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Non solo Champagne

Decennale 1996: il Ca’ del Bosco meno conosciuto, ma…

Tempo fa, ero a cena in quel meraviglioso posto che è la Stella d’Oro di Soragna con gli amici (e appassionati…) Vania Valentini e Andrea Grignaffini. Il patròn, il grande...
di Alberto Lupetti

Franciacorta Cà del Bosco Decennale 96

Tempo fa, ero a cena in quel meraviglioso posto che è la Stella d’Oro di Soragna con gli amici (e appassionati…) Vania Valentini e Andrea Grignaffini. Il patròn, il grande Marco Dallabona, a un certo punto dice che vuole farci bene qualcosa di particolare e porta a tavola una bottiglia di Ca’ del Bosco che non mi era mai capitato di vedere. Lì per lì, riservo all’etichetta giusto un’occhiata fugace, preferendo immergere il naso nel bicchiere: una splendida sorpresa e anche l’assaggio non è da meno. Scopro, allora, che si tratta di un millesimato veramente particolare, denominato Decennale 96.

Passa un mesetto e stavolta mi trovo proprio da Ca’ del Bosco, ancora con Grignaffini. Tra i vari, particolarissimi assaggi, ecco nuovamente il Decennale 96, che mi colpisce nuovamente, anche perché mi sembra uno dei migliori Franciacorta mai prodotti dalla cantina creata da quel geniaccio che risponde al nome di Maurizio Zanella. “Devo proprio parlarne” mi dico. Bene: detto, fatto.

Maurizio Zanella
Un uomo geniale e non meno vulcanico: il fondatore di Ca’ del Bosco Maurizio Zanella. Che è anche Presidente del Consorzio di Franciacorta.

La 1996 non è stata un’annata eccellente solo in Champagne (anche se qui, oramai lo sappiamo, va definita ‘estrema’), ma pure in Franciacorta. Così, quando in Ca’ del Bosco hanno vendemmiato (tra il 2 e il 4 settembre) le uve solitamente destinate al Vintage, hanno capito di avere a che fare con qualcosa di eccezionale. Un’intuizione poi confermata in prima battuta dall’assaggio dei vini base al termine della fermentazione e dell’affinamento (in barrique) nell’aprile del 1997 e in seconda battuta dagli assaggi durante la maturazione sui lieviti. Così, Zanella e i suoi, hanno avuto l’intuizione di non mettere sul mercato tutta la produzione come millesimato classico, bensì di lasciare in cantina una parte delle bottiglie, da proporre più tardi. Quanto più tardi? Le prime bottiglie dopo ben 8 anni e 2 mesi dal tiraggio (le altre, invece, furono via via sboccate a seconda delle richieste), che, considerando tutto il resto, significa 10 anni tondi tondi dalla vendemmia. Da cui il nome. D’altronde, quel 1996 aveva “un profilo diverso rispetto ai nostri altri Franciacorta” ricorda Zanella. Ora non so come si presentasse nel 2006 questo Decennale 96, ma so che dopo altri nove anni di bottiglia, quindi invecchiata a lungo con la sua liqueur – composta da vini maturati in barrique e una ridotta quantità di zucchero – beh, è veramente eccezionale…

Vintage di Ca’ del Bosco Decennale 96
Come tutti i Vintage di Ca’ del Bosco, anche il Decennale 96 vede tutte le singole rigorosamente bottiglie numerate

Franciacorta Decennale 96

bottiglia Franciacorta Cà del Bosco Decennale 9620% Pinot Noir, 59% Chardonnay, 21% Pinot Bianco
Al colore dorato corrisponde un naso tremendamente affascinante, innanzitutto grasso e tostato, molto elegante, quindi via via più complesso e, soprattutto, maturo al punto giusto tra agrumi in canditura e pan di spezie, ma anche miele e fini dolcezze di pasticceria, quindi florealità (acacia e tiglio) e una bella vena minerale. Al palato si rivela cremoso e di volume, per certi versi vinoso, ma animato da una buona freschezza e per questo molto equilibrato. Oltre che sempre elegante. Per certi versi, parafrasando Grignaffini, può essere perfino “baroccheggiante”, per via dei ritorni di candidature, stavolta dolci-amare, ma conquista definitivamente con il finale appagante tra finezze di lieviti, toni mielosi di acacia e ancora spunti floreali. Il tutto corredato da una straordinaria persistenza. Notevole.
Voto: 93/100

Con questo Franciacorta tocchiamo i massimi vertici dell’arte spumantistica italiana. In assoluto. E forse, almeno se la memoria non mi inganna, è perfino superiore alle varie Annamaria Clementi finora prodotte. Non me ne voglia Maurizio Zanella. Detesto fare i paragoni, lo sapete, ma mi sento di dire che questo Ca’ del Bosco potrebbe sedere alla stessa tavola di ottimi champagne senza timori reverenziali. Magari non quelli della stessa annata, nei quali la sferzante acidità li renderebbe immancabilmente più vivaci e tesi, ma di fronte ad altri millesimati di livello certamente sì. Peccato oggi non sia facile da reperire questo Franciacorta, al punto che perfino in Ca’ del Bosco dicono di non averne più, però, qualora vi capitasse di trovarlo, non lasciatevelo scappare! Per nessuna ragione…

www.cadelbosco.com

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0 risposte a “Decennale 1996: il Ca’ del Bosco meno conosciuto, ma…”

  1. Salve,vorrei chiederle se ha mai sentito il bellavista rarità brut gran cuvèe 1998? Ho avuto il piacere di sentirlo e mi è piaciuto e secondo me ha ancora molto margine di vivibilità,lei cosa ne pensa?

    • No, mi spiace, non lo conosco. Non ho mai avuto né modo né occasione di approfondire Bellavista…

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