Giulio Ferrari 2002: onore al merito

Giulio ferrari, Trento DOC prodotto con sole uve Chardonnay

Come non si può dire quale sia lo champagne migliore (anche se certamente ciascuno può indicare il proprio preferito, beninteso), così non è difficile indicare in assoluto il miglior vino spumante italiano. Ciò nonostante, quando si parla del Giulio Ferrari è opinione comune e ben accreditata che si stia parlando del “migliore”, del numero uno. Ieri come oggi. Infatti, la cuvée de prestige di Ferrari si è sempre mossa su livelli di assoluta eccellenza e la sua solida fama è costruita proprio su questa qualità. Per questo, non sorprende più di tanto che figuri puntualmente sulle più importanti tavole ufficiali dello Stato italiano, ma soprattutto metta sempre d’accordo gli appassionati. Cosa si cela, però, dietro la fama di questo grande vino spumante?

immagine delle cantine sotterranee di Ferrari
Le cantine sotterranee di Ferrari, nelle quali il Giulio matura per ben 10 anni. Per questo grande vino il rémuage è manuale.

Innanzitutto, il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore è un Trento DOC prodotto con sole uve Chardonnay. Curioso scoprire come questo vino sia nato quasi per scommessa, in sordina: nel 1972 Mauro Lunelli, fratello di Franco e Gino, figli di quel Bruno che acquistò l’azienda dallo stesso Giulio Ferrari, creò poche migliaia di bottiglie dal miglior Chardonnay di proprietà, ulteriormente selezionato nell’ottica di puntare a qualcosa di realmente eccezionale. Fondato sulle migliori tecniche francesi e sul solo Chardonnay, come la tradizione del nome Ferrari comanda. Ma di tutto ciò non disse nulla ai fratelli fino al 1980, quando glielo fece assaggiare: fu trovato unanimemente eccezionale e lanciato di lì a poco in onore del fondatore, giusto a 15 anni dalla sua morte. Era nato il Giulio Ferrari, da quel momento in poi prodotto solo nelle annate eccezionali. Le uve Chardonnay provengono esclusivamente dal vigneto Maso Pianizza, situato a 550 metri di altitudine sulla riva sinistra del fiume Adige, un lieu-dit circondato dal bosco, esposto a sud/sud-ovest e piantato solo con la varietà bianca nella metà degli anni ‘60 col metodo della pergola trentina semplice a una densità di 4.500 piante ettaro. Alla fermentazione viene avviata solo la “prima frazione” del mosto e questa avviene in tini di acciaio con circa 6 mesi di affinamento sulle fecce nobili, cui segue un’ulteriore selezione dei vini prima dell’assemblaggio, del tiraggio e di ben 10 anni di maturazione sui lieviti. Dopo la sboccatura, il dosaggio è contenuto, sempre al di sotto dei 6 g/l, pertanto il Giulio Ferrari è un extra-brut.

Ruben Larentis, chef de cave di Ferrari
Lo chef de cave di Ferrari, Ruben Larentis, non solo un bravissimo enologo, ma anche un grande, vero appassionato.

In Champagne la 2002 è stata un’annata eccellente, in Italia no, anzi è stata un mezzo disastro. Ma in Trentino le cose sono andate diversamente, assomigliando più alla Francia, almeno nei vigneti Ferrari… Ecco l’analisi dell’annata fatta dalle Cantine Ferrari: “La scarsità delle precipitazioni nel periodo invernale è stata abbondantemente bilanciata da una primavera e un’estate molto piovose. Le precipitazioni, nettamente superiori alle medie stagionali, hanno condizionato anche le temperature ritardando la maturazione delle uve. Grazie alle puntuali operazioni a verde condotte dagli agronomi Ferrari si è tuttavia riusciti a contenere il vigore delle viti e mantenere un ottimo equilibrio vegetativo. La localizzazione in alta quota del vigneto di Maso Pianizza ha favorito la maturazione aromatica e ha permesso di mantenere la sanità delle uve. Lo Chardonnay è quindi riuscito a raggiungere un buon livello di maturazione zuccherina che, combinato con l’ottima acidità favorita dal clima fresco, lo ha reso ideale per una base spumante destinata a un lungo invecchiamento”.

Il risultato in bottiglia, dunque? Eccolo!

bottiglia di Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2002Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2002
100% Chardonnay
Gran bel naso davvero, certamente da vino importante, molto “champagnoso”, se mi si passa il termine… È grasso di burro, di nocciola, ma anche molto fresco su un versante decisamente minerale, oltre a note di panificazione, tostature, agrumi e fiori che riportano inequivocabilmente alla varietà. Bocca non da meno, croccante, ancora freschissima, giocata su un bellissimo sviluppo dinamico che porta evidentemente con sé un gustoso agrume mai acidulo (pompelmo), nuovamente le grassezza di frutta secca e i ritorni minerali. Non meno bella la bollicina, fitta e fine. Degna conclusione il finale, pulito e appagante di ampia e lunga persistenza. Complimenti.
Voto: 92/100

famiglia Lunelli
La terza generazione della famiglia Lunelli, che guida con abilità Ferrari dal 1952. Da sinistra: Matteo, Camilla, Alessandro e Marcello.

Marcello Lunelli ama dire che “non è facile essere un mito e continuare ad esserlo, annata dopo annata per oltre un secolo”: beh, ha ragione e il Giulio Ferrari ne è la prova più evidente. Da parte mia, confesso che in passato non ho mai capito appieno questo vino e, per questo, non sono mai riuscito ad apprezzarlo fino in fondo. Sbagliando, lo ammetto. Non a caso, ho anche scritto proprio qui di preferirgli l’ottimo Riserva Lunelli. Però, solo lo sciocco non sa rivedere le proprie convinzioni e così, con maggiore esperienza sulle spalle e, soprattutto, una degustazione condotta con maggiore attenzione, mi sono definitivamente convinto dell’eccellenza di questa bollicina, almeno di quella targata 2002. Insomma, sono rimasto piacevolmente colpito da questa bottiglia e mi riprometto di assaggiare al più presto anche altre annate in modo da rifarmi un quadro più completo. Per questo, oggi con il punteggio mi “fermo” per ora a 92/100. Non me ne vogliano Camilla e Marcello Lunelli… Ho già avuto modo di dire che la mia scala di punteggi è assoluta e non relativa (quindi vale per tutti i vini insieme e non solo per una Denominazione alla volta come fanno in molti, in troppi…), ma in questo caso, come ho detto, voglio prima farmi un’idea più precisa del Giulio Ferrari. Poi posso sempre ritornare sui miei passi, non ne ho timore.

PS: e il Riserva Lunelli? Mi piace sempre, tantissimo, ma, alla luce di questo assaggio, mi sento di dire che il Giulio è un vino più complesso, importante, profondo, mentre il Riserva uno più immediatamente piacevole. Tra l’altro, ho proprio la nuova annata da assaggiare, quindi ne riparleremo presto!

42 commenti su “Giulio Ferrari 2002: onore al merito”

  1. Se proprio non si vuole lasciare solo sul trono questo grande vino (l’ho “solo” assaggiato all’ultimo Vinitaly), possiamo dire che per costanza qualitativa condivide il primato con la cuvée Anna Maria Clementi (bianco) di Cà del Bosco; gli altri seguono a distanza….
    Mi riprometto di godermene una bottiglia.
    Ma passando allo champagne le chiedo se Le risulta che tale Pierre Peters sia stato giudicato in Francia il miglior champagne.
    Un cliente dell’enoteca c/o cui mi rifornisco l’avrebbe appositamente ordinato, e il titolare l’altro giorno mi dice: – sai qual’è un grandissimo champagne, il tizio, che beve molto bene, ecc…ecc -.
    Da parte mia, confesso di non averlo mai sentito nominare, ho consultato sito e guida e mi sembra che, pur ottimo, non gli avete attribuito punteggi da capogiro.
    Vai a sapere……
    Grazie

  2. Non me ne vorrà l’amico Maurizio Zanella, ma al momento penso che il Ferrari abbia una spanna di vantaggio… Glielo confesso da champagnista irriducibile: questo Giulio 2002 mi ha veramente colpito.
    Per quanto riguarda Pierre Péters, si tratta di un ottimo produttore, ma da qui a dire che sia il migliore di Francia ne corre. Certamente, l’opera di Rodolphe Péters sta dando i suoi frutti, ma tra il bersi bene e l’essere il migliore c’è una bella differenza.

  3. …se posso, mi permetto di condividere l’affermazione della “spanna di vantaggio” del Giulia rispetto all’Anna Maria Clementi, anzi ne approfitto per ribadire un mio pensiero di sempre, il Giulio è la nostra bollicina nazionale migliore.

  4. M’inchino a chi li ha entrambi bevuti….
    Parlavo in generale, sulla base dei punteggi da anni assegnati dalle guide e dal fatto che in più di un’occasione il vino di Zanella ha vinto come migliori bollicine dell’anno.
    A proposito, mi ricordo che diversi anni fa il Gambero organizzò una verticale tra Dom Perignon e Giulio Ferrari e vinse, se pure di misura, lo spumante.

    1. Tutto è possibile, però… A ogni modo, non credo ai paragoni, men che meno se in verticale. Mi spiego: sono territori diversi, non ha senso il confronto. D’altronde, nessuno si sogna di confrontare Bordeaux e Bolgheri solo perché sono fatti entrambi con Cabernet e Merlot, giusto? E allora perché comparare Trento e Champagne solo perché entrambi sono rifermentati in bottiglia?
      O No…?

  5. Ho recuperato l’articolo.
    La degustazione si è svolta in novembre 2000 e, ricordavo male, è finita con un sostanziale pareggio; media del punteggio D.P.90,97 G.F. 90,71, su 7 annate 92-90-88-85-83-82-78.
    Da un pool di critici enologici tra i più accreditati, la maggior parte dei quali passati negli anni ad altre testate.
    L’obiettivo dichiarato era verificare sulla distanza di alcune annate la capacità di evoluzione del G.F. “-unico spumante italiano ad avere le carte in regola per un confronto in campo internazionale -“, e comunque misurare nuovamente lo stato dell’arte dei nostri migliori vini, dopo l’esperienza del confronto Solaia-Lafite Rothschild.
    Sfida dura anche perché il D.P. “- si è sempre espresso a livelli stratosferici anche con molti anni di vita alle spalle….-”
    Quanto per la cronaca.
    Circa la reale efficacia di questi paragoni – comunque intriganti – posso concordare con quanto lei sostiene più però che sul diverso territorio, sulle annate con andamento climatico inevitabilmente diverso da paese a paese e sui vitigni che compongono i vini, questo sì, come il D.P. Pinot nero e Chardonnay e il G.F. Chardonnay in purezza.
    Ma alla fin fine non saprei, sono un semplice appassionato, mi piacerebbe un ideale confronto sull’argomento con il collega Fabio Rizzari (cito lui perchè condivido – a differenza di altri giornalisti specializzati la sua ” visione del mondo” dell’universo vino).

    1. Sarebbe bello chiamare in causa Fabio, vediamo…
      Comunque, non me ne vogliano i Lunelli, ma nel confronto ci sono annate di DP stratosferiche come la 1990, la 1988, ma anche la 1985 e la 1982, quindi il sostanziale pareggio lo vedo improbabile, in tutta franchezza. Senza nulla togliere alla bontà, anzi all’eccellenza del Giulio…
      Poi, lo ribadisco, questi confronti hanno poco senso, per questioni di assemblaggio (PN e CH il Dom, solo CH il Giulio) e, soprattutto, di territori.

  6. Lei è disarmante!!
    Lo dico bonariamente, ovvio….
    Mette in riga colleghi e spumanti….(Rizzari era appunto l’organizzatore della degustazione)
    Per fortuna la sua ADESIONE TOTALE E SENZA APPELLO allo CHAMPAGNE – grande conoscenza ed esperienza sono scontate – consente a noi appassionati di avere degli importanti punti di riferimento – blog e guida – che prima mancavano nel panorama nazionale per questo vino.

    1. Troppo buono… grazie!
      Comunque, non voglio mettere in riga nessuno, ma dico semplicemente la mia: paragonare territori diversi solo perché accomunati dalla bollicine non è corretto. E poi non capisco come certe annate mostruose di DP non siano emerse alla grande.

  7. Sì, sono emerse…..
    In primis il 90 (punteggi altissimi) e l’88 dove in effetti il DP ha surclassato il GF.
    Il GF ha recuperato alla grande nel 83 e nel 78.
    Ottimi entrambi nel 82.
    Divisi i degustatori sul 85 circa il DP.
    Comunque, sono contento che anche il su citato collega concordi sul 2002 del GF come una delle migliori annate di sempre + grandissimo riserva Lunelli 2006.
    Qualcun’altro sbandiera invece il primato del Perlé Nero sul GF e sul Lunelli…..non sarà magari perché vince la struttura sulla finezza?
    Vede che alla fine i conti tornano??
    Nel senso che la sensibiltà che guida un palato che giudica un vino rosso non può essere diversa nel caso si giudichino delle bollicine, siano esse spumante o champagne.
    Perdoni l’invasione, poi mi taccio!

    1. Oddio, mi era sfuggito questo suo commento…
      Ma quale invasione, scherza? Io ho deciso di specializzarmi in bollicine, in particolari modo lo champagne, proprio per il motivo che dice lei tra le righe: chi è abituato a degustare i vini fermi, magari essendo anche un critico di riferimento, può trovarsi spiazzato con le bollicine. Le sensibilità di degustatore è sempre la stessa, ma cambia la preparazione. È un po’ come un pilota di rally e uno di Formula1: entrambi guidano macchine ad alte prestazioni ed entrambi hanno grande sensibilità (e abilità) di guida, ma con preparazioni diverse.

  8. Buona sera mi chiamo Gabriele e vorrei porle una domanda se le é possibile rispondermi. Abito nella zona a sud del lago di Garda e qui si producono Spumanti a metodo classico con uve Trebbiano in purezza, alcuni sono pas dosé di 60 mesi e prendono il nome di Lugana. Ne ha mai degustati e se si cosa ne pensa? La ringrazio anticipatamente sig. Luppetti e spero di nn aver sbagliato il posizionamento per questa mia domanda all’interno del vostro splendito sito..

    1. Buongiorno,
      sì, un paio di volte mi è capitato di assaggiarli ed erano anche piuttosto interessanti. La forza dell’Italia è di avere un’incredibile varietà di uve e di riuscire anche a spumantizzarle, a volte con risultati discutibili, a volte con altri molto buoni. Fermo restando che vanno evitati paragoni con lo champagne e con le più blasonate Denominazioni italiane… A ogni modo, ricordo un Olivini millesimato e non dosato davvero degno di nota. Tra l’altro, il non aggiungere il dosaggio solitamente mi trova contrario, ma con questa tipologia sembra invece funzionare…

  9. Grazie per la risosta non avevo fatto nomi, ma mi riferivo proprio ad Olivini e Ca Majol. Certo al cun paragone nn ha senso sarebbe come dire se sia piú buono il prosciutto cotto o crudo..Eppure entrambi son prosciutti. Mi scusi per la metafora grossolana, ma qui molti ancora pensano che non ci sia differenza tra Prosecco e Franciacorta e che Ferrari abbia solo il nome, comunque a pienamente ragione nel sostenere che i confronti tra bollicine debbano essere fatti solamente tra vini prodotti, anzi creati nella stessa zona… la ringrazio nuovamente per la sua esperienza che ci regala a noi o almeno a me che certi capolavori posso solo sognarli!!! Buona sera

    1. Ha perfettamente ragione! Oggi il problema è proprio che sotto il cappello di “bollicine” si infila di tutto, quando invece andrebbero fatte nette differenze. Magari, piano piano ci riusciremo…
      Grazie a lei!

  10. Devo ammettere che mi ritengo ormai un estimatore di questo assoluto rappresentante delle bollicine italiane, ho degustato nel tempo tutte le sue declinazioni dai primi anni 90 in poi (grazie anche alle recenti sboccature delle “triadi” immesse sul mercato dalla stessa Ferrari)… Nelle scorse settimane ho avuto il piacere di assaggiare l’ultimo arrivato di cui state parlando e l’impressione piu’ eclatante che ho avuto e’ stata di un ulteriore passo in avanti verso una qualita’ indiscutibile; naso eccezionale (un tostato “caffèttoso” che, consentitemelo, mi ricorda il Dom Perignon…) e una “matura” complessita’ che si nota anche in bocca, fresca, persistente e per nulla acidula; ecco, forse per questa non marcata acidita’ magari non prevedo una longevita’ particolare per questa annata, ma tutto va a favore di una bevibilita’ straordinaria!! p.s.: sono assolutamente d’accordo con lei nel confronto con l’AnnaMaria Clementi, ne avevamo gia’ parlato all’uscita del Rose’ e ribadisco quanto detto… Cari Saluti!

    1. Eccellente valutazione e complimenti per l’approfondita conoscenza di questa grande bottiglia Ferrari!
      A proposito, la longevità di un vino (nel caso faccio l’esempio dello champagne) non è figlia dell’acidità, come dimostrano grandi annate come la 1959 o, più recentemente, la 2003, dalla quale avremo grandi sorprese in futuro… È la ferma convinzione di Benoit Gouez, chef de cave di Moët, ma di questo parlerò tra un po’ di tempo su questo sito.

  11. Buongiorno ho una domanda da porle se poú cortesemente rispondermi. Ieri ho acquistato una bottiglia di Ferrari perlé rosé ed era nella sua scatola poi a casa aprendola ho notato che la sboccatura risale al 2008… É quindi giá “vecchio” ? E se lo é sará ancora buono? La ringrazio Sig. Luppetti

    1. Buongiorno a lei,
      in effetti si tratta di una sboccatura un po’ datata, ma non direi che è “già vecchio”, questo no. Però, non ha avuto modo di vedere l’annata? I Perlé Rosé sono millesimati e, a occhio e croce, la sua bottiglia dovrebbe essere un 2002, visto che questo rosé passa 5 anni sui lieviti. A ogni modo, se la bottiglia è stata ben conservata, all’apertura lei potrebbe avere bellissime sorprese, a patto le piacciano i vini spumanti morbidi e un po’ maturi. Personalmente, credo che sarà una bella bottiglia, sempre, lo ripeto,a patto che gliela ha venduta l’abbia conservata correttamente.
      Mi faccia sapere, sono curioso…

  12. Grazie! Allora l’anno del perlè rosé é il 2003 e visibilmente anche se nn conta poi molto é perfetta… Io per ora l’ho riposta nella mia cantinetta a temperatura costante di 10° e prima d’aprirla me la contemplo un pochino… Ho un’adorazione per i Ferrari!!! Certo che ora sono curioso anch’io e la condividerei volentieri con lei, la seguo sempre sul sito e la sua parola per me é legge! Ed a riguardo di questo le vorrei porre un’altra domanda, come funzionano le valutazioni il punteggio m’intendo. Le spiego il motivo di questo interesse, ho letto che Luca Gardini ha dato un punteggio appena diverso dal suo al Giulio Ferrari 2002… Sono 2 punti in piú quelli che aggiudica Gardini, forse la differenza é minima o 2 punti sono molti? Perdoni la curiositá e se le capita di passare dalle parti di Desenzano del garda, io abito a pochi km le offrirei davvero la possibilità di scopriro di persona il carattere di questa sboccatura… Buona sera e grazie ancora

    1. Grazie delle splendide parole e… dell’invito! Anche se, purtroppo, sarà molto difficile…
      E mi faccia sapere quando godrà questo Perlé Rosé.

      Poi mi chiede del punteggio… Ahi, argomento spinoso! E mi spiego. La maggior parte dei critici utilizza un punteggio relativo, pertanto calibrato su quella categoria di vino. Il che significa che un 90/100 assegnato, ad esempio, a uno champagne non è lo stesso 90/100 assegnato a un Franciacorta. Perché lo fanno? Per non essere costretti ad assegnare a molti vini punteggi bassi, anche ben sotto gli 80/100. Secondo me, però, è una scelta pericolosa, perché così il consumatore pensa: “beh, quello vale 90/100, questo pure quindi sono uguali!”. Ma non è così…

      La scala dei punteggi deve essere assoluta, quindi se un vino vale 90/100, quei 90/100 sono tali sempre e comunque.
      Per quanto mi riguarda, ragiono così: 90/100, come mi insegnò giustamente Maurizio Zanella diversi anni fa, rappresenta uno spartiacque. Quindi, sotto ci sono vini tra buoni e molto buoni, sopra quelli che si ricordano. E sopra i 90/100 i punti iniziano a pesare molto, perché c’è solo un range di 10 punti prima di arrivare al 100, quindi alla perfezione assoluta. Pertanto, per me un vino da 90/100 è già notevole, poi, salendo, ci si muove pian piano verso l’eccellenza assoluta.
      È per questo motivo che i punteggi sopra i 90/100 vanno assegnati con parsimonia e “cum grano salis”.
      Per rispondere alla sua domanda, dunque, 2 punti sopra i 90/100 sono tanti, sì.
      A presto

  13. Oggi ho festeggiato il compleanno di mio figlio (1anno), ho voluto brindare con qualcosa di speciale e ho pensato al top (il Giulio) ovviamente, un vino semplicemente delizioso e molto “francese”, peccato per chi l’ha bevuto come un Gancia da panettone.

  14. Volevo una sua opinione e consiglio sul vino comprato nei supermercati.La domande è come qualità sono paragonabili alle bottiglie comprate nelle enoteche,visto il prezzo quasi sempre inferiore all’ enoteca?Cordiali saluti,
    Massimiliano

    1. Annosa faccenda quella del confronto tra le grandi distribuzioni e le enoteche. Come fa notare giustamente lei, a vantaggio delle prime c’è sostanzialmente il prezzo e, salvo il caso della catena Esselunga (che offre un’ampia scelta e in alcuni casi perfino il sommelier), solo quello. L’enoteca, invece, oltre a garantire una scelta ben diversa, nel senso che certe bottiglie si trovano solo qui, offrono un servizio, che significa consigli, disponibilità di annate precedenti, sostituzione di bottiglie difettose e una conservazione più attenta. Poi, per carità, difficile dire di no ad alcune bottiglie “importanti” trovate nella GDO a prezzi estremamente competitivi, ma non si tratta certo della norma…

  15. Ho diverse bottiglie di giulio 2000-2001-2002 se correttamente conservato quanto puo vivere dopo la sboccatura? 5-6 anni? Alcuni dicono 10, non vi è il rischio che perda la bolla? Grazie

    1. Si tratta delle ultime annate (se non ricordo male, sta uscendo solo ora la 2004), quindi nel suo caso non c’è pericolo alcuno di perdita delle bollicine. Con il tempo questa si mitiga, è ovvio, ma ben oltre i 10 anni dopo il dégorgement, anche se varia da caso a caso.
      Saluti

  16. Buongiorno. Mi sa dire del Riserva Bruno Lunelli 1995 Riserva (Bottiglia speciale). L’ho acquistato di recente, è da bere o si può conservare ancora. Grazie .
    Saluti
    Calogero

  17. Buonasera Alberto,
    ieri a pranzo ho aperto prima un Ferrari Perlè Rosè del 2008, con sboccatura 2014, che si è confermato sui suoi soliti livelli. Fresco e maturo al tempo stesso, vivace ed elegante, perlage finissimo. A mio avviso il miglior rosè italiano, almeno di quelli da me provati sinora.
    In seconda battuta ho aperto un Giulio Ferrari del 2002, sboccatura 2013.
    Premesso che era la prima volta che lo bevevo, è stata una completa delusione.
    La prima sensazione che abbiamo avuto io ed il mio amico è stata: “ma sembra un vino da dolce!”
    Risultava completamente scarico, stanco, pesante ed opulento, sembrava un vino già a fine corsa, se non ben oltre, lasciato in cantina 50 anni… e, poi, seppure fosse un brut, sembrava un doux!
    Ho bevuto champagne e spumanti rimasti anche 20 anni sui lieviti, adoro i vini maturi, ma questo era ben altro.
    La cosa che mi lascia perplesso è che la conservazione è stata ottimale, perchè l’ho acquistato nel 2014 presso le Cantine Ferrari e l’ho messo subito in cantina climatizzata per tre anni.
    A differenza del Giulio, conosco bene tutti gli altri vini del Fratelli Lunelli e devo dire che al momento li preferisco di gran lunga a Giulio.
    Ne ho altre 5 bottiglie dell’annata 2002, oltre ad un’altra decina tra la 2004, 2005 e 2006. Spero non siano la stessa delusione…
    Lei cosa dice?

    1. Premesso che anche io, a gusto personale, in casa Ferrari preferisco i Perlé Rosé, il Perlé Bianco e il Riserva Lunelli, trovo comunque strano che un Giulio piuttosto recente fosse in quelle condizioni. Pertanto le chiedo: il tappo era a posto? Non nel senso di gusto ‘bouchonné’, ma se fosse un po’ troppo asciutto. Sembra, infatti, come se fosse entrato dell’ossigeno e abbia ossidato prematuramente il vino…
      Se la sente di provare una seconda bottiglia?

  18. Devo dire che, appena stappato, il tappo mi sembrava a posto, ma verificherò meglio avendolo tenuto da parte e augurandomi che sia dipeso da quello.
    La mia intenzione era di aprirne una all’anno in occasione del compleanno di mio figlio Giulio (da cui la scelta), per verificarne ed apprezzarne l’evoluzione e l’invecchiamento negli anni.
    Ma a questo punto, mi vedo obbligato ad aprirne subito un’altra, in occasione delle prossime festività, per accertare se si è trattato del tappo o meno.
    Comunque Le farò sicuramente sapere le prossime impressioni posto che, nel malaugurato caso che dovesse confermarsi una delusione, per il compleanno di mio figlio tornerò ai top francesi!

    1. Magari un tappo un po’ asciutto (e stretto) del solito nona tira l’attenzione e sembra in ordine, invece l’asciuttezza deve far scattare un campanello d’allarme…

      1. Buongiorno Alberto, oggi ho concesso la seconda occasione al Giulio Ferrari 2002,sboccatura 2013, e devo dire che rispetto alla scorsa volta è andata molto ma molto meglio. Prima però ho aperto un Ferrari Perlé del 2008, sboccatura 2014 e, non solo non ha sfigurato, ma l’ho quasi preferito al Giulio. A questo punto posso dire che, al momento,il Giulio è una gran bottiglia, ma in casa Ferrari preferisco i Perlé e la riserva Lunelli. Però ho un’altra dozzina di Giulio annate 2002,2004,2005 e 2006 da provare e vedremo in seguito se mi sorprenderanno o meno…

        1. Ho paura che… la pensiamo allo stesso modo!
          😉
          Invece, sulla faccenda del Giulio, mi fa piacere, perché sarebbe stato troppo strano…

          1. Credo che la pensiamo allo stesso modo su molte cose in fatto di bollicine…
            Vedasi Trento quale miglior zona in Italia per far bollicine; Champagne che è la miglior zona al mondo per far bollicine; preferenza nello champagne dello chardonnay al pinot nero o meunier.
            Sbaglio?
            Senza considerare la comunanza in fatto di gusti per gli stessi champagne…
            A questo punto devo dire che una serata insieme per condividere una degustazione di champagne potrebbe essere estremamente piacevole ed interessante!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *