I dodici champagne imperdibili per un appassionato

champagne per appassionati

Questo articolo mi è stato molto acutamente suggerito da un lettore, Giacomo, che mi chiedeva, nello spazio commenti del pezzo “Quali sono gli champagne più pregiati al mondo?” di suggerire una serie di champagne ‘da intenditori’, quindi quelle bottiglie che un appassionato non dovrebbe assolutamente mancare, almeno una volta nella vita. Ottima idea! Così ho pensato di fare una ‘top 10’, anzi due, una dedicata proprio a questi champagne da appassionati, ma anche un’altra articolata sugli champagne imperdibili per il grande pubblico. Poi, però, mi sono accorto che non riuscivo proprio a limitarmi a dieci, così ho dovuto estendere la selezione a dodici. Potrei dunque parlare di “Quella fantastica dozzina” e, pur sapendo che qualcuno troverà sicuramente la mancanza di qualche nome, ricordo che si tratta di una personale selezione, frutto della mia esperienza e, ovviamente, dei miei gusti…

Eccoli in rigoroso ordine alfabetico e, per quanto riguarda l’annata, si tratta di un’indicazione di massima frutto del compromesso tra l’ottimale grado di maturazione oggi e la reperibilità. Vuol dire che non si tratta necessariamente dell’ultimo millesimo sul mercato, ma spesso e volentieri di uno passato, quindi tale da garantire oggi quel giusto punto di invecchiamento che permetta di goderlo al meglio, a fronte, però, di una reperibilità che non costringa a ricerche affannose o, addirittura, la necessità di ricorrere al mercato del collezionismo. Come detto, però, l’annata è un’indicazione di massima, perché queste etichette hanno un valore assoluto, quindi anche altri millesimi saranno non meno soddisfacenti.

champagne bollinger rd 1999

Bollinger

R.D. 1999

L’ultima vendemmia del XX secolo si esalta con questa etichetta, che, allo stesso tempo, sa esprimere in maniera praticamente ideale i suoi punti di forza: opulenza, profondità, maturità, ma anche equilibrio, eleganza, completezza. Un grande R.D. in un’annata non facilissima in quanto piuttosto calda. Forse il miglior 1999. Almeno finora…

champagne charles heidsieck charlie 1985

Charles Heidsieck

Charlie 1985

L’ultima annata della cuvée de prestige della maison, creata dal grande Daniel Thibault nel 1979, ma poi tolta dalla produzione sei anni più tardi dalla proprietà (l’allora Rémy-Martin) perché rischiava di fare ombra sull’altra maison del Gruppo (Krug). E se successe una cosa del genere… beh, avrete capito si tratta di uno champagne straordinario, ancora disponibile come ‘œnothèque’.

champagne de sousa caudalies

De Sousa

Cuvée de Caudalies 2006

Nonostante le piccole dimensioni, Erick de Sousa va annoverato tra i migliori produttori in assoluto. E questo blanc de blancs ne sintetizza in maniera esemplare il suo savoir-faire, rappresentandone anche la sua massima espressione. Ha materia e acidità in fusione perfetta, soprattutto una progressione che finisce per appagarti.

champagne dom perignon 1998 p2

Dom Pérignon

P2 1998

Forse avrei dovuto mettere un P3, perché è certamente da ‘almeno una volta nella vita’, ma capisco che costo e reperibilità possano rendere arduo il raggiungimento della meta. Meglio un P2 (o Œnothèque che dir si voglia…), allora, magari e’ultimo, il 1998, che è riuscito nell’impresa di far quasi dimenticare il precedente 1996. Pertanto guai a considerarlo una soluzione di ripiego rispetto al Dom Pérignon P3!

champagne henri giraud fut de chene

Henri Giraud

Fût de Chene 2000

Se oggi questo champagne si è fatto più immediatamente piacevole con la declinazione MV, la versione ‘originale’ come millesimato rimane una pietra miliare della storia dello champagne, per questo non può essere mancato dagli appassionati. L’ultima annata prodotta ce lo disegna potente, maturo, complesso, sofisticato, in altre parola da appassionati. Appunto.

champagne jacquesson vauzelle terme

Jacquesson

Vauzelle Terme 2004

Difficilissimo individuare un solo champagne all’interno di questa piccola maison d’eccellenza… Ci ho pensato e ripensato e, alla fine, più che un D.T. millesimato, ho scelto il blanc de noir della linea Lieux-Dits, uno champagne capace di esprimere il nobile Pinot Noir con autorevolezza più che potenza, con eleganza più che con tensione. Anno dopo anno senza fare una piega. Ma il 2004…

champagne krug 1998

Krug

Vintage 1998

A suo tempo, ebbi modo di dire a Olivier Krug che tra una bottiglia di Clos d’Ambonnay, due di Clos du Mesnil e tre di Vintage avrei scelto queste ultime. Già, perché ritengo questa etichetta la perfetta essenza dello stile Krug, buonissima da giovane, irresistibile quando più matura, spettacolare quando invecchiata. E la 1998 è in ideale equilibrio tra la tensione della 1996 e l’opulenza della 2000…

champagne louis roederer cristal rosé 2002

Louis Roederer

Cristal Rosé 2002

Ancora lui… Già, perché se ciascuno dovrebbe confrontarsi almeno una volta con il Cristal, la sua versione Rosé diventa addirittura una pietra miliare nel cammino di ogni appassionato. Permette di toccare con mano il valore dei vigneti di proprietà della maison, nonché apprezzare la loro conduzione biodinamica. Intenso ed elegantissimo, un capolavoro.

champagne perrier joue belle epoque rosé 2002

Perrier-Jouët

Belle Èpoque Rosé 2006

Giusto al debutto sul mercato e perla della prossima edizione della guida Grandi Champagne, questo rosé unisce l’eleganza tipica dell’ideale di Belle Èpoque, che qui si fa addirittura principesca, con la piacevolezza dei grandi rosé, che qui diventa irresistibile. E se da giovane questo rosé riesce a risultare veramente coinvolgente, figuriamoci tra qualche annetto!

champagne Jacques Selosse substance

Jacques Selosse

Substance

Anselme Selosse non ha certo bisogno di presentazioni ed è oramai e a buon diritto una figura mitica in Champagne. Pertanto, sono diversi i suoi champagne che l’appassionato non dovrebbe mancare, ciò nonostante ritengo che il Substance sappia staccare gli altri per via della non comune capacità di riuscire costantemente a rappresentare, anche evolvendosi, la filosofia e il genio di questo produttore.

champagne pol roger sir winston churchill 2000

Pol Roger

Sir Winston Churchill 2000

L’unico champagne sul cui assemblaggio si mantiene il segreto, ma forse ha ragione la maison, perché la ricchezza e la regalità di questo champagne sono tali da onorare la memoria (e i gusti raffinati…) del grande statista. Non va forzato da giovane, però, anzi esige tempo, allora vi lascerà senza parole. Come dimostra proprio questo 2000, interlocutorio al debutto, fantastico ora. Il miglior 2000? Perché no…

champagne taittinger comtes

Taittinger

Comtes de Champagne 2004

Ribadisco ancora una volta pubblicamente che per me è questo il ‘miglior’ blanc de blancs, gustoso e raffinato, con una capacità stupefacente di crescere anno dopo anno facendosi grandioso dopo una quindicina d’anni. Grazie all’annata, però, il 2004 riesce a catturare già ora per via di una piacevolezza cui, francamente, è difficile resistere. Nobile di nome di fatto.

56 commenti su “I dodici champagne imperdibili per un appassionato”

  1. Buongiorno e grazie per aver esaudito così prontamente quel mio piccolo desiderio di una lista di champagne imperdibili per un appassionato (inoltre 12 sono meglio di 10).

    Ho trovato in questa sua lista diversi nomi ai quali non avrei pensato e questo a conferma della bontà dell’idea di pubblicare questa lista che, ancorché personale, è senza dubbio un ottimo spunto per gli appassionati.

    Grazie ancora, ovviamente ora attendo anche la lista degli Champagne per il grande pubblico.

  2. Buongiorno Alberto , visto che le classifiche sono sempre gradite dal pubblico , almeno in gran parte, perché ( la butto lì) non farne una composta solo da piccoli produttori e non da Maison, in modo da ampliare ai più la piacevole scoperta di qualche chicca?
    I blasonati più o meno sono già nelle idee di molti, almeno questo è il mio pensiero, e trattandosi di appassionati credo che sarebbe intrigante ai più.
    Per il resto noto con sorpresa l’assenza di un tale Dom R. … Ma si sa , a volte anche 12 sono pochi per una lista destinata ad appassionati!

    Ad ogni modo, grazie del suo prezioso contributo.

    Marco

    1. Anche questa idea merita un seguito: ci lavorerò su.
      Per il resto, sapevo già che per qualcuno poteva mancare qualcosa…
      Grazie a lei!
      Saluti

  3. Buongiorno Signor Alberto, condivido la proposta fatta precedentemente di una classifica dei piccoli produttori. Ritengo che possa essere molto interessante.

    Ringraziando saluto cordialmente

    Gianfranco

  4. Complimenti per le scelte effettuate ! Avendo degustato quasi tutte le bottiglie proposte condivido il commento come sempre professionale . Mi permetto di segnalare che personalmente ,omettendo le annate, ritengo eccellenti Viellies Vignes Francaises di Bollinger e Le Clos Saint Hilaire di Billecart Salmon ,oltre allo straordinario Salon . Da impenitente krugista i fuoriclasse Clos du Mesnil e il Clos di Ambonnay . Prosit !!

    1. L’avevo detto che tra voi appassionati che seguite questo sito ci sarebbero sicuramente state segnalazioni di mancanze… Comunque, specificavo che questa “Top 12” è una mia selezione, poi qualcuno potrà anche preferire altre etichette, per carità. Queste indicate, però, le rovo imperdibili…

  5. Bella lista, ma nessuna di queste bottiglie è nel mio cuore, nè sulla mia tavola da un bel pezzo, le maison non fanno più per me temo.
    Avrei comunque trovato un posto per il clos de goisses, una vigna stupenda e un prezzo ancora umano, al contrario di alcuni dei sopra citati che… lasciamo perdere.
    Gioco volentieri con la mia lista sugli champagne dei vigneron… otto non ce l’ho fatta, ma mi sono fermato al classico dieci, così di getto:
    fallon – ozanne (chardonnay e gesso da avize, legno magistrale, a trovarne)
    agrapart – venus (terror e mano al top sullo chardonnay)
    prevost – la closerie fac simile (“il” pinot meunier rosè)
    collin – les roses (una vigna magica e una mano fatata)
    bedel – cuvee robert wiener (maestra)
    chartogne taillet – heurtebise (mano e terroir, terroir e mano)
    laherte – les septs (almeno una volta, una cosa diversa)
    ledru – cuvee goulte (la donna del pinot nero di ambonnay)
    egly ouriet – les crayères (la magia del pinot nero di ambonnay)
    leclapart – L’alchimiste (alchimiste di nome e di fatto)

    Buone bevute.

    1. Egregio Sig. Tino, leggo con piacere la sua lista, in primo luogo perché condivido con lei la passione per il Clos des Goisses di Philipponat oltre che per il Venus e Les Crayéres, in secondo luogo perché, ahimè, non conosco gli altri Champagne da lei menzionati e quindi questa sua lista è, per me, un ottimo spunto di ricerca e, sono certo, di scoperta.

      grazie infinite

      1. E’ un piacere. La lista è molto varia, sono champagne molto diversi tra loro, ci sono stili differenti, tutti i vitigni sono venuti casualmente quasi equamente rappresentati, fino ad arrivare al LEs Septs che li rappresenta appunti tutti e sette. Aspetto con impazienza il punto di vista, e perchè no un articolo dedicato, da parte dell’ottimo Alberto.

        1. Mi metterò all’opera, sì, ma chiedo un po’ di pazienza in quanto sono nel momento più intenso delle lavorazioni della nuova edizione della guida…
          Grazie

    2. Rispetto i gusti di ciascuno, ma essere così “tranchant” e chiudere totalmente ad alcune maison mi sembra eccessivo, no? Come può non apprezzare un Dom Perignon OEnothèque (io li chiamo ancora così…) o un RD di Bollinger, tanto per fare un paio di esempi? E non ama, con i suoi estremismi, il Fut de Chene di Girard, che proprio una grande maison non è?
      Ma rispetto le sue scelte, ci mancherebbe!
      Comunque, sappia che il 90% di questi champagne da lei indicati saranno nella prossima edizione della guida “Grandi Champagne” e in degustazione si sono effettivamente rivelati eccellenti.
      Saluti

      1. Di certo nessuna delle bottiglie della sua lista finisce nel lavandino; finisce bevuta in 5 minuti e con grande soddisfazione. Però la particolarità e quell’espressione così pura del terroir dei vigneron restano sempre, per il mio gusto, qualcosa di magico. Poche bottiglie, un unica mano, una gestione del lavoro in vigna che solo con le pochissime bottiglie prodotte è possibile fare, una valorizzazione dell’annata che le maison non vogliono nè possono fare, con le loro milioni di bottiglie e il bisogno di rappresentare sempre e comunque il proprio stile. Qualcuno un po pazzo, qualcuno troppo estremo, qualcuno con bottiglie non sempre perfette; ma sui nomi della mia lista delusioni e puzze mai trovate, sono una garanzia. Sono scelte, stilistiche e forse anche un po di campo, niente di più. Di certo se ho davanti un DP enotheque e un venus di agrapart faccio esattamente come lei: me le bevo entrambe! Un saluto.

        1. Anche io come lei amo da tempo i vigneron, anche se devo ammettere che resto sempre affascinato dallo stile Krug .. Concordo soprattutto su Fallon, Agrapart, Prevost ( che amo ) Bedel e Ouriet … Aggiungerei però senza alcun dubbio appunto il Fut de Chene di Giraud anche se da un po’ ha raggiunto prezzi esorbitanti…… Grazie e perché no …Cin

        2. Non per difendere a tutti i costi le maison, ma non è universalmente così. Dire che Louis Roederer, tanto per fare un nome, non sia pura espressione del terroir…

  6. anche io mi voglio cimentare nella difficile impresa.
    Butto lì 10 nomi che mi vengono in mente di getto, in ordine sparso

    Clos Cazals 02 – Cazals (ma anche il nuovo Chapelle du Clos mi ha fatto impazzire)
    Un jour de 1911 – A. Clouet
    Comtesse Marie de France 00 – Paul Bara
    Nicolas Francois 98 – Billecart Salmon
    Cuvée des Caudalies – De Sousa
    Rosè – Krug
    Oeil de Perdrix Collection de l’An I – Doyard
    Nicole Moncuit Vieilles Vignes 04 – Pierre Moncuit
    Contraste – Selosse
    Collection Privée – Soutiran

    Spero nei prossimi anni di poter arricchire la lista con le bottiglie da Lei citate!

    Santè!

    1. Selezione molto interessante, si capisce che è fatta da un grande appassionato. Non la condivido completamente, ma il bello dello champagne è proprio questa diversità che permette a chiunque di trovare le proprie etichette preferite.
      Santé

  7. A mio modesto avviso il confronto tra un’industria vinicola che produce milioni di bottiglie ed un vigneron che lavora 4-5 ettari e che quando vai a visitare ti parla della sua produzione tra una bottiglia e l’altra è alquanto insensato. Credo abbia senso una classifica dei 10-12 vini delle maison, un pò meno la stessa per vigneron. Infatti se ne potrebbero fare almeno 20 altre egualmente valide. Il mondo vigneron in champagne è sconfinato e ricchissimo di sorprese oltre che sempre in evoluzions, non lo stesso per le grandimaison.

    1. Allora, ci sono maison d’eccellenza il cui stile potrà anche non piacere, per carità, ma la qualità è indiscutibile.
      Il mondo dei vigneron è certamente molto variegato, ma, a mio avviso, le eccellenze non sono molte. Per eccellenze intendo non solo la qualità, ma anche la capacità di replicarla anno dopo anno, che poi è il vero tallone d’Achille di molti RM…
      La mia “top 12”, pertanto, unisce i primi ai secondi e credo che in questa dimensione di “costante eccellenza” NM e RM possano benissimo convivere…
      Saluti

      1. La qualità delle grandi maison è indiscutibile sulle cuvee de prestige. Sul resto discutiamone, perchè si va dal buono al così così al lasciamo perdere, pur essendoci champagne base di maison godibili come quello ad esempio di Roederer (magari fosse la regola!)
        Sui vigneron, credo che con un ettaro, e coi lieviti indigeni, l’alternanza di caratteristiche da un anno con l’altro (più che di qualità) sia assolutamente inevitabile, quasi doverosa. Anzi, mi fa paura un prodotto che è sempre uguale a se stesso, indifferentemente dall’annata e fatto in milioni di bottiglie. Le maison, con quello che sono in grado di fare in cantina, fanno venire uguali anche champagne con uvaggi diversi, figuriamoci rattoppare le caratteristiche di un annata storta o meglio non tradizionale.
        Le eccellenze oramai sono parecchie tra i vigneron a mio giudizio; anzi, ne vengono sempre fuori di nuove. Certo ci sono anche gli estremismi, ma è questione di gusti, basta passare oltre. Di certo un Selosse non nasce tutti i giorni, ma nemmeno il monumentale Enotheque da lei appena recensito e ahime la regola, o berremmo tutti solo DP.
        Un caro saluto.

        1. È il bello dello champagne: avere talmente tante sfaccettature da, alla fine, conquistare tutti…
          Cari saluti a lei e a presto

  8. Alberto, ciao…ho letto con piacere le tue recensioni…tra questi vedo non hai menzionato nemmeno uno champagne di Paillard…de gustibus, certamente, ma non lo ritieni grande con il Blanc De Blancs o l’N.P.U. 1996?

    1. Giusto ieri, nel corso di una delle ultimissime degustazioni per la nuova edizione della guida, abbiamo assaggiato la gamma Bruno Paillard. Conclusa con un Le Mesnil 1990 semplicemente strepitoso, al punto da aver meritato 98/100! Si trattava, infatti, di una bottiglia ancora migliore di quella assaggiata – e recensita su questo stesso sito – qualche tempo fa… Ma l’ho sempre detto: Bruno Paillard è un vero artista dello Chardonnay. L’NPU 1996, a questo punto, mi toccherà riassaggiarlo…

  9. Buongiorno,
    le suggerisco una degustazione da riportare sul blog che credo possa essere una prima mondiale (nelle mie ricerche non ne ho infatti trovato traccia), forse sarebbe un po’ ardita e sicuramente i vini non sarebbero tutti raffrontabili, ma sazierebbe la mia curiosità champenoise… Mi piacerebbe vedere pubblicato un raffronto tra tutti i “clos” della Champagne! Mi pare siano una quindicina e molto diversi tra loro… Che ne dice? È un’idea tanto strampalata?
    Saluti.

  10. Pienamente d’accordo con Tino Bolla, il punto chiave è che cosa cerchiamo in uno champagne, ricordiamoci che dietro ad ogni vigneron si profila un villaggio, un terroir che promette emozionanti scoperte… mentre una grande maison punta sullo stile che si puo’ replicare e riconoscere.
    Ripeto non ha alcun senso confrontare un vibrante Rose di un vigneron coscienzioso, tanto per fare un nome Christophe Mignon, con l’anonimo e griffato Rose di Luis Roederer.

    1. Come ho detto, rispetto i gusti di ciascuno e, anzi, le numerosissime sfaccettature dello champagne, dal colosso all’artigiano, permettono proprio di soddisfare ogni esigenza, ma definire “anonimo e griffato” il Rosé di Roederer proprio no. È una maison, certo, ma piccola e fortemente territoriale. Lo stile potrà non piacere – e qui siamo nel personale – ma non apprezzare il savoir-faire non è giusto, perché entriamo nel campo dell’oggettività incontestabile. Se potesse sapere come curano le vigne e come lavorano in cantina…
      Se le capita, assaggi il Vintage Rosé con 3-5 anni di maturazione e poi ne riparliamo. Ecco, l’unico appunto che si può muovere a Roederer è che mettono in commercio i loro champagne troppo presto, anche se si tratta di una scelta ben precisa in quanto ritengono che le loro cuvée debbano poi maturare nelle cantine private…

  11. Gentile Alberto, leggendo pedissequamente i suoi articoli, ho trovato questi 3 champagne da lei fortemente consigliati:
    Krug Vintage 1998 – 220euro
    Bollinger R.D. 2002 – 150euro
    Dom Ruinart brut 1998 – 140euro
    Vorrei da lei un parere sul prezzo di vendita.
    La ringrazio anticipatamente.

      1. Mi perdoni se la importuno ancora, ma dando per assodato il krug, tra gli altri due quale mi consiglia?
        Grazie ancora

  12. Io ho bevuto un Rose del 2009 di Roederer e sono rimasto un po’ deluso, certamente è una questione di gusti, su questo ha pienamente ragione. Io sono per i Rose un po’ più complessi e lunghi, molto interessante il Campania Remensis di Bereche; quello di Roederer potremmo definirlo più aereo e femminile. Sicuramente era giovane. Grazie per il suggerimento sui Rose un po’ più anziani di Roederer, vedro’ di trovarne e le diro’. Con simpatia.
    Andrea

  13. Buonasera Sig. Alberto, leggendo con attenzione il suo bellissimo articolo e prendendo spesso spunto quanto da Lei consigliato, volevo cortesemente richiederLe un parere in merito al Pol Roger Sir Winston Churchill, in quanto non riuscendo a trovare il 2000 mi sono stati proposti il 1999 ed il 2002; tralasciando la la differenza di prezzo, quale secondo Lei tra le due vale la pena acquistare?
    Grazie mille.
    Saluti.

    1. Difficile scegliere un solo Sir Winston… sono tutti così buoni! Il 1999 lo ricordo straordinario, anche se oggi c’è da aspettarsi un po’ più di maturità, il 2002 è grande ma ora giovanissimo. Quindi, dipende dai suoi gusti e da quando vuole aprire la bottiglia.

  14. Buonasera Sig. Alberto, innanzitutto La ringrazio per la sua sua risposta e nel frattempo rimango in trepidante attesa per l’uscita della nuova guida.
    Facendo riferimento a quanto scritto precentemente, la mia intenzione era di acquistare un Sir Winston 1999 da aprire indicativamente verso maggio/giugno 2016; ho trovato una bottiglia con cofanetto ad un prezzo vendita di circa 125,00€; secondo Lei è un buon prezzo?
    Ne approfitto anche per avere un suo parere in merito ai DP, ed in particolare per un innamorato pazzo del DP Vintage 2004 come il sottoscritto ma come ovviamente tantissimi altri, dai DP Vintage 2005 (vista l’annata in Champagne) e 2006 che sto trovando sempre più frequentemente in commercio cosa posso aspettarmi? Quale consiglierebbe di acquistare?
    La ringrazio anticipatamente.
    Saluti.

  15. Nella mia personalissima lista metto… Aubry brut reserve… Pierre Jouet là belle epoque… Oltre al dom perignon. E a dom ruinart. Ma vi prego assaggiate etienne dumont è stupefacente…

  16. ne ho almeno 4 in cantina , bollinger pol roger jaquesson tattinger che rimangono fra i miei preferiti alcuni li ho assaggiati e concordo sui nomi della lista e anche su molti dei suggerimenti dei lettori , tante volte è questione di gusti .

  17. Egr. Alberto Lupetti,

    terminate le fatiche per la guida Grandi Champagne 2016-17, che spero di ricevere a breve, le vorrei

    chiedere, per cortesia, di dare seguito alla richiesta del 24 Agosto u.s. effettuata dal buon Marco,

    ovvero di una breve lista (i soliti 10/12 nomi) di Champagne eccelsi, ma di piccoli produttori.

    So che ha certamente molti altri impegni che non soddisfare le nostre richieste, ma la sete di cultura

    dello Champagne per noi piccoli appassionati è davvero inestinguibile.

    Cordiali saluti ed ancora complimenti per questo sito.

    Grazie

  18. Buonasera
    sto diventando un appassionato di champagne e ultimamente ho acquistato varie bottiglie
    DP p2 1998 – Philipponat clos de goisses 2000 – krug 2000 – Pol Roger winston c. 2002
    bollinger g.a.1999 – Armand de brignac brut – Perrier J. Belle E. 2004 – Cristal 2004 – V.C. La Gran Dame 2004 questi champagne sono sempre al centro dell’attenzione, ma vorrei sapere cosa ne pensa di questi altri che ho acquistato
    Piper-heideseik rare 2002 – De Venoge Louis xv 1996 – Amour de Deutz brut m.2005
    Alfred Gratien rosè e Duval Leroy Femme 2000
    Grazie

    1. Beh, per essere un appassionato alle prime armi… è partito alla grande!
      Venendo alla sua domanda:
      – Piper Rare: eccellente. Forse un po’ vecchia scuola nello stile, ma, lo ripeto, eccellente. Notevole potenziale di invecchiamento.
      – Louis XV: champagne oggi non facile, con la materia a volgere verso l’ossidativi e un’acidità spiccatissima. Non facile dire se, evolvendo, si equilibrerà o rimarrà la sola acidità… Oggi è uno champagne dai grandi contrasti che predilige la tavola.
      – Amour 2005: sorprendente per essere un 2005. Dopo le incertezze iniziali, si è fatto valere con il tempo. Ottimo!
      – Alfred: discreto. Nulla più… Non è facile fare buoni rosé in Champagne. Tra i classici sans année meglio Bollinger, PJ, Henriot…
      – Femme 2000: Oddio… Un po’ troppo semplice e leggera per essere una cuvée de prestige. Era nella prima edizione (2012) della guida, ma poi non siamo “più riusciti” a inserirla…

      1. Grazie per la gentile descrizione
        ho comprato la guida ai grandi champagne 2016.2017 da lei proposta
        appena la ricevo sarà la mia prima lettura del 2016

        buone feste

  19. Buongiorno
    ho ricevuto molto velocemente la guida grandi champagne 2016-2017
    veramente molto interessante specialmente per me che sono alle prime armi…..
    mi correggo il rose che ho acquistato di Alfred Gratien non è il classico ma il cuvee paradis
    In questi giorni vorrei ampliare la gamma di champagne
    ho pensato a bollinger rd 2002 – Mumm Cuvee R.Lalou – Geoffroy cuvee millesime – Taittinger Comets de champagne – Tarlant cuvee Louis – Lanson blanc de blancs, pensavo anche a Salon 2004 e Francis Boulard Les Rachais
    puoi gentilmente dare una tua personale valutazione
    pensavo di acquistare anche uno o due rose con prezzo fino a 200 euro cad’uno
    cosa mi consigli
    grazie per la tua disponibilità
    buon anno
    Fulvio

    1. Beh, direi una bellissima scelta, complimenti! Anche se per il Salon 2004 devi aspettare ancora qualche mese perché in guida è proposto come anteprima mondiale…
      Tornando alla tua scelta, si tratta di tutte bellissime espressioni di champagne di alto livello, molto diversi tra loro, ma, propio per questo, perfetti per stare fianco a fianco in una selezione personale. Unica cosa: Lanson, ti riferisci all’XA BdB, giusto? Fossi in te, però, mi orienterei sul Gold Label 2008 (lo trovi in guida), veramente straordinario. E a quel prezzo, poi…
      Rosé? L’anno prossimo, quando uscirà, certamente il 2008 di Veuve Clicquot, oppure il 2006 di Charles Heidsieck (già sul mercato). Tra i non millesimati, invece, Bollinger.
      OK?
      Auguri

  20. Buongiorno, ho acquistato la vostra guida dell’anno scorso, molto ben fatta
    Amo gli champagne…e andando in controtendenza soprattutto i demisec, quello della Moet lo trovo ottimo…potrebbe indicarmi due/tre demisec e soprattutto dei brut base con alto dosaggio o comunque dal gusto amabile ?
    p.s. pochi sanno che gli champagne fino al primo dopoguerra erano “dolci” e io trovo piacevole pasteggiare con un demisec come facevano i miei avi…
    Grazie e saluti
    inoltre ho trovato nulla su internet riguardo il dosaggio delle varie case (ad iniziare dai loro brut base)

    1. Vivaddio! Ci fossero più appassionati come lei, la categoria demi-sec non sarebbe a rischio estinzione…
      Tre nomi? Louis Roederer Carte Blanche, Pol Roger Rich e Palmer Nectar Réserve.
      Tra i millesimati, immancabile il Veuve Clicquot Vintage Rich.
      Fino ai inizio ‘900, gli champagne erano moooolto più dolci dei demi-sec, ma, come ricorda lei, pochi lo sanno. Già…
      Infine, il dato del dosaggio viene gelosamente custodito dalle varie maison, ma, quando possibile, tendo sempre a comunicarlo nei miei articoli. Anche se forse sbaglio, perché vedo che può essere fuorviante, ahimè…

      1. La ringrazio per la puntuale e sollecita risposta
        domanderei ancora quali a vostro giudizio fra gli champagne base sono fra i più “amabili” al gusto (vicini a un demisec suppur brut), altri usano aggettivi come “ruffiani” o “per gusti femminili”, come se il gusto “dolce” coma da tabella junghiana fosse esclusiva prerogativa femminile…
        ho letto alcune recensioni in questo senso sul Pommery e sul VC carta gialla (in questo caso non mi pareva tale…), piuttosto provato poco tempo fa un Belle Époque blanc de blancs delizioso e dal gusto decisamente delicato …direi il mio preferito fino ad ora

        1. Oddio, la Belle Èpoque BdB è tutto fuorché un base… Diciamo che è uno champagne che, in assoluto, le è piaciuto particolarmente, giusto?
          Tornando invece ai sans année, tra quelli più ‘morbidi’ – non mi piacciono i termini ruffiano o femminile quando si parla di vino… – le segnalo senza dubbio il Piper, con una maggiore complessità anche lo stesso Charles, forse anche il Brut Classic di Deutz, il Pol Roger, mentre concordo con lei che non non è tale, o meglio, nn lo è più il VCP…

          1. Buongiorno, a due anni di distanza mi indicherebbe sempre Piper, Charle Heidesek, Deutz e PR come s.e. più morbidi o qualcun altro (di grandi maison) ?
            tipo il Pommery ?

            e riguardo i demisec (dato che di dolci mi pare purtroppo non se ne producano più) oltre all’ottimo Roederer carte blanche, PR, e Palme ?

            infine cosa ne pensa dei nuovi VC rich ? solo per cocktail o si possono bere come gli altri demisec ?

          2. Piper sì, Deutz non più. Se con questo intende una certa deriva ‘dolce’. Cosa che invece non ho mai trovato in Charles. Invece, le potrebbe piacere il Blanc de Blancs di Ruinart, se ho capito i suoi gusti, così come il Cordon Rouge di Mumm.
            Tra i ‘dolci’, molto validi il Nocturne di Taittinger e il Demi-sec di Billecart, ma non trascuri il Nectar Impérial di Moët, per rimanere in ambito maison.
            VCP: sì, sono più pensati per i cocktail e consideri che lo chef de cave non ha mai voluto farmelo assaggiare… Ma visto che le piace il genere, ha mai provato il Vintage Rich? Quindi il demi-sec millesimato. Eccellente…

  21. la ringrazio per la sollecita e completa risposta
    il Vintage Rich non sono ancora riuscito a trovarlo e lo proverò senz’altro, il Nectar di Moet è uno dei miei preferiti, direi mio ideale champagne anche da tutto pasto, passando poi a un Sauternes o Tockaj per accompagnare il dessert…
    Già che ci sono potete indicarmi sempre con deriva “dolce” qualche champagne rosè s.a. ?

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