Louis Roederer Brut Premier: perché è il migliore

louis roederer brut premier

Prendo spunto dal bello e non meno costruttivo commento dell’appassionato Paolo Salustri dopo la Masterclass Louis Roederer per parlare del sans année della maison di Reims, il Brut Premier. Non ho mai fatto mistero del fatto che lo ritengo il migliore di questa diffusissima categoria di champagne e i fatti sembrano darmi ragione. Certo, è insidiato da vicino dal Brut Réserve di Charles Heidsieck, nonché dalla Cuvée Prestige di Collard-Picard e dal Brut L-P, ma alla fine il Roederer rimane sempre sul gradino più alto del podio. Ne è stata la dimostrazione lampante anche l’ultimissima edizione del “Salotto dello Champagne”, tenutosi pochissimi giorni fa a Vernole (LE) presso l’ottimo ristorante Don Fausto: la prima parte della degustazione vedeva proprio i primi tre champagne citati, tutti in magnum, mentre, il giorno prima, la Masterclass Laurent-Perrier aveva già permesso agli appassionati di cimentarsi con il quarto di questi champagne, sempre in magnum. Ebbene, gusti personali a parte, tutti hanno riconosciuto un leggero vantaggio al Louis Roederer.

habillage Brut Premier
L’evoluzione dell’habillage del Brut Premier negli ultimi anni. La qualità, invece, è sempre la stessa. Elevatissima.

Più articolato il commento di Paolo Salustri, che loda il rigoroso fil rouge di tutta la gamma della maison, esalta la magnificenza del Cristal Rosé 2002, ma soprattutto dice che “…ma quello che mi ha colpito di più è stato il primo sans année: è stato questo che mi ha trasmesso, paradossalmente più del Cristal Rosè, la grandezza di questa maison. L’ho trovato a dir poco eccezionale per il prezzo che ha. Mi sto chiedendo ancora come si possa fare a 40 euro uno champagne simile, vuol dire che dietro c’è un lavoro straordinario che non lascia niente al caso, un desiderio di stupire in tutto fin nei minimi particolari…”. Insomma, il Brut Premier non solo piace, ma conquista, confortando definitivamente il mio giudizio. Ma cosa si nasconde dietro questo champagne?

 vins de réserve conservati in botte

foto storica della conservazione in botte dello champagne
I vins de réserve sono conservati in botte. Ma non si tratta di una scelta attuale, bensì di una tradizione secolare…

Il Brut Premier rappresenta, proprio in quanto classico sans année, il biglietto da visita della maison, l’emblema del suo stile. Ciò nonostante, è l’unico champagne della gamma prodotto con uve conferite, che pesano circa il 40%. Queste sono fermentate in acciaio e, a differenza della tradizione Roederer, svolgono sempre la malolattica; su quelle di proprietà, invece, la malolattica non viene svolta e una parte di queste (10%) ha fermentato in legno. Nell’assemblaggio, però, figura anche il 33% di vins de réserve addirittura di 5-7 annate e questi vini rappresentano il ‘tesoro’ di Roederer: sono conservati in 150 botti grandi (tra 40 e 96 hl) di legno delle migliori foreste d’Europa, in modo da diversificare il carattere e dare modo allo chef de cave Jean-Baptiste Lécaillon di combinare in maniera ancora più sfaccettata il mosaico. Sono così importanti, questi vins de réserve, da essere conservati in un’apposita stanza al livello -1 della cantina, una stanza climatizzata, con ben precisi valori di temperatura e umidità e ricambio d’aria tre volte al giorno. Da notare che, a differenza di altre maison, Roederer non ha riscoperto recentemente il legno, ma ha da sempre conservato le riserve in botte grande. È una questione di rispetto della tradizione, così come il fatto della maloalttica e della viticoltura naturale. Il Brut Premier, che è un assemblaggio di 40% di Chardonnay, 40% di Pinot Noir e 20% di Pinot Meunier, matura tre anni sui lieviti e, dopo il dégorgement, è dosato a 9,5 g/l; dopo l’aggiunta delle liqueur riposa inderogabilmente altri tre mesi in cantina.

chef de cave Jean-Baptiste Lécaillon
Da oltre 15 anni l’eccellenza del Brut Premier si deve a quest’uomo, lo chef de cave Jean-Baptiste Lécaillon!

In effetti, ha ragione l’appassionato Salustri, che trova a dir poco competitivo il prezzo di questo champagne (sui 45 euro) considerando l’eccellente lavoro che c’è dietro… A dirla tutta, è un sans année di fascia alta, di valore assoluto e di prezzo, ma è indubbio che il cosiddetto rapporto qualità/prezzo qui raggiunge vette altissime. Insomma, con questa bottiglia i soldi risultano per l’appassionato particolarmente ben spesi, in quanto la contropartita in termini di soddisfazione è altissima. E non è cosa da poco. Ma non vorrei farne un mero discorso di denaro… Non a caso, ancora Salustri ne fa notare la piacevolezza, l’assoluta coerenza stilistica con i millesimati Roederer, l’essere assolutamente rappresentativo di questa maison. Tra l’altro, invecchia in maniera a dir poco straordinaria, così se da giovane è più fresco, teso, più giocato su un versante agrumato, dopo un paio di anni si fa rotondo, grasso, tostato, profondo, perfettamente bilanciato. Allora sì che è veramente irresistibile… Ma l’aspetto più importante di questo champagne è la rocciosa costanza, tanto in termini di personalità, quanto di qualità. Una sicurezza, in altre parole, ed è forse questo il suo vero punto di forza.

Pertanto, serietà e rispetto della tradizione, grande materia prima e savoir-faire d’eccezione, soprattutto la consapevolezza di rappresentare anno dopo anno il nome Louis Roederer sul mercato (più del Cristal…) permettono a questo champagne di fare costantemente centro. Con tutti, appassionati e semplici consumatori.

Bene, ultimamente qui su LeMieBollicine abbiamo fatto una bella scorpacciata di Louis Roederer, quindi per ora basta di parlare di questa maison. Anche perché corro il rischio che qualche buontempone dica che sono stipendiato da Frédéric Rouzaud… Nel caso, non potrei che rispondere: magari!

magnum champagne Brut Premier
Se in bottiglia il Brut Premier è una garanzia, in magnum è una goduria.
Gli champagne Louis Roederer sono distribuiti in esclusiva da:
Sagna – tel. 011/8131632 – www.sagna.it

27 commenti su “Louis Roederer Brut Premier: perché è il migliore”

  1. Che bello, ne ho proprio una bottiglia (non magnum) in cantina, non vedo l’ora di aprirla. Tra l’altro si trova facilmente sui 35€. Seguendo la guida ho comprato una serie di sans année, per ora (gusti da principiante), mi ha colpito il Delamotte, non mi ha esaltato il L-P, mi ha piacevolmente sorpreso il Ruinart (che mi sembra di capire è un’altro non considerato “benissimo” dalla critica).
    Alberto ieri ho bevuto un Pommery Cuvée Louise 1999, cosa ne pensi? A me è piaciuto anche se mi pare il naso prometta molto mentre la bocca mi è sembrata leggermente meno espressiva.
    Grazie come sempre per lo splendido sito e se organizzerai una degustazione in quel di Firenze sarò sicuramente presente!
    Giovanni

    1. Buongiorno Giovanni,
      beh, 35 euro è un affare: magari a trovarlo a quel prezzo! Però, visto che riesce a trovarla a questo prezzo, si goda la bottiglia che ha e… ne prenda un’altra!
      Delamotte: negli ultimi anni i non millesimati sono migliorati tantissimo e la loro piacevolezza inizia a conquistare.
      L-P: dei brut sans année di cui stiamo parlando è quello maggiormente prodotto, ma è anche tra i migliori. Però posso capire che il suo stile possa non piacere a tutti: è questione di gusti personali. Altrimenti berremmo tutti gli stessi champagne…
      Ruinart: nella guida Grandi Champagne è stato ben recensito, però, effettivamente, sento in giro commenti tiepidini…
      Pommery Louise 1999: annata strana per questa etichetta. L’ho assaggiata più volte rimanendo sempre a dir poco perplesso, a differenza delle ottime 1998 e 2000. Dovrei riprovarla…
      Firenze? Vedremo!
      A presto

  2. Ho bevuto il Brut Premier a Natale mi è dispiaciuto solo doverlo dividere con gli altri commensali e non poterlo bere solo con mia moglie 🙂

    1. Per fortuna è molto facilmente reperibile e non costa una fortuna. Quindi, può puntare a un bis più “intimo”…

  3. Caro Sig. Lupetti è sempre un piacere leggerla.
    Volevo chiederle un parere su un altro ottimo (secondo il sottoscritto) Champagne Brut sans année con un rapporto qualità prezzo davvero interessante:
    Champagne Brut Grand Cru di R&L Legras.
    Grazie.

    1. È anche più di un paio di anni che non assaggio R&L Legras, ma lo ricordo un ottimo produttore. A ogni modo, farò a fronte a questa mancanza con la prossima edizione della guida Grandi Champagne…

  4. Sono appassionato da anni del buon vino e amo in particolare lo Campagne…
    Devo ammettere che ho sempre snobbato il Brut Premier di Roederer dato che Nn ho mai apprezzato fino in fondo il Cristal ….. Sono invece pienamente d’accordo per quello che riguarda L P lo trovo piacevolissimo….
    Approfitto per farle una domanda, da un po’ mi sono ritrovato ad apprezzare in modo particolare gli Champagne di Pinot Meunier (Prevost in primis) ha qualche chicca da consigliarmi….???
    Grazie e complimenti ….

    1. Mi permetta di dirle che è un errore snobbare il Cristal: è un grande champagne, ma ha bisogno di qualche anno per dimostrarlo inequivocabilmente. Provare per credere.
      Ed è un errore ancora più grande snobbare il “povero” Brut Premier sulla base di questa presunta ostilità nei confronti del Cristal: lo provi.
      I Pinot Meunier in purezza di alto livello, dopo quelli mitici del grande René Collard, non sono molti: il suddetto Prevost, La Vigne d’Or di Tarlent, il Comme d’Autrefois di Betel (anche se in qualche annata c’è un 3-5% di Noir…). Però, le annuncio che ho convinto il figlio di René Collard, Daniel, a fare una piccola tiratura di 100% Pinot Munire, che potrebbe debuttare a fine anno. Terrò informati i lettori di questo sito…

        1. Sig. Beppe buongiorno, da appassionato di champagne quale sono e da estimatore di Roederer mi permetto di consigliarle una buona attesa prima di bere questi champagne, che, se maturi sono sorprendenti ma se giovani possono essere molto deludenti (esperienza personale). Prosit!

    1. Buongiorno,
      sarà presentato ufficialmente a metà aprile in un’evento a Milano, successivamente entrerà in commercio. Ma non saranno tante le bottiglie: si ipotizza intorno alle 4.000…

  5. Salve Alberto complimenti per il blog, ho approfittato di alcuni tuoi consigli per la mia prima visita in Champagne lo scorso Novembre. Condivido in pieno il tuo pensiero sul Brut Premier, mi è capitato più volte ultimamente di bere alcune bottiglie che ho in cantina da tre anni e son spettacolari, hanno raggiunto una bella complessità con queste note di fico maturo e una morbidezza… domani mi dovrebbero consegnare l’ordine di Sagna e vedo di riassaggiare subito. Condivido anche il discorso sul LP brut, lo bevo sempre volentieri, abbiamo fatto una degustazione da poco, tra i non millesimati amo anche Bollinger e la serie 73… di Jacquesson e anche Egly-Ouriet. Chiaramente altri non millesimati come Krug e Ruinart per un discorso economico fanno un discorso a parte ( come il Blanc de Noirs Grand Cru di Egly-Ouriet, tra l’altro anche lui fa un Blanc de Noirs da Pinot Munier ). Grazie ancora e ancora complimenti

    1. Sono io a dove ringraziare…
      In vista del riassaggio del Brut Premier, però, consiglio un po’ di riposo: questa bottiglia migliora tantissimo nel corso di un paio d’anni! Ma, lo so, resistere non è facile…
      Per il resto, sì, sono questi tra i migliori non millesimati, ma non dimentichiamo l’eccellente Brut Réserve di Charles Heidsieck, che si colloca giusto dietro il Roederer. A mio avviso.
      A presto

  6. ho letto tutte queste belle osservazioni su ROEDERER. Ma dato che, ormai ultra settantenne, mi è presa una specie di innamoramento (da ultima spiaggia)per il mondo bio-dinamico, non ho letto nulla sul cambiamento in maison ROEDERER nelle colture e nelle vinificazioni verso questo nuovo-vecchio mondo. Risponde tutto ciò a verità? perché sarebbe la prima maison di grande prestigio a non confondersi più con il mare avvelenato della maggior parte delle produzioni.
    cordialmente
    Pino Sola

    1. Roederer si dedica alla coltura biodinamica dei propri vigneti dal 2000 e oggi può vantare 70 ettari in tale regime. Il risultato è che il Cristal Rosé è già frutto di uve biodinamiche, il Cristal lo è dalla vendemmia 2015, mentre gli altri millesimo lo sono in parte. Ciò nonostante, Roederer non è interessata ad alcun tipo di certificazione o di pubblicità in tal senso (“oggi è così, domani chissà, potrebbe esserci qualcosa di meglio” dicono).
      Però, me lo permetta, non parli di ‘mare avvelenato’: oggi sono sempre più, grandi maison comprese, i produttori di champagne a bandire prodotti di sintesi e diserbanti, per non dire che sempre più passano alla coltura organica.
      Spero di aver chiarito i suoi dubbi.

  7. Buonasera Lupetti,

    le risulta che Roederer abbia abbandonato il pinot meunier dall’assemblaggio del brut premier ? questa sera stavo animatamente discutendo con un amico, forte del fatto che l’assemblaggio del B.P. aveva sempre previsto l’uso del pinot meunier.
    Pare che anche la scheda tecnica di Sagna aggiornata, non menzioni il pinot meunier nell’assemblaggio .

    1. Assolutamente no. Era ed è tuttora 40% Pinot Noir, 40% Chardonnay, 20% Meunier. Garantito.
      In alcuni casi, come la retroetichetta del Nature, potrebbe figurare in maniera generica la parola Pinot a indicare entrambe le varietà.

  8. Buona sera sig. Lupetti,
    Le scrivo per chiederle che valutazione riceverebbe il Brut Premier di Louis Roederer se dovesse venire valutato da Lei ed, inoltre, se ha altri champagne della stessa fascia di prezzo che attualmente sono validi da consigliare per queste festività.

    Colgo l’occasione per farle i migliori auguri di buone feste

    1. Non legge la guida… altrimenti vedrebbe che è stabilmente al top dei non millesimati. Insidiato molto da vicino dal Brut Réserve di Charles Heidsieck e, a seguire, anche dalla Special Cuvée di Bollinger.
      Auguri!

  9. Buonasera Alberto, in diverse occasioni abbiamo potuto apprezzare il Brut Premiere di Roederer, magnificandolo addirittura in magnum.
    In questi giorni, a cena in hotel ci siamo imbattuti in una bottiglia di Brut Premiere, che ci ha lasciato alcuni dubbi. Il vino non presentava alcun difetto al naso e in bocca, nel bicchiere, nonostante la regolare formazione della mousse, il perlage si dimostrava molto fine e, soprattutto, poco persistente, quasi a ricordare la sensazione della bottiglia aperta il giorno precedente.
    Quale potrebbe essere la causa di questa anomalia? Pochi giorni prima, avevo bevuto a casa un Brut Premiere, e la differenza non solo era apprezzabile, ma ben presente nel ricordo.
    Abbiamo continuato la cena con un assemblage brut di Delamotte, che ci ha piacevolmente sorpresi.
    Cosa ne pensa?

    1. Purtroppo una bottiglia sfortunata può capitare… Conservazione, tappo non perfetto. È il bello e il brutto del vino, l’importante è che non capiti frequentemente.
      Mi fa piacere, comunque, che abbia apprezzato la piacevolezza del Delamotte e l’eccellenza assoluta del Brut Premier.
      Saluti

  10. Buongiorno Maestro Lupetti,
    vorrei sottoporle questo (secondo me interessante) calcolo matematico riguardo una bottiglia di brut premier che ho acquistato.

    Dichiarazione sul sito roederer (in italiano): 3 anni di invecchiamento in cantina (non 3 anni sui lieviti!) e 6 mesi di riposo dopo il degorgement – (36+6=42 mesi).
    Ho acquistato questo brut premier (L045396A111527) il 16 marzo 2018 e sul sito trovo i seguenti dati: Cuvee 2014; Bottled in 2015; Disgorged in 2017 – (siamo ad essere larghi 42 mesi dall’uva al consumatore, ipotizzando un vendemmia ad agosto 2014 e una commercializzazione a febbraio 2018).

    Commento: questo brut premier mostra delle incongruenze…. o non è maturato 36 mesi sui lieviti o non ha fatto 6 mesi di riposo dopo il degorgement.

    Buono è buono lo stesso, ma cosa ne pensa? Cordialità
    Marco Zanetti

    1. Grazie del maestro, troppo buono. Ma… non dirigo alcuna orchestra!
      Scherzo…

      Buono lo stesso, certo, anzi… ottimo. A naso, si sono trovati in rottura di stock è hanno anticipato il dégorgement per un piccolo lotto. Considerando che tirano in primavera e che magari il dÉgorgement è stato fatto a fine anno, abbiamo circa 30-32 mesi sui lieviti e tre mesi scarsi di riposo. Ipotizzo questo, ci sta. E la sua era una bottiglia appena arrivata, immagino. Ma un annetto nella sua cantina gli donerà quella ricchezza tipica dell’etichetta, vedrà…

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