Dom Ruinart 2004 in anteprima

Dom Ruinart 2004

Ancora non abbiamo apprezzato fino in fondo l’eccellente Dom Ruinart 2002, recensito in Grandi Champagne 2014-15, che ecco profilarsi all’orizzonte il Dom Ruinart 2004. Ma ci vorrà ancora un po’ di tempo per vederlo qui in Italia, perché, ovviamente, il 2002 è senza dubbio uno dei grandi della serie e, per questo, merita ancora spazio e attenzione. Pertanto, la mia è una vera e propria avant-première per la quale ringrazio pubblicamente di cuore Frédéric Panaïotis, chef de cave della più antica maison di champagne e autentico talento. 

Frédéric Panaïotis
Frédéric Panaïotis, chef de cave di Ruinart, è considerao uno dei più grandi talenti di Champagne.

Il Dom Ruinart è non solo uno dei grandi blanc de blancs, ma è il vino di punta della maison. Nacque nel 1959, per rendere omaggio a Dom Thierry Ruinart, zio del fondatore e primo ambasciatore al mondo dello champagne, e fu lanciato solo dieci anni più tardi, dopo una lunga maturazione sui lieviti. Non solo simboleggia il forte legame di Ruinart con lo Chardonnay, l’uva più preziosa di Champagne, ma è un vero e proprio esercizio di stile su questa varietà. Infatti, i grappoli non provengono soltanto dalla Côte des Blancs, ma anche dalla Montagne de Reims e il perché lo spiega lo stesso Panaïotis: “molti appassionati immaginano che lo Chardonnay prosperi solo nella Côte des Blancs, anche se questa zona ne rappresenta indubbiamente la patria. Invece, una buona parte di Chardonnay si trova pure nella Montagne de Reims, soprattutto nei villaggi Premier Cru, ma anche in alcuni Grand Cru come Sillery e Puisieulx. Poiché Ruinart si trova a Reims, storicamente abbiamo sempre impiegato queste uve, che poi sono per noi molto più vicine rispetto a quelle Côte des Blancs. A ogni modo, lo Chardonnay della parte nord della Montagne de Reims è più corposo, potente e addirittura più strutturato, con un interessante profilo aromatico di nette note agrumate rispetto al più magro, floreale e minerale della Côte des Blancs. Quindi i due sono in realtà complementari, per questo li impieghiamo entrambi nel Dom Ruinart. Anche perché insieme sanno invecchiare magnificamente”. Pertanto, pur essendo un blanc de blancs, il Dom Ruinart è in realtà un sofisticato assemblaggio. Ancora Panaïotis su questo concetto: “entrambi i nostri Chardonnay in purezza, il non millesimato e il Dom Ruinart, sono in fin dei conti assemblaggi: di diverse annate (normalmente 3) e di 15-20 crus il primo, di 6-9 Grand Cru il secondo. È la dimostrazione che i concetti di varietà in purezza e di assemblaggio non sono incompatibili”.

champagne Dom Ruinart 2004
Dopo gli ottimi 1998 e 2002, si profila all’orizzonte un altro grandissimo Dom Ruinart…

Non a caso, ciascuna annata di Dom Ruinart è diversa nella composizione e, per la 2004, abbiamo il 69% di uve della Côte des Blancs (nel 2002 quotavano invece il 72%) dei villaggi di Choully, Avize e Le-Mesnil, mentre il resto proviene dai villaggi della Montagne di Sillery e Puisieulx.
La fermentazione avviene in tini di acciaio inox termoregolati, la malolattica è sempre svolta e la maturazione sui lieviti non è mai inferiore agli 8-9 anni.
Al termine viene applicato un dosaggio che è stato man mano ridotto dallo chef de cave, 5,5 g/l nel caso di questo 2004 (era 6,5 g/l nel 2002).

Per chi non lo sapesse, infine, il Dom Ruinart è anche Rosé.

guida champagne “Grandi Champagne 2014-15”
Nella guida “Grandi Champagne 2014-15” il Dom Ruinart 2002 ha conquistato i 94/100, così come il 2004 in questa anteprima. Chissà cosa ci aspetterà nella prossima edizione della guida…

Dom Ruinart 2004

100% Chardonnay
bottiglia Dom Ruinart 2004Che naso! Opulento ma elegante allo stesso tempo, assolutamente blanc de blancs, ma di che blanc de blancs si tratta! È una perfetta e riuscitissima fusione di note fumè, tostature, grassezze di nocciola, frutta a pasta bianca, fiori ancora bianchi, legni pregiati e, quale ciliegina sulla torta, la mineralità, invero un po’ meno evidente rispetto ad annate passate. Insomma, un vino veramente complesso e articolato. È la bocca, invece e semmai, a tradire la giovinezza – si tratta pur sempre di un assaggio in anteprima – solida, concentrata, asciutta, ma ancora non perfettamente distesa e con una leggerissima nota verde. Gustose le note di ananas e di agrumi, sempre accennate, notevoli la bollicina, la pulizia palatale e la persistenza in chiusura, su note di polvere di caffè. Come i grandi 2004, sa abbinare grande eleganza a spiccata gradevolezza, ma tra i 2004 sarà uno dei più grandi in assoluto!
Voto: 94/100

Il Dom Ruinart è uno champagne che conquista già da solo, ma, a mio avviso, si esalta a tavola, rivelandosi anche estremamente versatile. E, visto che siamo proprio nel pieno della stagione dei funghi, lo affiancherei a questa squisita creazione dello chef Arcangelo Tinari del ristorante stellato Villa Maiella: Tortino di porcini con guanciale di maiale nero, cipolloto e piccoli funghi porcini arrosto. Una goduria…

abbinamento champagne e funghi
Perfetto l’accostamento con la creazione a tema funghi porcini di Arcangelo Tinari.

Per tutta la settimana sarò in Champagne a dare un’occhiata da vicino alla vendemmia, pertanto il secondo appuntamento settimanale del giovedi con LeMieBollicine non ci sarà. Riprenderà, dunque, lunedi 22 settembre, con interessanti degustazioni direttamente dalla Regione…

Potrete, però, seguirmi in diretta nella neonata pagina Facebook di LeMieBollicine, nella quale pubblicherò costantemente news e rumors, o per mezzo di Twitter @albertolupetti

Gli champagne Moët & Chandon sono distribuiti in esclusiva da:
Moët Hennessy Italia – tel. 02/6714111 – www.moethennessy.it

2 commenti su “Dom Ruinart 2004 in anteprima”

  1. Gentile Alberto,
    Innanzitutto la ringrazio vivamente per le sue recensioni, davvero coinvolgenti e stimolanti.

    In merito al Dom Ruinart 2004, crede sia uno champagne adatto all’invecchiamento o suggerisce di stapparlo già adesso? Sono stato sempre un po’ “impaziente” riguardo alle bollicine, ma leggendo i suoi articoli mi sono deciso a voler dimenticare qualche bottiglia in cantina. Se non la 2004, c’è qualche annata in particolare che suggerisce?

    Grazie ancora di renderci così partecipi e condividere con noi lettori questa sua grande passione.

    Cosimo

    1. Grazie a lei!

      Beh, la 2004 è un’annata da “immediata piacevolezza”, quindi da godere sin d’ora. Per carità, gli champagne di quest’annata possono anche invecchiare, ma non credo a lungo come, ad esempio, quelli della 2002…

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