Moët & Chandon Grand Vintage Collection 1990: uno champagne eccezionale, anche con il sigaro

Maison Moet & ChandonIn occasione del lancio del Grand Vintage 2003, il millesimato di Moët & Chandon, fu presentato anche un nuovo programma. La maison di Epernay, conscia della ricchezza della propria œnothèque, la riserva dei millesimati prodotti negli anni e costruita con grande lungimiranza, decise di condividere anche con gli appassionati – e non solo con i fortunati ospiti della maison – parte di questa riserva eccezionale, che si spinge indietro fino agli ultimi anni del’800.

Alberto Lupetti con Cristiano Talassi, Brand Director Moët in Italia
L’autore (Alberto Lupetti) con Cristiano Talassi, Brand Director Moët in Italia, nella cantine della maison a Epernay, dove è conservata quella che è senza dubbio la più ricca œnothèque della Champagne.

Nacque così la Grand Vintage Collection, la riproposizione sul mercato, anche se in piccole quantità, dei vecchi millesimati Moët, in modo da dare la possibilità a un buon numero di appassionati di vivere quell’esperienza unica che è l’assaggio di uno champagne maturo, uno con non meno di 15 anni sui lieviti. Inoltre, i Collection rifermentano – e poi rimangono a maturare – esclusivamente con la bottiglia tappata con il sughero (bouchon liège) in luogo di quello tradizionale di metallo, il che garantisce un particolare processo ossido-riduttivo a partire dal quinto anno e un’ottimale autolisi dei lieviti, che donano al vino particolare ricchezza e profondità. Ovviamente questo comporta che rémuage e dégorgement siano rigorosamente manuali.

Benoît Gouez, chef des caves di Moët & Chandon
L’eclettico chef des caves di Moët & Chandon Benoît Gouez.

Ebbene, nel 2008 sono state proposte le annate di Collection 1995, 1990, 1976 e 1959, sia in bottiglia sia in magnum, mentre lo scorso anno, in concomitanza con la presentazione del Grand Vintage 2002, lo chef de caves Benoît Gouez ha stavolta selezionato i Collection 1992, 1982, 1975 e 1964. Di questi ultimi, in Italia è per ora disponibile solo il primo, che trovate recensito nella guida “Grandi Champagne 2012”. L’habillage della bottiglia è nella tradizione della linea Grand Vintage, ma l’etichetta è esclusiva: rappresenta la copia fedele del cartellino scritto con il gesso che nelle cantine sotterranee identifica le vecchie annate conservate sur pointes nella œnothèque.

Degli otto Collection proposti finora, ritengo che il 1959 e il 1964 si contendano il gradino più alto del podio, incredibilmente fresco e rotondo il primo, più profondo e sofisticato il secondo, ma ce n’è anche un terzo che può insediarli alla lunga per via del suo essere più immediatamente godibile e succulento, nonché più facilmente reperibile, il 1990.

Il Grand Vintage Collection 1990. Eccellente Champagne di Moet & Chandon
Moët & Chandon Grand Vintage Collection 1990.

In Champagne, la 1990 è stata un’annata eccellente, certamente la migliore fino a oggi dal 1970. Lo champagne fu firmato dallo storico chef des caves Dominique Foullon, all’epoca responsabile tanto di Moët quanto di Dom Pérignon, e al momento del lancio, di quello che all’epoca in casa Moët si chiamava Vintage 1990, ebbe modo di dire: “è uno champagne fruttato ampio e morbido, con finale fresco per un vino solido dominato dal Pinot Noir”. L’assemblaggio, infatti, è composto dal 50% di Pinot Noir, 40% di Chardonnay e dal 10% di Pinot Meunier.

Questo Moët Chandon Grand Vintage Collection 1990 già al naso evidenzia senza mezze misura l’identità tipica dei grandi millesimati della maison, anche se inizialmente sembra selvaggio. Invece si fa via via sempre più minerale di roccia marina, con spunti iodati. C’è tanta freschezza a incorniciare una materia prima importante che svela intense note di pietra focaia profonde, dense, affascinanti, che virano man mano verso la terra bagnata. La bocca è piena di vitalità e allo stesso tempo fine, poi emerge il frutto che ricorda il kiwi, elegantissimo, con finale di netta e affascinante mineralità, che è la firma di questa etichetta. Potremmo definirlo carnoso, impreziosito da una bollicina finissima e, curiosamente rispetto a quanto rilevato all’epoca dallo chef des caves, oggi profondamente segnato dalle note dello Chardonnay. Un grande champagne, anzi gradissimo.

Voto: 94/100 – Bottiglia

Voto: 95-96/100 – Magnum

Il Grand Vintage 1990 al momento del lancio
Il Grand Vintage 1990 al momento del lancio, presso l’esclusivo Château de Saran, già residenza di Jean-Rémy Moët.

E proprio due magnum di questo eccezionale champagne sono state protagoniste di un abbinamento non molto comune ma di grande soddisfazione: con il sigaro Avana. Non sono molti gli champagne che si prestano bene a questo accostamento, come non sono molti i sigari “da champagne”, ma il Grand Vintage Collection 1990 è uno di questi, come puntualmente confermato dallo stesso chef des caves Benoît Gouez e dal grande appassionato di Avana Jean Berchon, già Direttore del Patrimonio Moët & Chandon e oggi Advisor del Presidente. Sono stati loro ad aver gentilmente messo a disposizione del sottoscritto le magnum per l’abbinamento, che poi ha coinvolto il cigar club campano “Amicigar Campania Felix” per la parte “fumosa”.

Il sigaro Selectos Finos di La Escepcion
Il Selectos Finos di La Escepcion, esclusivo per il mercato italiano

L’occasione è arrivata pochi giorni fa per presentare la guida “Grandi Champagne 2012” agli associati del club, in una serata abilmente organizzata da Antonio Peraino e Gino Iannillo, che hanno scelto un sigaro inedito per l’abbinamento, il Selectos Finos di La Escepcion, tecnicamente una vitòla “Parejo” che misura 166 mm di lunghezza (largo) per un diametro (cepo) di 38 (non in mm, però, ma 64mi di pollice).

Antonio Peraino, presidente di Amicigar Campania Felix
Antonio Peraino, presidente di Amicigar Campania Felix

Lascio a Peraino la presentazione del brand riportato in vita da Habanos SA e dello stesso sigaro: “La Escepcion, una marca rispolverata da Diadema (l’importatore esclusivo per il nostro Paese, N.d.R.) per il mercato italiano, è stata fondata nel 1850 da Josè Gener y Batet – che solo 10 anni dopo fondò anche la più conosciuta Hoyo De Monterrey -. La produzione è andata avanti con successo fino agli anni ’80, per poi scomparire nel 1989. La prerogativa di questa nobile marca fu quella di produrre sigari di cepo fino con forza molto pronunciata.

Il Selectos Finos è il sigaro che tutti attendevamo da anni, il sigaro che tutti, almeno per qualche volta, abbiamo desiderato fumare. Riproposto con una “anilla” rivisitata, questo Avana si presenta con una fascia setosa e liscia, priva di venature e con una costruzione a dir poco perfetta. Al tatto, il riempimento si presenta regolare, anzi direi perfetto, tale da lasciar presagire un tiraggio come piace a noi appassionati, non eccessivo, caratteristica che, purtroppo, oggi riscontriamo sempre meno per facilitarne la fumata ai meno esperti. A crudo i sentori di tabacco sono intensi come il pepe e il legno. All’accensione, la partenza è immediata e va avanti fino al 1° terzo, molto pepato, con una forza che, in questi ultimi anni, abbiamo riscontrato in pochi sigari. Direi che, magari contrariamente ad altri ottimi sigari, il Selectos ha concesso una sola evoluzione, per cui sarebbe errato parlare di 3 terzi, bensì di un sigaro la cui virata si presenta solo verso la metà. Infatti, con piacevole sorpresa, il Selectos diventa ancora più forte, sprigionando aromi intensi di cacao nero, caffè e legno; il fumo, denso e ricco, lascia un meraviglioso sentore di ligero (una delle tre varietà di tabacco utilizzato a Cuba per il riempimento, N.d.R). La combustione è perfetta, segno che, oltre alla costruzione, anche le condizioni di conservazione sono state ottime, e la stessa produce una cenere grigio scuro, compatta ed uniforme. Il tiraggio, come dicevo prima, è perfetto per noi appassionati, un po’ stretto, da esperti fumatori”.

Grand Vintage Collection 1990 e il sigaro al suo fianco
I due protagonisti di razza dell’abbinamento.

Un sigaro di grandissima stoffa, infatti, che al fianco del Grand Vintage Collection 1990 ha dato risultati eccellenti. La freschezza dello champagne lasciava la bocca costantemente pulita e arrotondava la forza del sigaro, mentre quest’ultimo, da par suo, sembrava quasi esaltare la carnosità del vino e la componente di Chardonnay, per un risultato complessivo estremamente piacevole.

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