gli sballottamenti del corriere, come faccio sempre. Però, stavolta, la curiosità e il desiderio di dare tempestivamente un feedback alla maison mi hanno portato a forzare i tempi. Non sono sorpreso, pertanto, dal fatto che nel corso dell’assaggio lo champagne abbia mostrato sfaccettature diverse, continui cambiamenti, come la lunghezza della scheda lascia intuire. Unico elemento invariabile la spiccata piacevolezza. Insomma, è notevole, ha stoffa da vendere.

I contro: è per certi versi inusuale nel solco della tradizione dell’etichetta. In questo credo abbia giocato un ruolo anche la minore permanenza sui lieviti, che ha un po’ mischiato le carte in tavola. Quindi, un po’ più di bottiglia è doverosa. Però, mi chiedo: fa saltare dalla sedia? No. Piace e piace tantissimo, fa parlare, anche discutere e la bottiglia finisce in lampo, cosa non scontata per una cuvée de prestige, come detto, però manca qualcosa. E anche il tempo non credo possa dargli quell’evoluzione che lo porterebbe alla vetta, dalla quale rimane distante giusto di un passo. Così, stavolta, l’annata 2012 è costretta ad accodarsi alla 2008, con mia somma sorpresa. ma tant’è.

Ad maiora.

PS: poi ho ripensato al Vintage 2008 di Pol Roger rispetto al corrispettivo 2012. Beh, anche in quel caso il 2008 risultò superiore. Di poco, ma superiore. Amen.

Gli champagne Pol Roger sono distribuiti in esclusiva da:
Compagnia del Vino – tel. 055/243101 – www.compagniadelvino.com

11 commenti su “Pol Roger: anteprima assoluta del SWC 2012!”

  1. Grazie della recensione Alberto sarò curioso di leggere la nuova recensione per la guida e magari arriverà a 99,5 … chissà .
    Ps io sono molto combattuto sul confronto 08-12 per il Pol vintage di certo quasi tutte le maison hanno tenuto gli 08 più a lungo sui lieviti dei rispettivi 12 ed oggi sono (forse) più buoni , ma domani?

    1. Come ho scritto nel libro, dubbi sulla longevità della 2012 non sussistono. Piuttosto è come l’annata è stata interpretata. Finora, le netta verticalità l’hanno dimostrata solo Roederer con il Cristal e Krug con la 168ème, che comunque non è un millesimato. I 2008 sono per forza di cose tenuto a lungo sui lieviti per mitigare un po’ la sferzante acidità…
      Vedremo, sì.

  2. Sempre un piacere leggere di queste anteprime!
    Interessante la scelta della permanenza sui lieviti, ci sono maggiori informazioni in merito?

    Saluti
    Matteo

    1. No, ho detto “è rimasto sui lieviti meno del solito…” e loro “sì”. Stopo. Invece, off records mi hanno confermato una percentuale un po’ più alta di Chardonnay…

  3. Sono piuttosto d’accordo sul fatto che la 12 sia ben più insidiosa della 08 (se piantavano clinto gli usciva champagne anche da quello, credo: non un produttore é riuscito a sbagliare l’annata a che mi risulti). Uno per tutti la grande annee 12 , buona e buonissima, ma la 08 è altra cosa. Credo sarà interessante vedere come l’ha letta philipponnat col suo clos de Goisses, che credo si attagli particolarmente alle caratteristiche climatiche della 12. Non vedo l’ora. Sono vini più piacioni, quasi a la 09 mi vien da dire, già da subito buoni, forse per questo in molti si chiedono se reggeranno gli anni.
    Non vorrei sviare il discorso, ma questa considerazione mi porta a pensare a una sua affermazione di qualche tempo fa circa la longevità dei non dosati. È davvero convinto che gli extrabrut oggi tanto in voga avranno una breve finestra di grande godibilita’? Perché le poche esperienze che ho avuto io (in passato oltretutto non erano poi molti i produttori che adottavano questo stile) mi hanno sempre portato a pensare che servisse loro più cantina, addirittura, dei brut… per esprimersi al meglio.
    C’è anche il tema dei biodinamici e dei naturali: che idea s’è fatto sulla longevità di questi ultimi?
    Ps
    Articolo come sempre di grande equilibrio!

    1. Come dico lungamente del libro, 2008 e 2012 sono profondamente diverse, ma credo del medesimo valore. O quantomeno vicinissime in senso assoluto. Sebbene – devo ammetterlo – per ora solo Roederer e Veuve Clicquot sono riusciti a fare dei top champagne perfettamente sovrapponibili quanto a valore. Negli altri, la 2008 sembra avere un filo di vantaggio, come dimostra bene questo SWC… Però, credo che la 2012 abbia bisogno di tempo per confermarsi. Vedremo!

      Il Clos des Goisses 2012 sarà una delle grandi anteprime della prossima edizione della guida…

      Sui non dosati (gli extra-brut sono un’altra cosa, perché un po’ di dosaggio ce l’hanno…) il discorso è complicato e va distinto tra non millesimati e vintage. Ho appuntamento con Benoit Tarlant proprio per approfondire, quindi farò un articolo di approfondimento. Il fatto della piacevolezza di cui parla, invece, credo dipenda dalla vicinanza o meno dal dégorgement: 1-2 anni di riposo, al fine di raggiungere la piena espressività, anche ai non dosati serve!
      Infine, la faccenda della longevità non dipende dal bio o meno, ma dalla maturità delle uve e, naturalmente, dal dosaggio.

  4. A proposito di vendita, c’è un motivo specifico per cui questa cuvée de prestige è così costosa? Direi che è impossibile trovarla sotto i 200 euro, mentre perfino un mito come Cristal sta leggermente sotto quella soglia.
    Di recente ho acquistato una Grande Dame 2008 a meno di 140 euro e una Belle Epoque 2012 a poco più di 100. Qualcuno dirà che non è elegante farne una questione di prezzo, ma per chi ha uno stipendio normale 100 euro possono fare la differenza nella scelta di una bottiglia…

    1. Di Sir Winston Churchill se ne produce molto poco, anzi direi che tra le cuvée de prestige è il meno prodotto. Quindi, la richiesta del mercato sempre maggiore, soprattutto dopo il 2008 e un po’ di aumento fisiologico hanno comportato il prezzo di cui lei parla. Però, di solito cerco di non parlare di prezzi proprio perché le capacità di spesa di ciascuno sono diverse, così come la decisione di investire o meno una certa cifra in una bottiglia…

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